Il mutamento sintattico introduzione: problemi generali della sintassi storica La sintassi



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Il mutamento sintattico
1 Introduzione: problemi generali della sintassi storica

1.1 La sintassi

La sintassi si occupa dell’analisi dei meccanismi in base ai quali vengono stabilite delle relazioni tra le parole all'interno di una frase (studio delle costruzioni grammaticali, come l’ordine delle parole, i problemi di accordo, i problemi di selezione). La sintassi ha una relazione stretta con altri aspetti della linguistica: con la semantica, la prosodia, la morfologia, il lessico.


I componenti principali della sintassi

Le parole raggruppate in categorie (le diverse categorie si differenziano in base alla morfologia o in base alla loro distribuzione). Le categorie sintattiche non corrispondono alle categorie semantiche. Incontrerò l’amico di Piero. Ne incontrerò l’amico: ‘ne’ dal punto di vista semantico è legato a ‘l’amico’, dal punto di vista sintattico, invece, al verbo.

Tra le parole si determinano varie strutture, relazioni. In una sequenza di parole si possono fare raggruppamenti in maniere diverse. Per es, la frase nucleare italiana è composta da un SN e un SV. Il SN è uno degli argomenti del verbo. Il raggruppamento fino ad un certo punto si fa anche intuitivamente: (2) Incontrerò½ l’amico di Piero.
1.2 La sintassi in rapporto con altri campi linguistici

La semantica

(3a) Ho visto Maria. (3b) Maria l’ho vista: Costruzioni diverse con significato diverso.

(4a) Ho scritto una lettera. (4b) Epistulam scriptam habeo:

La frase italiana è la derivazione storica di quella latina, ma la costruzione e anche il significato è diverso, il cambiamento semantico è accompagnato dal cambiamento sintattico. La semantica è

una delle più importanti cause del cambiamento sintattico.
Fonologia, in particolare la prosodia

(5a) Piero vede Maria. (5b) PIERO vede Maria:

La pronuncia con enfasi permette a ‘Piero’ di essere sia il soggetto che l’oggetto della frase. La differenza nell’intonazione è legata alla differenza del significato. Nella linguistica storica è difficile prendere in considerazione la prosodia; la versificazione è una delle rare possibilità:



(6) Ceste bataile| veirement la ferun (Chanson de Roland).

(7a) Piero mangia la minestra. (SVO) (7b) LA MINESTRA mangia Piero. (OVS)

La prosodia ci aiuta a capire se l’ordine è marcato o non-marcato (l’ordine “neutro”

delle parole).

*La marcatezza: in una coppia di opposizione l’elemento marcato è di uso meno frequente ed in contesto non neutro; il membro ‘non marcato’ sarà quello più frequente ed adoperato anche in contesti neutri. Oltre a questa accezione, si parla anche di ‘marcatezza tipologica’: in questo caso, si definirà ‘non marcato’ l’elemento che ricorre più spesso a livello tipologico.




Morfologia

La morfologia e la sintassi hanno lo stesso lavoro, si dividono il campo. In certi casi si

possono sostituire all’interno della stessa lingua:

(7) cantai, ho cantato (espressione del passato in italiano)

(8) Marilei, lui Petru (espressione del dativo in rumeno)

Si possono sostituire diacronicamente:

(8) cecinerim ® abbia cantato (a forma morfologica va in disuso e viene sostituita da

una costruzione sintattica)

(9) DARE + HABEO ® darò

Lessico

(9a) Lo faccio venire. (9b) *Lo mando venire

Ci sono dei limiti nella scelta dei verbi che possono partecipare in un certo costrutto. Queste proprietà sintattiche possono cambiare nel tempo: per es. nell’italiano antico il verbo ‘sembrare’ si usava solo col complemento predicativo, tipo sembra bello, sembra conveniente. Nell’italiano di oggi il verbo ‘sembrare’ può ricorrere in tutte le strutture che prima erano riservate solo al verbo ‘parere’. Tipo: sembra che, mi sembra di poter.



