Il comune socialista di Alessandria La conquista del Comune (1900-1910)



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Giovanni Artero
Duilio Remondino

tra avanguardia artistica e socialismo alessandrino

Premessa

1. Il comune socialista di Alessandria

1 La conquista del Comune (1900-1910); 2 La cultura operaia: Università Popolare, feste del Primo maggio, Camera del lavoro; 3 La borghesia contrattacca: da Tripoli a Trento-Trieste (1910-14)



2 Arte e politica

1 Da Carducci al futurismo (1912-18); 2 "Il futurismo non può essere nazionalista" (1914)



3 Contadini e socialismo

1 Vigna e il Partito dei contadini nell'astigiano; 2 "Al contadini" (1920); 3 La politica contadina del PCd'I



4. Il dopoguerra nell'astigiano-alessandrino

1 Scontri di piazza e battaglie elettorali (1919); 2 Lotte operaie e occupazione delle fabbriche (1920); 3 La federazione alessandrina da Bordiga alla Resistenza (1921-1945)



5. Un “piemontese solitario”
Testi

Il futurismo non può essere nazionalista (1914)

Ai contadini (1920)

Premessa

Duilio Remondino appartiene alla generazione delle “avanguardie storiche” nel campo artistico (a cui partecipò con quadri e poesie futuriste) e sul piano politico fu un militante del movimento proletario (socialista e poi comunista) della sua provincia, in due contesti diversi: la centralità contadina dell'astigiano e l'ambiente operaio e industriale di Alessandria.

La provincia di Alessandria - che includeva allora il circondario di Asti eretto in provincia nel 1935 - si compone di aree dai caratteri socio-economici assai differenti: il Casalese ultimo lembo della pianura padana, il distretto orafo di Valenza, il Tortonese ed il Novese al crocevia con Emilia, Liguria e Lombardia, le Langhe di Ovada e Acqui, il Monferrato della piccola conduzione vitivinicola. In ognuna di queste aree il movimento operaio e contadino diede vita a varie esperienze organizzative: Società di muto soccorso1, Cooperative2, Leghe di mestiere, Camere del lavoro,3 che si svilupparono secondo dinamiche peculiari, e il filo conduttore di questa ricerca è costituito dai punti nodali della storia del movimento proletario toccati dalla sua biografia.

Anzitutto il "socialismo municipale" attuato nel comune di Alessandria all'inizio del '900, che rifiutando la mediazione demo-radicale, rivendicando la guida del Comune, espellendo preti e suore da scuole e ospedali e spostando il carico fiscale4 sui ceti possidenti, rompe gli equilibri consolidati tra notabili "liberali", borghesia industriale e clero.

In secondo luogo i problemi pratici e teorici posti al Partito socialista dalla piccola proprietà contadina prevalente nelle zone collinari della provincia (Asti, Ovada), con la difficile composizione tra la gestione bracciantilista della Federterra e l'associazionismo dei coltivatori diretti, che forma il terreno della scissione di Annibale Vigna nel 1912. Il PCd’I sulla scorta delle Tesi agrarie del 2. Congresso mondiale del Komintern ribalta l'elaborazione teorica e la prassi propagandistica del PSI e della Federterra basate sulla "bracciantizzazione" dell'agricoltura e sulla socializzazione della terra. In questo contesto si inquadra l'opuscolo di Remondino "Al contadini" (1920).

Il terzo tema sono le lotte politiche e sociali del primo dopoguerra nella provincia alessandrina e la formazione del gruppo dirigente del PCd’I, che non viene influenzato della vicina Torino dell’Ordine Nuovo e resta schierato con Bordiga fino al congresso di Lione (1926).

Un capitolo inoltre è dedicato alla sua produzione poetico-letteraria.

Duilio nasce da Giuseppe Remondino e da Giuseppina Ferraris a Quarto, frazione del comune di Asti, il 16 ottobre 1881. Per le modeste condizioni economiche familiari,5 nonostante fosse portato per gli studi umanistici come dimostra la sua vena poetica e pittorica, non può permettersi di frequentare il ginnasio e il liceo, destinato ai ceti più abbienti, e dopo le classi elementari si iscrive all'istituto tecnico6, preferito perchè dava immediato accesso agli impieghi.

