Il clown: un maestro senza cattedra



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IL CLOWN: UN MAESTRO SENZA CATTEDRA:

La valenza educativa della clownterapia

 

di Barbanera Elisa



Facoltà di Scienze della Formazione

Corso di laurea in Scienze della Professionalità Educativa

Anno accademico 2005/06

Università degli studi di Perugia

 

Indice


Introduzione

1. LA COMICITA’ E IL POTERE COMUNICATIVO DEL  RIDERE

 

1.1  Il comico e le varie teorie



            1.1.1  “Il riso” di Bergson

            1.1.2  “L’umorismo” di Pirandello

            1.1.3  “Il motto di spirito” di Freud

1.2  Il riso: dall’antichità ad oggi

1.3  Effetti terapeutici della risata

1.4  Efficacia del ridere in ambito sociologico, pedagogico e psicologico

1.5  La comicoterapia o terapia del sorriso

2. IL CLOWN: DAL CIRCO ALLA REALTA’ QUOTIDIANA

 

2.1  Storia e origini del clown



2.2  Caratteristiche generali del clown

2.3  Il clown e la sua valenza socio-psico-pedagogica

            2.3.1  Il clown a scuola

            2.3.2  Il clown in carcere

2.3.3  Il clown nelle case di riposo

            2.3.4  Il clown con i disabili e con i malati psichiatrici

            2.3.5  Il clown nelle missioni umanitarie

2.4  Un clown “maestro-educatore-amico”: Miloud Oukili

            2.4.1  L’incontro con i ragazzi di Bucarest

            2.4.2  La Fondazione Parada

2.5  L’esperienza pedagogica dei ragazzi del Centro

       Salesiano di  Arese e dei Barabba’s Clowns

3. UN AMICO DIVERTENTE IN OSPEDALE: IL CLOWN DOTTORE

3.1  Patch Adams

3.2  Il clown dottore

            3.2.1  Modalità di intervento del clown dottore

3.3  Il clown in ospedale: scopi, obiettivi e benefici

3.4  La comicoterapia in Italia

3.5  La comicoterapia nel mondo

3.6  Vip -Viviamo In Positivo

3.7  Diario della mia esperienza con Vip

 

Bibliografia


0. «“Ridere fa buon sangue”, dice un vecchio proverbio. Ridere fa bene al cuore, conferma un'originale ricerca scientifica  presentata a Orlando, in Florida, all'American College of Cardiology, l'appuntamento più importante dell'anno per i cardiologi di tutto il mondo. La risata è un vero e proprio farmaco, suggeriscono i ricercatori, con tanto di indicazioni. Dosaggio: una somministrazione di quindici minuti al giorno. Effetti: miglioramento della circolazione del sangue e prevenzione delle malattie cardiovascolari. Controindicazioni: nessuna. Una medicina che va bene per tutti, grandi e piccoli, uomini e donne. La terapia del sorriso non è una novità: tutti ormai conoscono la storia di Patch Adams, il medico americano con il naso da clown che prima ha intuito, poi trasformato in cura il potere benefico della risata[1]».

Questo è lo stralcio di un articolo tratto dal Corriere della Sera redatto nel Marzo 2005, e dal concetto in esso riportato, prende spunto questa tesi di laurea.

Ho scelto questo argomento perché il “prendersi cura” del bambino in ospedale, così come in altre situazioni in cui è protagonista la sofferenza, è da sempre stato uno degli obiettivi della mia vita: entrare in una stanza d’ospedale e anche solo per pochi istanti, far dimenticare tutte le paure, trasformare in positivi i sentimenti e le emozioni negative, far sorridere quei visi tristi e sofferenti, portare colore, musica e un’esplosione di gioia lì dove troppo spesso c’è grigiore, serietà, silenzio e paura, è un’emozione incredibile e indescrivibile. Inoltre, questa tesi l’ho sentita ancora più “mia”, da quando sono entrata a far parte del gruppo clowns di Perugia, dell’Associazione Vip (Viviamo In Positivo), e proprio con loro e grazie a loro, ho potuto sperimentare tutto questo: andare in ospedale e coinvolgere grandi e piccoli in giochi, risate, scherzi e vedere i piccoli pazienti e soprattutto i grandi, cambiare espressione, ridere nonostante la sofferenza, la paura e le preoccupazioni; riuscire a portare risate e gioia in un posto in cui queste, sembrano essere fuori luogo, e tornare poi a casa stanca, ma felice, serena e molto più ricca di prima. Tutto ciò che dai, mentre sei lì a fare il clown per i bambini in ospedale, ti torna indietro centuplicato, sotto forma di gioia, serenità, fiducia. Il sorriso di quei bambini riesce a cambiare le giornate, i punti di vista e i pensieri negativi e dà la carica per andare avanti sempre e comunque.

