Il decadentismo verso la crisi



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L'equilibrio iniziale

Già nella prima raccolta, Acque e terre, si ravvisano forti legami con la tradizione: certe movenze e cadenze pascoliane, certi echi del D'Annunzio di Alcyone.


Pur movendo dalla tradizione, Quasimodo non ignora il clima già instaurato dai poeti nuovi (la poetica della parola, la tecnica dell'analogia).
Acque e terre rappresenta una felice sintesi, dunque, fra tradizione e innovazione.

L'equivoco ermetico

Con Oboe sommerso e Erato ed Apollion, Quasimodo rompe con la tradizone, abbracciando le tecniche e i dettami della scuola ermetica. La sua adesione è tuttavia tutta esteriore, il linguaggio impiegato è allusivo e oscuro, nel tentativo piuttosto provinciale di superare i maestri portandone all'estremo certi moduli critici.



Le nuove poesie

Grazie alla proficua attività di traduttore dei lirici greci, Quasimodo, nella raccolta di poesie scritte tra il 1936 e il 1942, ritrova il felice equilibrio della sua primissima produzione.


Ritorna la sua Sicilia, qui mitizzata nell'evocazione, con toni e colori da paradiso perduto, simbolo di quell'Eden, incorrotta infanzia dell'uomo e del mondo, che ognuno sente di aver perduto e aspira a ritrovare.
Quasimodo dà inoltre voce al tema del dolore dell'uomo, della sua condizione di angelo caduto, ma lo fa con modulazioni più aperte. La lezione degli antichi e quella dei moderni si fondono armoniosamente.



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