Si stabilisce ad Alessandria quando diventa impiegato di questo comune, uno dei primi amministrato da una giunta socialista,7 dove svolge la sua attività inizialmente all'Ufficio di Igiene8 poi alla Biblioteca civica. Si sposa prima della guerra con Luigia Beghino, operaia in un cappellificio, di cinque anni più anziana, da cui ebbe una figlia che chiamarono Ideale.

Partecipa alla vita politica locale iscrivendosi alla sezione del PSI e collaborando alle attività culturali degli organismi di area socialista: l'Università popolare, il settimanale “L'Idea nuova”. Anche se ben inserito nel contesto socio-politico la sua vita trascorre al di sotto delle sue capacità e potenzialità, in tono con una consolidata tradizione piemontese di understatement, fino a quando intorno ai trent'anni inizia a pubblicare critiche d’arte e poesie, e da allora per un quinquennio i suoi interventi si susseguono numerosi fino alla rivoluzione in Russia.

Con l'apertura della prospettiva rivoluzionaria l'impegno politico ha il sopravvento, la vita del ritroso artista piemontese per una decina di anni prende la svolta di un'intensa attività pratica. Partecipa alla costituzione della frazione comunista all'interno del PSI nel 1920 e poi alla fondazione del PCd'I in provincia di Alessandria. Alle elezioni politiche del 1921 viene eletto deputato di questo partito.

Non viene più ricandidato e il 15 febbraio 1924 allo scioglimento della legislatura riprende servizio alla biblioteca comunale9 di Alessandria e pur avendo abbandonato l'attività politica viene sottoposto a sorveglianza come sovversivo e collocato a riposo anticipato il 1. marzo 1937.

Dopo la liberazione viene reintegrato nell’impiego fino al definitivo pensionamento nel 1948. Da allora fino alla morte, il 28 dicembre 1975, si ritira a vita privata.

Il comune socialista di Alessandria

1 La conquista del Comune (1900-1908)

All'inizio del '900 gli strumenti che il movimento operaio aveva sviluppato in un ventennio: mutualismo, cooperativismo, “resistenza” (come veniva chiamata allora l’azione sindacale), si rivelano insufficienti a misurarsi con le istituzioni e il PSI, agevolato dall'apertura politica giolittiana, formula un programma che ha come punto politico essenziale la conquista dei comuni.10

Nel 1899, alla scadenza elettorale comunale (che allora avveniva ogni due anni per metà dei consiglieri), il PSI alessandrino si presenta insieme ai democratici con un programma che prevede l’abolizione del dazio, la municipalizzazione dei mezzi tranviari e dell' illuminazione, la giornata lavorativa di otto ore per i dipendenti comunali, il controllo pubblico delle Opere Pie, l’estensione dei servizi scolastici e sociali e l’istituzione della Camera del lavoro.11

Con questo programma l'alleanza "popolare" conquista il 51% dei suffragi e 24 seggi su 30 (12 i socialisti e 12 i democratici)12 anche grazie ai contrasti tra le ali laica e filo-cattolica dei liberali e il clima politico dopo la repressione del 1898.

Il 25 luglio 1899 l’orologiaio socialista Paolo Sacco, sesto con 2.366 preferenze, è eletto sindaco con i voti dei 12 socialisti, dei 15 democratici e di 2 liberali, ma con 27 seggi su 60 manca una stabile maggioranza per realizzare i punti programmatici.

L’amministrazione di sinistra decide di non accordarsi con lo schieramento liberale ma di attuare un punto del suo programma, il miglioramento del servizio daziario. Il voto di sfiducia impone le dimissioni della giunta e alle elezioni di dicembre le forze liberali, conservatrici e cattoliche si presentano unite e ottengono, mobilitando il loro elettorato (la percentuale dei votanti passa dal 61% al 70%), 42 seggi contro i 4 dei socialisti e i 4 dei democratici,13 cosa che innesca anche una polemica dei primi coi secondi, accusati di non avere votato in modo compatto i loro candidati14

La politica giolittiana di integrazione del movimento operaio innesca nel PSI un dibattito sulla tattica e strategia, in cui la sezione di Alessandria prende posizioni intransigenti sostenendo che la formazione del governo Giolitti-Zanardelli aveva ormai scongiurato il pericolo reazionario e l'alleanza con forze democratiche borghesi avrebbe inceppato l’azione del Partito e la sua autonomia.15

Perciò alle elezioni suppletive del 1902 i socialisti e i democratici si presentano con liste separate di fronte al blocco clerico-moderato16 che vince ancora e conquista 24 seggi; tuttavia il PSI ottiene il 43% dei suffragi e aggiunge 6 consiglieri comunali ai due esistenti17

Questa avanzata avviene mentre la corrente riformista prevale nei Congressi nazionali (Roma, 1900; Imola, 1902; Bologna, 1904), e determina un profondo rimescolamento nel socialismo alessandrino: al congresso provinciale del 1903 la discussione, tralasciate le questioni di strategia, si accentra sulle proposte di governo locale e di aggiornamento del programma amministrativo.

