Il nuovo codice dei contratti pubblici: fra innovazioni profonde e profili di incertezza



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12.12.2017
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IL NUOVO CODICE DEI CONTRATTI PUBBLICI: FRA INNOVAZIONI PROFONDE E PROFILI DI INCERTEZZA

  • IL NUOVO CODICE DEI CONTRATTI PUBBLICI: FRA INNOVAZIONI PROFONDE E PROFILI DI INCERTEZZA


Riforma importante, radicale e fors’anche devastante!

  • Riforma importante, radicale e fors’anche devastante!

  • Pertanto, è necessario un approccio disincantato!



COSA REALMENTE CI SI ATTENDE DALLA RIFORMA, AL DI LA’ DEL RECEPIMENTO DOVEROSO DELLE DIRETTIVE COMUNITARIE??

  • COSA REALMENTE CI SI ATTENDE DALLA RIFORMA, AL DI LA’ DEL RECEPIMENTO DOVEROSO DELLE DIRETTIVE COMUNITARIE??



Ulteriore semplificazione delle fonti normative (attualmente: Codice 257 artt. + Regolamento artt. 359 = 616) > Oliveri G. Appalti: sarà vero rilancio?” (21/01/2016 - La Gazzetta degli enti locali).

  • Ulteriore semplificazione delle fonti normative (attualmente: Codice 257 artt. + Regolamento artt. 359 = 616) > Oliveri G. Appalti: sarà vero rilancio?” (21/01/2016 - La Gazzetta degli enti locali).

  • Gli osanna per la riforma riguardano, in particolare, l’alleggerimento sostanziale dei contenuti normativi, visto che si passerà da un coacervo di circa 600 disposizioni (tra d.lgs. 163/2006 e d.P.R. 207/2010) a massimo 200 articoli…. L’Anac, cioè, disporrà di poteri di regolazione, derivanti dalla configurazione dei propri pareri, bandi-tipo e delibere come “vincolanti” per le stazioni appaltanti. Invece, dunque, di centinaia di articoli di regolamento attuativo, avremo centinaia, se non migliaia, di pronunciamenti di vario tipo dell’Anac, spesso frutto di “confronti” e “negoziazioni” col “mercato”, delle quali non è dato percepire quanto sarà il peso delle lobby”.



Ritenere che un ordinamento si semplifichi perché cambia il tipo di “fonte”, ma alla nuova fonte si lasci uno spazio di intervento infinito e incontrollato (provi qualcuno a contare e riordinare le pronunce dell’Anac di questi anni) è semplicemente velleitario. Il rischio è una melassa di regole continuamente cangianti, difficili da ordinare in un sistema, molte delle quali saranno caratterizzate dalla deleteria prassi, propria di ogni sistema di soft law fondato su pareri, di essere pensate per situazioni specifiche, ma essere poi portare a regola generale ed astratta. Si pensi al sistema ormai non più sostenibile dei pareri delle sezioni regionali della Corte dei conti: una banca dati immensa, piena di avvisi fortemente contraddittori l’uno con l’altro, perché assunti in epoche diverse, sulla base di soggetti e problemi specifici e particolari, ma considerati come regole generali. Un caos”.

  • Ritenere che un ordinamento si semplifichi perché cambia il tipo di “fonte”, ma alla nuova fonte si lasci uno spazio di intervento infinito e incontrollato (provi qualcuno a contare e riordinare le pronunce dell’Anac di questi anni) è semplicemente velleitario. Il rischio è una melassa di regole continuamente cangianti, difficili da ordinare in un sistema, molte delle quali saranno caratterizzate dalla deleteria prassi, propria di ogni sistema di soft law fondato su pareri, di essere pensate per situazioni specifiche, ma essere poi portare a regola generale ed astratta. Si pensi al sistema ormai non più sostenibile dei pareri delle sezioni regionali della Corte dei conti: una banca dati immensa, piena di avvisi fortemente contraddittori l’uno con l’altro, perché assunti in epoche diverse, sulla base di soggetti e problemi specifici e particolari, ma considerati come regole generali. Un caos”.



Certo, la proliferazione delle norme non è garanzia di buona regolamentazione:

  • Certo, la proliferazione delle norme non è garanzia di buona regolamentazione:

  • Plurimae leges, corruptissima re pubblica” (Tacito);

  • Summum ius, summa iniuria”(Cicerone);

  • Le leggi inutili, indeboliscono quelle necessarie” (Montesquieu).

  • Ma, occorre cercare di intendere cosa provocherà un Codice più snello, senza Regolamento attuativo!



Rilancio dell’economia

  • Rilancio dell’economia

  • Soprattutto, l’attenzione entusiastica si è concentrata sulla capacità teorica della riforma di “rilanciare” gli appalti e di conseguenza il settore dell’edilizia, grazie alla maggiore linearità delle procedure, alla riduzione delle possibilità di bloccare le opere a causa dei ricorsi al Tar, la riduzione delle varianti in corso d’opera. Un primo elemento essenziale consiste nel prendere piena consapevolezza della reale efficacia della riforma degli appalti. Affermare che grazie alla nuova legge l’edilizia sarà rilanciata è suggestivo, ma nel concreto azzardato e, soprattutto, erroneo”.



È chiaro che materie strettamente legate al sistema economico, come il lavoro e gli appalti, non possono risentire in via diretta e immediata di benefici derivanti dalla legislazione. Per il rilancio del lavoro e degli appalti, settori fondamentali dell’economia, occorrono non leggi di regolazione, ma azioni di politica economica.

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