Il processo telematico e l’avvocato



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LE NOTIFICHE NEL NUOVO PROCESSO TELEMATICO” - Paolo Nasini
1) Premessa. La notificazione 2) L’evoluzione normativa in materia di mezzi di notificazione 3) La trasmissione di documenti in via telematica 4) La notificazione nel nuovo processo telematico 4.1) Notificazione telematica all’indirizzo elettronico del destinatario 4.2) Notificazione telematica a mezzo del sistema informatico civile (SICI) 5) La ricevuta elettronica e la procedura di validazione temporale 6) Le ultime novità legislative 7) Conclusioni.
1) Premessa. La notificazione.
L’attività professionale dell’avvocato si avvia ad essere modificata nelle sue abitudini e nelle sue inefficienze gestionali dai nuovi strumenti offerti dalla scienza informatica.

Il nuovo processo civile telematico, introdotto dal decreto del Ministro di Grazia e Giustizia del 13/2/2001, n.123 ( G.U. 17/4/2001, n.89)1, fornisce all’avvocato ( o meglio fornirà all’avvocato quando vi saranno le condizioni di fatto idonee ) l’opportunità di gestire le controversie avvalendosi dei nuovi strumenti informatici e della telematica con tutte le conseguenza benefiche in termini di riduzione dei costi e risparmio di tempo spesso speso inutilmente nell’ufficio degli ufficiali giudiziari o nelle cancellerie, in particolare per quanto riguarda l’attività di notificazione degli atti processuali.

La notificazione è l’atto tipico dell’ufficiale giudiziario2, il quale può procedere alla consegna al destinatario di copia conforme all’originale dell’atto ai sensi e con le modalità stabilite dagli art 137 e ss. c.p.c. solo su istanza di parte o su richiesta del pubblico ministero o del cancelliere.

La validità ed efficacia3 della notifica sono subordinate all’osservanza, da parte dell’ufficiale giudiziario, delle regole dettate dal codice di procedura civile.

In particolare, l’ufficiale giudiziario non ha l’obbligo di garantire l’effettiva conoscenza dell’atto da parte del destinatario, ma solo che l’atto entri effettivamente nella sfera di disponibilità del destinatario verificandosi in questo caso una presunzione assoluta di conoscenza4

L’ufficiale giudiziario, compiuta la notifica, certifica l’eseguita notificazione mediante relazione da lui datata e sottoscritta5, apposta in calce all’originale e alla copia dell’atto.( art 148 1°co c.p.c.)



2) L’evoluzione normativa in materia di mezzi di notificazione.
La forma tipica primaria e principale di notifica degli atti processuali stabilita dal codice di procedura civile consiste nella materiale consegna dell’atto da parte dell’ufficiale giudiziario “a mani del destinatario”, con tutta una serie di norme atte a garantire l’informazione dell’avvenuta notifica in caso il destinatario non venisse trovato o fosse sconosciuto il suo domicilio o residenza6.

Per sollevare l’ufficiale giudiziario dall’incombenza di notifiche che per loro natura sono eccessivamente gravose ( per esempio le notifiche da eseguirsi fuori dal comune nel cui territorio è incardinato l’ufficio) l’art 149 c.p.c. prevede che in mancanza di espresso divieto della legge, la notifica può eseguirsi anche a mezzo del servizio postale.7

Quando, poi, la notifica eseguita nei modi ordinari sia sommamente difficile per il rilevante numero dei destinatari o per la difficoltà di identificarli tutti, l’art 150 c.p.c. ammette la notificazione per pubblici proclami che può essere autorizzata, su istanza della parte interessata e sentito il pubblico ministero, dal capo dell’ufficio giudiziario davanti al quale si procede ( salvo che nei procedimenti davanti al giudice di pace )

Ma la norma più interessante in relazione al tema trattando, è l’art 151 c.p.c. in forza della quale il giudice può prescrivere, anche d’ufficio, con decreto steso in calce all’atto, che la notificazione sia eseguita in modo diverso da quello stabilito dalla legge, e anche per mezzo di telegramma collazionato ( 2706 c.c.) con avviso di ricevimento, quando lo consigliano circostanze particolari o esigenze di maggiore celerità.

