Il giornalismo in rete è un tema che solo nell’ultimo decennio ha sviluppato un ampio dibattito e delle profonde riflessioni sul futuro dell’informazione nel mondo globalizzato



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02.01.2020
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Il giornalismo in rete è un tema che solo nell’ultimo decennio ha sviluppato un ampio dibattito e delle profonde riflessioni sul futuro dell’informazione nel mondo globalizzato. Internet e il Cyberspazio, però, non sono tecnologie nate in questo secolo. Da quel lontano 1984 in cui i computer collegati in rete erano un migliaio circa ad oggi, anno 2020, sono più di 3 miliardi e 600 milioni gli utenti che utilizzano la rete. Tuttavia il World Wide Web ha subito delle notevoli trasformazioni in un lasso di tempo relativamente breve ed insieme a lui anche tutti i soggetti che lo utilizzavano. La stampa (intesa come mondo Giornalistico in senso ampio) non fa di certo eccezione. Già negli anni ’90 le testate giornalistiche iniziano ad interagire con la rete replicando nel Web il formato digitale del prodotto cartaceo. In questo periodo l’edizione online è la replica esatta dei quotidiani e dei periodici disponibili in edicola.

In questa Fase I (ne possiamo individuare 3) nascono i primi siti internet di informazione online di derivazione non cartacea: tematici (sport, tecnologia, meteo), spesso legati ai portali e con una redazione minima ma ad elevata quota di lanci e notizie di agenzia. Nei primi anni 2000 assistiamo alla Fase II, nella quale i quotidiani cartacei ed i prodotti in rete restano sempre simili ma inizia un progressivo distacco tra le due versioni: reazione simile dopo la nascita della televisione. In questo periodo, in cui avviene la vera e propria diffusione di massa delle connessioni, i quotidiani online di derivazione cartacea iniziano a diventare un prodotto a sé stante: aggiornamenti continui, diversa composizione dell’agenda e diverso risalto alle notizie.

Tuttavia l’interattività resta ancora limitata: l’unica Call To Action che possiamo trovare è “manda a un amico via mail”. Possiamo individuare nella Fase III un cambiamento netto dagli schemi del passato. Dal 2007 in poi, infatti, il prodotto online si distanzia progressivamente dalla carta, grazie anche all’apertura dei social network che permettono interazione e diffusione tra gli utenti. Anche a livello di funzionalità e ricchezza dei formati si fanno enormi passi in avanti (ad esempio la photo gallery e i video). In questo periodo nascono anche molte nuove testate che sono esclusivamente diffuse in rete e molto connesse con i social. La sempre maggiore diffusione di smartphone permette alle testate cartacee di fare un passo in avanti, anche se solo apparentemente è un ritorno alla Fase I: l’utilizzo delle app permette una replica esatta dell’edizione cartacea sul digitale. La futura (ed in parte in corso) Fase IV del giornalismo online sarà oggetto di discussione in questa tesi negli ultimi capitoli dove verranno analizzati i nuovi modelli di business. In questo capitolo tenteremo di costruire un’immagine del mondo del giornalismo digitale. In questo paragrafo, più nello specifico, faremo un resoconto di quello che è il mondo del giornalismo digitale ad oggi (anno 2020). Questo breve excursus storico è propedeutico per la comprensione della complessità propria della rivoluzione informatica che stiamo vivendo. In poco più di un decennio internet e le nuove tecnologie hanno costretto tutti ad un cambiamento molto veloce e decisamente radicale. Questa rincorsa al nuovo è stata tanta veloce quanto brutale. Se è vero che di passi in avanti se ne sono fatti molti su molti aspetti, è vero anche che si è persa la strada per molti altri. Non è sufficiente essere online: è necessario saper utilizzare i mezzi a nostra disposizione. A conferma delle mie affermazioni vi è un’interessante articolo di Alberto Puliafito dal titolo più che eloquente: “il giornalismo non è morto. Ma cerca di suicidarsi online”. Quel che critica Puliafito è “la spasmodica rincorsa all’ultimo click, le testate sul web tentano disperatamente di attirare i lettori e gli utenti con strategie di breve o brevissimo periodo, senza più cercare di fidelizzarli. È una gara ad accaparrarsi quanto più possibile, subito. Spesso con pratiche – in particolar modo sui social network – che mettono a repentaglio l’immagine stessa di una testata”.

Un esempio eclatante fa comprendere al meglio la dimensione di questo grande problema del giornalismo italiano online: la risposta de Il Messaggero ad un utente che si lamentava (su Facebook) per l’ennesima condivisione acchiappa-click. . Le pagine Facebook delle varie testate giornalistiche fanno parte, a tutti gli effetti, della testata stessa e le strategie comunicative intraprese ne influenzano direttamente la reputazione del giornale. In parte è vero anche quanto sostenuto dal Social Media Manager de Il Messaggero, i Social permettono di poter dare tutte le notizie che si vuole liberi dai limiti di ingombro e numero di pagine illimitati. Ma l’immagine della testata è la stessa e i lettori anche. Se questi sono abituati ad un certo tipo di qualità si aspetteranno di trovarla sia nella versione online che su quella cartacea.



La schizofrenia con cui ci si approccia alle differenti piattaforme comunicative (vedi il caso de Il Messaggero) è una delle principali critiche che vengono mosse al giornalismo italiano online. Il fenomeno del Click Baiting sono due importanti argomenti che meritano un paragrafo apposito. Quel che ci interessa capire ora è questo particolare nuovo modello di business (online) e le implicazioni sulla qualità degli articoli.



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