Iii. Dalla metafisica al materialismo storico-dialettico (Marx) E’ questo un capitolo che tiene dietro ad un tratto fondamentale del volto della filosofia



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III. DALLA METAFISICA AL MATERIALISMO STORICO-DIALETTICO

(Marx)
E’ questo un capitolo che tiene dietro ad un tratto fondamentale del volto della filosofia, che disegna il passaggio dalla metafisica al materialismo storico-dialettico, che è possibile leggere anche nei termini del passaggio dalla ubbia contemplativa al racconto reale del mondo, dalla filosofia speculativa alla prassi. Dalla mera solipsistica interpretazione del mondo alla sua trasformazione! Ebbene questo tratto si compie tutto in Marx.

Karl Marx ha cambiato la storia e la geografia del mondo!

Il marxismo è teoria e programma del movimento operaio internazionale!

E’ impossibile ‘tenere’ Marx nel manuale di filosofia: ad ogni piè sospinto salta dalle pagine e riemerge nelle piazze antagoniste.

E’ impossibile ridurre Marx alla mera dimensione filosofica, così come è impossibile cacciarlo in una dimensione economica o costringerlo nella sfera politica. Marx rappresenta il punto in cui convergono tre grandi gioielli della cultura occidentale del secolo XIX e, ad un tempo, il suo superamento in una concezione coerente e organica. In Marx si mantiene insieme e si oltrepassa:


  1. la filosofia classica tedesca;

  2. l’economia politica inglese;

  3. il socialismo francese.

Il marxismo non si lascia collocare in nessuna di queste scienze borghesi perché ne rappresenta, appunto, il positivo superamento: è la teoria e il programma del movimento operaio internazionale!

Marx è uno scienziato e un rivoluzionario!

Il marxismo è una rivoluzione della scienza è una scienza della rivoluzione.

La rivoluzione della scienza è la critica alla filosofia, all’economia politica, al socialismo utopistico; la scienza della rivoluzione è la pars costruens, la formulazione positiva del metodo, della concezione materialistica, della teoria del valore-lavoro, della teoria del plusvalore, della caduta tendenziale del saggio del profitto, della teoria della lotta di classe e delle articolazioni delle tattiche e delle strategie che vedranno il proletariato internazionale portare “l’assalto al cielo”.



KARL MARX


  • La vita e le opere

  • LA CRITICA DELLA FILOSOFIA

  • Il rovesciamento di Hegel

  • I conti con Feuerbach

  • La dialettica

  • Una comparazione del concetto di alienazione

  • La concezione materialistica-dialettica della storia

  • LA CRITICA DELL’ECONOMIA POLITICA

  • Il metodo

  • Il Capitale

  • LA CRITICA DEL SOCIALISMO

  • Dall’utopia alla scienza

  • Le classi sociali

  • Lo Stato

  • La dittatura del proletariato

  • Abolizione della proprietà privata dei mezzi di produzione

  • Socialismo e comunismo




  • CONCLUSIONI


La vita e le opere
Marx nasce a Treviri nel 1818 da una famiglia borghese di origine ebraica. Studia a Bonn e poi a Berlino laureandosi in filosofia con una tesi su Differenza tra la filosofia della natura di Democrito e quella di Epicuro.

Frequenta l’ambiente della ‘sinistra hegeliana’ di cui è fervente sostenitore. Nel 1844 conosce F. Engels (Barmen 1820- Londra 1895) con il quale stringe subito una sincera e profonda amicizia e un sodalizio intellettuale che durerà tutta la vita. Espulso da Parigi, ripara nel Belgio, dove scrive il famoso Manifesto del partito comunista nel 1848. Ritorna in Francia, ma è costretto di nuovo ad emigrare e si stabilisce a Londra. Gli anni di dura miseria sono in parte alleviati dall’amico Engels che lo sostiene economicamente.

Alle opere e alla ricerca scientifica, Marx, alterna l’opera politica di organizzazione del movimento operaio: è prima di tutto un rivoluzionario e fonda nel 1864 l’Internazionale dei lavoratori, cioè la Prima Internazionale. Muore a Londra nel 1883.

