Il diritto non è un fenomeno avulso dal contesto storico, sociale, culturale ed economico da cui



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Il parlamento 

Il  diritto  non  è  un  fenomeno  avulso  dal  contesto  storico,  sociale,  culturale  ed  economico  da  cui 

promana poiché esso rappresenta l’espressione di valori, conquiste ed ideali di un determinato paese, 

inteso quale comunità organizzata di individui in cui si alternano periodi di pace con altrettanti periodi 

di guerre. 

I sistemi moderni, post assolutismo, prevedono la c.d. separazione dei poteri, sulla falsariga di ciò 

che  fu  affermato  in  tempi  non  sospetti  dal  filosofo  francese  Montesquieu  il  quale,  cercando  di 

superare la vecchia impostazione del potere statuale affermò che “chiunque abbia potere è portato ad 

abusarne” e, quindi, predicava l’assoluta necessità di configurare limiti stringenti al potere dello stato 

attraverso “un controllo del potere da parte del potere”. 

In tal senso i nostri Padri Costituenti, con il chiaro intento di interrompere la tragica esperienza del 

ventennio fascista, crearono una Carta Costituzionale sulle cui previsioni avrebbe dovuto ergersi il 

nuovo modello statale: lo stato di diritto italiano. 

La costituzione del 1948 persegue un duplice obiettivo, in quanto espressione di due facce della stessa 

medaglia: tutelare l’individuo quale essere umano e limitare i poteri dello Stato tramite l’analitica 

distribuzione di poteri e competenze fra i suoi organi. 

Il rapporto stato- cittadini è, infatti, espressione di un sistema di valori quali la legalità, l’uguaglianza 

(nella sua duplice accezione dell’uguaglianza formale e sostanziale), la pace e la valorizzazione dei 

diritti fondamentali, definiti inviolabili ex art 2 del testo in esame. 

I  cittadini  divengono,  per  tale  via,  elemento  centrale  del  nuovo  mondo  giuridico,  esercitano  la 

sovranità  nei  limiti  e  nelle  forme  previste  dalla  costituzione  (in  generale  trattasi  di  democrazia 

mediata a cui si accompagnano gli strumenti di democrazia diretta tra i quali il referendum ex art 75 

Cost.) 



L’esercizio indiretto della sovranità, tramite il diritto di voto e non solo, e conseguente possibilità di 

eleggere  i  propri  rappresentanti,  fanno  del  parlamento  italiano  l’organo  “principe”  del  sistema 

costituzionale,  venendosi  a  configurare  quale  organo  deputato  a  rappresentare  il  popolo  nelle 

pertinenti sedi istituzionali, “filtrando” in tale sede le apposite istanze. 

Il parlamento è disciplinato nella parte II della Costituzionale italiana, artt. 55 e ss., in cui ne troviamo 

la relativa descrizione e regolamentazione delle annesse funzioni ad esso specificamente spettanti. 

Tale organo si compone di due assemblee elettive che collettivamente esercitano il potere legislativo 

(v. a tal proposito la disposizione ex art 70 Cost). 

Le  anzidette  assemblee  hanno  medesimi  poteri  e  lavorano,  nella  maggior  parte  dei  casi,  in  sede 

separata  presso  le  proprie  sedi  istituzionali  site  in  Palazzo  Montecitorio  (camera  dei  deputati)  e 

Palazzo Madama (senato della Repubblica). 

Lungi  dal  rappresentare  l’una  il  doppione  dell’altra,  il  sistema  bicamerale  perfetto  (paritario) 

garantisce un sicuro equilibrio in fase di approvazione della legge, assicurandone una più accurata 

ponderazione e riflessione, ed un utile strumento per le esigenze di correzione del testo profilantesi 

successivamente alla prima approvazione. 

Entrambe  le  assemblee,  infatti,  devono  approvare  il  medesimo  testo  che,  se  modificato  da 

un’assemblea (a tal proposito si pone riferimento alla navetta e/o spola dell’iter legislativo) viene a 

sottoporsi ad un ulteriore vaglio dell’altra camera, e così via sino alla perfetta corrispondenza fra le 

rispettive approvazioni relative al disegno di legge approvato. 

La fase di approvazione segue quale regola la maggioranza dei voti validi. 

Il nostro ordinamento giuridico prevede tre diverse tipologie di maggioranze: 

a)  Maggioranza relativa: 50%+1 dei presenti (essa è quella più facilmente raggiungibile): 

b)  Maggioranza  assoluta:  50%+1  dei  componenti  delle  assemblee  (maggioranza  prevista  ex  art  138 

Cost. 



c)  Maggioranza qualificata: 2/3 dei componenti delle assemblee (se raggiunta nel corso dell’iter per la 

modifica della costituzione non dà luogo al referendum costituzionale v. art 138 Cost). 

Quanto sopra rappresentato inerisce il c.d. quorum deliberativo; di diverso significato il c.d.  



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