I socialisti svolgono una vigorosa opposizione al bilancio del 1902 e in Consiglio comunale presentano un ordine del giorno per l’abolizione dell’insegnamento religioso nelle scuole, anche per far breccia tra i laici e i clericali della maggioranza.

Il PSI di Alessandria, che alle lotte dei lavoratori culminate nelle agitazioni del 1904 non ha dedicato lo stesso impegno posto sul terreno amministrativo, alle elezioni politiche di quell'anno viene premiato comunque dalla mobilitazione popolare con la vittoria al primo scrutinio dell’avvocato socialista Adolfo Zerboglio (passato pio al fascismo) sul deputato conservatore uscente. L’amministrazione comunale, che ritenne l’elezione del candidato socialista un voto di sfiducia al partito costituzionale, rassegnò le dimissioni.

Sapendo di non poter raggiungere la maggioranza dei suffragi contro un fronte conservatore unito, il PSI dopo un dibattito e un referendum tra le sezioni prese la decisione, da molti accettata solo per disciplina, di abbandonare la tattica intransigente adottata tre anni prima e presentare una lista con i demo-repubblicani,18 così bollata dai liberali: «Hanno fuso assieme, riformisti, anarchici, rivoluzionari, massoni, democratici, repubblicani ... La sete del potere, il miraggio di chissà qual vantaggi materiali e finanziari, li spinge tutti assieme in una confusione babelica, come orda furiosa di affamati, in cui è frammisto all'onesto popolano il borsaiolo dei tumulti, o il teppista per istinto e tutto il basso fondo sociale che esce dalle tane immonde nelle grandi occasioni»19.

Fu aggiunta ai precedenti programmi la costruzione di abitazioni per i lavoratori e la conversione dei prestiti pubblici20 e il 26 febbraio 1905 il PSI, anche grazie ai voto dei sobborghi, ottenne 32 seggi su 6021 formando una stabile amministrazione, nuovamente presieduta da Paolo Sacco, che incise in modo duraturo sui caratteri e l'evoluzione di Alessandria.

Ad ottobre la giunta presentò un progetto per l’abolizione della cinta daziaria e del dazio comunale sui generi di prima necessità22 che opprimeva i consumatori, impediva l'espansione cittadina e bloccava le potenzialità commerciali di Alessandria, collocata tra Genova, Torino e Milano. Tra concentrico e frazioni, che per i primi decenni del Novecento si dividevano equamente la popolazione, si ha ancora una cesura molto forte, che vede i socialisti impegnati a richiedere interventi che attenuino tali diversità, affinchè i processi di modernizzazione coinvolgano anche i sobborghi col mondo contadino che li abita.

Il comune propose l’applicazione del dazio su un numero ridotto di articoli, compensando il minore introito con l’istituzione di nuove tasse (di famiglia ed esercizi e rivendite) e con l’aumento della sovrimposta sulla proprietà immobiliare, adottata anche in molti comuni governati dai liberali, spostando così il carico tributario sulle imposte dirette e sui ceti più abbienti.

Ai socialisti e alla Camera del Lavoro che mettevano in rilievo l'equità sociale, l’incentivo allo sviluppo dei sobborghi e l'aumento di risorse finanziarie per le opere pubbliche, le categorie colpite dal provvedimento, tra cui gli enti religiosi, replicavano sostenendo che esso peggiorava le condizioni di vita nei sobborghi, faceva salire gli affitti, colpiva rami produttivi con conseguenze sull’occupazione operaia.

Nello stesso anno la nuova amministrazione della congregazione di carità nominata dal comune socialista licenziò23 le suore dell’orfanotrofio e dell’ospedale civile, un punto del programma amministrativo che prevedeva di laicizzare le Opere Pie per introdurre più aggiornati criteri assistenziali e pedagogici, suscitando le proteste clericali.

