Il presente lavoro nasce dall’esigenza di raccontare IL mio mondo interiore, le mie radici, IL mio stupore di fronte la vita



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26.01.2018
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Presentazione del progetto
ciciulì”: scritto e interpretato da Daniele Anzalone.
Il presente lavoro nasce dall’esigenza di raccontare il mio mondo interiore, le mie radici, il mio stupore di fronte la vita.

Attingendo alla tradizione culturale dei racconti popolari siciliani, ho inteso riproporre un modo di comunicare più semplice e autentico, caratteristico di una società preindustriale che ormai sta scomparendo.

Sin da piccolo amavo i racconti; intere giornate le passavo ad ascoltare i cunti (racconti) di mia nonna: dalle memorie della guerra, ai ricordi della sua infanzia, alle leggende e miti popolari. Quando incontro delle persone anziane, spesso mi ritrovo a chiedere loro se hanno una qualsiasi storia da raccontarmi. Più che ai contenuti, presto attenzione al modo di raccontare: pieno di pause, gesti, respiri, emozioni. E quel che più mi stupisce è la vitalità, la credibilità dei loro racconti, indipendentemente dalla loro attinenza alla realtà. Il lavoro proposto è quindi un cunto di cunti (racconto di racconti). Vi è un racconto più ampio che contiene al proprio interno diversi racconti, differenti ovviamente nei contenuti, ma che presentano caratteristiche comuni in termini di colori, profumi, sapori. E’ come se tali racconti fossero figli della stessa madre, rappresentata dal racconto più ampio che fa da cornice.

Riguardo la parte musicale, i brani presenti nello spettacolo sono stati composti da un mio prozio, agli inizi del novecento. Relativamente a queste composizioni non esiste alcuno spartito, ma esse sono arrivate a me grazie alla memoria di mia madre: un giorno, mentre lei suonava tali brani al pianoforte, a sua insaputa, li ho registrati. Successivamente ho rielaborato al computer le registrazioni fatte e, magicamente, si adattavano perfettamente ai racconti.

In scena vi è un unico attore che rappresenta la figura del Cuntastorie. Il Cuntastorie è sia colui che racconta, che colui il quale, di volta in volta, interpreta direttamente i differenti personaggi del racconto.

Il linguaggio utilizzato nella stesura del testo è prevalentemente il dialetto siciliano.



Sinossi
Il ciciulì è un biscotto tipico siciliano che, per antica tradizione, viene realizzato durante il periodo pasquale. Ciciulì racconta di un picciriddu (bimbo) che, ogni venerdì santo, si reca a casa della propria nonna per assistere alla rituale preparazione dei ciciulii. Ogni anno, il picciriddu è sempre puntuale all’appuntamento concordato con la nonna su quando iniziare la preparazione della pasta; ma quando lui arriva a casa della nonna, trova sempre la pasta già pronta. Lui non capisce come ciò possa accadere, perché la nonna gli dice di aver iniziato la preparazione proprio nell’istante in cui lui era arrivato. E lui è sicuro della veridicità delle parole della propria nonna.

Ciciulì è un cunto di cunti (racconto di racconti). E’ come se la stessa pasta, con cui si creano i ciciulii, contenesse al proprio interno tanti cunti, che attraverso lo stupore genuino di un bimbo e l’amore profondo di una nonna, si intrecciano fino a formare la pasta “misteriosa”, creata dal nulla.

Crescendo, il picciriddu capisce che la nonna, durante la preparazione della pasta, gli narrava dei racconti: lui, immerso nella fantasia, si estraniava da tutto, perdendo la nozione del tempo… quando il racconto finiva, rimaneva lo stupore…e la pasta era già pronta.

Note di regia
Nel racconto vi è la magia del presente. Finito il racconto, vi è lo stupore. “E nda meravigghia c’è a vita (e nello stupore c’è la vita)”, diceva mia nonna. Figlia di una terra fertile di racconti, miti e leggende, mi ha insegnato che in Sicilia, i racconti, non provengono dalle persone, ma direttamente dalla terra. Quando, per troppo tempo, non vi è un orecchio disposto ad ascoltare i racconti presenti nella terra, l’Etna erutta. La lava contiene i racconti che nessuno ascolta. Più i racconti vengono ascoltati e tramandati, più scarse sono le possibilità che l’Etna si svegli.

In Ciciulì, il racconto è accompagnato da un movimento a tratti “inesistente”, simile a quello della terra ferma, per arrivare gradualmente o improvvisamente a raggiungere la potenza di un’esplosione vulcanica. Un passaggio da un movimento minimalista ad un altro convulso e astratto, ma che rappresenta sempre una caratteristica, in termini di colore, profumo o forma, della terra detentrice dei racconti.



Si spera che a cunto finito, lo spettatore tra le varie emozioni, percepisca soprattutto lo stupore: “nda meravigghia c’è a vita.”.

Scheda tecnica

Titolo: Ciciulì.

Scrittura: Daniele Anzalone.

Regia: Daniele Anzalone.

Durata: Sessanta minuti

Materiale scenico: Una sedia, un tavolo, una madia.

Luci: Fisse, con la possibilità di variarne l’intensità.

Audio: Riproduttore di cd audio con relativo impianto di amplificazione.

Numero attori: Uno.








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