Il Barocco e la lirica del Seicento (lirica barocca o marinista) a) IL concetto di Barocco



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29.11.2017
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Il Barocco e la lirica del Seicento (lirica barocca o marinista)

a) Il concetto di Barocco

1.Cosa intendiamo con il termine “Barocco”?

Con il termine “barocco” si designa il movimento artistico, letterario e musicale sviluppatosi nel Seicento, caratterizzato dai seguenti aspetti: a) tendenza alla grandiosità e alla monumentalità (che riguarda sia le opere d’arte e architettoniche, che la produzione letteraria: si pensi all’Adone di Marino, un poema composto di ben 5000 ottave); b) predilezione per il virtuosismo formale (cioè l’esibizione, spesso fine a se stessa, di abilità tecnica formale); c) ricerca, spesso esasperata, di effetti sorprendenti; d) un gusto che per molto tempo è sembrato stravagante ed esuberante, artificioso e goffo.


2.L’etimologia discussa: pietra irregolare / sillogismo cavilloso

Non a caso l’origine del termine, benché discussa, rinvia comunque ad un’accezione negativa: barocco deriva forse dal portoghese “barocco”, che significa “perla irregolare, non sferica e perciò strana e anormale”, attraverso il francese “baroque” attestato in Francia nel XVII secolo nel significato di stravagante, bizzarro; l’altra ipotesi è che “baroque” in questa accezione si sia incrociato con “baroco”, termine desunto dal latino della filosofia scolastica che indicava una forma di sillogismo, cioè di ragionamento, particolarmente cavilloso.

Utilizzazione in chiave negativa nel Settecento

Il termine entra in uso nel Settecento per designare in chiave polemica il l’arte e la letteratura del Seicento con l’intento di mettere in evidenza il suo amore per la bizzarria e l’irregolarità: segnali, secondo i suoi critici, di sostanziale superficialità.

b) Aspetti della cultura e della mentalità barocca

1.Una nuova immagine della realtà

Nel Seicento gli equilibri che avevano dominato il mondo occidentale si incrinano; le scoperte scientifiche dimostrano che l’uomo non è al centro dell’universo. Ne deriva un’immagine della realtà molto più complessa e articolata che si traduce nelle forme sovraccariche dell’arte barocca. Nelle opere di questo periodo la prospettiva centrale lascia il posto a una molteplicità di punti di vista che complica la visione

2.L’importanza della vista

Non è un caso, dunque, che molte delle manifestazioni artistiche e dei testi letterari del Seicento si basano proprio sul senso della vista e sulla consapevolezza che ogni cosa appare diversa da quella che è; ogni aspetto della vita umana è sottoposto all’esame della vista.

3. Il tema dello specchio e della molteplicità delle prospettive e dei punti di vista

Di qui l’insistenza sul tema dello specchio e sulla molteplicità delle prospettive nell’arte figurativa e nella letteratura, ma anche l’importanza assegnata alla vista nelle scoperte scientifiche: dall’evidenza visiva dipende, a conferma dei calcoli astratti, la dimostrazione della fondatezza delle scoperte celesti di Galilei. L’occhio del pittore barocco, come quello dello scienziato e del poeta, indaga minuziosamente zone del reale inesplorate alla ricerca delle analogie e delle somiglianze inedite tra aspetti molto distanti tra loro.

4.La metafora e il concettismo

Lo strumento principe che rende possibile l’individuazione di tali segrete e originali corrispondenze è la metafora. La ricerca esasperata e insistita di collegamenti bizzarri, al limite dell’artificio, dà vita al cosiddetto “concettismo”, tratto dominante della lirica barocca che la fa apparire molto arida al lettore moderno, ma che è il riflesso dell’attitudine, propria dell’uomo del Seicento, a osservare il mondo in modo originale, insistendo su dettagli e particolari che sta a ciascun individuo collegare in modo ardito e immaginoso.


c) Giovan Battista Marino e la lirica del Seicento (lirica barocca)