Il direttore dal 1901 di "Idea nuova" Piva dà spazio sul giornale socialista alle voci autonome come Vigna, che sviluppa un movimento dei piccoli proprietari agricoli di collina autonomo rispetto alla Federterra a netta prevalenza bracciantile, trovando contrario il gruppo socialista di Alessandria.

Piva solidarizza con Vigna al congresso provinciale di Terruggia, ove sostiene che le leghe contadine non han l'obbligo di aderire alla Camera del Lavoro, e deve abbandonare la direzione del giornale, sostituito da Giulio Pugliese, appartente alla comunità ebraica, per questo ritenuto dai cattolici corresponsabile con Torre, anche lui ebreo e socialista, della cacciala delle suore dall'Ospedale.

Il prefetto24 su pressione del vescovo di Alessandria sospese gli amministratori della congregazione di carità, ma le loro dimissioni e la mobilitazione popolare, con comizi, cortei, riunioni, indussero il prefetto a ricostituirla25, sanzionando la laicizzazione e la vittoria dell'anticlericalismo degli intransigenti del PSI.

Assessore all'istruzione era l'avvocato Ambrogio Belloni26, futuro leader del Partito Comunista ad Alessandria, che deliberò l’abolizione dell’insegnamento religioso, respinta dal Consiglio provinciale scolastico, suscitando le proteste della Curia. Dopo la riconferma di Zerboglio nel 1906 e la vittoria alle amministrative parziali con la conquista dei quattro quinti dei seggi, furono rimossi i crocifissi dalle aule27, scatenando uno scontro politico e giuridico di vasta risonanza, e la sentenza del Consiglio di Stato che impose di ricollocare i crocifissi determinò le dimissioni della giunta nel 1908.

La posizione anticlericale dell’assessore Bellone fu criticata da chi chiedeva una più chiara politica di classe, su obiettivi capaci di incidere sulle condizioni strutturali, ma oltre alle battaglie di principio l’amministrazione socialista costruì nuove scuole, che ospitarono anche corsi per adulti, e sviluppò un’articolata politica assistenziale (refezione, fornitura di materiale didattico, aumenti di stipendio agli insegnanti).

Si ingaggiò battaglia sulle nomine dei rappresentanti nel consiglio d'amministrazione della Cassa di risparmio28, per esercitare un controllo sui tassi dei prestiti contratti dal Comune, e si avviò una trattativa per l’acquisizione di 1.600.000 mq. di terreno dei bastioni militari, in modo da permettere lo sviluppo dell’edilizia popolare e delle attività industriali e commerciali soffocate nel centro 29

Fu migliorata l’igiene pubblica con l'istituzione di bagni municipali, di un servizio di farmacia notturna, con un progetto di Ufficio di igiene, con la lotta contro il lavoro notturno.

Con le dimissioni nel 1908 originate dalla «questione dei crocifissi» si concluse la prima fase dell’amministrazione socialista nel comune di Alessandria. In un bilancio d’insieme al di là delle significative realizzazioni compiute, il governo locale della sinistra impresse ritmi più serrati alla lotta politica, riportando i contrasti di classe su un terreno più avanzato.

2 La contro-cultura: Università Popolare, Primo maggio, Camera del lavoro

Agli inizi del '900 nel movimento operaio italiano vi furono tentativi di travalicare l’ambito puramente amministrativo comunale con la fondazione di Università popolari30 e con iniziative che potremmo definire di contro-cultura nel campo dell'espressione artistica31  e del tempo libero (circoli escursionistici, “ciclisti rossi”). In questa prospettiva la lotta contro lo «sportismo»32 rappresentava lo scontro per l'egemonia tra due modi diversi di circolazione dei valori sociali, uno fondato sull'identità di classe, l’altro caratterizzato dall'associazionismo di evasione, da forme ludico-competitive (il moderno tifo) che definivano aggregazioni di massa indipendenti dalla collocazione di classe. Nell'emergere dello «sportismo» c'era il segno dell' avanzare di una modernità massificata, disgregatrice delle precedenti identità sociali e connessa con i processi di trasformazione sociale e industriale.