1.3 La sintassi storica

La sintassi storica si occupa:

• dei cambiamenti delle strutture

• del perché del cambiamento



1.3.1 Due approcci al mutamento sintattico

Il punto di partenza per spiegare il cambiamento sintattico nell’approccio chomskyano

(generativista) è l’acquisizione del linguaggio. Ogni nuova generazione deve riacquisire

la grammatica:

Grammatica I -----® Lingua I

Grammatica II -----® Lingua II

L’acquisizione linguistica, in questo approccio, consiste nel fissare dei Parametri (cioè scegliere tra ciò che è opzionale nella Grammatica Universale), mentre altre informazioni sono geneticamente codificate (Principi). I bambini imparano la lingua in base ai dati linguistici ai quali sono esposti. I dati linguistici, entrando in contatto con la conoscenza innata, portano alla creazione della grammatica della data lingua. Nel processo di associare forme e regole, succedono ‘equivoci’ (rianalisi dei dati linguistici), che sono alla base del cambiamento linguistico. La spiegazione dell’analisi linguistica diversa da quella delle generazioni precedenti, deve essere contenuta nei dati

che il parlante riceve al momento dell’apprendimento: per es. a causa dei contatti linguistici, prestito; cambiamento nel percentuale dei dati per una moda linguistica; usi di tipo espressivo.

Secondo l’approccio tipologico-funzionalista gli elementi linguistici cambiano gradualmente seguendo passaggi universali. La spiegazione semantica del cambiamento linguistico prevale sulla spiegazione sintattica, perché il cambiamento linguistico non è un prodotto arbitrario di uno sviluppo linguistico autonomo, ma è un processo che ha una motivazione sistematica e concettuale. Il punto tipico per identificare il cambiamento linguistico è l’ascoltatore, che deve interpretare la struttura di un enunciato in cui il parlante non ha reso implicito le sue intenzioni comunicative. Queste circostanze permettono una certa varietà di interpretazioni e le restrizioni che condurranno a scegliere l’interpretazione finale verranno dalle conoscenze condivise e da fattori concettuali-semantici propri dell’uomo.

1.3.2 Rianalisi, prestito, analogia e grammaticalizzazione

A) Rianalisi

Il ciclo della negazione:

• Il latino e in generale le lingue romanze riservano alla negazione il posto precedente al verbo: lat. non intellegit, it. non capisce.

• In antico francese, la negazione enfatica viene ottenuta mediante l’unione della negazione standard ne (< latino NON) e sostantivi come point ‘punto’, pas ‘passo’, personne `persona'.

• Successivamente, il sostantivo pas diviene obbligatorio con ne, producendo una nuova forma di negazione standard, ne ... pas, ad esempio je ne sais pas ‘non so’.

• ‘pas’ viene rianalizzato come la forma negativa, producendo la forma di negazione colloquiale ... pas, ad esempio je sais pas ‘so mica’ (anche in Italia è largamente diffusa una seconda parte di negazione semanticamente “vuota”, come lomb. e ven. miga, bologn. brisa, tosc. mica, salent. filu, ecc. Questo secondo elemento è diventato in alcuni casi l’unico obbligatorio, come in lomb.



capissi minga ‘non capisco’, piem. capissu nèn.)
L'ordine dei costituenti

Le lingue del mondo mostrano diversi tipi di ordine dei costituenti, ad esempio SVO, SOV, VSO. Esistono numerose correlazioni tra gli ordini dei costituenti, tali per cui se una lingua presenta un certo ordine dei costituenti in relazione ad un determinato parametro (ad esempio, SVO), allora presenterà anche un certo ordine dei costituenti in relazione ad un altro parametro (ad esempio, Prep, NG). I vari ordini dei costituenti sono però soggetti a mutamento nel corso dell'evoluzione delle lingue. Il mutamento può essere determinato dalla rianalisi di particolari costruzioni, o da fattori come il prestito sintattico da altre lingue


B) Prestito sintattico

Il neogreco ha perduto l’infinito nelle proposizioni oggettive e lo sostituisce col congiuntivo. Il calabrese usa lo stesso processo, certo per calco sul greco, sostituendo del neogreco con la congiunzione mu (< lat. MODO) in voliti mu veniti ‘volete venire’.


C) Estensione (analogia, generalizzazione): l'introduzione di nuove costruzioni per codificare un ambito concettuale inizialmente espresso mediante altre costruzioni.
D) La grammaticalizzazione è un processo diacronico unidirezionale tramite il quale gli elementi lessicali si rivestono di un nuovo status grammaticale, morfosintattico.

