Il Manifesto degli intellettuali Fascisti e IL Manifesto degli intellettuali antifascisti



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DOCUMENTI FASCISMO E ANTIFASCISMO

Il Manifesto degli intellettuali Fascisti e il Manifesto degli intellettuali antifascisti

Nel marzo del 1925, all’indomani delle leggi cosiddette fascistissime che segnarono il passaggio del fascismo da una fase legalitaria a una totalitaria - cioè ad un a fase di formazione dello Stato totalitario, uno stato in cui tutti i poteri sono nelle mani di un unico partito o di esponenti di un unico partito - si tenne a Bologna un convegno sulle istituzioni culturali fasciste a cui parteciparono 250 intellettuali, esponenti di tutte le espressioni della cultura, dalla letteratura all’arte, alla musica. Al termine del convegno, essi firmarono un Manifesto degli intellettuali fascisti, steso dal filosofo Giovanni Gentile (1875 – 1944), che era stato il Ministro della Pubblica Istruzione dal 1922 al 1924. In questo manifesto il fascismo era considerato un movimento tipico dello spirito della nazione italiana, perché garante di tutte le istituzioni e le tradizioni dello Stato. Questo manifesto gettava le basi della cultura italiana, in difesa di tutto ciò che attraverso le arti, la letteratura, la scienza potesse dissipare il vero e concreto senso delle nazione.

Il 1° maggio del 1925, sulle pagine del quotidiano "Il Mondo", venne pubblicato un altro manifesto. Era il Manifesto degli intellettuali antifascisti, scritto dal filosofo Benedetto Croce (!866 – 1947). Croce rivendicava la libertà e l’autonomia di tutte la scienze e di tutte le arti in nome dell’intelligenza di ciascuno. "L’intelligenza consiste nel dubbio, nella discussione, nello scambio di opinioni diverse, nella revisione dei propri concetti".




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