Questa norma è stata poco utilizzata in concreto dai giudici8, ma assume una grande rilevanza concettuale da un lato perché configura una forma di notificazione che non richiede l’intervento dell’ufficiale giudiziario e d’altra parte apre all’impiego di mezzi di notificazione diversi da quelli tipizzati dal codice e quindi anche a mezzi di telecomunicazione. 9

L’intervento normativo forse più significativo in relazione ai mezzi utilizzabili per le notifiche nel processo civile è costituito dalla L. 7/6/1993, n.183 che ha ammesso l’utilizzo del fax da parte dell’avvocato e del procuratore per trasmettere la copia fotoriprodotta degli atti processuali ad altro avvocato

A norma dell’art 1 della suddetta legge la copia fotoriprodotta di un atto del processo redatto da un avvocato o da un procuratore e trasmesso a distanza attraverso i mezzi di telecomunicazione ad altro avvocato o procuratore si considera conforme all’originale alle seguenti condizioni: a) se gli avvocati o procuratori in questione sono entrambi muniti di procura ai sensi dell’art 83 c.p.c.10; b) se l’atto trasmesso porta l’indicazione e la sottoscrizione leggibile dell’avvocato o procuratore mittente e tal elementi risultano dalla copia fotoriprodotta dell’atto medesimo; c) se la copia fotoriprodotta, il cui originale sia dichiarato conforme all’atto trasmesso da parte dell’avvocato o procuratore mittente, venga sottoscritta dal destinatario.11

Anche se non introduce un diverso mezzo di notificazione la l.21/1/1994, n. 53 (recante “ Facoltà di notificazioni di atti civili amministrativi e stragiudiziali per gli avvocati e procuratori legali”) è importante in quanto attribuisce all’avvocato la facoltà di notificare senza l’ausilio dell’ufficiale giudiziario direttamente alla controparte gli atti processuali civili a mezzo del servizio postale e/o mediante consegna diretta della copia dell’atto nel domicilio del destinatario12. Anche qui l’avvocato deve essere munito di procura ex art 83 c.p.c. e deve essere stato appositamente autorizzato dal Consiglio dell’ordine presso cui è iscritto nonché essere dotato di un registro cronologico, conforme al modello stabilito dal Ministero della giustizia regolarmente conservato e vidimato.

In questo modo si è ampliato il ventaglio delle soluzioni che permettono all’avvocato di non ricorrere all’ufficiale giudiziario, ma, come si è potuto verificare in questi dieci anni, l’utilizzo degli strumenti di cui sopra non è stato così rilevante da elidere quelle disfunzioni ( in termini di tempi e costi ) connaturate alle notificazioni a mezzo dell’ufficiale giudiziario.

3) La trasmissione di documenti per via telematica


L’ingresso e l’irrompere della telematica nel nostro ordinamento giuridico si deve all’art 15 2°co l.15/3/1997, n.59, in forza del quale gli atti, i dati, i documenti formati dalla pubblica amministrazione e da privati con strumenti informatici e telematici, nonché la loro archiviazione e trasmissione con strumenti informatici sono rilevanti a tutti gli effetti di legge.

Questa norma ha costituito il punto di partenza per la disciplina dell’utilizzo del documento informatico, ed in sua attuazione è stato emanato il D.P.R 10/11/1997, n.513 peraltro successivamente abrogato ( ma nella sostanza integralmente recepito ) dal D.P.R. 28/12/2000, n.445 recante il Testo Unico sulla documentazione amministrativa

In particolare, l’art 14 3°co D.P.R. 445/2000( che ripropone l’art 12, 3° comma del D.P.R. 513/97 abrogato) dispone che “ la trasmissione del documento informatico per via telematica, con modalità che assicurino l’avvenuta consegna, equivale alla notificazione per mezzo della posta nei casi consentiti dalla legge “

L’avvenuta consegna del documento è garantita dal primo comma del medesimo articolo in cui si prevede che il documento informatico trasmesso per via telematica si intende inviato e pervenuto al destinatario, se trasmesso all’indirizzo da questi dichiarato.

