Il diritto all’educazione/istruzione per gli studenti disabili



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Direzione

Didattica

Todi

Cocchi

Todi

I.C.

Massa

Martana

ITCG

Todi

Licei

Todi

Agraria

Todi

Moneta

Marsciano

Anni esperienza IS compilatore

2

3

3




5




16

Importanza della funzione di tutoraggio (dei pari e non) per alunni con B.S.?

Molta

Molta

Molta

Molta

Molta

Molta

Molta

Attivazione forme di tutoraggio?

No

No

No

No

No

No

No

Dopo 4-5 anni quale percentuale vorrebbe passare all’insegnamento curricolare?

80%

85%

100%

80%

70%

100%

80%

Che percentuale di IS resterebbe con condizioni diverse?

80%

60%

50%

20%

20%

80%

20%

A quali condizioni?




Sicurezza lavoro

Maggiore considerazione tra docenti e nella scuola

Sicurezza lavoro

Maggior rispetto nel Consiglio di classe

Maggior rispetto nel Consiglio di classe




Quali strategie didattiche vengono messe in atto nei processi di integrazione?

Diverse, senza scelte caratterizzanti

Diverse, senza scelte caratterizzanti

Diverse, senza scelte caratterizzanti

Diverse, senza scelte caratterizzanti

Solo Lezione frontale

Diverse, senza scelte caratterizzanti

Diverse, senza scelte caratterizzanti

Importanza attrezzature per l’integrazione?

Molta

Molta

Molta

Molta

Molta

Molta

Molta

Importanza di un ausioleteca regionale?

Molta

Molta

Non sa

Molta

Molta

Non sa

Molta

La scuola e l’I.S. per il progetto di vita sono in contatto con strutture extra scuola?

No

Si

Si

Si

Si

Si

Si

Raccolta informazioni sull’alunno:






















Dall’IS precedente?

mai

mai

si

si

A volte

A volte

A volte

Dal GLH?

mai

mai

mai

sempre

A volte

mai

Mai

Dal DS?

si

Quasi sempre

Sempre

Sempre

Sempre

Sempre

Sempre

Le informazioni ricevute all’inizio sono state utilizzate per il PEI?

mai

Quasi sempre

Quasi sempre

Quasi sempre

Sempre

Sempre

Sempre

E’ utile che ’I.S. informa l’I.S. successivo?

Utilissimo

Utile solo in alcuni casi

Utile

Utile

Utile

Utile

Utile

Sono utili gli incontri tra diversi ordini di scuola nei passaggi degli alunni H?

Utilissimi

Utilissimi

Utilissimi

Utilissimi

Utilissimi

Utilissimi

Utili

L’I.S valuta la classe?

Mai

mai

Sempre

A volte

Mai o solo per aspetti generali

A volte

A volte

Per gli alunni non H è richiesta la valutazione dell’I.S.?

No

No

Si

No

No

No

No

L’integrazione migliora le competenze degli alunni disabili?

Si, ma in particolare su ambiti non disciplinari

Si

Si, ma in particolare su ambiti non disciplinari

Si

Si

Si, ma soprattutto su ambiti non disciplinari

Si

L’integrazione favorisce per i compagni una conoscenza sulle disabilità?

Si, sia per compagni che genitori

Si, sia per compagni che genitori

Si, sia per compagni che genitori

Si, sia per compagni che genitori

Si, sia per compagni che genitori

Si, sia per compagni che genitori

Si

C’è coerenza tra il PEI della scuola e il progetto di vita della famiglia per l’alunno?

Solo parziale

Solo parziale

Si

Solo parziale

Solo parziale

Si

Non so

Esiste GLH?

Si

Si,

come un dipartimento



Si

Si

No

Si

Si

DS nel GLH?

Si

A volte

Si

Si

No

No

Si

Quanti incontri GLH?

1

3

1

3

-

-

2

Quanti I.S?

7

6

5

1

1

4

6

Ci sono operatori comunali?

8

2

2

2

1

-

3

Esiste F.S. per l’integrazione?

Si

No

No

No

No

No

No

Situazione barriere architettoniche?

Situazione variabile nei plessi

Situazione variabile nei plessi

Situazione variabile nei plessi

Situazione variabile nei plessi

Situazione variabile nei plessi

Situazione variabile nei plessi

Situazione variabile nei plessi

Nel Regolamento d’Istituto esistono criteri per inserimento e la formazione delle classi con inserimento degli H?

No

Si

No

Si

No

No

No

Quali figure vengono attivate nella formazione delle classi?