«Il Consiglio direttivo della Società Magistrale di Alessandria, in una sua adunanza, deliberò di prendere iniziative per l'istituzione di una Università Popolare. Nella stessa adunanza deliberava altresì di invocare l'appoggio dei capi d'istituto delle scuole superiori e dei professori. I capi d'istituto e i professori accettarono con entusiasmo l'invito a essi rivolto e nella adunanza che ebbe luogo il 14 marzo 1901 alle scuole elementari maschili, presieduta dal preside della associazione magistrale, dopo animata e serena discussione, ne approvarono il concetto e deliberarono di formare un comitato con l'incarico di studiare l'indirizzo più conveniente e il modo di mantenerlo nel campo sereno degli studi»33.

I socialisti si lamentarono che nel consiglio direttivo della costituenda Università popolare non si fosse dato spazio all'elemento operaio, sicché di popolare aveva solo il nome e fecero pressioni presso la Società Magistrale, ove eran particolarmente forti, riuscendo così a conquistarsi la maggioranza nel consiglio direttivo dell'Università Popolare, spiegando così i loro obiettivi: «Mentre facciamo voti che anche in Alessandria vi sia una Università Regia, spieghiamo cosa intendiamo per Università Popolare. Fra l'università Regia e quella Popolare non vi è alcun punto di contatto. La Regia da titoli ed è un centro di cultura molto limitato per le tasse molto elevate, ed è aperta a solo pochi privilegiati. L'Università Popolare non da titoli, non da esami, non obbliga a seguire nessun corso, ma accoglie tutti quelli che han desiderio d'istruirsi. Con una quota molto modesta che va da una lira ad ottanta centesimi, ci si può iscrivere a uno o più corsi che si articolano in otto o dodici lezioni. L'Università Popolare, gestita da noi, sarà la migliore risposta all'accusa che i socialisti riducono tutto a una questione di ventre»34.

L'Università Popolare venne poi saldamente gestita dai socialisti alessandrini per tutto il ventennio successivo, e fu uno degli strumenti più efficaci, insieme con il giornale 'L'Idea Nuova', per diffondere tra il proletariato cittadino non solo parole d'ordine ma anche quanto la cultura di sinistra era in grado di proporre: il positivismo e, soprattutto, una concezione della storia vista da un'angolatura anticlericale. La classe dirigente socialista che si viene così a formare ha la sua maturazione in una temperie culturale caratterizzata dalla fede nella scienza e nelle sue applicazioni.

La classe operaia, dopo anni che è stata tenuta ai margini della città, quando ne prende possesso, con la festa del Primo maggio 1901, offre uno spettacolo di forza e di potenza che incrina quella parvenza di razionalità collettiva su cui la borghesia alessandrina pensava di costruire la città stessa. Il giorno del Primo maggio 1901 è un giorno particolare per i proletari alessandrini, perché è la prima volta che possono festeggiare, non perseguiti dalla polizia, questa festa del lavoro: «Quel che fu pena e tormento e fu anche segno di abiezione morale - lavorare - deve trasformarsi in sana e dolce gioia. Le officine abbandonate, gli opifici e le fabbriche mute, i prati e i campi deserti, nello squallor del silenzio di ogni attività, affermano la potenza del lavoro, come l'eclisse di sole è il più mirabile documento della gloria della luce. L'astensione dal lavoro, quella che forma la principale dimostrazione del Primo Maggio, fu in Alessandria generale. Opifici, fabbriche, stabilimenti, tutti chiusi, tutto silenzioso; le vie della città formicolavano di lavoratori vestiti a festa, nella fronte dei quali brillava un raggio vivificatore di fede e di coscienza nuova. La Commissione esecutiva della Camera del Lavoro presenta al sindaco Franzinì i desiderata della classe lavoratrice. Alle nove parla, applauditissimo, alla Lega metallurgici, Paolo Sacco. Alle dieci, nel vasto salone del circolo socialista, parla Giusto Calvi, il nostro ex direttore: finita la conferenza l'immensa folla, pacificamente, si riversò in corso Roma, offrendo uno spettacolo mai visto. Nel pomeriggio oltre 5.000 manifestanti si ritrovarono nel sobborgo Orti per una scampagnata che riuscì ordinata e animatissima, e da qui si recarono ancora in piazza d'armi ove parlarono ancora G. Calvi e Paolo Sacco e il consigliere comunale Garrino per i repubblicani. Prima di chiudere la cronaca di questa gloriosa e memorabile giornata per il proletariato alessandrino - essendo la prima volta che si manifesta per il Primo Maggio senza i divieti della polizia - pubblichiamo un ordine del giorno inviateci dai socialisti anarchici alessandrini: 'I socialisti anarchici alessandrini, riuniti in fraterna bicchierata, consci del momento politico, pur non illudendosi dell'apparente tregua reazionaria, salutano il primo Maggio, Pasqua dei lavoratori, quale allenamento e preparazione allo sciopero generale35».

