Il decadentismo verso la crisi



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Le opere
Fontamara (1933); Vino e pane (1936); La scuola dei dittatori (1938); Il seme sotto la neve (1941); Una manciata di more (1952); Il segreto di Luca (1956); La volpe e le camelie (1960); Uscita di sicurezza (saggistica, 1965); L'avventura di un povero cristiano (1968); Severina (postumo, 1981)

Fontamara


Intreccio
Fontamara è un luogo della mente, un paese della Marsica inventato, sulla scorta delle esperienze e dei ricordi infantili di Silone. 
La vicenda si svolge nei primi anni della dittatura fascista, che ormai incide sulla vita nazionale anche in quelle che sono le sue zone più periferiche. Il romanzo racconta la storia della violenza che i fontamaresi devono subire da parte di un Impresario, che ha dalla sua parte le autorità fasciste, essendo lui stesso diventato podestà del comune.
L'Impresario s'impadronisce con un raggiro delle acque di un ruscello con le quali i fontamaresi irrigano le loro terre e abbeverano il loro bestiame.
Quando i fontamaresi levano le loro voci di protesta, saranno di nuovo raggirati da lui, con la complicità dell'ex-sindaco, l'avvocato Don Circostanza, tipica espressione del clientelismo liberale del Sud. 
Berardo Viola, conscio che l'ignoranza dei cafoni non può nulla contro chi gestisce il potere, si pone a capo dei contadini e piuttosto che discutere consiglia l'azione diretta contro i beni dell'Impresario.
Militi, inviati dal podestà, saccheggiano il paese, violentano una donna, quindi schedano i paesani come sovversivi. Il furto dell'acqua mediante l'inganno, fa sì che nell'estate successiva i campi dei fontamaresi si inaridiscano. Berardo, innamoratosi di Elvira e deciso a togliersi dai pericoli che comporta la lite dei contadini con l'Impresario, emigra a Roma per trovare lavoro. Ma non lo trova, perché sprovvisto dei necessari documenti. Scambiati per sovversivi, Berardo e il suo compagno vengono rinchiusi in carcere. Qui il giovane muore per le sevizie ricevute.
Nel frattempo, a Fontamara i veri sovversivi offrono ai cafoni i mezzi per stampare e diffondere un giornale. I militi intervengono nuovamente, soffocando nel sangue la ribellione. Il sacrificio dei contadini non sarà inutile perchè contribuirà a far nascere una coscienza di classe contro l'oppressore.

Critica 
Fontamara è forse il romanzo italiano del Novecento più tradotto all'estero. Scrivere per Silone è continuare a combattere quelle cose contro cui ha sempre lottato, in un modo diverso rispetto all'attività politica. Il romanzo rappresenta, dunque, l'eterna lotta fra contadini e oppressori.


Emerge nel racconto una problematica sociale, rappresentata dallo sfruttamento dell'ignoranza dei cafoni. Ai contadini manca una coscienza di classe. La figura dell'Impresario rappresenta la traduzione della visione marxista del capitalista-fascista. Per Silone il fascismo ha origine dal capitalismo. Lo scrittore abruzzese denuncia la misera situazione delle plebi meridionali che il fascismo, negatore di libertà, ha aggravato. Diventa una delle voci più autorevoli che si occupano della cosiddetta "questione meridionale".
Attraverso il personaggio di Berardo Viola, Silone sembra indicare la necessità che alcuni stimolino l'azione, soprattutto alcuni intellettuali, per smuovere la  coscienza politica dei cafoni. Sotto il fascismo, le loro condizioni economiche, morali, civili sono peggiorate ulteriormente. Le cause dello stato di oppressione dei contadini vanno ricercate nell'ignoranza favorita da una struttura sociale ancora feudale, la terra poco fertile, la necessità di lavorare duramente e la conseguente impossibilità di studiare.
Berardo acquisisce una coscienza di classe durante la permanenza in carcere con un "sovversivo".

Vino e pane


Il problema politico prevale su quello sociale. 
Il protagonista è Pietro Spina, benestante e privilegiato (studi in collegio). Malato e braccato dalla polizia, rientra nel proprio paese, Pietrasecca. Travestito da prete, cambia il proprio nome in Paolo Spada. Presto Pietro entrerà in collisione anche col proprio partito, reo di imporre ai militanti la rinuncia allo spirito critico. 
Ci sono nel romanzo evidenti riferimenti autobiografici. Quando Pietro diventa prete, si pone problemi che mai si era posto, un po' come Silone dal ritorno dal viaggio in Russia.
Pietro Spina è ideologicamente convinto di mettersi al servizio del popolo. Ma entra in crisi rispetto all'organizzazione di cui fa parte (crisi dell'individuo rispetto all'organizzazione). Avverte l'impossibilità di conciliare le proprie convinzioni con quelle dell'organizzazione. Il momento che nel romanzo evidenzia questa crisi è l'incontro con l'amico a Roma.



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