Le opere principali sono: Critica della filosofia hegeliana del diritto pubblico (1843); Manoscritti economico-filosofici (1844); Tesi su Feuerbach (1845); Ideologia tedesca (1846); Miseria della filosofia (1847); Per la critica dell’economia politica (1859), Il Capitale (1867).

Engels scrive tra l’altro l’Antidühring (1878) e la Dialettica della natura (1883).

LA CRITICA DELLA FILOSOFIA


Il rovesciamento di Hegel
Marx conosce a menadito la storia della filosofia e, nello specifico, lo sviluppo del pensiero materialistico a partire da Democrito. Non a caso la sua tesi di dottorato in filosofia è, appunto, Differenza tra le filosofie della natura di Democrito e di Epicuro.

Marx si libera piuttosto presto di ciò che gli appare complessivamente come “una grottesca melodia rocciosa”: la filosofia hegeliana. Tuttavia Hegel è sicuramente il culmine della filosofia occidentale e i conti rispetto a questa sirena ammaliatrice devono essere fatti in maniera articolata e precisa.

La filosofia di Feuerbach è salutata da Marx con vero entusiasmo e con piena adesione alla ferma riproposizione materialistica, contro l’impostazione idealistica di Hegel che riconosceva, come inizio e fine della sua filosofia, una sostanza spirituale che si aliena e ritorna in sé. Detto in altri termini: Tutta la realtà è pensiero! Feuerbach ha il merito di aver riproposto il materialismo in maniera chiara quanto ferma, mostrando l’inversione di soggetto e predicato in Hegel.

Il primo scritto che fa i conti con il maestro è la Critica della filosofia del diritto di Hegel (1843). Già in questo scritto Marx rileva come Hegel, surrettiziamente, trasformi la realtà storica-empirica in manifestazione necessarie dello spirito. Hegel, riprendendo le istituzioni delle esperienze storiche reali, ne fa delle pure astrazioni che poi inserisce all’interno del processo del pensiero puro. Per Hegel la storia ha quindi senso solo se letta nel complessivo movimento dell’assoluto e quindi le istituzioni reali non sono altro che allegorie di una realtà spirituale. Hegel fa del concreto la mera manifestazione dell’astratto, dello Spirito.

Bisogna allora riconoscere, così come fa Feuerbach, l’inversione di soggetto e predicato operato da Hegel. Così come bisogna svelare l’operazione conservatrice che giustifica tutte le istituzioni reali come manifestazioni razionali e necessarie della vita dello Spirito assoluto. Bisogna demistificare la filosofia hegeliana innanzitutto nel suo “misticismo logico”.

Nella Sacra famiglia (1845), Marx ed Engels ridicolizzano il metodo hegeliano partendo dal gustoso esempio della Frutta. Nel processo speculativo hegeliano si capovolge il reale rapporto tra le cose: concetto universale (Frutta) e concreti enti individuale (mele, pere, ecc.). Il concetto universale di Frutto in Hegel sembra soggetto reale mentre le mele, le pere, le mandorle concrete sono solo manifestazione secondarie. Le sue caratteristiche, apparentemente, vengono dedotte attraverso un puro procedimento speculativo, mentre in verità sono derivate dall’esperienza empirica-sensoriale. Il filosofo speculativo pretende, poi, di passare dal Frutto alle pere e mele, cioè dalla sostanza ai predicati, dall’unità alla molteplicità con il richiamo al movimento necessario della sostanza, che necessariamente si oggettiva nella molteplicità concreta.


Questa operazione si chiama, con espressione speculativa: concepire la sostanza come soggetto, come processo interno, come persona assoluta, e questo concepire forma il carattere essenziale del metodo hegeliano. (Marx-Engels, Sacra famiglia)
Feuerbach è il tassello indispensabile, che permette la demistificazione dell’intero impianto hegeliano e della stessa metafisica “intesa nel senso di speculazione ubriaca in opposizione alla filosofia sobria” (Sacra famiglia). In pari tempo il processo di demistificazione della filosofia hegeliana mette in luce il materialismo come unica strada percorribile.

Il conto con Hegel sull’impostazione di fondo del sistema filosofico è, dunque, netto e chiaro e senza indugi fin da subito. Marx si schiera con il materialismo!


