Il danno esistenziale nella giurisprudenza post 26972/08 aggiorn



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IL DANNO ESISTENZIALE NELLA GIURISPRUDENZA POST 26972/08 (aggiorn. 10 settembre 2010)” – Paolo CENDON

-  Cass. Civ., sez. lavoro, 30 dicembre 2009, n. 27888, pres. Sciarelli, rel. Nobile, secondo cui  - con riferimento a  un caso di dequalificazione lavorativa -   “il danno esistenziale (che a seguito di Cass. 26972/2008 cit. non ha una sua autonomia concettuale, ma e' un elemento da considerare, ove ricorra il presupposto della sua "serietà'", nel danno non patrimoniale, e che e' da intendere come ogni pregiudizio, di natura non meramente emotiva ed interiore, ma oggettivamente accertabile, provocato sul fare reddituale del soggetto, che alteri le sue abitudini e gli assetti relazionali propri, inducendolo a scelte di vita diverse quanto all'espressione e realizzazione della sua personalità' nel mondo esterno) va dimostrato in giudizio con tutti i mezzi consentiti dall'ordinamento, assumendo peraltro precipuo rilievo la prova per presunzioni, per cui dalla complessiva valutazione di precisi elementi dedotti (caratteristiche, durata, gravità', conoscibilità' all'interno ed all'esterno del luogo di lavoro dell'operata dequalificazione, frustrazione di precisate e ragionevoli aspettative di progressione professionale, effetti negativi dispiegati nelle abitudini di vita del soggetto) si possa, attraverso un prudente apprezzamento, coerentemente risalire al fatto ignoto, ossia all'esistenza del danno”

- Cass., sez. III, 31 marzo 2009, n. 7875, pres. Vittoria, rel. Massera, che ha confermato la condanna di 10.000 euro inflitta al proprietario del bar, in relazione alle immissioni moleste subite da alcuni condomini fiorentini, i quali per lungo tempo si erano visti costretti a subire gli effetti fastidiosi e insalubri del fumo passivo di sigarette, e obbligati in particolare a tenere chiuse le finestre, anche in piena estate, per salvaguardare il proprio benessere (si legge a un certo punto nella motivazione: “… la sentenza impugnata ha descritto le conseguenze delle lamentate immissioni sul modo di vivere la casa dei danneggiati e questo individua ciò che può essere liquidato come danno non patrimoniale”, e va sottolineato come la condanna pronunciata dalla Corte territoriale fosse proprio a titolo di “danno esistenziale”).

- Cass. sez. lav., 19 dicembre 2008, n. 29832, pres. est. Ianniruberto, in materia di lavoro, in cui si ribadisce, riprendendo per intero le indicazioni di Cass. S.U. 6572/06, come il danno esistenziale patito dal lavoratore demansionato, pur rientrante nominalmente entro il danno non patrimoniale, sia per se stesso risarcibile.

Fra le pronunce di Corti d'appello:



- App. Reggio Calabria, sez. civ., 19 novembre 2009, n.750, pres. Epifanio, est. Iannello, che sottolinea come le sentenze del novembre 2008  delle Sezioni Unite - chiamate a pronunciarsi sulla configurabilità o meno del danno esistenziale quale categoria di danno non patrimoniale distinta dal danno biologico e dal danno morale - abbiano dato una risposta negativa “su di un piano concettuale, non pienamente negativa, invece, se si guarda alla sostanza”,  e precisa, subito dopo, come una corretta interpretazione dei concetti espressi dalla Cassazione non possa indurre a ritenere che le sofferenze morali ed i pregiudizi esistenziali non costituiscano più un danno risarcibile, né che il ristoro di esse debba intendersi ricompreso nella liquidazione del danno biologico, secondo i parametri standard utilizzati per quest’ultimo.  (Nella ricostruzione operata dai magistrati di Reggio Calabria, il danno esistenziale continuerà a doversi risarcire tanto in presenza, quanto in assenza di reato: a) nella prima ipotesi, affermata la risarcibilità del danno non patrimoniale nella sua più ampia accezione, anche il pregiudizio non patrimoniale consistente nel non poter fare, dunque il danno esistenziale, sarà risarcibile; b) nella seconda ipotesi, ed al di fuori dei casi determinati dalla legge, i pregiudizi di tipo esistenziale saranno risarcibili purché conseguenti alla lesione di un diritto inviolabile della persona, diverso dall’integrità psico-fisica: così, ad es., nei casi di perdita del congiunto o di illecito che, cagionando ad una persona coniugata l'impossibilità di rapporti sessuali, sia immediatamente e direttamente lesivo del diritto dell'altro coniuge a tali rapporti).

