Il linguaggio utilizza un



Scaricare 445 b.
30.12.2017
Dimensione del file445 b.





il linguaggio utilizza un

  • il linguaggio utilizza un

  •  

  • canale vocalico-uditivo e (esse si parlano e si comprendono un parlante produce suoni particolari che vengono percepiti da un ascoltatore)

  •  

  • la doppia articolazione:

  • la prima articolazione: le lingue sono organizzate da unità linguistiche le parole, dotate di significato che possono combinarsi fra loro, per formare un numero infinito di frasi



seconda articolazione: ogni lingua ha un numero limitato di suoni chiamati fonemi che mescolandosi tra loro permettono di formare tutte le parole di una data lingua i fonemi di per sé non rimandano a nessun significato ma lo acquistano nel contesto di una parola. Questa dualità fa sì che i parlanti di ogni lingua possano produrre un numero limitato di frasi e di testi

  • seconda articolazione: ogni lingua ha un numero limitato di suoni chiamati fonemi che mescolandosi tra loro permettono di formare tutte le parole di una data lingua i fonemi di per sé non rimandano a nessun significato ma lo acquistano nel contesto di una parola. Questa dualità fa sì che i parlanti di ogni lingua possano produrre un numero limitato di frasi e di testi

  •  







La semantica si riferisce al significato espresso dalle parole che fanno riferimento alla rete concettuale e danno significato all’esperienza personale.

  • La semantica si riferisce al significato espresso dalle parole che fanno riferimento alla rete concettuale e danno significato all’esperienza personale.

  • Essa si distingue in:

  • - lessicale: il lessico è il magazzino dei significati delle parole;

  • - relazionale, legata ai significati astratti che si esprimono con la combinazione delle parole in frasi.







 Percezione

  •  Percezione

  •  

  • E’ possibile studiare nei neonati i contrasti tra fonemi e fonetica attraverso diverse tecniche:

  • Suzione (aumento della forza di suzione in presenza di stimoli nuovi)

  • Abituazione (orientamento del neonato verso lo stimolo nuovo o nessuna risposta in presenza di stimoli già uditi)

  • generalizzazione (girare la testa verso i suoni appartenenti ad una categoria linguistica, ma non ad altre)

  • i neonati sono capaci, fin dalla nascita, di percepire i contrasti linguistici: il sistema uditivo dei mammiferi è in grado di fare delle discriminazioni uditive molto fini.

  • Intorno ai 10-12 mesi i neonati perdono la capacità di percepire i contrasti fonemici, ma iniziano a comprendere il significato del linguaggio, a riconoscere l’intonazione e produrre suoni particolari nei loro balbettii pre-linguistici.

  •  





10 mesi emissione di suoni come parole, usate in particolari contesti (“Bam”: battere le mani);

  • 10 mesi emissione di suoni come parole, usate in particolari contesti (“Bam”: battere le mani);

  • Da questo punto in poi il linguaggio viene influenzato da altri aspetti linguistici: lo sviluppo fonologico influenza la prima parola che il bambino pronuncia, lo sviluppo lessicale influenza i suoni emessi (“fonema preferito” è presente nelle prime parole emesse).

  • 12 mesi emissione di parole-frase (“ancoa”, “no”, “pù”): il bambino padroneggia e conosce il valore semantico, usa le parole per esprimere significati complessi. Le parole isolate vengono pronunciate con diverse intonazioni come proposizioni diverse (la stessa parola ha significati diversi : “mamma” = “Voglio la mamma” oppure ”Aiutami”). Le capacità articolatorie sono però limitate.

  • 12-16 mesi : il vocabolario è limitato e variabile (nomi di persone, oggetti familiari e versi di animali), la comprensione è superiore alla produzione.

  • 16-19 mesi: aumento del numero di verbi, inizio uso degli aggettivi.

  • Tra i 18-24 mesi il bambino inizia ad emettere frasi costituite da due parole; poiché il vocabolario si è accresciuto (aggettivi, verbi, funtori, categorie nominali come parti del corpo o nomi di luoghi). I processi lessicali e fonologici interagiscono per 2 anni, quando il bambino pronuncia bene un fonema in una parola ma non in altre.







