Il lavoratore è sottoposto al controllo del capitalista



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17.11.2017
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Le determinazioni storiche del modo di produzione capitalistico, visto come processo di consumo della forza lavoro da parte del capitale, sono, secondo Marx, le seguenti:

  • Le determinazioni storiche del modo di produzione capitalistico, visto come processo di consumo della forza lavoro da parte del capitale, sono, secondo Marx, le seguenti:

  • il lavoratore è sottoposto al controllo del capitalista;

  • il prodotto è di proprietà del capitalista;

  • non è il lavoratore che utilizza i fattori oggettivi della produzione, ma il lavoro morto, "cristallizzato" nel capitale, che utilizza e «sussume il lavoro vivo";

  • dal processo produttivo scaturisce un plusvalore.

  • Tale processo coincide col "processo di valorizzazione del capitale".



IL Plus-valore è per Marx possibile perché il lavoro neces-sario alla reintegrazione del valore della forza-lavoro assorbe solo una frazione dell’intera giornata lavorativa. Così, ad esempio, mentre la giornata lavorativa è di otto ore, nell’equi-valente pagato per l’uso giornaliero della forza lavoro, nel salario, sono oggettivate solo cinque ore. Il lavoro svolto nelle rimanenti tre ore (pluslavoro) determina il plusvalore di cui si appropria il capitale e rappresenta l’entità della sua valoriz-zazione.

  • IL Plus-valore è per Marx possibile perché il lavoro neces-sario alla reintegrazione del valore della forza-lavoro assorbe solo una frazione dell’intera giornata lavorativa. Così, ad esempio, mentre la giornata lavorativa è di otto ore, nell’equi-valente pagato per l’uso giornaliero della forza lavoro, nel salario, sono oggettivate solo cinque ore. Il lavoro svolto nelle rimanenti tre ore (pluslavoro) determina il plusvalore di cui si appropria il capitale e rappresenta l’entità della sua valoriz-zazione.

  • In termini formali, se l è la quantità di lavoro impiegata per una determinata produzione e V il lavoro necessario alla riproduzione della forza-lavoro, il plusvalore S sarà dato dalla differenza:

  • S = l - V



Sfruttamento della forza lavoro (Il Capitale):

  • Sfruttamento della forza lavoro (Il Capitale):

  • 24 ore/giorno

  • lavoro produttivo lavoro improduttivo

  • I---------------------------- I---------------I ______________I

  • per la riproduzione plus-lavoro otium (?)

  • della forza-lavoro

  • Unità temporale di misutra: approccio quantitativo basato sul lavoro produttivo come valore di scambio



Plusvalore assoluto. Si tratta di tutti i metodi che cercano di espandere, a parità di altre condizioni, il lavoro assoggettato al capitale. Tra questi il più classico è il prolungamento della giornata lavorativa, che consente di ampliare le ore di pluslavoro quando siano date e costanti le ore di lavoro necessarie alla riproduzione della forza-lavoro (lavoro necessario). Anche l'estensione dei soggetti sottomessi allo sfruttamento (si pensi ad esempio al lavoro minorile) possono rientrare in questa classificazione.

  • Plusvalore assoluto. Si tratta di tutti i metodi che cercano di espandere, a parità di altre condizioni, il lavoro assoggettato al capitale. Tra questi il più classico è il prolungamento della giornata lavorativa, che consente di ampliare le ore di pluslavoro quando siano date e costanti le ore di lavoro necessarie alla riproduzione della forza-lavoro (lavoro necessario). Anche l'estensione dei soggetti sottomessi allo sfruttamento (si pensi ad esempio al lavoro minorile) possono rientrare in questa classificazione.



Plusvalore relativo. Sono questi i metodi che consentono di ridurre le ore di lavoro necessario o, che è lo stesso, del capitale variabile. Infatti, ponendo costante la durata della giornata lavorativa, al diminuire delle ore di lavoro necessario il pluslavoro aumenta. Poiché il salario non può scendere al di sotto del livello di sussistenza, il modo tipico di ridurre il tempo di lavoro necessario è l'aumento della produttività del lavoro: se occorrono meno ore di lavoro per produrre i beni di consumo dei lavoratori, si riduce il lavoro necessario anche senza diminuire i consumi dei lavoratori, cioè i salari reali.

