Il labirinto dalle sette porte



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05.12.2017
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IL LABIRINTO DALLE SETTE PORTE





J


uliane e Marco si ritrovarono improvvisamente catapultati dentro alla scena del quadro che stavano osservando. Non sapevano come potesse essere successa una cosa del genere, però sapevano chi era il colpevole di tutto ciò: lo strano custode di quella stanza del museo.

“Avete detto che i quadri non vi dicono niente, vi ho sentiti” disse loro il custode, che adesso vedevano piccolo e lontano, quasi un fantasma nel cielo.

“Ebbene ora scoprirete che i quadri parlano. Eccome! Se volete uscire dal labirinto in cui vi ho rinchiusi, sarete costretti a parlare coi personaggi dei quadri. Fra loro ci saranno veri amici che vi aiuteranno e falsi amici che cercheranno di mettervi fuori strada. Dovete ascoltare bene tutti e cercare di capire quali sono i veri amici e quali no. Solo così troverete la porta, l’unica porta che vi permetterà di passare di quadro in quadro, fino all’uscita…”

“Di quadro in quadro?! Ma che sta dicendo? Ci faccia uscire!” esclamò Juliane.

“Ma chi è lei e quanti quadri dovremmo attraversare?” chiese invece Marco.

Quella strana e inquietante situazione spaventava un po’ i due bambini, che però cercavano coraggiosamente di controllare la loro paura.

“Io sono il custode dei quadri, e anche un mago” rispose l’uomo. “Se saprete riconoscere i veri amici, le porte saranno solo sette. Io vi aspetterò all’uscita del labirinto”.

La figura del custode scomparve e i due bambini si ritrovarono soli dentro il quadro.

Per la prima volta si guardarono intorno… videro una donna con i capelli lunghi e neri e con splendidi occhi castani. Il suo sguardo era malinconico e severo. Sulle gambe reggeva un libro.

“Sbaglio, o quella è la Gioconda?” chiese Marco stupito.

“Sì, sì è lei!” rispose Juliane.

“Chi siete voi, e cosa ci fate qui?” disse seria la donna del quadro, sentendoli parlare.

“Siaa...mo Marco e Juliane, il custode ci ha intrappolato qui dentro e per uscire, dobbiamo imparare a distinguere i veri amici.”risposero.

“Ah, capisco, non siete i primi; gli altri ragazzini li ho aiutati, perciò aiuterò anche voi, prima, però, dovrete percorre tutta la Galleria degli scherzi, rimanendo sempre seri,” aggiunse con un sorriso furbetto.

S’incamminarono lungo un corridoio: davanti ai loro occhi comparivano personaggi e filmati ridicoli, alla fine c’erano pure delle piume che facevano il solletico. Era proprio difficile non mettersi a ridere, ma i due guardarono per terra e visualizzarono mentalmente la maestra arrabbiata.

“Visto che avete superato la prova, ecco un suggerimento: gli amici veri vi regaleranno un oggetto che vi aiuterà nella missione e vi permetterà di uscire dal labirinto di quadri.

Io vi darò il primo: ecco un amuleto che raffigura il labirinto. Funzionerà una sola volta, fatene buon uso! Adesso potete passare al prossimo quadro: quella è la porta... chissà come sarà fuori? Io non sono mai uscita da qui…” sospirò la Gioconda.

Juliane notò che il sorriso misterioso di Monna Lisa si era rattristato; allora tirò fuori dalla borsa un tablet, le mostrò un video e disse: “Questo è il mare, forse un giorno potrai vederlo anche tu!”

“Bello, grazie e buona fortuna!” li salutò la gentile signora.

“Beh è stato facile!” esclamò Juliane soddisfatta.

“È solo l’inizio!” rispose prudentemente Marco.



I ragazzi attraversarono la porta e si ritrovarono su una superficie dall'insolita consistenza, sembrava una collina, ma...

"Che bello, ah ... è morbido e candido... e si muove! Cosa??!! Aiuto!!!”esclamò Juliane.



“Guarda, è un gatto come il nostro Gigio!” disse Marco.

Poi si buttarono giù sul suo dorso, come se fosse uno scivolo. Juliane si avvicinò al muso del gatto che si svegliò.

“Miao! Chi sei?” chiese mezzo addormentato.

“Signor gatto? Per caso ti ho disturbato?” replicò la bambina.