Questo processo rispecchia una tendenza cognitiva umana generale, per la quale cerchiamo di esprimere i concetti astratti con l’aiuto di concetti concreti.

Elementi lessicali vs. elementi grammaticali (Hopper and Traugott 1993:4):

• Elementi lessicali (nomi, aggettivi, verbi): appartengono a classi aperte, e denotano oggetti, eventi e proprietà

• Elementi grammaticali (congiunzioni, pronomi, articoli, apposizioni, affissi flessivi e derivazionali, clitici etc.): appartengono a classi chiuse, e indicano relazioni tra le entità denotate dagli elementi lessicali
Il continuum della grammaticalizzazione

livello Discorso Sintassi Morfologia Morfofonematica

tecnica isolante > analitico > sintetico agglutinante > sintetico-flessionale > zero

fase collocazione sintatticizzazione morfologizzazione demorfemicizzazione perdita


Fattori tipici dei processi di grammaticalizzazione:

• Metafora e convenzionalizzazione di inferenze pragmatiche

• Estensione: la rianalisi viene applicata a contesti non compatibili con le caratteristiche semantiche del contesto originario

• Unidirezionalità

• Formazione di diversi livelli: l'originaria forma lessicale può sopravvivere accanto al suo esito grammaticalizzato

• Rinnovamento: gli elementi decategorializzati ed erosi vengono sostituiti da nuovi elementi


Lo sviluppo del passé récent in francese

(10a) Je viens de Lyon io vengo da Lione

‘Vengo da Lione’



(10 b) Je viens de manger io vengo da mangiare

‘ho appena mangiato’


Alcune implicazioni dei processi di grammaticalizzazione per una teoria del linguaggio:

• Le categorie grammaticali tradizionali spesso non valgono a classificare gli elementi grammaticalizzati, che presentano proprietà di diverse categorie.

• Normalmente si stabilisce una distinzione tra studio delle lingue a livello sincronico e a livello. Ma poiché le lingue sono in continua evoluzione, la dicotomia tra sincronia e diacronia è artificiale.

• La grammatica delle lingue non è un insieme di regole prestabilite e immutabili, ma piuttosto un sistema convenzionale che viene di volta in volta modificato dai parlanti in base alle esigenze del processo comunicativo.



2 Il passato composto con l’ausiliare

2.1 Introduzione

Un’innovazione delle lingue romanze rispetto al latino è la creazione di forme verbali perifrastiche per l’espressione dell’anteriorità. Il tipo più diffuso è quello del participio passato accompagnato dall’ausiliare “avere”. Italiano: essere/avere2, francese:



être/avoir, rumeno: avea, catalano: haver (tenir), spagnolo: haber (tener), portoghese:

ter (haver).

Il passato prossimo in italiano:



(1) Piero ha scritto una lettera

- Esprime anteriorità, compiutezza; equivalente latino: SCRIPSIT3

- Rapporto di reggenza tra ‘scritto’ (scrivere) e ‘lettera’; l’ausiliare regge il participio

- Componenti: V + Complemento

Dal significato odierno del verbo ‘avere’ (possesso e altri tipi di relazione) non si può dedurre perché serve a formare il passato. Non c’è cioè una motivazione sincronica che spieghi che relazione ci sia tra il significato di “avere” e il significato di “anteriorità”. C’è però un fatto interessante: in molte lingue troviamo costruzioni analoghe, cioè perifrasi che indicano anteriorità costruite con un verbo che indica possesso (per es. lingue germaniche, celtiche; ma anche lingue non-indoeuropee).
Costrutto latino all’origine della costruzione romanza:

(2) Epistulam scriptam habeo

- Esprime uno stato presente, ‘ho una lettera scritta’; qui HABEO indica il possesso

- Rapporto di predicazione tra ‘EPISTULAM’ e ‘SCRIPTAM’; rapporto di tipo

reggenza tra ‘EPISTULAM’ e ‘HABEO’; nessun rapporto tra participio e verbo

- I componenti sintattici: V + 2 Complementi
2.2 L’analisi delle due strutture

A) Analisi del numero dei costituenti

(3a) Tengo gli occhi aperti.