Nel 1° anno di vita avvengono dei cambiamenti riguardo alla capacità di discriminare i confini di un oggetto e le forme 3D:

  • Nel 1° anno di vita avvengono dei cambiamenti riguardo alla capacità di discriminare i confini di un oggetto e le forme 3D:

  • 2-5 mesi abilità a predire o anticipare i cambiamenti degli oggetti in movimento;

  • 3-9 mesi capacità di distinguere i dettagli dall’insieme;

  • 6-10 mesi capacità di riconoscere gli oggetti come membri della medesima categoria.

  •  



Lo sviluppo del linguaggio presuppone la capacità di trasformare un input uditivo in input motorio:

  • Lo sviluppo del linguaggio presuppone la capacità di trasformare un input uditivo in input motorio:

  • 0-2 mesi da nessuna imitazione a pseudo-imitazioni (ripetizione di modelli adulti);

  • 2-8 mesi le pseudo-imitazioni diventano vere imitazioni (riproduzione di pattern nuovi);

  • 9-18 mesi imitazioni differite (riproduzioni di pattern nuovi recuperati dalla memoria).

  •  

  •  







Comprensione

  • Comprensione

  •  Tra gli 8-10 mesi i bambini mostrano la prima forma di comprensione: rispondono a suoni specifici come il loro nome o ciao.

  •  Produzione

  •  Tra gli 11-13 mesi (stadio parola-singola) compare la prima vera parola che è determinata dalla ripetizione di routine vocali per la richiesta di oggetti o persone. Le parole sono limitate e instabili finchè il bambino non raggiunge un repertorio di 10 parole. Da questo punto in poi vengono aggiunte sempre nuove parole, finchè il bambino acquisisce un vocabolario 50-70 parole (in questo momento c’è lo “scoppio del vocabolario”, cioè un’accellerazione dell’apprendimento delle parole).

  • A 24 mesi il bambino ha una media di 317 parole e c’è un aumento dei verbi, aggettivi ed altri predicati.

  •  Combinazione di parole

  •  Tra i 18-20 mesi compare la prima combinazione di parole, che dipende, non tanto dall’età, quanto dall’estensione del vocabolario (50-100 parole). Viene a delinearsi un significato relazionale legato alle attribuzioni, desideri, relazioni base o legati all’esistenza (bello, voglio, possesso, cambiamento, c’è non c’è).

  •  



Il neonato ha le prime interazioni comunicative con la madre:

  • Il neonato ha le prime interazioni comunicative con la madre:

  • Dai 6 mesi fa delle interazioni non verbali (sorrisi, sguardi, vocalizzi). Inoltre il linguaggio della madre è molto ripetitivo, è semplificato sintatticamente, e possiede un’accentuazione e un timbro delle parole più marcato. Queste caratteristiche hanno una notevole influenza sullo sviluppo del linguaggio del bambino: una  

  • modalità tipica è fare molte domande e rispondere nel contesto immediato.

  •  

  • Cambiamenti dopo i 3 anni

  •  Tra i 4-6 anni avvengono grossi cambiamenti nell’uso del linguaggio, c’è una riorganizzazione della grammatica: da una grammatica usata per esprimere frasi semplici ad una grammatica che serve per esprimere le relazioni tra le frasi. I bambini imparano ad usare il linguaggio grammaticale ai fini di coesione di frasi (uso di pronomi), forse favorito dall’ingresso a scuola. Ci sono inoltre cambiamenti nell’accessibilità delle forme grammaticali: i bambini di 3 anni sanno produrre le forme passive dei verbi, anche se è un compito per loro difficile e graduale.

  •  

  •  



 

  •  

  • Un disturbo del linguaggio è ipotizzabile quando c’è una notevole discrepanza tra Q.I. verbale e Q.I. non verbale e quando il disturbo è specifico, cioè non compaiono altri problemi. Ci possono essere dei deficit neurologici associati quali:

  •  disturbi delle funzioni motorie fini e grossolane;

  •  difficoltà nelle abilità visuo-spaziali;

  •  difficoltà mnestiche;

  •  difficoltà attentive;

  •  deficit delle funzioni cognitive;

  •  disturbi della socialità;

  •  epilessia.

