Il manifesto pubblicitario dall’ ottocento alla propaganda di regime



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05.12.2017
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IL MANIFESTO PUBBLICITARIO DALL’ OTTOCENTO ALLA PROPAGANDA DI REGIME

L’origine del manifesto pubblicitario moderno risale alla seconda metà del XIX secolo in Francia.

Già agli inizi del XIX secolo manifesti in bianco e nero e caratteri a stampa iniziano a tappezzare i muri delle maggiori città europee ed americane.

Nella seconda metà dell’ Ottocento l’arte giapponese porta alla  ribalta un nuovo uso del colore e soprattutto della forma che avrebbe trovato nell’invenzione della cromolitografia (stampa a colori).

Le figure più importanti nella nascita del manifesto moderno sono Jules Chéret e Henri de Toulouse‐Lautrec.

Gli editori sono tra i primi a usare i manifesti per pubblicizzare i loro romanzi, presto seguiti da circhi, cabaret, teatri e spettacoli.

Jules Chéret

Uso del colore (tecnica della cromolitografia) e del movimento

Il testo assume un maggior rilievo decorativo.

La descrizione del prodotto si riduce, fino a scomparire a favore di scritte dinamiche e colorate.

Rappresentazione della figura femminile.



Henri de Toulouse-Lautrec

Riduce il confine tra manifesto pubblicitario e arte

Illustra riviste francesi e realizza 30 manifesti tra i quali quelli di famosi locali parigini.

Si ispira allo stile grafico giapponese.

Uso di larghe campiture piatte e contrastanti di colore.

Con pochi tocchi riesce a cogliere l’essenza del soggetto.

Uso del taglio fotografico.



Forme stilizzate con contorni marcati.

Uso della silhouette scure, che si ispira alle ombre cinesi.



Inventa una nuova tecnica di stampa “a spruzzo”

L’ Art nouveau

Nascono manifesti pubblicitari di grandi dimensioni nel formato orizzontale 

All’inizio del secolo, si assiste, in Francia alla diffusione dello slogan (frase memorabile usata come espressione facilmente memorizzabile e associabile al prodotto).

Con la diffusione dell'Art Nouveau il testo diviene sempre più parte integrante dell'immagine, fino a confondersi con questa.

Le figure vengono sostituite da un disegno astratto basato sulla linea sinuosa che sottolinea il nome del prodotto.



Alphonse Mucha utilizza figure di donne simili a divinità, con elementi orientalizzanti che ricordano le opere di Klimt e degli altri artisti della Secessione Viennese.

IL LIBERTY

In Italia la storia del manifesto moderno, si lega al lavoro delle Officine Grafiche Ricordi (1896).

Tra i cartellonisti delle Officine Grafiche Ricordi figurano, in quegli anni, artisti fondamentali nella storia della grafica italiana come Leonetto Cappiello e Marcello Dudovich.

Cappiello crea un messaggio pubblicitario in cui l'oggetto da reclamizzare veniva personalizzato al punto da venire associato al nome del suo produttore.

Da questo gruppo di artisti saranno prodotti storici manifesti per imprese importanti come La Rinascente, Campari, Generali, ma anche teatri come la Scala di Milano.

Anche in Italia si abbandonano cromolitografia per passare alla stampa offset (la stampa avviene attraverso l'impiego di tre cilindri a contatto tra loro, si tratta quindi di una stampa indiretta)

Il Futurismo

Nel Manifesto “Ricostruzione Futurista dell’Universo” del 1915 Depero e Balla fissano le caratteristiche dell’editoria e della grafica futurista.

Usa il carattere tipografico come elemento grafico, coordinato alle scelte visive. 



Usa in modo asciutto ed essenziale le parole scritte, graficamente disposte nella composizione del testo a creare l’immagine, sarà una prerogativa di tutti gli artisti futuristi (“parole in libertà” di Marinetti) .

Stile aggressivo e cromaticamente esplosivo.

Le scene sono popolate da manichini e da effetti di plasticità.



Il manifesto di propaganda La prima guerra mondiale

Il manifesto perde momentaneamente e parzialmente la sua funzione pubblicitaria per divenire strumento di propaganda.

Lo stato, sostituendosi alle aziende, diviene così il nuovo committente di manifesti, i quali, assieme ai giornali, costituiranno il principale mezzo d'informazione.

Il tipo di messaggio trasmesso è simile in tutti i paesi e può essere sintetizzato nel tentativo di coinvolgere l'intera popolazione chiedendo forti sacrifici, richiamando alla devozione e al senso del dovere.

Il manifesto di regime La seconda guerra mondiale

Manifesti della propaganda fascista, di cui Gino Boccasile sarà tra i maggiori esponenti.

Come la prima, anche la seconda guerra mondiale viene combattuta attraverso i manifesti. Ma a differenza del primo conflitto bellico, il secondo coinvolge profondamente non solo i militari, ma anche i civili.

I manifesti non nascondono la crudeltà e la violenza, al contrario, li mostrano come simbolo di forza

Manifesto per “L’ebreo errante» è un film di propaganda antisemitico della Germania nazista, presentato come un documentario.  Celebrazione del piano quadriennale varato da Hitler nel 1936 che prevedeva un piano economico basato sul potenziamento dell’industria bellica e sul raggiungimento dell’autosufficienza in tutti gli altri settori. Alla morte di Lenin, nel 1924, subentrò Stalin alla guida dell’Unione Sovietica.
Molto più del suo predecessore, egli comprese l’importanza della propaganda come mezzo per mantenere il potere e la utilizzò in maniera massiccia. 
La campagna propagandistica vide un’invasione di
manifesti che raffiguravano contadini gioiosi e festanti, che esortavano a entrare nei kolchoz.
A partire dal 1934, a pittori e a scrittori (definiti da Stalin «ingegneri di anime») fu imposto un canone estetico ben preciso, che ricevette il nome di realismo socialista. Romanzi, manifesti e quadri dovevano esprimere ottimismo e presentare l’URSS come il «Paese più felice del mondo»


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