  1. In questa frase gli occhi e aperti sono due costituenti diversi, di conseguenza, possono

essere pronominalizzati indipendentemente:

(3b) Li tengo aperti. (cfr. Leggo il libro verde. Lo leggo)

2. Nelle lingue romanze e germaniche l’alternanza dell’ausiliare ‘essere’ o ‘avere’ avviene secondo le classi verbali: si usa ‘avere’ con i transitivi e gli inergativi (intransitivi non inaccusativi), mentre ‘essere’ ricorre (in misure variabili) con gli inaccusativi. Un test per stabilire l’inaccusatività: possibilità di pronominalizzare il soggetto posposto degli inaccusativi, ma non degli altri verbi:



(i) Sono arrivati due ragazzi. Ne sono arrivati due.

(ii) Hanno telefonato due ragazzi. *Ne hanno telefonato due.

3. In questa sede non ci occupiamo della distribuzione tra passato composto e passato semplice nelle varie lingue romanze. In grandi linee, nell’italiano letterario, in rum. e in fr. il passato remoto è diventato una forma tipica della narrazione storica. In catalano si è formato un nuovo tempo perifrastico, fatto con il verbo anar ‘andare’: va cantar ‘cantò’ in opposizione a ha cantat ‘ha cantato’.

Da questa tendenza innovativa sembrano essere esclusi il port., lo sp., l’occitanico, l’italiano centromeridionale e anche il toscano.
(3c) Gli occhi che tengo sempre aperti

Alla costruzione latina dobbiamo assegnare questa struttura, perché mostra “prove”

analoghe: (3d) (Equitatum) quem ex omni provincia … coactum habebat (Cesare, De

bello gallico, I, 15, 1) ‘La cavalleria che aveva (perché l’aveva) riunita da ogni

provincia’

B) Il participio si comporta sintatticamente come un aggettivo

(4a) La porta è chiusa:

Questa frase è potenzialmente ambigua. Per evidenziare il significato possiamo b) aggiungere un avverbio che evidenzi il valore verbale del participio, c) possiamo sostituire il verbo ‘essere’ con un altro verbo che evidenzi lo stato, che consegue come risultato del fatto che la porta è stata chiusa anteriormente:



(4b) La porta è chiusa violentemente.

(4c) La porta rimane chiusa.

Nelle costruzioni con un participio che funge da compl. predicativo dell’oggetto, il participio può avere solo valore aggettivale:



(5a) Tengo la porta chiusa. (5b) *Tengo la porta chiusa violentemente.

Inoltre, in queste costruzioni l’aggettivo può avere la forma del comparativo, come il participio poteva averlo nella costruzione latina:



(6a) Tengo gli occhi più aperti.

(6b) comitiorum dilationes occupatiorem me habebant (Celio, in Cicerone, Ad

familiares, VIII, 4, 3) ‘le lungaggini delle assemblee mi tenevano piuttosto occupato’
Le caratteristiche della struttura latina

Nella struttura latina, dunque, abbiamo due relazioni sintattiche: una relazione di reggenza e una relazione di predicazione: habeo [epistulam scriptam]

reggenza predicazione

La struttura latina

Il significato è: Possiedo (il risultato del fatto che) una lettera (è stata) scritta. In questa struttura non esiste nessun rapporto diretto tra HABEO e SCRIPTAM (cfr. 7), tanto che il soggetto di HABEO può essere diverso dal soggetto (semantico) di SCRIPTAM. Anche nelle fasi più antiche delle lingue romanze, la costruzione HABÉRE, TENÉRE + part. pass. esprimeva il possesso di un’entità che si trovava nello stato descritto dal part. pass. (cfr. il francese antico in 8):



(7) duces comprehénsós tenétis (Cicerone) ‘Tenete i capi in stato di arresto’

(8) et chis emperes avoit lettres seur lui ecrites qui… (Robert de Clari) ‘E questo

imperatore aveva delle lettere scritte su di lui, che...’
Le caratteristiche della perifrasi romanza moderna

Differenza nella struttura sintattica: 1) nella perifrasi romanza esiste una relazione tra avere e il participio (di reggenza o di modificazione), il soggetto di avere e il soggetto del participio sono coreferenziali; il participio non può essere separato dall’ausiliare 2): il participio ha funzione verbale e regge il complemento oggetto.

ho [scritto la lettera]

reggenza reggenza



La struttura romanza

Il significato: HABÉRE diventa un ausiliare, e la struttura della frase viene rianalizzata; la frase denota non più qualcuno che possiede un oggetto avente le proprietà denotate dal participio passato, ma qualcuno che ha fatto l’azione descritta dal participio. La rianalisi sintattica comporta un cambiamento nella struttura argomentale del verbo.