  •  



Esogene:

  • Esogene:

  •  scarso peso alla nascita;

  •  esposizione della madre durante la gravidanza a tossine ambientali (etanolo);

  •  uso da parte della madre in stato di gravidanza di droghe da strada.

  •  

  • Anomalie cerebrali

  •  Il rapporto di frequenza del disturbo è di 4 maschi: 1 femmina

  •  i maschi tendono ad essere migliori nelle abilità visuo-spaziali, mentre le femmine sono migliori nelle abilità verbali;

  •  Il cervello dei maschi è più lateralizzato rispetto a quello delle femmine.

  •  

  • Genetiche

  •  se un familiare (genitore/fratello) ha presentato il disturbo (62%);

  •  in presenza di anomalie cromosomiche (Sindrome di Down, Klinefelter, Prader Willi);

  • Contributi ambientali

  • bilinguismo;

  •  deprivazioni ambientali.

  •  







 

  •  

  • Dissociazione comprensione/produzione

  • La produzione linguistica è conseguente alla comprensione:

  •  in alcuni bambini la comprensione è adeguata, mentre l’espressione è povera;

  •  in altri bambini si verifica il contrario: fluenti ed intellegibili, tendono ad apprendere frasi fatte o formule che mascherano i deficit di comprensione del linguaggio astratto.

  •  

  • Discrepanza acquisizione lessicale/comprensibilità

  •  alcuni bambini, sebbene abbiano acquisito un lessico adeguato, quando iniziano a parlare fanno fatica;

  •  altri sono fluenti ma le loro frasi non sono chiare e comprensibili talvolta utilizzano i gesti.

  •  

  • Dissociazione sviluppo grammaticale/vocabolario

  • I bambini già a due anni possiedono un certo vocabolario evidente nella produzione di frasi di due parole. Talvolta lo sviluppo del vocabolario avviene indipendentemente dallo sviluppo grammaticale, per cui l’ampiezza del lessico non è sincrona con la LME (lunghezza media dell’enunciato), cioè mancano i mezzi per esprimere le idee.

  •  



Dissociazione vocabolario/sviluppo pragmatico

  • Dissociazione vocabolario/sviluppo pragmatico

  • Con l’aumento del vocabolario, i bambini utilizzano le parole per fare delle richieste, commenti, proteste e regolare il comportamento altrui: ci sono bambini che possiedono un vocabolario ampio e ricercato, ma lo utilizzano solo per etichettare le parole e non per comunicare con gli altri.

  •  

  • Discrepanza abilità linguistica/recupero di parole

  • Alcuni bambini mostrano delle difficoltà di accesso alle parole del loro lessico durante la produzione di frasi. Per sopperire a tali difficoltà utilizzano in modo eccessivo forme aspecifiche (qualcosa, la cosa) o circonlocuzioni.

  •  

  • Dissociazione analisi linguistica/suoni linguistici

  • Sebbene il canale uditivo funzioni bene, possono emergere delle difficoltà nell’analisi uditiva. I bambini non riescono a decodificare le parole a livello fonologico (agnosia uditivo-verbale): perciò i bambini sono muti e capiscono poco o nulla, ciò che apprendono dipende dalla modalità visiva. In questo caso sia la produzione che la comprensione sono deficitarie, mentre il Q.I. non verbale è normale.





la fonologica studia i “suoni distintivi” di una particolare lingua FONEMI e che si occupa dei suoni in quanto produzioni acustiche (fonetica)

  • la fonologica studia i “suoni distintivi” di una particolare lingua FONEMI e che si occupa dei suoni in quanto produzioni acustiche (fonetica)

  • fonema= suono minimo che distingue due parole per il resto uguali ma con significati diversi (panca e banca)

  • Operando una serie di contrazioni (prove di commutazione) su di un campione estesi di parole di una lingua un linguista identifica il numero dei fonemi necessari e sufficienti per descrivere tutti i suoni che sono distintivi in quella lingua. (le prove di commutazione consistono quindi nella sostituzione di un dato segmento con un altro per poi valutare se tale sostituzione implichi un cambiamento di significato) (il 70% delle lingue ha un media tra i 20 e i 37 fonemi, max una lingua arriva a 150 fonemi).