Per Hegel il processo del pensiero, che egli, sotto il nome di Idea, trasforma addirittura in soggetto indipendente, è il demiurgo del reale, mentre il reale non è che il fenomeno esterno del processo del pensiero. Per me, viceversa, l’elemento ideale non è altro che l’elemento materiale trasferito e tradotto nel cervello degli uomini. (Poscritto II edizione del Capitale)
Engels gli fa eco:
Hegel era un idealista, cioè per lui i pensieri della sua testa non erano le immagini riflesse, più o meno astratte, delle cose e dei fenomeni reali, ma invece le cose e il loro sviluppo erano immagini riflesse realizzate dell’”idea”, esistente già prima del mondo in qualche luogo. Conseguentemente tutto veniva poggiato sulla testa, e il nesso reale del mondo veniva completamente rovesciato. (F. Engels, Antidühring, p. 23)
Il prius è la materia!

Come già detto, Engels, nel Ludwig Feuerbach, ribadisce che nella storia della filosofia ci si è sempre divisi in due campi: idealismo e materialismo.

L’idealismo pensa che lo spirito, il pensiero, sia la sostanza, inizio e fondamento della realtà. E’ sempre legato, in qualche modo, all'ipotesi di Dio perchè, a partire dall'idea di una sostanza spirituale, resta pur sempre da spiegare come si giunga ad una sostanza Altra come la materia e la natura, se per creazione o emanazione.

Ora se per Hegel la sostanza è spirito, per il materialismo di Marx e di Engels l'elemento primordiale è la materia. L'unitá del mondo è la sua materialitá. La materia è increata e contiene in sé il movimento – cosa che esclude l'ipotesi di un dio personale che metta in moto tutto o governi a piacere qualsiasi cosa –.


Il movimento è il solo modo di esistere della materia. Mai e in nessun luogo c’è stata o può esserci materia senza movimento. […] Materia senza movimento è altrettanto impensabile quanto movimento senza materia. Il movimento è perciò altrettanto increabile ed indistruttibile quanto lo è la materia stessa. (F. Engels, Antidühring, v. 25, p. 57)
Il pensiero non è altro che il prodotto più alto, complesso, elaborato di un lunghissimo processo evolutivo della natura.
Ma se ci si chiede ulteriormente che cosa siano allora pensiero e coscienza, e da dove essi traggano origine, si trova che essi sono prodotti del cervello umano, e che l’uomo stesso è un prodotto della natura che si è sviluppato col e nel suo ambiente; da ciò si intende allora senz’altro che i prodotti del cervello umano, i quali in ultima istanza sono anch’essi prodotti naturali, non contraddicono il restante nesso della natura, ma invece vi corrispondono. (F. Engels, Antidühring, v. 25, p. 35)
Proprio questa appartenenza alla stessa sostanza, alla materia, pur nella modificazione natura-pensiero, garantisce che vi sia una corrispondenza. Insomma, pensiero ed essere (natura-realtà) coincidono. Le leggi della natura e del pensiero sono congrue, coincidono. Il pensiero è in grado di riflettere e cogliere la verità della natura perchè esso stesso è natura.

L’idealismo è una concezione infantile, giacchè pensa di poter dominare la realtà solo ponendola come contenuto dei suoi pensieri. Addirittura, il pensiero pensa di ‘creare’ la realtà esterna.

Il marxismo, invece, sostiene l’esistenza della realtà esterna come indipendente dal pensiero e dall’uomo, che deve però continuamente sottoporsi al maglio di questa stessa realtà per provare la sua ‘potenza’, la sua ‘produttività’.

Per sfuggire alle secche della metafisica, alla colomba di Kant che pensa di poter volare meglio senza l’attrito dell’aria, il marxismo ‘rinchiude’ il pensiero nel circolo essere-pensiero-essere che si declina in concreto-astratto-concreto; un circolo che parte, come nella struttura del metodo scientifico, osservazione-ipotesi-esperimento. Il circolo idealistico, all’opposto, è pensiero-essere-pensiero!