- App. Roma, sez. I civ., 23 febbraio 2009, n.847, pres. Redivo, est. Bochicchio, che, con riguardo al caso di un medico ginecologo in servizio presso una azienda ospedaliera, il quale aveva chiesto la condanna del datore di lavoro al risarcimento dei danni conseguenti a contagio da virus HIV (occorso per uno schizzo di sangue che aveva colpito al volto il sanitario, in occasione d'intervento chirurgico), e aveva poi, in grado di appello, lamentato l'inadeguato riconoscimento del danno non patrimoniale, per mancato ristoro del pregiudizio da demansionamento e perdita di qualificazione professionale, qualificato come “danno esistenziale”, concorderà circa la necessità di una valutazione finale estesa anche dell'ulteriore voce di danno, quello esistenziale da dequalificazione professionale, da risarcirsi, nella fattispecie, utilizzando lo strumento dell'incremento percentuale del danno biologico "tabellare", riconosciuto dal giudice di primo grado. (In concreto, tenuto conto della gravità non modesta della lesione del diritto del ginecologo ad esplicare la sua personalità nella formazione sociale lavorativa ospedaliera, la Corte ha giudicato congruo incrementare del 40% l'importo di Euro 71.913,00, calcolato in primo grado a titolo di danno biologico, per un importo aggiuntivo di Euro 28.765,20 e un ammontare complessivo di Euro 100.678,20).

- App. Firenze, sez. II civile, 29 gennaio 2009, n. 113, pres. Bellagamba, est. Romagnoli,
che ha risarcito al marito della vittima di un tragico sinistro stradale “il risarcimento del danno non patrimoniale c.d. esistenziale”, quantificato in via equitativa nella somma di 70.000 Euro. Secondo la Corte territoriale, infatti, le gravi lesioni subite dalla danneggiata nella fattispecie, ed “in particolare la compromissione del patrimonio psichico, impedisce l'esplicazione del suo ruolo nell'ambito del rapporto coniugale, e quindi risultano lesi i diritti inviolabili e rilevanti costituzionalmente della famiglia, e compromessi dalla grave invalidità (…) ben oltre la soglia minima entro la quale non è ammissibile il risarcimento in ossequio al principio di tolleranza. Pertanto, in applicazione dei principi stabiliti dalla recente Cass. S.U. 26972/2008, sicuramente spetta al B. il risarcimento del danno non patrimoniale c.d. esistenziale”.

- App. Roma, 16 dicembre 2008, pres. Cataldi, rel. Leone, che in relazione al danno biologico patito da una donna, rimasta esposta al fumo passivo sul luogo di lavoro (una banca), ha riconosciuto l’astratta rilevanza della componente esistenziale del danno biologico, pur non ammettendone in concreto il risarcimento per mancata allegazione e prova specifica (“Una autonoma rilevanza ed individuazione della componente esistenziale nel danno subito, per essere singolarmente considerata, avrebbe dovuto essere più specificamente allegata e provata dalla stessa lavoratrice”).