Pertanto, la data e l’ora di formazione, di trasmissione o di ricezione di un documento informatico redatto in conformità alle disposizioni del presente testo unico e alle regole tecniche di cui agli articoli 8, comma 2 e 9, comma 4, sono opponibili ai terzi.

L’indirizzo elettronico viene definito dall’art 22 lett h del D.lgs 445/2000 ( che ripropone pedissequamente l’art 1 co 1 lett l) del D.P.R. 513/97) come l’identificatore di una risorsa fisica o logica in grado di ricevere e registrare documenti informatici13.

Se il software attraverso il quale viene trasmesso telematicamente il documento informatico garantisce l’avvenuta consegna, la trasmissione equivale alla notificazione a mezzo posta ed è pertanto utilizzabile nei casi in cui questa è ammissibile valida ed efficace in linea con quanto indicato dall’art 149 c.p.c.

Di conseguenza, può facilmente comprendersi l’impatto rivoluzionario di questa norma nel sistema di trasmissione degli atti e documenti nel nostro ordinamento giuridico, in quanto disciplina e ammette l’utilizzo anche a fini giuridici della rete Internet e della posta elettronica in modo da superare le lentezze e disfunzioni della cosiddetta “ snail mail “ ( lett. “ posta lumaca”) cioè la posta cartacea.


4) La notificazione nel nuovo processo telematico.
Il D.M. 13/2/2001, n.123 è diretto a dare attuazione alle disposizioni dell’art 15 2°co l.59/97 in modo da rendere più funzionale, nelle attività strumentali del processo civile, l’uso di strumenti informatici e telematici, anche a seguito delle più recenti innovazioni tecnologiche e applicative.

Le modalità per l’utilizzo concreto degli strumenti suddetti, sono state introdotte solo recentemente, con il decreto del Ministero della Giustizia, del 14 ottobre 2004 ( recante regole tecnico-operative per l’uso di strumenti informatici e telematici nel processo civile ).

L’art 2 del D.M.123/2001, ammette la formazione, la comunicazione e la notificazione di atti del processo civile mediante documenti informatici nei modi previsti dal regolamento.

Il regolamento in particolare prevede due modalità di trasmissione, comunicazione o notificazione dei documenti informatici, da effettuarsi di regola per via telematica attraverso il sistema informatico civile, salvo il caso in cui si proceda effettuandola direttamente all’indirizzo elettronico del destinatario ex art 6 del Regolamento.

In entrambi i casi la notifica deve essere effettuata come documento informatico sottoscritto con firma digitale14.

L’avvocato che voglia notificare telematicamente un atto del processo può, quindi, fare due cose: o servirsi dell’ufficiale giudiziario attraverso il sistema informatico civile oppure può procedere direttamente lui alla notificazione effettuandola all’indirizzo elettronico del destinatario.

Per poter utilizzare gli strumenti informatici messi a disposizione dal D.M. 123/01 l’avvocato della parte privata15 deve, però, ex art 11 del D.M.14/10/2004, disporre di un indirizzo elettronico ( che deve essere solo uno ) e della relativa casella di posta elettronica, CPECPT, forniti e gestiti dal punto di accesso .

Prima di ogni considerazione riguardante il conctto di indirizzo elettronico, casella di posta elettronica e punto di accesso, è necessario sottolineare che l’utilizzo dei mezzi informatici di cui sopra necessita che l’avvocato disponga di una adeguata postazione di lavoro, cioè di quell’insieme di risorse hardware, software e di rete dall’avvocato utilizzate direttamente per la formazione dei documenti informatici, per l’inoltro e la ricezione dei messaggi e la consultazione con il sistema informatico civile.

La postazione di lavoro deve essere dotata dell’hardware e del software necessario alla gestione della firma digitale su smartcard, e all’autenticazione nei confronti del punto di accesso.