Presso le masse socialiste alessandrine il pensiero di Ambrogio Belloni, fondato sull'evoluzionismo e la fede nella scienza, crea un nuovo senso comune, fatto non tanto di lotte allo sfruttamento capitalistico, ma di polemica anticlericale (crocefissi tolti dalle aule, suore espulse dall'Ospedale e così via). Su “l'Idea Nuova” non compaiono solo i consueti attacchi ai preti, ma è presente anche il tentativo di far apparire il socialismo come una nuova religione capace di soppiantare il cattolicesimo.

Scrive Belloni sulla festa del Primo Maggio che paragona a quella della Madonna della Salve: «vola il tempo nell'immensità dello spazio, con una mano disseminando morte, e con l'altra spargendo semi di sostanze future. Nel suo volo incessante svia il corso dei fiumi, prosciuga i laghi, ricolma e scava le declinanti valli, solleva il fondo dei mari, sposta l'oceano, muta i litorali, fa emergere e sommergere continenti, spegne e riaccende i vulcani ... Il passato e l'avvenire, ecco le idee astratte, la festa operaia del Primo Maggio, la festa chiesastica della Madonna della Salve, ecco i fatti concreti. Il Cristo che vuol dire il buono, non comprese il patriottismo religioso di Giuda, il traditore, a cui s'inneggia in una prosa amalgamata di campanile e di arti, di potere temporale e di anno santo, di patria e di madonne miracolose. La lieta novella che svanì nell'aspirazione del regno del cielo, viene sostituita dalla nuova idea che tende alla repubblica della terra, a cui si oppongono le prebende e il patriottismo di San Pietro. La vaga concezione di una felicità sovrumana, oltrepassante i confini della vita, che conduceva a una rassegnazione subumana giustificante l'opulenza dei pochi e lo squallore dei più, si materia….. psicologiche e sociali onde formulare le leggi che costituiscono una nuova scienza, meccanica sociale. Essa sarà la fonte dell'umanità futura. All'empirismo il materialismo, alla creazione l'evoluzione, alla fede la scienza, all'individualismo il socialismo ... e avanti, sempre avanti»36.

Quella festa del Primo Maggio che avrebbe dovuto sostituire la festa della Madonna della Salve, si risolse in una grande manifestazione popolare culminata con una festa campestre sulle rive del Bormida in cui parla ancora Ambrogio Belloni.37

Pur essendo militare, il 10 aprile 1918 è riconfermato nel Direttivo della Università Popolare di Alessandria.38

Le Camere del lavoro39 erano i punti di aggregazione di una «comunità» proletaria al cui interno si definiva l'identità collettiva: “Nella Camera del lavoro, e nella Casa del popolo in cui quasi sempre aveva la sua sede, i lavoratori vedevano assai più che un semplice ufficio di difesa dei loro interessi immediati. Tutta o quasi la loro vita vi affluiva e vi si concentrava: là si passava la domenica, là si acquistava nello spaccio cooperativo per non  portare il denaro ai “borghesi”, là si correva alla prima notizia che turbava o esaltava gli animi, come nel Medioevo  al Palazzo del Comune o alla Cattedrale. Si creava così, nel mondo ostile e contro di esso, una specie di “corpus separatum” che a poco a poco avrebbe dovuto includere il restante territorio dov’erano posti i capitali della speranza, i presentimenti di un nuovo ordine sociale che a poco a poco si accrescevano, si precisavano”.40