- App. Perugia, 24 novembre 2008, pres. est. Matteini Chiari, che ha stabilito un risarcimento di 55.000 euro per l’insieme dei danni non patrimoniali subiti da una bambina di quattro anni la quale, mentre si trovava presso l’abitazione del padre all’interno del cortile di una villa appartenente ad altro proprietario, era stata improvvisamente aggredita da un cane pastore maremmano, con conseguenti lesioni fisiche gravi ed un “danno alla vita di relazione e danno morale di rilevante incidenza”. (Rimarcano i giudici di merito, a proposito dei fatti di causa, essere “fuori di ogni dubbio che … sia derivata significativa compromissione delle attività realizzatrici di Y., essendo stato seriamente ‘inciso’ il sereno svolgimento della sua vita, allora e tuttora in divenire”: con riguardo alla “degradazione” delle sub-voci del danno non patrimoniale operata dalle S.U. nella 26972 e pronunce collegate, sottolineano come essa “rilevi unicamente sul piano nominale”, posto che “costituisce dato certo ed inoppugnabile che ai fini liquidatori tutti i pregiudizi debbano venire in rilievo, al fine di garantire il risarcimento integrale”; evidenziano poi che le citate pronunce “non determinano, dunque, in tale interpretazione, una deminutio di tutela, bensì una visione prospettica di questa diversa”; insistono che “allorché l'evento lesivo produca conseguenze pregiudizievoli sia sull'integrità psico-fisica, sia ancora sulla sfera dinamica della persona, la voce di danno da liquidarsi sarà, pur sempre, quella biologica ma con una personalizzazione doverosa, tale da coprire entrambe le faglie sofferenziali (quella biologica statica e quella biologica dinamica, ovverossia esistenziale) “.

Nei  Tribunali:



- Trib. Padova, 30 luglio 2010, pres. Rubbis, est. Mancuso, che risarcisce con 1.500,00 euro. il danno esistenziale subito da una scolaretta - iscritta presso una scuola primaria statale - la quale, nonostante genitori della ragazza avessero optato per lo svolgimento di attività didattiche alternative all’insegnamento della religione cattolica, si era vista costretta a fermarsi per alcuni mesi nell’aula della propria classe durante lo svolgimento delle lezioni di religione cattolica, e solo più tardi era stata destinata, in seguito a formale diffida avanzata dai genitori, in classi parallele ove si tenevano gli insegnamenti curricolari previsti per le stesse. (Così i giudici: “Se dunque presupposto del danno non patrimoniale è la lesione di valori inerenti alla persona costituzionalmente protetti, trova in esso indubbiamente collocazione la vecchia figura del danno esistenziale, elaborata da dottrina e giurisprudenza per dare ristoro ai danni incidenti sulla sfera esistenziale della persona. Questi danni, in base alla statuizione delle citate sezioni unite della Cassazione, possono oggi trovare ristoro purché comportino una lesione apprezzabile del valore costituzionale della persona, in un'ottica di contemperamento fra la tolleranza a determinate tipologie di danni c.d. bagatellari, dovuta in base al costume sociale, e la solidarietà, che impone il risarcimento dei danni incidenti seriamente sul valore persona”).

- Trib. Treviso, sez. dist. Conegliano, 11 gennaio 2010, g.u. Deli, che, nel risarcire  il danno morale e il danno esistenziale patiti da una donna diventata incontinente a seguito di un errore medico, si sofferma con particolare accuratezza nell’analisi delle umilianti conseguenze di tipo relazionale-quotidiano accusate dalla vittima, giungendo a un ‘ampia personalizzazione del’ammontare complessivo.

- Trib. Lecco, 9 novembre 2009, g.u. Noccelli, che, con riguardo alla vicenda della nascita di un figlio affetto da una grave patologia congenita, in cui stati accertati errori diagnostici ed omissioni da parte dei sanitari - nel corso del giudizio era emerso, in particolare, che un ulteriore e corretto controllo ecografico avrebbe potuto evidenziare la presenza di malformazioni sintomatiche di una patologia congenita, sicché la donna avrebbe potuto scegliere se continuare o meno la gravidanza - , liquida in favore della donna sia un danno biologico/psichico (stimato in € 11.880,00 secondo i criteri di calcolo indicati nelle tabelle Milanesi), sia un danno morale (liquidato equitativamente in € 11.880,00, ovvero con diretto riferimento ai criteri di calcolo del danno alla salute), sia un danno esistenziale (anch'esso liquidato, sempre utilizzando quale parametro di riferimento il danno biologico, con la somma di € 11.880,00)