GIOVAN BATTISTA MARINO E I “MARINISTI” DETTANO IL GUSTO DOMINANTE NEL PANORAMA DELLA LIRICA DEL SEICENTO

Giovan Battista Marino (1569-1625), l’autore di maggior successo di quest’epoca, diede il proprio nome alla prevalente tendenza barocca della lirica (il marinismo). In effetti furono Marino e i poeti che si ispirarono al nuovo modo di fare poesia a dettare il gusto dominante; il marinismo ebbe un’estensione temporale e geografica amplissima: raggiunse il limite del secolo e tutta l’Italia, sebbene con diversa concentrazione di soluzioni stilistiche e inventive. Non fu tuttavia un fenomeno totalizzante: in controtendenza si colloca la poesia del circolo di papa Urbano VIII che guarda nuovamente al classicismo, cioè all’insegnamento dei classici antichi caro alla cultura rinascimentale, integrato però dai valori cristiani (non a caso il circolo dei poeti classicisti fa capo a un papa poeta, Urbano VIII); oggetto poetabile non doveva essere l’amore, ma l’amore per la virtù, i valori civili, la conoscenza. Uno degli esponenti più interessanti di questa tendenza, il poeta Virginio Cesarini, in una lettera a Galileo, rivendica il merito di staccarsi dai contemporanei (i marinisti) per aprire nuove strade al poetare. La novità della sua proposta risiede nell’abbinare la filosofia, soprattutto quella morale, alla poesia, in modo che la prima nutra la seconda e la poesia divenga «via canora» per l’affermazione e l’insegnamento della virtù.C) continua la produzione epica sul modello tassiano e con la variante del poema sacro, di argomento biblico-religioso (i temi più sfruttati sono quelli intorno alla creazione e caduta edenica, alle figure femminili di Giuditta ed Ester, della Vergine e della Maddalena): con il poema sacro si genera un filone che ambisce a unire l’edificante con l’intrattenimento, l’utile con il dilettevole. Anche Marino si misurò con questo genere, come attesta l’ultima delle sue oepre, la Strage degli innocenti; ad essa si affiancano la variante comica del poema, il poema eroicomico, l’idillio (componimento di argomento pastorale sul modello classico), la poesia giocosa e satirica.


I temi della poesia barocca (di Giovan Battista Marino e dei marinisti): la rappresentazione della figura femminile

La novità più rilevante della lirica amorosa di Marino e dell’epoca in generale è LA FRAMMENTAZIONE CUI è SOGGETTO IL CORPO FEMMINILE. La donna intera scompare e restano particolari isolati: capelli (in prevalenza biondi, ma compaiono le chiome brune, addirittura rosse), occhi, seni, guance, bocca, orecchini. L’immagine tutta tradizionale della donna sparisce dai canzonieri della lirica barocca, non più costruiti su esemplari storie d’amore, ma sull’esplorazione degli aspetti inediti della femminilità e dell’amore, in sintonia con la poetica della meraviglia.

1.La rappresentazione della donna si arricchisce di determinazioni più concrete, che la raffigurano negli atteggiamenti più diversi in un contesto di realismo quotidiano (la donna munge, scrive, si specchia, suona, canta ecc.).

2. Non esiste un canone preciso che distingua il bello dal brutto: tutto diventa oggetto di poesia, anche i pidocchi o gli orecchini dell’amata.

3.La tipologia della figura femminile si allarga a tutte le categorie sociali, dalla signora alla schiava alla mendicante.

4.La donna intera scompare e restano particolari isolati (frammentazione del corpo femminile): capelli, occhi, seno, guance e bocca.

Questa figura femminile, contemplata come puro oggetto e occasione di vere e proprie acrobazie metaforiche (pensa alla connessione ardita e inedita tra i capelli e l’ambiente marino in Onde dorate) risponde perfettamente alla mancanza di turbamento e coinvolgimento passionale dei poeti che la cantano. Anche l’amore diventa gioco e talora spettacolo, in sintonia con la visione del mondo propria dell’età barocca: esplorazione degli aspetti inediti del reale, anche nelle sue forme più irrazionali e bizzarre, allo scopo di stupire e meravigliare, di creare uno spettacolo.




D) I canoni (o principi fondanti) della poetica e dell’estetica del Barocco (in ambito artistico-letterario)

Rifiuto delle regole e libertà di prelevare da ogni opera del passato: una nuova concezione di “imitazione”

Dalla lettera che Marino scrive a G. Preti, ma più in generale anche da tutta l’opera del poeta, è possibile enucleare almeno due principi dell’estetica barocca. Pur riconoscendo la grandezza e l’importanza dei modelli classici (Marino cita non a caso Ovidio), Marino mette in discussione il principio d’imitazione dei modelli su cui si era fondata l’estetica classicista di tutta l’età umanistico-rinascimentale, per cui la creazione letteraria non esisteva a prescindere dall’ossequio e dall’imitazione originale di modelli antichi e moderni (critica del principio di imitazione a favore di un’estetica anticlassicista); da questo atteggiamento scaturisce il rifiuto di ogni regola, per cui la vera regola è saper rompere le regole, assecondando sempre il gusto del pubblico e la moda, perché solo così è garantito il successo che si traduce in numero di copie vendute.