Inoltre, la postazione di lavoro deve essere dotata di software idoneo a verificare l’assenza di virus informatici in ogni messaggio in arrivo ed in partenza.

La casella di posta è abilitata a ricevere i messaggi provenienti unicamente da altri punti di accesso e dal gestore centrale. Essa garantisce la ricezione dei messaggi e la loro disponibilità per trenta giorni, successivamente il messaggio viene archiviato e sostituito da un avviso16 contenente i seguenti dati: identificativo univoco del messaggio, mittente, data, ora e minuti di arrivo.

Per quanto concerne la definizione di indirizzo elettronico l’art 1 lett h del D.M. 123/2001, si limita a rinviare alla definizione data dall’art 1 co1 lett l del D.P.R. 513/97 per la quale rimando al paragrafo precedente.

L’indirizzo elettronico non può essere un qualunque account di posta elettronica, ma deve rientrare nelle fattispecie indicate dall’art 7 del D.M.123/2001 ed in particolare l’indirizzo elettronico del difensore è unicamente quello comunicato dal medesimo al Consiglio dell’Ordine17. Per gli esperti e gli ausiliari del giudice l’indirizzo elettronico è quello comunicato dai medesimi ai propri ordini professionali o all’albo dei Consulenti presso il Tribunale.

Per gli altri soggetti, invece, l’indirizzo elettronico è quello dichiarato al certificatore18 della firma digitale al momento della richiesta di attivazione della procedura informatica di certificazione della firma digitale medesima, ove reso disponibile nel certificato.

L’avvocato che voglia procedere ad una notifica telematica, sia che intenda avvalersi del sistema informatico civile, sia che intenda procedere alla notifica telematica diretta all’indirizzo elettronico del destinatario, deve farlo attraverso il c.d. punto d’accesso.

Il punto d’accesso è la struttura tecnico-organizzativa che fornisce ai soggetti privati, esterni al sistema informatico civile, i servizi di connessione al gestore centrale e di trasmissione telematica dei documenti informatici relativi al processo, nonché la casella di posta elettronica certificata sopra detta.

Il punto d’accesso19 può essere attivato soltanto dai soggetti pubblici o privati20 indicati dall’articolo 6 delle regole tecniche.

Se viene gestito da una Consiglio dell’ordine degli avvocati o dal Consiglio Nazionale Forense, oppure dal Gestore Centrale sulla base di copia dell’albo fornita al Ministero della Giustizia e dai consigli dell’ordine degli avvocati e dal Consiglio Nazionale forense, il punto d’accesso provvede alla certificazione del difensore21 e provvede all’autenticazione del difensore per l’accesso al sistema informatico civile ( che avviene secondo le caratteristiche tecniche richieste dalla carta nazionale dei servizi ).

Per ottenere la casella di posta elettronica, come anche per accedere al sistema civile informatico, è necessaria la previa registrazione presso il punto d’accesso, che deve essere richiesta per iscritto22.

Il punto di accesso poi deve attivare un registro degli indirizzi elettronici,23 accessibile a tutti i soggetti abilitati e contenente l’elenco di tutti gli indirizzi elettronici emessi, revocati o sospesi dal punto di accesso.

Il difensore deve comunicare al consiglio dell’ordine di appartenenza, il proprio indirizzo elettronico relativo alla casella di posta certificata rilasciata dal punto di accesso ( che va comunicata anche alla cancelleria di riferimento ), unitamente al proprio codice fiscale e ai dati identificativi del punto di accesso.


4.1) Notificazione telematica all’indirizzo elettronico del destinatario

L’art 6 del D.M. 123 /01 prevede la possibilità per il difensore di notificare gli atti, sotto forma di documento informatico sottoscritto in forma digitale, direttamente per via telematica all’indirizzo elettronico del destinatario.