- Trib. Messina, 11 settembre 2009, g.u. Russo, che risarcisce nella misura di 5.000 euro ciascuna il danno esistenziale sofferto da due ragazze che, per anni  di seguito, si erano viste trascurare sotto il profilo morale e patrimoniale dal proprio padre. (Così la motivazione: “Si tratta invero di una voce di danno di cui è semplice percepire la consistenza e la incidenza: una relazione familiare prima esistente e che quindi arricchiva l’individuo sotto il profilo personale (ed anche economico) viene meno e quindi si può presumere secondo l’id quod plerumque accidit una modificazione in peius della vita del soggetto, non limitata al momento del dolore, ma anche proiettata nel futuro in quanto viene meno l’apporto, l’affetto la cura e l’assistenza che aiutano l’individuo a realizzarsi nel suo complessivo percorso esistenziale … L’assenza del genitore, che consapevolmente ometta il riconoscimento e comunque l’adempimento dei doveri derivanti dalla procreazione può quindi venire in evidenza sotto un duplice profilo: il danno economico ed il danno esistenziale. In diverse occasioni i giudici di merito hanno evidenziato che la consapevolezza di non essere mai stati desiderati come figli determina danno esistenziale per “ l'immotivata e dolorosa privazione di un apporto che la nostra Carta fondamentale garantisce pienamente all'art. 30” ed ancora che indipendentemente dagli aspetti morali, i pregiudizi relativi alla perdita della prospettiva di un inserimento sociale e lavorativo adeguato alla classe socio-economica di appartenenza del padre, sono ricollegabili al deficit non solo di apporti finanziari ma anche di quei consigli, di quei suggerimenti, di quel sostegno morale tali da favorire la formazione di una personalità, di una cultura, di una capacità di intrattenere relazioni sociali di alto livello, direttamente ricollegabili al patrimonio morale e culturale della famiglia paterna”).

- Trib. Ord. Venezia, Sez. III Civ., 3 agosto 2009, g.u. Simone, che in un caso di malpractice medica ad opera degli addetti alla sala parto dell’Ospedale civile di Venezia, ossia con riguardo alla venuta al mondo di un bambino con gravi malformazioni psicofisiche (stanti una serie di errori tecnici commessi dai sanitari al momento della nascita), sottolinea - nell’ambito di un risarcimento di oltre tre milioni di euro complessivi, corrisposto sia al bambino sia i suoi genitori, in relazione alle diverse voci di danno patrimoniale e non patrimoniale - che “al di là degli schemi classificatori (le categorie sono strumento di lettura dei fenomeni e non viceversa, in tale senso già prima delle Sezioni Unite del 2008, v. Cass. 22884/2007), è indubitabile che all’interno del danno non patrimoniale (dove da oltre un lustro, si ripete, è stata fatta confluire la voce danno alla salute) oltre al pretium doloris connesso al danno morale, tradizionalmente legato ai fatti di reato, ed al danno biologico esiste un vasto territorio di pregiudizi non bagatellari, non idiosincratici o da disappunto, che attentano ai diritti della persona di indubbio rilievo costituzionale. Ebbene a questi pregiudizi, filtrati attraverso il crivello costituzionale, pare doveroso offrire un adeguato ristoro”.

