Il problema della caduta dei gravi in galileo



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6. CONCLUSIONE: LA POSIZIONE DI GALILEO NELLO SVILUPPO DELLA RICERCA

SCIENTIFICA

Alla conclusione della rassegna fatta ci si pone la domanda sulla consistenza del contributo dato da Galileo allo studio del problema della caduta dei gravi.

E’ chiaro il superamento della posizione di Aristotele e dei suoi ottusi sostenitori. Ma resta il dubbio sulla effettiva dimensione della schiera di tali personaggi e della loro effettiva presenza e influenza nelle sedi universitarie. Il Simplicio, che personifica lo stereotipato, goffo e ostinato difensore di tesi lontane dalle realtà, dopotutto è una invenzione di Galileo.

Lo studioso Edward Grandt, già nel saggio “La scienza nel Medioevo” così si esprime: “ Galileo è stato anticipato dai suoi predecessori medioevali in alcuni dei più importanti concetti e teoremi riguardanti il moto. Non può più essere messo in dubbio che il merito dei suoi contributi alla cinematica, un tempo ritenuti assolutamente originali, è stato enormemente esagerato, principalmente perché le valutazioni tradizionali dei suoi risultati, formulate tra il diciassettesimo e il diciannovesimo secolo, furono in gran parte espresse nella quasi totale ignoranza dei risultati delle scienze medioevali. Accurate e minuziose ricerche neI corso del ventesimo secolo hanno non solo scoperto le realizzazioni medievali fino ad allora sconosciute, ma ne hanno anche tenuto conto per una riconsiderazione della parte di Galileo nella storia della scienza. In conseguenza di ciò si è posta una nuova questione. Se i maggiori teoremi e corollari, precedentemente attribuiti a Galileo, erano già stati enunciati nel Medioevo, in che senso si può dire, sempre che si possa, che Galileo abbia fondato la moderna scienza della meccanica?” (7).

Lo stesso autore prosegue sottolineando il merito di Galileo di aver con determinazione raccolto e ordinato le sparse intuizioni e affermazioni precedenti in un sistema almeno più organico. Inoltre Galileo attribuì a conclusioni e teoremi, ricavati come utile esercizio di pura speculazione, la capacità di descrivere effettivamente i fatti reali o almeno una loro idealizzazione.

Le grandezze cinematiche come la velocità e l’accelerazione risultano definite con correttezza .

In definitiva Galileo selezionò le intuizioni, dando peso a quelle collegate ad una certa dimostrazione, mise insieme i concetti e le definizioni, i teoremi, le leggi e i corollari e li organizzò in un complesso logico ed ordinato che applicò senza equivoci all’effettivo moto dei corpi reali. E’ innegabile che il suo lavoro fu una valida premessa al proseguimento degli studi sul moto compiuto poi da Newton.

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(7) Da Edward Grandt, La scienza nel medioevo, Il mulino, 1997, pag. 80.

Vedi anche E. Grandt, Le origini medioevali della scienza moderna, Einaudi, 2001, pag. 253:

“Nel secolo XX fu compiuto un eroico sforzo per rivedere questo giudizio negativo sulla scienza e la filosofia naturale del Medioevo, ma con scarso esito. Il parere degli odierni uomini di cultura è probabilmente non molto diverso da quello di Galileo… E’ opinione diffusa che la nuova scienza trionfò nonostante gli ostacoli a essa frapposti dagli aristotelici reazionari. Ma questa interpretazione è fuorviante, perché deprecabilmente incompleta” ( ivi, pag. 253).

Tra gli studiosi eroici ricordiamo Pierre Dhuem, che con profonde e nuove ricerche e numerose pubblicazioni immise il tardo Medioevo nella corrente generale dello sviluppo scientifico.

Cosa non è riuscito a fare Galileo? Non è giunto alla formulazione dinamica enunciata da Newton. Non ha maturato il concetto preciso di massa inerziale, pur avendo chiaro il principio di inerzia, che dà sostegno alla possibilità del moto anche in assenza di forse agenti; anche se, nella spiegazione della diversità nel tempo di caduta dei corpi di diverso peso in un mezzo resistente la spiegazione più logica che si affacciava era l’esistenza di un diverso comportamento dei due corpi di fronte alla stessa resistenza.. Tanto già si era fatto nel passare dalle considerazioni sulla “natura” dei corpi intesa come richiamo esterno all’attenzione al peso, inteso come proprietà intrinseca.

Mancava anche una visione corretta della natura del peso che sarà in seguito considerato come forza esterna agente sulla massa del corpo.


Date queste considerazioni e la situazione vera delle vicende storiche il Crombie esprime la seguente considerazione:”Da lungo tempo non è più possibile considerare l’esperimento della torre pendente, ammesso che Galileo lo facesse davvero, come un esperimento cruciale o anche nuovo” (8).

Restano ancora nella divulgazione scientifica i residui delle esaltazioni fuorvianti e poco fondate che hanno fatto di Galileo un mito nella storia della scienza e hanno condotto a pensare che “tutto incominciò con lui” .

E’ strano che ancora oggi, con l’intento di esaltare i meriti di Galileo, gli si attribuiscano affermazioni e imprese che, oltre a non essere in accordo con la realtà storica, rischiano di attribuire allo scienziato delle concezioni erronee.

Ma anche questa situazione può essere considerata un esempio che descrive la difficoltà che incontrano alcune idee o convinzioni a scomparire dal bagaglio culturale delle persone, quando sono utilizzate a sostegno di posizioni preconcette o di comodo.

Evidentemente anche la storia della scienza ha bisogno di un metodo scientifico.
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(8) Op. cit. ,pag. 341



BIBLIOGRAFIA
A.C. Crombie, Da S.Agostino a Galileo, Feltrinelli, Milano 1982

Opere di Galileo Galilei, a cura di Franz Brunetti, collana Classici della scienza, Utet, Torino, 1980

Edward Grandt, La scienza nel medioevo, Il Mulino, Bologna, 1997

Edward Grandt, Le origini medievali della scienza moderna, Einaudi, Torino, 2001

Marshall Clagett, La scienza della meccanica nel Medioevo, Feltrinelli, Milano, 1972

Umberto Forti, Storia della scienza, voll.2 e 3, Dall’ Oglio, Milano, 1968







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