  • Plusvalore relativo. Sono questi i metodi che consentono di ridurre le ore di lavoro necessario o, che è lo stesso, del capitale variabile. Infatti, ponendo costante la durata della giornata lavorativa, al diminuire delle ore di lavoro necessario il pluslavoro aumenta. Poiché il salario non può scendere al di sotto del livello di sussistenza, il modo tipico di ridurre il tempo di lavoro necessario è l'aumento della produttività del lavoro: se occorrono meno ore di lavoro per produrre i beni di consumo dei lavoratori, si riduce il lavoro necessario anche senza diminuire i consumi dei lavoratori, cioè i salari reali.



M = C + l

  • M = C + l

  • M = C + V+ S

  • • C = capitale costante o lavoro morto (lavoro indiretto contenuto nel bene). Il capitale costante è dato dall’insieme dei mezzi di produzione prodotti in un tempo precedente a

  • quello del processo produttivo in esame. Il suo valore è quindi quello che si incorpora in tali mezzi di produzione e viene trasferito nel valore della merce prodotta.

  • • l = V + S = lavoro diretto o lavoro vivo. Il lavoro diretto si suddivide in lavoro necessario, o capitale variabile (V), e plusvalore (S).



Il capitale variabile (V) è dato dai beni salario che remunerano la forza lavoro del lavoratore. Il suo valore è quindi quello che si incorpora nei beni che il lavoratore riceve in forma di salario. Questa parte del capitale è chiamata “variabile” perché il valore che produce supera il proprio valore: tralasciando per un momento il capitale costante, C, il capitalista anticipa il capitale variabile V, il quale produce un valore pari a V + S). Questo accade perché il lavoratore lavora per un tempo superiore a quello strettamente necessario a riprodurre i beni che formano il suo salario.

  • Il capitale variabile (V) è dato dai beni salario che remunerano la forza lavoro del lavoratore. Il suo valore è quindi quello che si incorpora nei beni che il lavoratore riceve in forma di salario. Questa parte del capitale è chiamata “variabile” perché il valore che produce supera il proprio valore: tralasciando per un momento il capitale costante, C, il capitalista anticipa il capitale variabile V, il quale produce un valore pari a V + S). Questo accade perché il lavoratore lavora per un tempo superiore a quello strettamente necessario a riprodurre i beni che formano il suo salario.

  • • Il plusvalore (S) è definito dalla differenza tra il valore prodotto dal lavoro diretto (l) e il lavoro necessario (V). Tale differenza (S = l – V) è l’espressione in valore del pluslavoro effettuato dal lavoratore.



Il rapporto tra plusvalore (S) e capitale variabile (V) definisce il saggio di plusvalore o saggio di sfruttamento:

  • Il rapporto tra plusvalore (S) e capitale variabile (V) definisce il saggio di plusvalore o saggio di sfruttamento:

  • σ = S / V

  • • Marx definisce inoltre la composizione organica del capitale come il rapporto tra capitale costante (valore dei mezzi di produzione) e capitale variabile (valore dei salari dei lavoratori):

  • COC = C / V

  • • Quando i capitali costante e variabile sono esaminati nei loro aspetti materiali (invece che in termini di valore) tale rapporto prende il nome di composizione tecnica del capitale.

  • • Il saggio di profitto è dato dal rapporto tra il plusvalore e il capitale complessivo anticipato:

  • r = S / (C + V)



Esaminiamo la relazione tra saggio di profitto e saggio di sfruttamento:

  • Esaminiamo la relazione tra saggio di profitto e saggio di sfruttamento:

  • r = S / (C + V)

  • r = (S/V) / (C/V + V/V)

  • r = σ / (COC + 1)

  • Dal confronto tra r e σ, Marx ricava tre proposizioni:

  • 1. r > 0 ⇔ σ > 0

  • 2. r ≤ σ ; r = σ solo se C = 0 (ossia se non esiste capitale costante)

  • 3. r cresce al crescere di σ.



Partiamo dalla seguente relazione

  • Partiamo dalla seguente relazione

  • r = σ / (COC + 1)

  • Il progresso tecnologico porta ad un incremento della Composizione Organica del Capitale.

  • se COC ↑, segue che r ↓






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