“Sì, cosa credi, ero in pieno sonno, stavo sognando i bastoncini di pesce, il mio sogno preferito. Miao! E poi chiamami Gatto sul cuscino giallo, quello è il nome che mi ha dato Franz Marc.” rispose bruscamente.

“Oh! Scusa, volevamo chiederti se puoi aiutarci ad arrivare al prossimo quadro” disse Juliane.

“Sì posso, in cambio però dovete sistemarmi il cuscino!”

Il cuscino era molto mal ridotto, c'era anche una macchia di caffè che il custode aveva offerto qualche tempo prima al gatto e che lui aveva maldestramente rovesciato.

“Uffa, non ce la faremo mai !” disse Marco sconsolato.

“Non ti scoraggiare!” lo incitò Juliane.“Qui nella mia borsa ho uno straccio e due spruzzini pieni di Wow come brilla e di Wow com'è morbidoso.”

Ci volle un'eternità, ma, alla fine, il cuscino diventò morbido e lucente grazie a quei miracolosi detersivi.

Ma giunti al momento della ricompensa, il gatto allungò la zampa e: " Miao... dai, adesso giochiamo, dai forza!”

“No scusa… stiamo cercando di uscire dai quadri, ma sei solo te?” dissero i bambini.

“Sì... mi piacerebbe che qualcuno giocasse con me. Tutti mi guardano, ma nessuno mi parla!” rispose il gatto.



Marco allora, tirò fuori due batuffoli pelosi: "Tieni è un regalo che hanno fatto a Gigio, ma a lui non piacciono. Anche lui è un gatto come te, ma molto schizzinoso. Questi sono Sissi e Rommi, due topini a molla.”

“Grazie, prendete questi! Miao!”

“Dei tappi per le orecchie? Che ce ne facciamo? Bah?” pensò Marco stupito.

Poi sul cuscino si aprì una porta. Non appena l’attraversarono, udirono un urlo agghiacciante.



Un uomo percorreva la riva di un fiume tenendosi il viso tra le mani.

“Questo quadro lo conosco: è L’urlo di Munch!” disse Juliane, per nulla intimorita e gli chiese seccata: “Perché urli, si può sapere?”

E lui: “Non sono io, sono quei due là in fondo con il loro hard rock assordante… non ne posso più, per questo mi copro le orecchie. Provate voi a resistere, se riuscite!”

“Prova questi.” disse Marco porgendogli i tappi per le orecchie che gli aveva regalato il gatto.

“Oh, grazie! Così va meglio! Per aiutarvi vi dono questo specchio. Adesso sbrigatevi perché questo quadro sta per essere trasferito in un altro museo; tuffatevi subito in acqua. Il fiume è la terza porta!”

“Grazie, allora non sei terribile come sembri!” dissero Marco e Juliane e… splash giù nel fiume!

“Dai sbrigati, nuota! Aiutoooo!” fece appena in tempo a dire lei e furono risucchiati da un vortice.

Sbucarono in un quadro assurdo: c’era un uomo con una bombetta che al posto del naso e della bocca aveva una mela.

Gli occhi coperti dalle foglie non si vedevano nemmeno.

Indossava una camicia bianca, una cravatta e una giacca.

I bambini, incuriositi, gli chiesero: “Perché hai una mela in faccia?”

“Perché quando mostravo il mio volto tutti mi prendevano in giro, così ho deciso di nasconderlo.” ribatté l'uomo.

“Ci dispiace che tu abbia reagito così: per noi non conta la bellezza, ma l'animo.”

L'uomo tolse la mela e disse: “Cari bambini e da molto che non incontro qualcuno come voi, mi avete compreso e consolato, per questo v'indicherò la strada e vi donerò una pozione guaritrice.”

Subito si aprì un varco tra le nuvole, i ragazzi ci volarono dentro e si ritrovarono in un dipinto impressionante:

una testa mozzata con espressione terrorizzata e occhi fuori dalle orbite che urlava:

“Venite, aiutatemi, toglietemi i serpenti dalla testa!”

Era la Medusa di Caravaggio.



“Ma che vuoi? Quelli sono i tuoi capelli! Piuttosto dacci una mano a uscire da qui” rispose Marco senza guardarla perché conosceva la leggenda.

Juliane invece, quando la maestra aveva raccontato quella storia, era assente, la fissò e rimase pietrificata.

Marco, rimasto solo, si fece coraggio e decise di avanzare tenendo davanti a sé lo specchio come aveva fatto Perseo.

Medusa si sbriciolò sotto i suoi occhi. Il ragazzo corse dall'amica con la pozione guaritrice che aveva ricevuto dall'uomo con la mela e la sbloccò.