I conti con Feuerbach
Con le Tesi su Feuerbach (1845) e poi con l’Ideologia tedesca (1846), il rapporto di Marx con Feuerbach viene precisato e superato. Le Tesi su Feuerbach sono uno scritto di notevole fascino e di straordinaria densità concettuale che, in maniera rapidissima e concisa – quasi fosse una stenografia intellettuale – precisa l’elaborazione teorica di Marx e segna un vero punto di approdo dell’elaborazione materialistica marxista distinguendola nettamente dal vecchio materialismo, compreso quello di Feuerbach. Si tratta quindi di un testo fondamentale per conoscere l’impostazione critico-gnoseologico marxista.

Il “vecchio materialismo” o “materialismo volgare”:




  1. è meccanico;

  2. è astorico e adialettico;

  3. considera l' “essenza dell’uomo” in modo astratto, non inserita in rapporti sociali determinati;

  4. non comprende l' “attività rivoluzionaria pratica”.

Le critiche che Marx muove al gnoseologismo materialista, secondo cui il pensiero dell’uomo riflette semplicemente l’oggetto come obietto (Objekt), definiscono questo gnoseologismo stesso come qualcosa di oggettivo e di statico, che rimane staccato dal pensiero. L’attività intellettuale del soggetto si limiterebbe a tradurre meccanicamente, semplicemente a riflettere, come in uno specchio, la realtà fuori di noi. Il soggetto viene cioè inteso come mero contemplante e non come agente implicato in un rapporto. Dunque, l’uomo procederebbe ad un’oggettiva e passiva registrazione dell’oggetto esterno, indipendente dall’attività umana: mera morta datità. L’obietto è dunque cosalità, reificazione. Fondando l’atto conoscitivo sull’intuizione sensibile, questo materialismo meccanico vuole fondare un’oggettività che non coglie però il reale rapporto conoscitivo, che è quello soggetto/oggetto.

A questa impostazione, meccanica quanto rozza, Marx oppone una “teoria del riflesso” in cui l’Objekt perde la sua ferma datità e diventa Gegestandt, cioè “rapporto tra oggetto e soggetto”. L’oggetto intonso diventa quindi rapporto. Il soggetto, da contemplante qual era, si ritrova in una relazione vivente con l’oggetto.
Il difetto principale d'ogni materialismo fino ad oggi (compreso quello di Feuerbach) è che l'oggetto [Gegenstand], la realtà, la sensibilità, vengono concepiti solo sotto la forma dell'obietto [Objekt] o dell'intuizione; ma non come attività sensibile umana, prassi; non soggettivamente. (Tesi su Feuerbach,1)
Marx fornisce così anche una critica ante litteram al positivismo, in quanto inserisce l’oggetto in una fitta relazione con il soggetto, creando un rapporto con la sua attività umana ed evitando un’impostazione che lo ponga come contemplante un’esterna verità oggettiva. Nell’inquadratura marxista, l’oggetto è nella prassi umana e la prassi umana crea questo oggetto; il positivismo, invece, smarrisce il senso della attività umano sensibile – cioè del rapporto reale soggetto/oggetto –.

Conseguentemente, il lato soggettivo del rapporto finisce per influenzare quello oggettivo, dando adito ad uno sviluppo di elaborazioni anti-materialistiche. L’idealismo che ne deriva “non riconosce la reale sensibilità in quanto tale” e si configura come male opposto al materialismo rozzo aprendosi in un ventaglio di posizioni che annullano l’oggetto esterno e lo assorbono nel puro pensiero o lo annientano in una pura interpretazione soggettivistica e relativistica.

Feuerbach “vuole oggetti sensibili realmente distinti dagli oggetti del pensiero”, cioè rivendica l’indipendenza dell’oggetto dal pensiero che pretende di essere demiurgo; tuttavia, egli non riesce a concepire l’attività umana come attività rivoluzionaria, pratico-critica e oggettiva, cioè non riesce a considerare l’oggetto – inserito in un contesto storicamente determinato – come impegnato in una relazione attiva col soggetto.

Feuerbach non comprende che l’unico oggetto possibile è l’oggetto per noi realizzato attraverso l’attività “rivoluzionaria”, “pratico-critica”.