Gli organismi dirigenti della Camera del Lavoro di Alessandria41si rivolgono al comune per ottenere un sussidio, motivando la richiesta con l'argomento di stare svolgendo, nei confronti dei lavoratori, la stessa funzione di tutela che esercitano la Camera di Commercio nei confronti dei commercianti e industriali, e i Comizi Agrari nei confronti degli agricoltori. La giunta liberale per timore di apparire reazionaria nei confronti di un movimento che acquista ogni giorno forza e consensi, propone al Consiglio comunale un sussidio annuo di lire cinquecento con le seguenti motivazioni: «Confidando che il patrocinio degli interessi dei lavoratori, quale si propone la Camera del Lavoro, debba sempre, in giusta misura, contemperarsi e armonizzarsi con quello delle altre classi sociali, e che essa cooperi per accordare pacificamente le divergenze che potrebbero sorgere tra capitale e lavoro ... Visto il sussidio annuale già concesso al Comizio agrario, istituzione per verità, di natura tecnica più che sociale, ma che pure si compone essenzialmente di proprietari e di conduttori di fondi, onde il sussidio municipale potrebbe avere l'apparenza di devolversi a loro vantaggio ... ritenuto che il Municipio non ha locali disponibili e che d'altra parte non sarebbe confacente all'indole sua di dare veste quasi ufficiale a una istituzione di classe, per quella parità di trattamento coi diversi ordini di cittadini, delibera di concedere alla Camera del lavoro lire 500, come già si concesse al Comizio Agrario»42.

L'elargizione di questo modesto contributo costituisce un importante riconoscimento delle funzioni sociali della neonata Camera del Lavoro. Questa, anche se non potrà, per sua natura, rimanere equidistante tra capitale e lavoro, com'era negli auspici dei liberali alessandrini, rafforzerà una migliore dialettica sociale tra le diverse forze presenti in città.

Il segretario della Camera del Lavoro Mombello tenta di tener separata l'azione sindacale da quella politica, restando fuori dalle lotte di corrente, e avvia un rapporto con la borghesia industriale non più basato sulla contrapposizione frontale, che si romperà però presto con lo sciopero generale del 1904.

La modernizzazione in città ha creato, come afferma Belloni intervenendo nella discussione del bilancio del 1903 in Consiglio comunale, un numero di proletari elevato: 6.000. Di questi seimila operai Belloni afferma che la metà è iscritta alla Camera del Lavoro, l'altra metà non è invece sindacalizzata. Da questa situazione Belloni, che nella discussione del bilancio chiede un aumento del contributo alla Camera del Lavoro, fa derivare la crisi che essa sta attraversando.

Ma la crisi della Camera del Lavoro è dovuta anche al fatto che, sotto la guida di Mombello, «senza più poter contare sull'appoggio del partito socialista, incapace di accattivarsi le simpatie degli industriali, abbandonata dai lavoratori, la Camera del Lavoro era allo sbando. La Commissione esecutiva, d'altra parte si mostrava incapace di prendere in mano la situazione. La palla tornava inevitabilmente al Partito Socialista, che gestì con decisione il difficile momento dell'organizzazione sindacale». 43

Il Partito socialista richiamò Paolo Sacco, trasferitosi a Genova nel 1902 per dirigere la Federazione Nazionale dei Lavoratori del Mare, che prese le redini della Camera del Lavoro, aumentandone gli iscritti, ricompattando le sue fila e portando uniti i lavoratori alessandrini al grande sciopero generale del settembre 1904.

La riuscita di questa prima prova di forza mette le basi per la riscossa dei socialisti alessandrini, che si mobilitano per le elezioni politiche del novembre 1904 sostituendo G.B. Casorati con Gino Galliadi, segretario della federazione ferrovieri di Cremona, che denuncia la situazione di debolezza organizzativa: «L'esperimento delle piccole camere del Lavoro, con due o tre leghe e poche centinaia di organizzati è stato disastroso: questi organismi camerali invece di organizzarsi e fortificarsi, vanno spegnendosi per consunzione. Noi dobbiamo ostacolare il cammino dell'organizzazione confessionale che i clericali tentano d'istituire nella nostra Provincia, noi dobbiamo integrare l'azione di resistenza con l'azione cooperativa e mutua».

Ercole Ferraris ad Alessandria fu nominato, nel 1902, segretario della Camera del lavoro, carica che tenne per alcuni anni e che gli fu riconfermata nel 1912.

Sotto l'impulso del giovane segretario si concentrano le leghe e le piccole Camere del Lavoro44 nell'unica organizzazione della Camera del Lavoro Provinciale, che cerca di ritessere la tela di una organizzazione di classe forte non solo nelle isole tradizionali dei cappellifici.



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