Il mito e l’archetipo



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18.11.2017
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Il mito e l’archetipo

  • Il mito e l’archetipo

  • La matematica in Bruno

  • Doppio confronto:

  • Atteone e Narciso

  • Bruno e Caravaggio

  • “Se la forma scompare, la sua radice è eterna”: Mario Merz.

  • “La più grande opera d’arte mai realizzata”: L’attacco al WTC

















































Il mito di Narciso è, fra i miti classici, uno di quelli dei quali è possibile notare la ricorsività pressoché ininterrotta nella storia della cultura occidentale.

  • Il mito di Narciso è, fra i miti classici, uno di quelli dei quali è possibile notare la ricorsività pressoché ininterrotta nella storia della cultura occidentale.

  • La prima versione completa del mito è quella che troviamo nel terzo libro delle "Metamorfosi" di Ovidio.

  • Qui, Narciso è figlio del dio del Cefiso e della ninfa Liriope. Quando nacque i genitori interrogarono l’indovino Tiresia, il quale rispose loro che il bambino “sarebbe vissuto fino a tarda età, se non avesse conosciuto se stesso”.



Diventato adulto, lo splendido Narciso fu oggetto della passione di un gran numero di fanciulle e di ninfe, tra cui Eco.

  • Diventato adulto, lo splendido Narciso fu oggetto della passione di un gran numero di fanciulle e di ninfe, tra cui Eco.

  • Eco era una ninfa che riusciva ad incantare con la parola. Zeus se ne avvaleva per distrarre Giunone e poterla così tradire con le altre ninfe.



Trovandosi alla sorgente, Narciso scorse la propria immagine riflessa e se ne innamorò perdutamente.

  • Trovandosi alla sorgente, Narciso scorse la propria immagine riflessa e se ne innamorò perdutamente.









In un contesto, che viene definito di matrice “idealista”, è nato ed ha proliferato il rapporto tra Caravaggio e Giordano Bruno.

  • In un contesto, che viene definito di matrice “idealista”, è nato ed ha proliferato il rapporto tra Caravaggio e Giordano Bruno.

  • Fu il grande storico dell’arte Giulio Carlo Argan, nel 1951, a parlare, riguardo alla lettura dell’opera caraveggesca, di una “religiosità eterodossa, bruniana”…



Gli Eroici Furori sono ricchi di rimandi all’arte pittorica e implicano un inseguire la forma, perseguire la bellezza, perché la passione per la verità è passione per l’arte, per il bello.

  • Gli Eroici Furori sono ricchi di rimandi all’arte pittorica e implicano un inseguire la forma, perseguire la bellezza, perché la passione per la verità è passione per l’arte, per il bello.

  • Lo stesso Giò Bernardo, nel Candelaio, è un pittore. E infatti “metaforicamente, per Bruno, il pittore ed il filosofo fanno lo stesso mestiere che parte dall'ombra. Il contorno delineato dall'artista non basta a raggiungere la verità, più che l'osservazione dell'ombra nella caverna di Platone. Bisogna superare la soglia, osare non accontentarsi della riproduzione del modello, azzardarsi al di là dei limiti ammessi. Donare lo slancio supplementare indispensabile non promette la conoscenza, che non raggiungeremo mai. Ma come Socrate-Sileno, di cui condivide il gusto del dialogo come del comico, Bruno scopre la superficie, ricusa le apparenze, contesta gli errori che il linguaggio contiene.” (Nuccio Ordine)



Tanto per Bruno quanto per Caravaggio è nel chiaro-scuro, nel gioco di luci ed ombre che è possibile comprendere il rilievo e la misura delle cose.

  • Tanto per Bruno quanto per Caravaggio è nel chiaro-scuro, nel gioco di luci ed ombre che è possibile comprendere il rilievo e la misura delle cose.

  • Il pittore fa letteralmente uscir fuori il suo personaggio dall'ombra; l'ombra è la natura, la variabilità, mentre l'idea non è altro che ciò che  resta.



Entrambi seguono un percorso estremamente complesso, un pensiero ricorsivo che non è chiarezza, che non scorge un ordine e una coerenza totale ma trova un’armonia.

  • Entrambi seguono un percorso estremamente complesso, un pensiero ricorsivo che non è chiarezza, che non scorge un ordine e una coerenza totale ma trova un’armonia.

  • E come tralasciare la loro portata rivoluzionaria?



Caravaggio difende la pittura come poesia, allo stesso modo di Giorgione e Tiziano. La poesia non è un’invenzione fantastica, ma l’espressione della vita interiore, della più profonda realtà umana. Non è né contro né al di sopra, ma dentro il reale, ne costituisce il significato più autentico.

  • Caravaggio difende la pittura come poesia, allo stesso modo di Giorgione e Tiziano. La poesia non è un’invenzione fantastica, ma l’espressione della vita interiore, della più profonda realtà umana. Non è né contro né al di sopra, ma dentro il reale, ne costituisce il significato più autentico.