- Trib. Roma. 30 luglio 2009. g. Cartoni, che, con riferimento a un caso di uccisione di un familiare a seguito di un incidente stradale, riconosce - pur non ammettendone la risarcibilità in concreto, al favore del figlio minore richiedente, per mancata fornitura della correlativa prova - la figura del “danno esistenziale, considerato non come categoria autonoma, ma come figura individuata ai fini meramente descrittivi di un particolare aspetto del danno non patrimoniale. Tale danno, come è noto, consiste in un pregiudizio di natura non meramente emotiva ed interiore, ma permanente, oggettivamente accertatale e provocato sul fare areddittuale del soggetto, il quale altera le sue abitudini di vita e gli assetti relazionali che gli erano propri, inducendolo a scelte di vita diverse quanto alla espressione e realizzazione della sua personalità nel mondo esterno”. (Così prosegue la motivazione: “Tuttavia la prova della lesione di un diritto fondamentale dell'individuo non è sufficiente a giustificare il risarcimento, costituendo la stessa un semplice indizio di danno, il quale deve essere dimostrato. In sostanza, è necessario fornire il concreto riscontro del carattere permanente del pregiudizio, risolvendosi, altrimenti, lo stesso in un "pati" transitorio risarcibile sotto il diverso profilo del danno morale. Infatti, il danno morale è essenzialmente un sentire, mentre i danno esistenziale è piuttosto un non poter più fare, un dover agire altrimenti, l'uno attiene per sua natura alla sfera dell'emotività e l'altro concerne il modo di estrinsecarsi e nessuna incidenza sullo stesso è stata compiutamente provata. In particolare, in caso di lesione o morte di un congiunto, e dunque delle relazioni familiari, deve essere provato che l'evento lesivo abbia inciso in maniera continuativa sulla sfera qualitativa dell'esistenza quotidiana di colui che lamenta il danno esistenziale”).
V. ancora, per una riaffermazione in generale della vitalità della categoria del danno esistenziale, da parte di questo stesso giudice, Trib. Roma, 1 dicembre 2009, n. 10413, g. Cartoni.

- Trib. Reggio Cal., 15 luglio 2009, g.l. Morabito, che risarcisce espressamente il danno esistenziale da demansionamento, sottolineando come – seppur su un piano generale il risarcimento del danno non patrimoniale complessivamente liquidabile sia uno ed uno solo, secondo l’assunto delle Sezioni Unite - tale risarcimento sia frutto di più componenti, anche molto diverse fra loro, magari non frazionabili all’esterno (non sarebbe quindi possibile riconoscerle come autonome “voci” di danno, separabili e scomponibili), e tali tuttavia da presentarsi “come componenti dell’unico risarcimento globale e complessivamente liquidabile. Componenti delle quali non potrebbe omettersi la menzione e le ragioni di determinazione, almeno nel corpo della motivazione con cui si riconosce il ristoro totale; a prezzo, in caso contrario, di privare le parti di ogni verifica sul procedimento logico di determinazione di esso, sottraendo la liquidazione ad ogni obbligo di motivazione e di controllo dell’operato del giudice, di cui non sarebbe in alcun modo verificabile l’eventuale arbitrarietà delle determinazioni”.

- Trib. Roma, 6 luglio 2009, g.u. Battisti – Con riguardo al caso di una gestante alla 31ma settimana di gravidanza, che, ricoverata in preda a gravi contrazioni uterine, a causa del ritardo negligente con cui i sanitari erano intervenuti, aveva perso il feto, e subito conseguentemente una grave trombroflebite con embolia polmonare, risarcisce separatamente due voci: (a) il danno biologico della donna (inteso come “modificazione peggiorativa dello stato somato-psichico ed esistenziale, comprensivo di tutte le funzioni vitali, culturali, sessuali, ricreative, estetiche volte all’esplicazione della personalità umana negli ambienti sociali in cui normalmente l’individuo opera indipendentemente da un effettivo pregiudizio alla capacità di guadagno”), personalizzato al di là delle tabelle - che avrebbero condotto ad una liquidazione di circa quindicimila euro - con un’attribuzione complessiva di ventimila euro (“Il danno biologico … va liquidato equitativamente dovendo determinarsi l’equivalente monetario di un valore umano insostituibile quale è il “benessere” perduto”); e (b) – seconda voce di natura non patrimoniale, caratterizzantesi in senso natura prettamente esistenziale, oltre che morale - il danno da perdita del nascituro, commisurato dal giudice in 50.000 euro.

