Il decadentismo verso la crisi


I successivi approfondimenti



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I successivi approfondimenti

Le occasioni rappresentano un approfondimento e un ampliamento dei temi montaliani. Vi compare la memoria; la lucida constatazione del male di vivere trova qui ulteriori motivi ed esemplificazioni. Anche in questo nuovo paesaggio si avverte lo stesso senso di precarietà, lo scacco e l'angoscia di prima: la memoria e il passato non offrono ancore di salvezza; i volti, i ricordi e le occasioni si dissolvono irreparabilmente.
Montale, per la sua consapevolezza autocritica, per la sua formazione etica, evita nella sua poesia gli abbandoni sentimentali o diaristici per tendere, invece, a metafisiche significazioni, accedendo a una dimensione simbolica.
Da ciò derivano il suo ermetismo e la nostra difficoltà di lettura.

Ne La bufera, alcuni critici sarebbero tentati di scorgervi una svolta, delle novità sostanziali, mentre in verità si tratta di approfondimenti di motivi precedenti.


Sembra insinuarsi una combattuta, problematica tensione verso il trascendente, che si conclude, però, con la sostanziale, ferma accettazione di un destino non riscattabile da alcuna fede.
In alcuni riferimenti ad un preciso tempo storico sembrerebbe che Montale tenti di storicizzare il male di vivere. Ma si tratta di rare occasioni e di sporadici accenni. La dimensione preferita dal poeta rimane quella metafisica, non quella storica.

In Satura compaiono novità stilistiche, in particolar modo riguardanti il linguaggio che si fa più comprensibile. Si avverte una maggiore tendenza alla quotidianità, alla prosasticità, all'ironia anche violenta.

L'ultima produzione poetica di Montale è connotata dalla virtuosistica musicalità del verso e dal gusto per il gioco verbale, a volte fine a se stesso.

Notevoli e apprezzate le prose di Montale, ora critico letterario (e traduttore) di grande e sicuro acume, ora fustigatore della odierna società dei consumi e dello spettacolo.

Non chiederci la parola che squadri da ogni lato
Al poeta i lettori non possono chiedere una parola definitiva, una di quelle parole forti, che dichiarano a lettere di fuoco l'animo di chi scrive, e risplendono per sempre come un fiore vivo su un prato di polvere. Il poeta non potrà comunicare agli uomini parole nuove, capaci di aprire un mondo, ma soltanto "qualche storta sillaba e secca come un ramo". Soltanto questo può esprimere oggi chi scrive: quella che è la nostra non-vita, il nostro non-essere.

Spesso il male di vivere ho incontrato


Nell'indifferenza, nell'insensibilità, nell'immobile fissità dello sguardo, Montale ravvisa l'unico bene concesso sulla terra alle creature; questo non è concesso al poeta, che è insidiato dalla nostalgia, dalla memoria, dalle aspre indagini dell'intelletto, incapace di sentirsi scabro come un ciottolo.
Avere l'indifferenza di una statua immobile nella sonnolenza del meriggio! di una nuvola alta nel cielo, di un falco levato a volo nell'immenso.

Meriggiare pallido e assorto


Vivere è soltanto uno squallido andare lungo un muro arroventato, che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia; e avere intanto negli occhi il barbaglio lontano di scaglie di mare. Fin da ora il senso della condanna, la coscienza di appartenere a una razza o società rimaste a terra.

La casa dei doganieri


Il poeta è tornato alla casa dei doganieri, alta a strapiombo sulla scogliera, dove un giorno fu con la donna amata e dove echeggiò il suo riso irrequieto; ma la casa appare ora squallida e vuota, sferzata soltanto da un freddo libeccio. Quello che fu l'incontro di un giorno non si può ripetere ed è perfettamente inutile richiamare alla memoria la figura che ci fu compagna, oramai è travolta da un altro tempo, da altre esperienze, ormai ha cancellato in sé ogni traccia di quel passato. A nulla vale il recupero, se la memoria è solo del poeta. Forse lì, in quella casa erta sulla scogliera era possibile rinvenire il "varco"; ma si trattò appena di un breve incontro, un'illusione che non può ripetersi.
Ritornando da solo in quella casa, il poeta avverte ancora una volta che non v'è certezza se non negativa, che il calcolo dei dadi più non torna e la bussola va impazzita alla ventura.
Nella lirica si avverte la confluenza dei temi montaliani più tipici: il passato, il mare, la crisi insolubile.

Bibliografia



Guglielmino S. Guida al novecento. Milano, Principato, 1971
Cudini P., Conrieri D. Manuale non scolastico di letteratura italiana. Milano, Rizzoli, 1992
Marchese, A. Montale. La ricerca dell'altro. Padova, Messaggero di Sant'Antonio, 2000



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