Si tratta di “vivere l’oggetto” all’interno della storia ed è proprio per questo che le dispute puramente teoretiche e impostate in termini metafisici, riguardo alla controversia sull’oggettività della verità, sono banalmente ‘scolastiche’, inutili.

La seconda Tesi su Feuerbach pone in maniera netta la questione se al pensiero spetti o meno una verità oggettiva. Si tratta, secondo Marx, di un problema irrisolvibile se il pensiero, nella sua astratta soggettività, pone il problema teoreticamente. E’ possibile dare diverse risposte, arbitrarie quanto intercambiabili: Marx rifiuta sia la soluzione data dalla metafisica, di stampo ontologico, sia la conoscenza che privilegia il soggetto come forma conoscitiva.

Insomma, il problema gnoseologico rimanda necessariamente alla prassi. E’ proprio nella prassi, nell’attività umano-sensibile, che l’uomo deve trovare la verità, cioè la realtà del suo pensiero, provando la capacità di agire sul mondo e di trasformarlo.
La questione se al pensiero umano spetti una verità oggettiva, non è questione teoretica bensì una questione pratica. Nella prassi l'uomo deve provare la verità cioè la realtà e il potere, il carattere immanente del suo pensiero. La disputa sulla realtà o non-realtà del pensiero - iso­lato dalla prassi - è una questione meramente scolastica. (Tesi su Feuerbach, 2)
La terza Tesi mette in evidenza che le circostanze, se modificano l’uomo, sono a loro volta modificate dall’uomo. Insomma, lo stesso educatore deve essere educato. Ciò significa che non vi può essere un materialismo meccanico, ma un materialismo dialettico che consideri l’attività come prassi rivoluzionaria. Come l’oggetto non va pensato come Objekt, così il soggetto non va pensato come semplice prodotto meccanico delle circostanze, giacché è il soggetto stesso a cambiarle. In altri termini significa che la storia siamo noi, che la storia è creazione umana!
La dottrina materialistica della modificazione delle circostanze e dell’educazione dimentica che le circostanze sono modificate dagli uomini e che l’educatore stesso deve essere educato. (Tesi su Feuerbach, 3)
In questa Tesi Marx chiarisce, dunque, che il materialismo rozzo è destinato a rimanere unilaterale – a vedere, cioè, solo il lato passivo del soggetto determinato dalle circostanze – mentre quello dialettico, al contrario, ne presenta anche il lato creativo – cioè capace di produrre cambiamento –.

La critica è rivolta, poi, anche a quell’illuminismo che pensa di poter essere ‘progresso’ semplicemente svelando la realtà delle cose a livello intellettuale, come se la chiarificazione di un problema fosse la sua soluzione. Non basta quindi la comprensione teoretica, bisogna che si ponga mano alla trasformazione reale!


