Il decadentismo verso la crisi



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Principali esponenti (alcuni in senso piuttosto lato) dell'ermetismo:

  • Giuseppe Ungaretti

  • Eugenio Montale

  • Salvatore Quasimodo

  • Alfonso Gatto

  • Mario Luzi

  • Leonardo Sinisgalli

  • Vittorio Sereni

  • Sergio Solmi

  • Carlo Betocchi

  • Alessandro Parronchi

  • Giorgio Caproni

Eugenio MONTALE

La vita

Nasce a Genova il 12 ottobre del 1896, ultimo di sei figli. Il padre Domenico, detto Domingo, originario di Monterosso, dove ha una villa, è contitolare di una ditta di importazione di acqua ragia e prodotti chimici con ufficio nel centro storico di Genova. Intelligenza precoce e piena di curiosità, Montale, a causa della salute malferma, viene indirizzato dalla famiglia alle scuole tecniche, dove consegue l'aborrito diploma di ragioniere. Intanto prende lezioni di canto presso l'ex baritono Ernesto Sivori; canta bene, ha talento, ma la carriera in campo musicale non prosegue a causa del suo temperamento timido e introverso. Si esibirà soltanto per gli amici. Partecipa alla prima guerra mondiale e va come volontario al fronte. Frequenta gli ambienti letterari fiorentini, in particolatre il caffè delle Giubbe Rosse. Nel 1927 conosce Drusilla Tanzi, sposata al critico d'arte Matteo Marangoni. Di dieci anni più anziana di lui, affettuosamente soprannominata "Mosca", di intelligenza vivace, ebbe una relazione duratura e affettuosa col poeta, che la sposerà nel 1963. Nel 1932 Montale si innamora della scrittrice americana Irma Brandeis, che diventerà una sua importante musa ispiratrice (l'angelicata Clizia della Bufera). La Mosca minaccia di suicidarsi e induce il poeta, avvilito, a lasciare l'amante. Nell'ottobre del 1938 muore la sorella Marianna, cui il poeta era legato da profondo affetto. Nel 1948 lavora come redattore al Corriere della Sera. Nel 1975 gli viene conferito il premio Nobel per la letteratura. Muore a Milano il 12 settembre del 1981.



Opere

Ossi di seppia (1925); Le occasioni (1939); Finisterre (1943); Quaderno di traduzioni (1948); La bufera e altro (1956); Farfalla di Dinard (1956); Xenia (1966; Auto da fè (1966); Fuori di casa (1969); Satura (1971); Diario del '71 e del '72 (1973); Sulla poesia (1976); Quaderno di quattro anni (1977)

La carriera poetica di Montale avviene senza quelle fratture estetiche e ideologiche che abbiamo conosciuto in Ungaretti.


Con Ossi di seppia ci presenta una poesia, aliena da retoriche e da certezze, umile, lontana dal linguaggio magniloquente allora in voga, una poesia che è in primo luogo espressione di negatività. 
Significativo che la sua prima raccolta di versi venga pubblicata da Piero Gobetti, intelligente direttore de La rivoluzione liberale e dichiarato nemico del regime fascista, che arriverà a sopprimerlo.

Il lessico di Ossi di seppia mira a una naturalistica precisione, accoglie dialettalismi, gerghi specialistici, tecnicismi. Si tratta di una poesia di tono dimesso, che può far pensare a Pascoli o a Gozzano.


Il paesaggio ligure raffigurato è alieno da ogni seduzione turistica, ma è colto invece nella sua asprezza, nel suo dimesso squallore.

Montale si serve del linguaggio e del paesaggio per manifestare il proprio mondo interiore, abitato da una cupa angoscia esistenziale, dal fermo rifiuto di ogni facile consolazione, dalla consapevolezza del "male di vivere", dalla coscienza dello "scacco", dalla consapevolezza che l'uomo è sconfitto, alla mercé di determinazioni di cui gli sfugge il senso.


La poesia non può indicare la strada per uscire da questa situazione di crisi; la poesia può e sa essere soltanto consapevolezza della negatività, del mancato realizzarsi dell'uomo, l'accettazione di una sconfitta.



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