- Trib. Venezia 14 maggio 2009, pres. Gionfrida, rel. Simone, che in una fattispecie di responsabilità endofamiliare, con riferimento ai malanni patiti da una moglie costretta per mesi a fare da badante alla suocera inferma, mortificata sotto vari profili affettivo-coniugali, tradita in malo modo dal marito per mesi di seguito, maltrattata anche verbalmente nelle carte del processo di separazione, risarcisce in termini autonomi e separati i due capitoli del “pregiudizio di natura psichica temporaneo”, per un importo specifico di € 14.016, e della “compromissione della sfera relazionale di carattere permanente”, con “riferimento alla lesione della sfera della dignità” - di cui si considera selbstverständlich il connotato di “inviolabilità”, tanto caro alla 26972/08 - per un importo specifico € 7.265,25. (Cosi la motivazione: “Se al cospetto di un fatto illecito colposo lesivo della salute il profilo del pregiudizio di carattere morale può essere preso in considerazione come incremento percentuale della componente biologica, in presenza di forme di attentato dell’integrità morale connotate dall’agire deliberato è ben possibile apprezzare in modo autonomo detto pregiudizio, che nel caso di specie si è tradotto in una riduzione della sfera sessuale.)

- Trib. Genova, 4 maggio 2009, g.u. Scarzella, che risarcisce con la somma di € 1.500,00 ciascuno il danno esistenziale (ravvisato nell’impossibilità di sostenere l’esame di maturità e, in particolare, nel vulnus al percorso di studi intrapreso, con la prospettiva di dover compiere ulteriori sforzi per la relativa preparazione) a due studenti, i quali si erano rivolti a una società al fine di reperire un Istituto scolastico presso il quale sostenere l’esame di maturità, e - dopo aver effettuato l’iscrizione presso la scuola individuata - non avevano potuto sostenere l’esame stesso, stante il mancato ottenimento dall’Istituto della la c.d. parità scolastica, per carenza dei necessari requisiti, ad opera del Ministero.

- Trib. Salerno, 13 gennaio 2009, g.u. Di Stasi, che risarcisce - con la somma di € 4.000,00 per ciascun coniuge – il danno lamentato da due coniugi in quali avevano acquistato, in occasione del viaggio di nozze, un pacchetto turistico “tutto compreso” per un soggiorno di quindici giorni in Thailandia, e che, giunti nel cottage indicato dal tour operator, avevano constatato come lo stesso fosse collocato davanti ai motori dell'aria condizionata che alimentavano l'intero complesso alberghiero, nonché in prossimità delle prese d’aria di cucina e lavanderia, col risultato - dopo aver trascorso tre notti insonni per l’ininterrotto disturbo acustico - di venire trasferiti presso un’altra struttura la quale, tuttavia, era in fase di totale ristrutturazione e palesemente inidonea alla ricezione di ospiti, donde per la coppia la necessità di condividere l'uso della struttura stessa, della spiaggia e della piscina con gli operai (ed i mezzi) dell'impresa edile, i quali si alternavano in tre turni di otto ore ciascuno, lavorando anche di notte con l'ausilio di luce artificiale. (Così la motivazione: “La copertura normativa del danno non patrimoniale subito dagli attori va rinvenuta nell'art. 2 della Costituzione, in quanto trattasi di danno arrecato in violazione del diritto costituzionalmente garantito ad esplicare la propria personalità anche in vacanza, intesa quale luogo privilegiato di ricreazione e rigenerazione della persona, oltre che di manifestazione delle sue attività realizzatrici, specie se connesse ad un'esperienza cosi emotivamente significativa nel percorso di vita di una persona come il viaggio di nozze”).