L’arma della critica non può di certo sostituire la critica delle armi. (Per la critica della filosofia di Hegel)
La quarta Tesi chiarisce come Feuerbach abbia affrontato con atteggiamento illuminista l’alienazione religiosa nel suo fondamento umano, demistificandola e ponendola come illusorietà: egli pensa quindi di esser riuscito a risolvere positivamente tale scissione patologica, ma la sua non è una soluzione. Feuerbach avrebbe dovuto chiedersi per quale ragione materiale l’uomo è portato all’auto-dissociazione. La religione non è semplicemente un errore logico e psicologico ma ha, per Marx, radici che affondano in una reazione umana a una sofferenza reale originata all’interno della dimensione storica. La religione, dirà Marx, è l’“oppio dei popoli” (Opium des Volks).
La miseria religiosa è, da un lato, l’espressione della miseria effettiva e, dall’altro, la protesta contro questa miseria effettiva. La religione è il gemito della creatura oppressa. (Introduzione a Per la critica della filosofia di Hegel)
Dunque, la disalienazione religiosa non passa tanto attraverso una presa di coscienza del fenomeno illusorio e consolatorio quanto per una ricerca delle basi materiali e sociali che hanno portato a questa scissione patologica che è, appunto, la religione. La religione, come l’ideologia in generale, non è un errore che la critica può denunciare a livello teorico e sperare che si risolva.
Una volta un valentuomo si immaginò che gli uomini annegassero nell’acqua soltanto perché ossessionati dal pensiero della gravità. […] Per tutta la vita costui combatté l’illusione della gravità. (Ideologia tedesca)
La quinta Tesi ribadisce i meriti di Feuerbach e della proposta squisitamente materialista versus l’idealismo hegeliano. Ma la critica a Hegel è rimasta parziale in quanto il modo di intendere la concretezza sensibile in Feuerbach è sempre passiva ed egli non arriva alla critica del reale perché non arriva a capire che l’essenza umana è prodotta dai rapporti sociali. Feuerbach è costretto, dunque, ad astrarre dal corso della storia il sentimento religioso e a presupporre un individuo umano astratto ed isolato.
L'essenza umana può essere concepita solo come genere, come universalità interna, muta, che leghi molti individui naturalmente. (Tesi su Feuerbach, 6)
Feuerbach non s’accorge – settima Tesi – che il sentimento religioso è esso stesso un prodotto sociale e che l’uomo non è mai un uomo astratto ma sempre storicamente determinato; che appartiene ad una determinata forma sociale. Come dice l’ottava Tesi “la vita sociale è essenzialmente pratica. Tutti i misteri che trascinano la teoria verso il misticismo trovano la loro soluzione razionale nella prassi umana e nella comprensione di questa prassi”. Risolvendo la scissione religiosa nella struttura economica e non semplicemente in una ipotetica astorica natura umana, Marx riprenderà raramente il tema religioso: egli dice, infatti, che la critica alla religione è stata sostanzialmente portata a termine da Feuerbach.

Ora che è stata chiarità la centralità del concetto di prassi, Marx non può far altro che invitarci a “trasformare” il mondo, abbandonando l’atteggiamento puramente teoretico dei filosofi.

La famosa undicesima Tesi recita:
I filosofi hanno soltanto diversamente interpretato il mondo, ma si tratta di trasformarlo. (Tesi su Feuerbach, 11)
Ciò significa che lo stesso processo conoscitivo deve radicalmente cambiare nel senso qualitativo. La conoscenza non è un puro contemplare radicato in quella separazione tra teoria e prassi. Una conoscenza siffatta implica una separazione tra soggetto e oggetto che porta ad una conoscenza astratta, unilaterale, rigida. La conoscenza che Marx propone è quella che vive nella dialettica, unità di teoria e prassi; la conoscenza come capacità orientativa della prassi e della trasformazione che deve ritornare a riannodarsi alle proprie radici concrete, da cui trae origine e nutrimento, per potersi proficuamente librare in una conoscenza sempre mediata storicamente e socialmente. Di un mito, di una scienza ‘scientificamente pura’ così come di verità assolute Marx non sa cosa farsene!

Infine le Tesi, nella loro lineare stenografia, sono ante litteram la critica allo stesso marxismo di stampo stalinista che si cristallizza nel materialismo dialettico sovietico (Diamat) all'agnosticismo, al criticismo, all’empirismo, al positivismo, all’utilitarismo, al falsificazionismo di Popper.

Marx corregge Hegel con Feuerbach e Feuerbach con Hegel: rovescia l’idealismo hegeliano nel materialismo feuerbachiano e rovescia il materialismo di Feuerbach nel materialismo dialettico riprendendo Hegel.

A Feuerbach rimane il grande merito di aver riproposto il materialismo dopo l’idea hegeliana, ma Marx individua una serie di limiti della speculazione feuerbachiana: la natura in Feuerbach è qualcosa di dato e fermo, un tempo mitico sospeso, un equilibrio originario e quieto. Per Marx la natura non esiste, esiste la storia!

Il filosofo che ha detronizzato Dio, pulito il cielo resituendolo a semplici passeri, senza accorgersene finisce con una nuova religione: un naturalismo astratto, pietrificato, eterno.

A Feuerbach sfugge che la sensibilità umana si inscrive all’interno di una dimensione in cui essa è “prodotto dell’industria e delle condizioni sociali”. Per Feuerbach natura e storia sono due entità distinte. Qui Marx evidenzia la fragilità del pensiero feuerbachiano e se ne distanzia.





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