Il diritto non è un fenomeno avulso dal contesto storico, sociale, culturale ed economico da cui



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08.11.2019
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apportare emendamenti. 

La centrale rilevanza del Parlamento nell’assetto istituzionale-costituzionale italiano è confermata dal 

controllo  che  tale  organo  compie  sull’operato  del  governo;  il  controllo  non  è  soltanto  politico  ma 

anche normativo. 

Il Parlamento e il governo, entrambi organi politici, sono stretti da un rapporto c.d. di fiducia a mente 

del quale il governo deve, sia al momento del suo insediamento che per tutto il suo mandato, godere 

del sostegno quantomeno della maggioranza parlamentare in modo tale da assicurare l’approvazione 

delle proposte del primo da parte del secondo. 

Entro dieci giorni dalla sua formazione, il Governo deve presentarsi alle Camere per il voto di fiducia, 

che viene espresso tramite mozione motivata e votata per appello nominale

Il parlamento può, tuttavia, revocare tale sostegno politico attraverso l’approvazione di una mozione 

di sfiducia (atto contrario e speculare alla fiducia concessa al governo) alla cui approvazione segue 

una crisi di governo c.d. parlamentare. 



In  questo  caso,  non  trovando  un  sostegno  politico  da  parte  del  parlamento,  dovrà  procedersi  al 

mutamento  dei  membri  e/o  del  programma  dell’esecutivo;  il  primo  tramite  la  procedura  delle 

consultazioni (tale procedimento prevede un ruolo centrale del presidente della Repubblica il quale 

nomina il presidente del consiglio e, su sua proposta, i ministri). 

Un ruolo centrale, anche se formalmente non istituzionale, giocano i partici politici i quali esprimono 

determinate direttive ai propri parlamentari e quindi influenzano (rectius: decidono) le sorti degli atti 

normativi in fase di approvazione. 

All’uopo  è  importante  segnalare  alcune  situazioni  in  cui,  sfruttando  l’anonimato  del  voto  segreto 

(utilizzato  ad  esempio  quando  il  voto  riguarda  una  persona),  i  parlamentari  votano  in  maniera 

difforme rispetto alle “indicazioni” di partito; siamo in presenza dei c.d. “franchi tiratori” l’operato 

dei quali può essere determinante per stabilire le sorti di un atto normativo in fase di approvazione. 

Considerata la promiscuità di fonti del diritto prevista dall’ordinamento giuridico italiano, e la loro 

pari forza ad essa riconosciuta dalla costituzione essendo essi atti aventi forza di legge, il parlamento 

svolge un controllo normativo relativo all’emanazione di determinati atti che, seppur non facenti parte 

della categoria della legge formale, ne condividono la medesima posizione gerarchica nella “scala dei 

valori” tracciata nella nostra costituzione. 





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