Resti della costruzione latina:

(9a) Ho scritta una lettera:

Nell’italiano antico l’accordo riflette la relazione antica di tipo predicativo, ma il significato è già quello moderno. L’italiano moderno ha semplificato il sistema, il reggente non si accorda col retto. Il participio si accorda invece con l’oggetto diretto pronominale (soprattutto in 3a pers.):

(9b) L’ho scritta. (9c) Je vous ai vus.

Invece, lo spagnolo e il portoghese hanno completamente eliminato l’accordo con l’oggetto.


La storia dell’ausiliare essere

In molte lingue dell’Europa il passivo è formalmente identico al perfetto degli inaccusativi con essere (si ritiene che il soggetto delle due costruzioni sia un argomento interno). Dalla prospettiva diacronica, essere può essersi stabilito come ausiliare perfettivo usato con gli inaccusativi grazie al parallelismo nella struttura argomentale dei verbi inaccusativi e il costrutto latino con i verbi passivi (per es. AMATUR ‘è amato/a’) e i cosiddetti verbi deponenti, i quali hanno una morfosintassi passiva, ma un significato attivo (per es. MORITUR ‘muore’). Già in latino ESSE era usato come ausiliare perfettivo con i passivi e i deponenti. Il perfetto di queste costruzioni è formata dal participio e il presente del verbo essere:



(10a) amata est ‘è stata amata’ (10b) mortuaest ‘è morta’.

L’uso del verbo HABERE era originariamente limitato ai predicati transitivi e solo con l’indebolimento semantico e la perdita delle restrizioni di selezione ha potuto estendere il suo campo ai verbi intransitivi.


2.3 Che cosa è successo?

Il cambiamento è cominciato a livello semantico: la struttura del latino ha cambiato di significato e il nuovo significato della costruzione ha imposto una ristrutturazione sintattica che ha portato alla struttura romanza.


a) Lo svuotamento del significato del verbo HABEO

Originariamente è un sinonimo di TENEO, poi già nel latino classico esprime una relazione, come farà nell’italiano: (11a) Piero ha fame. (11b) Piero ha 30 anni. (11c)



quattuor et triginta tum habebat annos (Cicerone, Brutus, 161) ‘aveva allora

trentaquattro anni’

Prove dello svuotamento: può essere sostituito da una parafrasi col verbo essere:



(11d) Piero è affamato. (11e) Piero è trentenne.

Avere in molti casi corrisponde a essere, il verbo che per eccellenza indica relazione,

solo che avere soggettivizza uno dei partecipanti (una relazione simile esiste tra attivo e

passivo): (12a) C’è un buco nella mia tasca. (12b) Ho un buco nella tasca.

Espressione del possesso in latino: (12c) Mihi domus est. (12d) Domum habeo.

Così, analogamente alle costruzioni con SUM, che potevano avere sia significato verbale (passivo) che aggettivale (stato), le costruzioni con HABEO, che originariamente avevano solo un significato aggettivale, assumono anche un significato verbale.
b) La frequente coincidenza fra il soggetto di HABEO e il soggetto del participio

Soprattutto con i verbi indicanti attività intellettuale, visto che la conoscenza che uno ha

è frutto della propria attività cognitiva

(13) haberem a Furnio … tua consilia cognita (Cicerone, Epistulae ad familiares, X,

12, 1) ‘sapevo da Furnio le tue intenzioni’
Il mutamento semantico

Con lo svuotamento semantico di HABEO, l’asse principale dell’interpretazione semantica si sposta al rapporto diretto fra il soggetto e i complementi di HABEO, prima di tutto il participio, a causa dell’identità fra i loro soggetti (coreferenza). Dato che HABEO non conta nell’interpretazione semantica della costruzione, il participio finisce col perdere il suo carattere aggettivale ed assume carattere verbale. La costruzione che indicava il possesso del risultato di un’azione, viene a significare l’azione stessa al passato. Inoltre, il perfetto latino era bivalente, incorporava le funzioni dell’aoristico e del perfetto. Quest’ultima funzione sarà occupata dal nuovo costrutto perché l’ausiliare avere al presente è capace di esprimere la rilevanza diretta e la connessione al momento presente.