La tesi si articola in tre capitoli grazie ai quali ho cercato di offrire un quadro generale sul comico, sul clown e sulla clownterapia, ma soprattutto ho tentato di sottolineare la funzione educativa del clown e la sua valenza pedagogica.

 

1. Nel primo capitolo presento in modo generico la definizione di riso e di comico e accenno, seppur brevemente, ad alcune teorie che dall’antichità ad oggi, hanno preso in esame tale argomento. E così parlo di ciò che rappresenta il “riso” per Bergson, l’“umorismo” per Pirandello e “il motto di spirito” per Freud; andando poi, ancor più indietro nel tempo, faccio un  accenno a Socrate, Aristotele, Platone e altri “grandi” che hanno affrontato i temi del comico.



In seguito, passo a mettere in evidenza gli effetti terapeutici della risata; infatti, diverse ricerche scientifiche hanno dimostrato che ridere provoca l’aumento dell’ossigenazione del sangue; la stimolazione della produzione di serotonina, di endorfine, di anticorpi; il miglioramento del tono muscolare; la neutralizzazione degli effetti dell’ansia e dello stress, il miglioramento dell’autostima e via di seguito[2]. Ma il riso, oltre ad avere effetti sull’organismo, è anche efficace in ambito sociologico, psicologico e pedagogico: può agire come strumento comunicativo così come fornire un legame emotivo. La risata è un fatto sociale, collettivo, in quanto, ridere insieme, è un gesto di complicità. Inoltre il sorriso è la perenne, gentile espressione di tutti i sentimenti gradevoli: esso comporta un messaggio univoco, invariabile, sovraindividuale. L'individuo che sorride, non comunica alcuna disposizione aggressiva e nessuno giudicherebbe un sorriso come un preludio ad aggredire o un avvertimento a starsene lontano.

Dal punto di vista psicologico, l’importanza del sorriso, è evidenziata dal fatto che, anche nelle situazioni più difficili, questo permette di allontanare i pensieri negativi e fornisce una soluzione per accettare la realtà e non negarla.

Infine, dal punto di vista pedagogico, il riso è importante per stabilire e mantenere un buon rapporto tra educatore ed educando. Ciò che in questa parte sottolineo è che il sorriso è fondamentale in tutti i momenti che scandiscono la relazione stessa fra le due parti: all’inizio, il sorriso, permette all’educatore di avvicinarsi agli allievi per poterli conoscere, è infatti, per l’educatore stesso, la miglior carta di presentazione; in un secondo momento, lo stesso sorriso è importante, perché il valore sociale che possiede, permette all’intero gruppo di unirsi, di coalizzarsi e collaborare e fa sì inoltre, che si crei quell’empatia necessaria, affinché studenti ed educatore possano lavorare e crescere insieme[3].

 Da tutto questo, prende vita la Gelotologia (dal greco γελς - riso), o comicoterapia: la scienza che studia ed applica la risata e le emozioni positive in funzione di prevenzione, riabilitazione e formazione. Essa concorre al processo di cura del paziente non visto più, solo ed unicamente, in funzione della sua malattia, ma come centro di un approccio sistemico globale, che va dalla terapia farmacologica tradizionale al supporto emotivo, dall'intervento chirurgico al semplice buon umore, con l'obiettivo unico di migliorare la qualità della vita sotto tutti i punti di  vista.  La gelotologia trova le sue radici nella PNEI (PsicoNeuroEndocrinoImmunologia), branca della medicina che ha sostanziato la diretta correlazione tra le emozioni ed il sistema immunitario[4].

 

2. Nel secondo capitolo presento la storia e le origini del clown: dal giullare e dal buffone di corte al clown del circo; fino ad evidenziarne le caratteristiche generali, i suoi valori e le sue virtù. E da questo, passo a sottolineare la valenza socio-psico-pedagogica del clown nella scuola, nelle carceri, nelle case di riposo, con i disabili e i malati psichiatrici e nelle missioni umanitarie.



Negli ultimi due paragrafi del capitolo, metto in risalto la funzione pedagogica del clown, riportando due storie che hanno come filo conduttore l’applicazione delle clownerie in situazioni di disagio e sofferenza. Racconto perciò,  l’esperienza di Miloud Oukili, un ragazzo semplice e un grande clown, che ha salvato dalle fogne di Bucarest, centinaia di ragazzi e li ha riportati a condurre una vita normale. Per riuscire in questo, Miloud, è sceso nelle fogne ed ha abitato insieme ai “suoi” ragazzi, li ha fatti innamorare del clown, gli ha insegnato il rispetto per se stessi e per gli altri e, grazie ai suoi giochi e ai suoi spettacoli, ha permesso loro di riprendere in mano le proprie vite e di riscattarsi.

