Il decadentismo verso la crisi



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La nuova cultura
Si fanno strada il soggettivismo e il relativismo. L'arte non intende più essere la rappresentazione della realtà, vera o verisimile, ma costituisce il tentativo di cogliere la labilità mobile e sfuggente dell'esistenza, sentita quale fluire incessante. Alla base dell'opera narrativa, teatrale o lirica, sta un uomo diverso da quello di ieri, mosso da forze inconsce eppure operanti  nella sua interiorità.

Il termine "decadentismo"
Il concetto di decadenza, o meglio, la coscienza di vivere un'età di decadenza, si era diffuso già nella Francia del secondo Ottocento, sotto Napoleone III. Già nel 1857, Baudelaire aveva protestato contro l'impiego, in senso spregiativo, della frase "litterature de decadence"; verso il 1880 vengono definite decadenti le opere di pittori e scrittori che si riuniscono attorno a una rivista, Le Decadent.
Il termine nacque, dunque, in Francia e si diffuse in una accezione negativa, come spesso accade, a esprimere una condanna morale prima ancora che estetica.
Più tardi, in Italia, si è cominciato a usarlo per raggruppare e definire scrittori come D'Annunzio, Pascoli, Fogazzaro. Il termine "decadentismo" verrà impiegato, all'incirca, fra il 1890 e il 1945.



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