L’articolo 45, 2°comma delle regole tecniche prevede la notificazione telematica di documenti informatici tra difensori avvenga, ove sussistano i presupposti di cui alla legge 21 gennaio 1994, n.53, mediante inoltro del documento dal punto di accesso del mittente alla casella di posta certificata del destinatario.

A questo scopo il punto di accesso trasmette, attraverso canali sicuri, il messaggio con il documento da notificare al gestore centrale24 che, a sua volta, inoltra il messaggio ricevuto al punto di accesso di destinazione.

Il servizio di posta elettronica certificata restituisce al mittente una ricevuta breve di avvenuta consegna per ogni documento informatico reso disponibile al destinatario.

Il gestore centrale, ricevuto il messaggio da notificare, primariamente verifica l’assenza di virus informatici.

Successivamente, associa automaticamente al messaggio ricevuto una prima attestazione temporale della ricezione del documento informatico, contenente data, ora e minuti, che viene spedita alla casella di posta del mittente e, unitamente al messaggio, alla casella di posta del destinatario.

La casella di posta del destinatario, ricevuto il messaggio, invia al gestore centrale la ricevuta breve di avvenuta consegna a cui il gestore centrale associa una seconda attestazione temporale, che viene spedita alla casella del destinatario e, unitamente alla ricevuta breve di avvenuta consegna, alla casella di posta del mittente.



4.2) Notificazione telematica a mezzo del sistema informatico civile ( SICI)

L’avvocato, però, può notificare un atto per via telematica anche non direttamente all’indirizzo elettronico del destinatario, ma attraverso il sistema informatico civile (SICI)

A norma dell’art 1 lett f) del regolamento il sistema informatico civile consiste nel sottoinsieme delle risorse del dominio giustizia25 mediante il quale l’amministrazione della giustizia tratta il processo civile.

Il dominio giustizia altro non è che l’insieme delle risorse hardware e software mediante il quale l’amministrazione della giustizia tratta in via informatica qualsiasi tipo di attività, di dato, di servizio, di comunicazione e di procedura ( art 1 lett e) del D.M. 123/01) 26

Ad esso possono accedere solo i difensori delle parti e gli ufficiali giudiziari per attività consentite dal regolamento ( art 3 co 2° D.M. 123/01)27

Quando il difensore intenda richiedere un’attività di notifica telematica da parte di un ufficio giudiziario deve quindi inviare via e-mail il documento informatico al punto di accesso che per il tramite del gestore centrale28 provvederà a farlo pervenire all’UNEP ( l’ufficio notifiche esecuzioni e protesti).

L’UNEP, se è possibile la notifica telematica, provvede alla notifica del documento informatico rispettando i requisiti richiesti per la comunicazione da ufficio giudiziario verso soggetti abilitati esterni.

Il sistema informatico dell’UNEP29, eseguita la notifica, trasmette per via telematica, a chi ha richiesto il servizio, il documento informatico con la relata di notifica30, costituita dalla ricevuta elettronica sottoscritta dall’ufficiale giudiziario con firma digitale.

Qualora però l’ufficiale giudiziario non potesse procedere alla notifica per via telematica ( perché ad esempio il destinatario è privo di indirizzo elettronico certificato), in forza dell’art 6, 3°comma del D.M. 123/01, il pubblico ufficiale dovrebbe trarre dal documento informatico ricevuto, la copia su supporto cartaceo, attestarne la conformità all’originale e provvedere a notificare la copia stessa unitamente al duplicato del documento informatico, nei modi di cui agli artt 138 e ss. del codice di procedura civile.

Il 5°comma dell’art 45 del D.M. 14/10/2004, invece, stabilisce che l’ufficiale giudiziario debba provvedere a notificare il duplicato del documento informatico, su supporto ottico non riscrivibile.



In ogni caso, eseguita la notificazione, l’ufficiale giudiziario restituisce per via telematica l’atto notificato, munito della relazione attestata dalla sua firma digitale.

5) La ricevuta elettronica e la procedura di validazione temporale


Un aspetto importante della disciplina delle notificazioni telematiche, riguarda la previsione delle modalità che assicurano l’avvenuta consegna dell’atto.