- Trib. Milano 30 gennaio 2009, g.u. Zoia, che, in relazione alle lesioni patite da un giovane giocatore di basket, infortunatosi contro una vetrata, collocata per negligenza della società sportiva a troppo breve distanza rispetto al campo di gioco, risarcisce una voce autonoma di alcune migliaia di euro, in aggiunta al danno biologico, e ciò con riguardo sia alle sofferenze patite sia alle ripercussioni di ordine sportivo/relazionale. (Così la motivazione: “Sotto il profilo del danno non patrimoniale, diverso dal biologico, va tenuto conto della particolare sofferenza cagionata al giovane atleta da un evento tanto serio e cruento, che all’improvviso e forzatamente lo allontanava per mesi dalla normale pratica agonistica e dagli studi intrapresi, caricandolo di ansie e comprensibili patemi in relazione alle proprie effettive capacità di recupero. Lo stesso ha riferito di avere potuto riprendere la pratica del basket solo nell’inverno successivo, anche se con minor rendimento e non più assegnato a titolare della squadra. Se la sua opinione circa la ritenuta incidenza negativa dell’infortunio sulla propria “carriera” sportiva … non ha in atti ulteriori oggettivi riscontri, tuttavia, come lo stesso C.T.U. ha avuto modo di sottolineare - cfr. “…è però attendibile che la transitoria defaillance fisica abbia negativamente influito sui “risultati” sportivi ottenuti dal sig. Di Nardo Andrea, soprattutto in termini di competitività con gli altri giovani - è verosimile ritenere che l’incidente in questione, per le modalità di verificazione, per il lungo iter clinico che lo ha contraddistinto e per i postumi che gli ha lasciato, lo abbia sensibilmente segnato. Si stima equo liquidare per tale voce di danno non patrimoniale, comprensivo della sofferenza transeunte e di ogni altro pregiudizio connesso alla forzosa compressione che l’infortunio ha cagionato allo sviluppo del suo impegno nell’attività sportiva praticata, la somma di complessivi € 6.000,00 al valore attuale”).

- Trib. Trieste, 15 dicembre 2008, g.u. Carlesso, che, in relazione al danno non patrimoniale gravante sulla moglie di un tecnico addetto alla manutenzione delle infrastrutture autostradali, deceduto a seguito di un infortunio sul lavoro dopo dodici giorni di agonia, dispone un risarcimento complessivo di 300.000 euro, per la varie sofferenze e compromissioni patite dalla moglie stessa. (Si sottolinea in particolare nella sentenza “la sofferenza per la impossibilità di vivere con la persona amata la realizzazione e la condivisione di un progetto globale di vita; al di là della descrizione, denominazione o etichetta che si voglia dare a queste diverse componenti del danno alla persona, la quantificazione del danno non patrimoniale non può prescindere dalla considerazione di ciascuno di questi aspetti e di tutti nella loro valutazione unitaria”).

- Trib. Venezia, 31 gennaio 2009, n. 292, g.u. Guerra, che, con riferimento ai danni non patrimoniali subiti da un bambino di 10 anni (il quale su una spiaggia, data in concessione della società che aveva locato alla famiglia il bungalow dove venivano trascorse le ferie, si era punto con una siringa abbandonata), nonché dai suoi genitori, danni corrispondenti ai fastidi e allo stress dopo che il medico aveva consigliato di sottoporre il bambino ad esami clinici, per accertare che la detta puntura non lo avesse contagiato con i virus dell’ HBV, HCV e HIV. (situazione destinata a protrarsi per almeno un anno, periodo di tempo necessario al fine di risultati clinici certi e definitivi), ha ammesso un importo di 2500 euro per ciascun genitore e di 1000 per il figlio.



- Trib. Ariano Irpino, 1 dicembre 2008, est. Rizzi, che, con riguardo a un caso di danno differenziale in materia di lavoro, sottolinea che se è vero “che il ristoro del pregiudizio patito deve essere integrale e che questo è uno dei principi cardine della sentenza delle sezioni unite; se è vero che tale ristoro integrale, in presenza di danno biologico e, dunque, di lesione psico– fisica medicalmente accertata, deve essere garantito attraverso una personalizzazione ed un conseguente adeguamento del danno; se è vero, infine, che il danno biologico tutela la salute, diritto inviolabile garantito dall’art. 32 della Cost. e che il danno morale è posto a presidio dell’integrità morale della persona, diritto parimenti inviolabile e garantito dall’art. 2 della Cost., stante la diversità non categoriale ma ontologica di tali voci di danno in considerazione della diversità dei beni protetti, il ristoro tanto potrà essere integrale in quanto tenga conto di tutti gli aspetti e voci di danno direttamente ricollegabili a diritti costituzionalmente tutelati. E’ evidente, inoltre, che eguale discorso può farsi quanto al danno esistenziale del quale allora le sezioni unite non hanno decretato la fine”.


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