La seconda esperienza che riporto, è quella fatta dai ragazzi  del Centro Salesiano di Arese, che grazie ad un clown, capitato lì al Centro non per caso, sono riusciti a cambiare le loro vite e ad apprezzarle; essi si sono innamorati delle clownerie a tal punto, da formare un gruppo: i Barabba’s Clowns, che dedica la propria vita ad aiutare chi vive situazioni di disagio, e fa tutto questo attraverso l’arte, portando il clown in giro per il mondo.

 

3. Infine, ho dedicato il terzo capitolo, soprattutto alla figura di Patch Adams e dei clown dottori che da lui hanno preso spunto. Hunter “Patch” Adams è stato il primo medico ad entrare nelle corsie degli ospedali vestito da clown, colui che ha rivoluzionato il concetto del “prendersi cura” di coloro che soffrono. L’esempio di Patch, è stato seguito da tanti altri clown dottori, che non sono veri dottori (ad eccezione di alcuni),  ma figure professionali e non, che, per formazione e sensibilità, contribuiscono a migliorare la qualità della vita dei pazienti e ad armonizzare il loro rapporto con l’ambiente di cui sono ospiti, con i propri familiari, con il personale che li assiste e con se stessi, rendendolo sereno e stabile .



In un intero paragrafo, cerco poi, di mettere in evidenza, gli scopi, gli obiettivi e i benefici dei clown dottori in ospedale, perché spesso l’allegria e la gioia sembrano “cozzare” con ciò che rappresenta l’ambiente ospedaliero; quindi spiego l’importanza che il clown dottore riveste per i piccoli e grandi pazienti che si ritrovano in ospedale, ad affrontare e a convivere con tutta quella serie di emozioni e sensazioni che un ricovero comporta.

A sostegno di quanto finora detto, sottolineo il fatto, che in tutto il mondo, e recentemente anche in Italia, sono nate molte Associazioni di clown dottori e in questo lavoro,  ne cito alcune.

Nell’ultimo paragrafo, presento l’associazione Vip-Viviamo In Positivo, le sue attività, i suoi progetti e i suoi obiettivi e racconto  la mia esperienza personale, seppur ancora breve, ma già intensa, con l’Associazione stessa.

 

4. Presentando questa tesi, ho anche l’intento e la speranza di divulgare informazioni sulla clownterapia, che fortunatamente sta prendendo sempre più piede nel mondo e, negli ultimi anni, anche in Italia, per far conoscere e prendere coscienza dell’importanza di essa. Come insegna Patch Adams, l’uso del comico come medicina, non è una terapia in concorrenza con le altre, ma un qualcosa che aiuta a vivere in modo migliore la malattia. E’ lo stesso Patch ad affermare: “Se ti occupi di combattere la malattia perdi sempre, perché prima o poi tutti muoiono. Se invece ti occupi della persona, allora puoi vincere, perché tutti possono aprirsi alla vita. [5]



E per sottolineare ancor di più la bellezza, l’importanza, la forza, la magia che il clown dottore porta con sé quando và in ospedale o in qualsiasi altro posto in cui c’è sofferenza, voglio riportare una frase di  Jacopo Fo: “Dal giorno in cui qualcuno ha avuto il coraggio di entrare in un reparto di terapia terminale con un naso rosso e uno stetoscopio trasformato in telefono, il mondo è diventato un posto migliore.[6]

[1] A. Bazzi, Ricerca Usa: dilata i vasi sanguigni, bastano quindici minuti al giorno. E' scientifico: ridere fa bene al cuore, in «Corriere della Sera» del 9 Marzo 2005

 

[2] Cf. S. Fioravanti-L. Spina, Anime con il naso rosso, Armando, Roma, 2006, p. 37



[3] Cf. R. Laporta, Il senso del comico nel fanciullo ed il suo valore nell’educazione, Malipiero, 

   Bologna, 1957, pp. 50-55

[4] Cf. S.Fioravanti-L. Spina, Anime..., cit, p. 49

[5] A. Patch, Salute! Ovvero come un medico clown cura gratuitamente i pazienti con l’allegria e  

   con l’amore, Urra, Milano, 1999, p. 85

 

[6] C. Simonds-B. Warren, La medicina del sorriso. L’esperienza dei clown-dottori con i   



  bambini, Sperling & Kupfer, Milano, 2003, p. 13


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