DS e Ins. curricolari

DS e Ins. curricolari

DS e Ins. curricolari

DS e GLH

DS

DS

DS e commissione

Quanti incontri all’inizio dell’anno con l’I.S. precedente?

1

2-3

1

1

0

0

1

C’è la Diagnosi funzionale?

Si

Si

Si

Si

Si

Si

Si

Quando viene trasmessa alle scuole?

All’iscrizione

All’iscrizione

All’iscrizione

All’iscrizione

All’iscrizione

All’iscrizione

All’iscrizione

Da chi viene trasmessa?

Dalla famiglia

Dalla famiglia

Dalla famiglia

Dalla famiglia

Dalla famiglia

Dalla famiglia

Dalla famiglia

Come viene trasmessa all’IS?

Senza una procedura

Senza una procedura

Senza una procedura

Senza una procedura

Senza una procedura

Senza procedura

Senza una procedura

La Diagnosi funzionale viene utilizzata nel PEI?

No, perché generica

si

si

si

No, solo il PDF

si

A volte

troppo generica



Esiste il PDF?

Si, redatto nei primi mesi

Si, redatto nei primi mesi

Si, redatto nei primi mesi

Si, redatto nei primi mesi

Si, redatto nei primi mesi

Si, redatto nei primi mesi

Alla fine della

III media



Esiste il PEI?

Si, redatto dall’IS

Si, redatto dall’IS

Si, redatto dall’IS

Si, redatto dall’IS

Si, redatto dall’IS

Si, redatto dall’IS

Si, redatto dall’IS + ASL

Il PEI è discusso in CdC?

Si

Si

No

Si

No

No

Si

Esistono prassi per l’accoglienza degli alunni H?

Si

Si

No

No

Si dal DS

No

No

Esiste una documentazione accessibile per le esperienze d’integrazione nell’Istituto o Buone prassi?

No

No

No

No

Curata dal DS

No

No

Collaborazione con il comune?

Buona

Buona

Parziale

No

Buona

Parziale

Buona

Collaborazione con il ASL?

Buona

Buona

Parziale

Buona

Buona

Buona

Non c’è continuità

Del personale

ASL


Collaborazione con la Provincia?

No

Buona

No

No

Si

Si

No

La Scuola è coinvolta nei Piani di Zona?

No

No

No

No

No

No

No

Chi cura i rapporti con le famiglie degli alunni H?

DS e IS

IS

IS

DS e IS

IS

IS

IS

La Scuola organizza momenti di formazione per l’integrazione?

No

Si

No

No

No

No

Si

1.2 L’idea di inclusione

Il Gruppo, dopo incontri formativi organizzati dall’USR a Terni, si è confrontato sul significato di inclusione e ne ha approfondito la semantica educativo-didattica.

Infatti, alcuni orientamenti internazionali (Unesco, Oms) hanno abbandonato l’uso del termine integrazione a favore del termine inclusione, in ragione di un’attenzione sempre maggiore all’inserimento della persona nel suo contesto.

Il termine integrazione è stato utilizzato a partire dagli anni '60 del '900, principalmente in risposta al bisogno di porre l'attenzione sulla possibilità di un'alternativa alla diffusa realtà di scuole europee speciali esclusivamente frequentate da persone disabili. La riflessione ed il dibattito sull'integrazione hanno favorito il proliferare di una nuova legislazione scolastica in favore dell'inserimento dei soggetti con deficit nelle scuole pubbliche, stimolando una revisione critica del sistema d'istruzione, nonché un'attenzione crescente alla pedagogia speciale. Tuttavia, ciò ha contribuito anche a far nascere interrogativi intorno a quale sia l'essenza dei diritti della persona con certificate disabilità, se cioè sia meglio essere preservati in uno spazio protettivo ritagliato ad hoc o avere la possibilità di partecipare alle attività sociali dei coetanei. Così, nelle pratiche istituzionali, accanto al permanere di scuole speciali che la politica integrazionista avrebbe voluto lentamente abolire, si sono create, in diversi paesi Europei ad eccezione dell'Italia, forme miste di integrazione in cui, all'interno di scuole pubbliche, si sono predisposte comunque classi differenziate. Da qui forse emerge la necessità di introdurre il nuovo termine di inclusione che viene utilizzato per la prima volta in occasione di una conferenza mondiale sui bisogni speciali organizzata dall'Unesco, tenutasi a Salamanca nel 1994.

Già a livello etimologico si può riscontrare una significativa sfumatura: integrare implica l'idea di una diversità che deve essere plasmata perché si verifichi un adeguamento al contesto dato, inclusione invece, dal latino in=dentro e claudere=chiudere, suggerisce piuttosto un riconoscimento della specificità come parte integrante e significativa di un sistema di riferimento dato.