  •  

  • Va ricordato tuttavia che il fonema è un concetto astratto. Le diverse modalità di produzione di un fonema vengono chiamate allofoni che in fase di percezione il “cervello” dell’ascoltatore li giudica come unico fonema di una stessa lingua (es /black/ = nero : il fonema ae non esiste in italiano e tenderà a classificare il fonema /ae/ come un allofono del fonema italiano /a/ oppure /e/.

  •  

  • I fonemi si possono scomporre in Unità più piccole i tratti distintivi: un tratto distintivo è la più piccola differenza tra 2 fonemi (ogni fonema è considerato come un insieme di tratti distintivi). I fonemi consonantici della lingua italiana possono essere classificati in base al modo e al luogo di articolazione (vedi tabella)













 

  •  

  • Disturbo misto ricettivo ed espressivo. Limitata capacità espressiva, errori nel reperimento delle parole, frasi corte e semplificate, inoltre difficoltà nella comprensione delle parole e delle frasi.

  •  

  •  

  • Disturbo del linguaggio espressivo. I bambini con questo disturbo evolutivo del linguaggio presentano una limitata capacità espressiva, errori nel reperimento delle parole, frasi corte e semplificate, capacità di comprensione migliori dell’espressione.

  •  

  •  

  • Disturbo fonologico. Incapacità di produrre le sequenze di suoni appropriate per l’età e la lingua (o dialetto) parlata dal bambino. Questo disturbo include sia la variante principalmente motoria (disturbo nell’articolazione dell’eloquio) sia le condizioni nelle quali vi è un deficit nella discriminazione fonemica.



(Developmental Language Impairment o disfasia) viene considerato il più comune disturbo dello sviluppo (la prevalenza nei bambini prescolari si stima intorno al 7,6% della popolazione; di questi il 37% hanno una persistenza del disturbo oltre i 7 anni).

  • (Developmental Language Impairment o disfasia) viene considerato il più comune disturbo dello sviluppo (la prevalenza nei bambini prescolari si stima intorno al 7,6% della popolazione; di questi il 37% hanno una persistenza del disturbo oltre i 7 anni).

  • Valutazioni in ambito della scuola materna stimano che il 7,4 % della popolazione soddisfa i criteri del disturbo specifico linguistico.

  • IL DLI è associato a difficoltà scolastiche e sociali che persistono fino all’età adulta



  • la Complessità del disturbo (diversi livelli coinvolti: articolazione, espressione e comprensione, differenti domini linguistici coinvolti: (fonologico, semantico, morfosintattico, pragmatico);

  • il Livello intellettivo: (abilità di integrazione cognitivo linguistica);

  • Il Ritmo evolutivo (a parità di disturbo iniziale, i bambini che avranno avuto un’accelerazione dello sviluppo tra i 5 e 6 anni, avranno un recupero più rapido e completo rispetto ai bambini il cui ritmo è regolare ma lento);

  • la fase di sviluppo (bambini trattati in età prescolare sembrano ottenere maggiori cambiamenti rispetto a bambini trattati in età successive)- [Chilosi et al. 1998];

  • il trattamento mirato ( il disturbo linguistico deve essere ben delineato in modo preciso al fine di costruire il piano di intervento).



la presenza di disturbi del linguaggio dopo i 5 anni (ad esclusione di lievi problemi fonologici e articolatori ancora accettabili a tale età);

  • la presenza di disturbi del linguaggio dopo i 5 anni (ad esclusione di lievi problemi fonologici e articolatori ancora accettabili a tale età);

  • la compromissione a 4 anni di numerosi compiti linguistici e in particolare della comprensione (Bishop ed Edmunson 1987);

  • una bassa memoria a breve termine verbale;

  • La presenza di una difficoltà nell’accesso lessicale (disnomia);

  • i disturbi della sfera semantico-pragmatica;

  • un quoziente intellettivo di performance (QIP) basso o al limite dell’insufficienza mentale.
















©astratto.info 2017
invia messaggio

    Pagina principale