“Che facciamo adesso? Medusa è in polvere e noi non abbiamo né indizi né oggetti magici.” urlò Juliane.

“Tanto non ci avrebbe aiutato, non è certo un’amica! Siamo fritti!” disse Marco.

"Anche il più intricato dei labirinti visto dall'alto è solo un gioco,saliamo su quel muro!"replicò lei.

Da lì videro due porte sospese nel vuoto e forme geometriche di ogni tipo.

"Mi sembra un quadro astratto, ehi ma che succede?"disse Marco.

Anche loro si trasformarono in forme colorate; videro un punto nero e uno rosso.

“Prendete la porta a destra e non ascoltate quello, si è messo d’accordo con il custode!” disse il nero.

“Non è vero!” esclamò quello rosso.

“Non ti crediamo pallino nero!” risposero i ragazzi e presero quella a sinistra.

"Ce l'abbiamo fatta questa è la quinta porta!" esultò Juliane.

“No,siete in trappola, rimarrete qui per sempre!” rispose un bimbetto vestito da Arlecchino.

“Guarda che non ci fai paura! Cos'hai? Sei incavolato? E dai cosa??” gli urlò spazientita.

“Voglio qualcuno che mi tenga compagnia! Pablo, il mio papà, sta sempre a dipingere e non gioca mai con me!” rispose il bimbo triste.

“Sì però noi dobbiamo tornare a casa dai nostri genitori e dai nostri amici, non possiamo restare!” disse Marco.

Poi frugò nelle proprie tasche ed estrasse un oggetto.

“Cos'è quella strana cornice?” chiese il piccolo.

“È un telefono che ti permetterà di parlare con me e con tutti i miei amici quando vorrai, così non ti sentirai più solo. Guarda, si fa così!” aggiunse Marco.

Il bimbo finalmente sorrise, gli diede una chiave e gli indicò una grande porta di legno.



L'aprirono e si trovarono nello stupendo salone di un castello.

Marco voleva nascondersi, perché temeva che gli abitanti fossero cattivi, invece l'amica voleva esplorare un po' il posto.

Mentre Marco cercava di fermarla, senza riuscirci, sentì un rumore… una cameriera li guardava.

“Perché siete cosi spaventati?” chiese.

I ragazzi erano allibiti: aveva la testa da gatto!

“Il mio padrone, il conte Adam Gulier, v’invita a cena.”

I due amici accettarono e, quando entrarono nella sala da pranzo, videro che tutti gli invitati avevano la testa di un animale ed erano vestiti in modo elegante.

Il conte era molto orgoglioso di presentarli ai suoi ospiti.

Alla fine della cena però, prima di mostrar loro la via d'uscita, volle metterli alla prova.

Fece portare un sacco molto pesante. Cosa conteneva? Certo, un quintale di oro puro!

I bambini erano felici, ma poco disposti a dividerlo: ognuno voleva tenere per sé tutto il bottino. Cominciarono a litigare in modo così feroce che arrivarono a odiarsi a morte.

Il conte pensò: “Mm… questa idea ha messo in luce il loro lato egoista, farò sparire immediatamente il sacco e li manderò via senza niente!”

Rimproverò severamente i due bambini: “Adesso vi lascerò andare, ma mi avete molto deluso. Non vi meritate niente e per la prossima porta arrangiatevi!”



“Adesso come facciamo? Dopo tutte queste disavventure resteremo qui per sempre!” piagnucolavano.

“Aspetta” disse Juliane “L’amuleto di Monna Lisa...prova a infilarlo in quel foro, sopra c'è il simbolo del labirinto e ha proprio la stessa forma... sì, sì ecco la porta si apre!”

Marco la fermò, le mise un braccio sulle spalle: “Un momento…chissà cosa ci aspetta lì dietro, sarà l'ultima? Prima di proseguire ti chiedo scusa se ti ho odiato, adesso so che l’oro non mi serve se non ho te!”

Uno splendido sorriso illuminò Juliane che, presa la mano di Marco, aprì con decisione la porta… proprio in faccia al custode.

Sorrideva soddisfatto: “Allora ragazzi, avete imparato la lezione?”

I due, di nuovo amici, risposero:



"I quadri parlano, eccome se parlano! Però chiusi qui dentro sono un po’ soli e tristi; senti, noi avremmo avuto un’idea: che ne dici di chiudere un occhio mentre li portiamo con noi al mare…"


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