In Inghilterra, in modo particolare, un gruppo di ricercatori si è preoccupato di definire più precisamente in ambito pedagogico il termine inclusione a partire dalle asserzioni della conferenza di Salamanca, tanto che nel 2002 è stato pubblicato un programma per un'educazione inclusiva, distribuito successivamente in 26.000 scuole primarie, secondarie e speciali inglesi e supportato dagli Enti governativi preposti. L'inclusione, così come concepita in questo programma, è un processo grazie al quale la scuola cerca di rispondere ai bisogni educativi di tutti gli studenti, preoccupandosi di costruire una programmazione curricolare che promuova la partecipazione e favorisca l'apprendimento di tutti. L'inclusione è uno 'stile' che possono adottare tutti i tipi di scuola, dato che, quotidianamente in classe, ogni insegnante si trova a fronteggiare una molteplicità di situazioni ed esigenze. La riflessione intorno all'inclusione in ambito pedagogico è, dunque, diffusa a livello internazionale da oltre venti anni. Tuttavia, nel nostro Paese che pure in termini di 'integrazione' si è mostrato all'avanguardia rispetto al resto d'Europa, permane la difficoltà di tradurla in buone pratiche educative, in parte per la tendenza ad identificare l'individuo disabile con etichette mediche e specifiche che nascondono la persona dietro al suo problema, in parte per una mancanza di adeguate risorse e strutture nelle scuole e, ancora, per una resistenza alla necessità di quella flessibilità che l'inclusione richiede nella programmazione educativa, nella valutazione, nella predisposizione creativa di stimoli e di ambienti di apprendimento che facilitino l'apprendimento di tutti.

La pedagogia speciale, nella prospettiva inclusiva, dovrebbe diventare orizzonte dell'agire di tutta la comunità di docenti di ogni ordine e grado, la cui specializzazione, soprattutto negli anni dell'istruzione obbligatoria, dovrebbe essere in primo luogo quella di garantire la convivenza e il rispetto delle diversità e di costruire, a partire da queste, ponti tra persone, saperi e competenze.

L’educazione inclusiva, quindi, è progettata per offrire un’educazione di qualità, in particolar modo a quelle persone che sperimentano barriere (di qualsiasi tipo) all’insegnamento e alla partecipazione. La necessità che ci si trova a dover affrontare come comunità è quella di offrire risposte educative adeguate (per quantità e per qualità) ai bisogni della pluralità degli alunni.

Ciò implica cambiamenti e innovazioni attraverso una visione comune che ricopre tutte le fasce d’età, con la convinzione che spetta al sistema educativo-formativo formale, e in dialogo stretto e costante con le famiglie, per educare le giovani generazioni, favorendo quella diversità positiva in grado di utilizzare risorse e opportunità estremamente differenziate.

I traguardi che l’integrazione scolastica e i processi inclusivi perseguono riguardano: la promozione dei diritti umani e la giustizia sociale attraverso l’educazione e la formazione; il diritto all’educazione; il potenziamento della qualità del­l’insegnamento e la formazione degli insegnanti; la cre­scita della qualità del vivere con gli altri e con se stessi; l’offerta di uguali opportunità educative a tutti; l’arricchimento derivante dalle diversità delle culture e delle varie organizzazioni sociali, come pietre di paragone per lo sviluppo umano, la tolleranza e il cambiamento; il consolidamento di valori positivi che facilitino un’in­terazione creativa e socialmente gratificante; la valorizzazione del potenziale dei membri della comunità, così da per­mettere una partecipazione attiva in famiglia e nella società.

I processi inclusivi, quindi, esigono che l’integrazione (possibilità di incontro, possibilità di stabilire dei legami, possibilità di intrecciare legami di senso) si realizzi nei percorsi ordinari. Si tratta di passare da un modello in cui i bisogni speciali coincidono con i luoghi speciali a un modello capace di utilizzare le competenze spe­ciali in contesti aperti, in territori di appartenenza comuni. Il problema viene spostato dall’analisi del sog­getto (ad esempio l’alunno con disabilità) all’analisi del contesto (la classe, la scuola, il territorio): non si con­sidera lo studente con disabilità come un paziente bisognoso di cure, ma si guarda alla classe, per la creazione di situazioni strategiche di supporto, valorizzando il ruolo di ogni figura professionale che interviene per rendere l’ambiente inclusivo.