Il mutamento sintattico

Il mutamento sintattico deve essere avvenuto solo molto più tardi. In fr. ant., per es., compl. oggetto e participio continuano a comportarsi come due costituenti separati, esattamente come in latino (cfr. es. 8). Una volta avvenuto il cambiamento semantico, si tende ad assegnare alla costruzione una nuova struttura sintattica che corrisponda meglio alla struttura semantica e alla struttura generale della lingua in cui il cambiamento avviene. Quindi in scritta la lettera, scritta è un verbo; siccome abbiamo costruzioni come scrive la lettera (V + compl. ogg.), anche il rapporto tra scritta e la lettera verrà interpretato analogicamente come un rapporto di reggenza.


La grammaticalizzazione degli ausiliari

Uno dei più comuni processi di grammaticalizzazione è:



verbo lessicale > ausiliare >affisso di aspetto, tempo o modo.

Anche in altre lingue il verbo che esprime il possesso può essere usato per formare il passato. Per es. in tedesco, indipendentemente, ma parallelamente all’italiano.


Differenze nella selezione dell’ausiliare

Non in tutte le lingue romanze esiste l’alternanza tra essere e avere e anche dove esiste, non riguarda lo stesso gruppo di verbi ovunque (per es. fr. j’ai été – it. sono stato).

Esiste un numero ristretto di verbi intransitivi che selezionano essere in tutte le lingue dove c’è l’alternanza, mentre altri intransitivi mostrano un comportamento meno regolare, selezionando essere in alcune lingue e avere in altre. In base a questi fenomeni, possiamo stabilire la gerarchia dell’inaccusatività, in cui i membri “centrali/nucleari” selezionano con maggiore possibilità l’ausiliare essere e i membri “periferici” sono più suscettibili ai mutamenti analogici a favore di avere:

cambiamento di luogo > cambiamento di stato > continuazione di stati preesistenti >

esistenza di uno stato

Il verbo avere non si è diffusa nei domini di essere accidentalmente. È apparso prima con i verbi inaccusativi “periferici” e poi con gli inaccusativi “nucleari”. La generalizzazione di avere a scapito di essere è una reazione analogica ad una marca di tempo/aspetto “irregolare”.

Riflessivi

I riflessivi in italiano moderno prendono l’ausiliare essere. La variazione dell’ausiliare deve aver avuto inizio con i riflessivi inaccusativi:



(14a) Li occhi miei [...] rivolsersi a luce che promessa tanto si avea (Dante, Paradis)

(14b) Se’l figliuol di Dio non fosse umiliato ad incarnarsi (Dante, Paradiso)

Mentre nell’italiano moderno l’ausiliare essere si è generalizzato per tutti i verbi riflessivi, in siciliano assistiamo allo sviluppo opposto: l’uso dell’ausiliare avere si diffonde con i riflessivi (come con tutti gli altri verbi), ma i riflessivi inaccusativi sono quelli a resistere più a lungo:



(14c) Et essendusi alluntanati ... (siciliano antico)

(14d) La sua dulci mugleri [...] si avia auchisu [ucciso] (siciliano antico)

2.4 Perché il passato è rimasto analitico, mentre il futuro è diventato

sintetico?

La storia morfosintattica di HABEO CANTATUM e CANTARE HABEO è simile, eccetto la



relativa analiticità del primo. La differenza dovrà essere cercata nelle condizioni sintattiche in cui la grammaticalizzazione è avvenuta. Una delle spiegazioni possibili collega la formazione dei due costrutti al cambiamento nell’ordine delle parole.

L’ordine OV era ancora dominante nel periodo in cui si è formato il futuro, mentre la consolidazione della struttura perfettiva è avvenuta dopo il cambiamento OV _ VO. Nel primo periodo esisteva una flessibilità sintattica maggiore, dovuta alla flessione latina, così qualsiasi elemento che avrebbe potuto inserirsi tra l’infinito e avere, poteva essere spostato fuori dal complesso verbale. La sintassi più rigida del latino tardo e del romanzo, lasciava meno posizioni alternative per eventuali elementi inseriti, il che avrà contribuito a conservare la separazione dei due elementi del passato composto.


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