L’altro principio dell’estetica e della poetica barocca è la libertà di prelevare da ogni opera del passato ciò che è utile al poeta: rifiuto della tradizione non significa però rifiuto della letteratura. Al contrario, in un'altra lettera (del 1620) a un altro poeta (Claudio Achillini), che Marino pubblicò poi come premessa alla Sampogna, egli afferma che al vecchio modo di rapportarsi alla tradizione bisogna sostituirne un altro: occorre «leggere col rampino» (cioè con un 'gancio') qualunque autore, classico o moderno, maggiore o minore, raccogliendone con spregiudicatezza temi, motivi e forme, e poi riutilizzando tutto questo liberamente. Si tratta di una interpretazione del tutto nuova (se non di un vero e proprio rovesciamento) del principio rinascimentale dell'imitazione: lo scrittore barocco non si ispira più ai valori di armonia e di equilibrio degli autori classici, ma fa quella che oggi si chiamerebbe metaletteratura. Rielabora cioè, con grande libertà, altra letteratura, senza più cercare nei classici un modello di perfetta imitazione della natura. In effetti, la poetica barocca è una poetica antimimetica e antinaturalistica.



L’esplorazione insistita dell’inedito e la ricerca esasperata dell’originalità finalizzata allo stupore

L’altro aspetto distintivo della poetica barocca è l’esplorazione insistita dell’inedito e la ricerca esasperata dell’originalità finalizzata allo stupore: il fine del poeta – come afferma lo stesso Marino – è la meraviglia. Lo strumento principe della meraviglia poetica è – sempre per Marino - la metafora, perché istituisce relazioni sorprendenti tra le cose, mostrando che oggetti apparentemente diversissimi o lontanissimi fra loro, in realtà, da un qualche punto di vista, si somigliano (si pensi soltanto alla rete metaforica che Marino intesse partendo da un’ardita analogia tra i capelli biondi della donna e le onde del mare).

Arguzia e ingegno

La metafora consente di istituire collegamenti inediti e ingegnosi: un altro cardine della poetica barocca è proprio l’ingegno, cioè la facoltà creativa dell’intelletto che si manifesta soprattutto nell’arguzia, cioè nella sottigliezza d’ingegno (che spesso sconfina nel paradosso come il sole nero di Marino) che ambisce a produrre qualcosa di assolutamente originale (mirabile) che susciti diletto (gioviale) e meraviglia, ma che sia anche utile, cioè strumento di conoscenza della realtà.

La metafora come strumento di conoscenza del reale

La metafora si configura anche come uno strumento per esplorare e indagare la complessità del reale che muta continuamente (riflesso di un’epoca, il Seicento, in cui, dopo secoli di stabilità relativa e di trasformazioni lente, per la prima volta le vicende dell’uomo subivano un’accelerazione che rendeva i mutamenti difficile da comprendere e da controllare). Secondo E. Tesauro (autore del trattato, Il cannocchiale aristotelico), la metafora consente di indagare a fondo la realtà e di scoprire rapporti inediti di somiglianza tra sfere opposte: “traendo la mente, non men che la parola, da un genere all’altro, esprime un concetto per mezzo di un altro molto diverso, trovando in cose dissimiglianti la somiglianza”. Non solo: basta una sola metafora (per es. i prati ridono) per far vedere al lettore “un pien teatro di meraviglie” Marino, l’autore delle liriche che hai letto, applica sistematicamente questo principio: si pensi alla metafora dei capelli-onde dorate e mare in tempesta, che è lo spunto per la creazione di uno scenario marino complesso, per una rete articolata di immagini che si configura come un vero teatro delle meraviglie; si consideri inoltre l’ago della donna che cuce paragonata alla freccia d’amore: accostamento del tutto inedito in cui si è trovato un nesso tra due sfere del tutto distanti (l’atto del cucire e il cuore trafitto dalla freccia amorosa).




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