Una sollecitazione importante, in ambito europeo, viene dalla Dichiarazione di Madrid, che riguarda in particolare gli alunni con disabilità, ma che bene si riferisce alla globalità degli alunni con difficoltà qualsiasi ne sia la natura. La Dichiarazione sottolinea il protagonismo delle persone con disabilità e la partecipazione alle iniziative politiche e sociali, con un’assunzione di responsabilità personale che non può essere sostituita da responsabilità diffuse e solidaristiche. Un altro passo importante è stato compiuto con l’Udienza Europea dei Giovani Disabili del 2007, nell’ambito del semestre di presidenza portoghese dell’Unione Europea. Il Ministero dell’Istruzione portoghese ha organizzato, insieme all’Agenzia Europea per lo Sviluppo dell’Istruzione degli Alunni Disabili, un incontro Europeo sul tema “Voci nuove: accogliere la diversità nell’istruzione”. Le proposte, concordate tra i ragazzi disabili provenienti da 29 paesi europei frequentanti la scuola secondaria professionale e superiore, sono confluite nel documento: Le opinioni dei giovani sull’integrazione scolastica, conosciuto come Dichiarazione di Lisbona.

I giovani concordano sui loro diritti:



  1. il diritto a ricevere rispetto e a non subire discriminazioni;

  2. il diritto ad avere le stesse opportunità degli altri, considerando le esigenze specifiche di ciascuno;

  3. il diritto ad prendere decisioni e a compiere scelte;

  4. il diritto a vivere autonomamente.

Questo orientamento, che vuole tutti i cittadini protagonisti del proprio progetto di vita, rappresenta lo sfondo teorico di riferimento, il presupposto prioritario nel quale collocare il tema dell’inclusione.

Non va dimenticato, inoltre, che sempre più la disabilità si connota come concetto trasversale e universale e fenomeno sociale multidimensionale: questo è il grande cambiamento nella recente classificazione I.C.F. (International Classification of Functioning Disability and Health, funzionamento disabilità e salute), emanata dall’Organizzazione mondiale della sanità. La disabilità è intesa come una parte integrante dell’essere umano, al di là del tempo, dello spazio e delle differenze culturali e geografiche, nel senso che non può essere una caratteristica che stigmatizza una persona rispetto a un’altra.


La pedagogia inclusiva, delineata dall’Unesco, si basa sui seguenti principi:

  • Tutti possono imparare;

  • Tutti sono diversi; le diversità sono punti di forza;

  • L’apprendimento si intensifica con la cooperazione di tutti;

  • La valutazione è considerata non come performance, ma come valutazione dei processi:

L’inclusione implica il cambiamento; è un percorso verso la crescita illimitata degli apprendimenti e la partecipazione di tutti gli alunni, un ideale cui le scuole possono aspirare, ma che non potrà mai realizzarsi compiutamente. Tuttavia l’inclusione comincia a realizzarsi non appena inizia il processo per la crescita della partecipazione. Una scuola inclusiva è una scuola in movimento (tabella 2).

Il concetto di ‘ostacoli all’apprendimento e alla partecipazione’ può essere proposto in alternativa a quello di bisogni educativi speciali. Questa nozione può essere utilizzata per focalizzare l’attenzione su ciò che occorre fare per migliorare l’educazione di ogni allievo.

I concetti di esclusione e inclusione vengono esplorati lungo tre dimensioni interconnesse:

- quella di una cultura inclusiva, che orienta la comunità ad essere accogliente e cooperativa per valorizzare ciascuno;

- quella di politiche inclusive che promuovono strategie per il cambiamento;

- quella di pratiche inclusive che attuano le linee politiche e culturali e definiscono le procedure da seguire anche in ambito didattico-pedagogico. Le attività di formazione vengono progettate in modo da rispondere alla diversità degli alunni e gli alunni sono incoraggiati ad essere attivamente coinvolti in ogni aspetto della loro educazione, valorizzando anche le loro conoscenze ed esperienze fuori della scuola.



Tabella 2. Confronto tra inclusione e integrazione nell’ambito della didattica


INCLUSIONE

INTEGRAZIONE

  • Valorizza in modo equo tutti gli alunni e il gruppo docente;

  • Interviene prima sul contesto e poi il soggetto;

  • Trasforma la risposta speciale in normalità;

  • Riduce gli ostacoli all’apprendimento e alla partecipazione di tutti gli alunni non solo delle persone con disabilità.

  • Valorizza il singolo con disabilità;

  • Interviene prima sul soggetto e poi sul contesto;

  • Incrementa una risposta speciale;

  • Focalizza l’attenzione su metodologie didattiche per l’alunno disabile.



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