  • Caravaggio riporta nella pittura la realtà viva, dimostra come, così inquadrata e messa a fuoco, la realtà si faccia più vicina e i suoi contrasti risultino più netti. Altrettanto può dirsi della storia: non allontana la realtà, l’avvicina; non rasserena, drammatizza.

  • I fatti non sono dati come accaduti e giudicati, ma colti nella loro flagranza del loro accadere qui, ora. E’ un istante, un frammento: ma è un istante reale, un frammento vivo dell’esistenza.

  • L’ideale non spinge a superare ma ad entrare più profondamente nella realtà.











































Cinquemila persone che in un solo istante vengono cacciate a forza nella resurrezione. Io non potrei mai arrivare a niente di simile. Davanti a questo, noi compositori non siamo nulla.”

  • Cinquemila persone che in un solo istante vengono cacciate a forza nella resurrezione. Io non potrei mai arrivare a niente di simile. Davanti a questo, noi compositori non siamo nulla.”

  • -Karlheinz Stockhausen-



Le immagini sono parte integrante della nostra esistenza e della nostra conoscenza, mettendo per un attimo da parte la mostruosità del gesto e le sue orribili conseguenze, non sarebbe forse possibile considerare i due impatti dell’11 settembre 2001 come la più enorme installazione di performing art della storia?

  • Le immagini sono parte integrante della nostra esistenza e della nostra conoscenza, mettendo per un attimo da parte la mostruosità del gesto e le sue orribili conseguenze, non sarebbe forse possibile considerare i due impatti dell’11 settembre 2001 come la più enorme installazione di performing art della storia?



In una mostra, organizzata da Vittorio Sgarbi, il video dell’attentato alle Twin Towers è diventato la sigla iniziale del XXI secolo. Ne è stata scelta una per secolo, la distruzione è il sigillo dei nostri anni. Che sia un’opera d’arte o meno, conta poco, l’intenzionalità dell’autore è relativa, quelle immagini ci appartengano e ci rappresentano, non sono un mero documento.

  • In una mostra, organizzata da Vittorio Sgarbi, il video dell’attentato alle Twin Towers è diventato la sigla iniziale del XXI secolo. Ne è stata scelta una per secolo, la distruzione è il sigillo dei nostri anni. Che sia un’opera d’arte o meno, conta poco, l’intenzionalità dell’autore è relativa, quelle immagini ci appartengano e ci rappresentano, non sono un mero documento.



Accusato di essere cinico ed irriguardoso, Stockhausen ha fatto scandalo con le sue dichiarazioni ma cos’è che infastidisce? Il compiacimento nella rappresentazione della violenza?

  • Accusato di essere cinico ed irriguardoso, Stockhausen ha fatto scandalo con le sue dichiarazioni ma cos’è che infastidisce? Il compiacimento nella rappresentazione della violenza?

  • Tanto scalpore, forse, perché la violenza talvolta diventa insostenibile?

  • Nella caustica dichiarazione del maestro ritrova il fil rouge che ha caratterizzato tutta la storia del ventesimo secolo la “filofollia”: il capolavoro in negativo, per sottrazione. L’estetica della scomparsa…



  • Una katastrofè che ci riporta a noi stessi, nudi nella nostra fragilità archetipale, in un momento di cesura decisiva: “dopo” non sarà mai più lo stesso ma al contempo è il preludio della palingenesi.

  • La catastrofe, sia essa naturale o provocata dall’uomo, diventa categoria estetica dell’arte, le categorie spazio e tempo si riducono.

  • “Creare l’incidente e non più tanto l’evento… rompere la concatenazione di causalità che caratterizza così bene la normalità quotidiana – questo tipo di



Di fronte a qualcosa che lascia tutti col fiato sospeso di fronte al mondo agonizzante, la paura, l’incomunicabilità, il disorientamento…il sublime, quel sentimento, come ha affermato lo stesso Karlheinz Stockhausen, che è proprio della dismisura. Dismisura di volumi, dismisura di emozioni e di visioni, distorsioni, dismisura dei battiti. Si resiste alla repulsione e si resta lì, succubi, affascinati, impotenti.

  • Di fronte a qualcosa che lascia tutti col fiato sospeso di fronte al mondo agonizzante, la paura, l’incomunicabilità, il disorientamento…il sublime, quel sentimento, come ha affermato lo stesso Karlheinz Stockhausen, che è proprio della dismisura. Dismisura di volumi, dismisura di emozioni e di visioni, distorsioni, dismisura dei battiti. Si resiste alla repulsione e si resta lì, succubi, affascinati, impotenti.

  • Il sublime è un sentimento che mescola insieme sgomento e piacere ed ha la propria origine nel grandioso, nell’incommensurabile di fronte a cui l’uomo prova un senso di finitezza, di fragilità. Il sublime si pone al confine fra etica ed estetica. Lì, il confine fra bello e brutto, piaciuto o meno si dissolve. Inizia dell’altro.






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