Come abbiamo potuto osservare nei paragrafi precedenti, il legislatore ha da un lato previsto che la notifica debba avvenire sotto forma di documento informatico sottoscritto con firma digitale ( che permette di ottenere la sicurezza circa la provenienza e genuinità del documento31), dall’altra attraverso la procedura di validazione temporale che permette di essere certi della data e ora di formazione, di trasmissione o di ricezione di un documento informatico.

L’art 8 stabilisce al riguardo un’importante presunzione legale di conoscenza dell’atto notificato prevedendo che la comunicazione e la notificazione si ha per eseguita alla data apposta dal notificatore alla ricevuta di consegna mediante la procedura di validazione temporale a norma del D.P.R 513/97 ( ora abrogato e interamente recepito dal D.Lgs., 445/2000)

La ricevuta di consegna ( art 1 lett D.M. 123/2001) è quel messaggio generato ed inviato automaticamente al mittente dal gestore del sistema di trasporto delle informazioni del destinatario nel momento in cui il messaggio inviato è reso disponibile al destinatario medesimo nella sua casella di posta elettronica.

Dal combinato di queste due norme si deduce che il legislatore si è conformato al principio già stabilito nell’art 14 D.P.R. 445/2000 più sopra visto secondo il quale “il documento informatico trasmesso per via telematica si intende inviato e pervenuto al destinatario se trasmesso all’indirizzo elettronico da questi dichiarato” e nell’art 11, 1°comma della Direttiva 2000/31/CE ( inerente al commercio elettronico) in cui si prevede che “ l’ordine e la ricevuta si considerano pervenuti quando le parti cui sono indirizzati hanno la possibilità di accedervi “, oltre al fatto che questa soluzione è conforme allo stato attuale della tecnologia dei servizi di posta elettronica attraverso Internet i quali non consentono l’automatico invio di un messaggio di conferma della avvenuta “ricezione del messaggio”32

Pertanto, la notifica si ritiene eseguita quando gli atti giungono semplicemente nella disponibilità del destinatario in modo che questi possa accedervi e quindi sarà sufficiente in concreto che l’e-mail raggiunga il gestore del servizio del destinatario e che quindi, il destinatario possa aprire la casella di posta33

In questo modo si sposta a carico del destinatario l’onere di conoscenza dei documenti trasmessi il che si traduce in un onere per il destinatario di controllare sistematicamente la posta elettronica ricevuta34. Ed è per questo che il legislatore ha riconosciuto come giustificato tale onere solo in capo a colui che dimostra di fare un uso professionale della posta elettronica come accade per gli avvocati che comunicano il loro indirizzo elettronico al Consiglio dell’Ordine e per coloro che al rilascio di una firma digitale dichiarino al certificatore il loro personale indirizzo elettronico.
6) Le ultime novità legislative.

Inspiegabilmente, il legislatore inverte l’ordine logico delle riforme, predisponendo prima la disciplina speciale di una materia e solo successivamente la disciplina generale.

Nel tessuto normativo esaminato, infatti, il legislatore ha inserito il D.P.R. 11-02-2005, n.68 contenente “Regolamento recante disposizioni per l’utilizzo della posta elettronica35 certificata, a norma dell’art 27 l.16-1-2003, n. 3 “.

Orbene, la posta elettronica certificata nell’ambito del processo telematico dovrebbe rappresentare un sottoinsieme del sistema disciplinato dal legislatore con il recente regolamento.

Non potendo in questa sede compiere una valutazione approfondita della normativa mi limiterò ad indicarne gli aspetti più rilevanti.

In primo luogo, il legislatore ha definito “ gestore del servizio “ di posta elettronica certificata, il soggetto pubblico o privato, che eroga il servizio di posta elettronica certificata e che gestisce domini di posta elettronica certificata

La disciplina del processo telematico in nessuna norma fa riferimento ad un gestore del servizio, le cui funzioni, peraltro, sono espletate dal punto d’accesso: la diversa terminologia adottata dal legislatore potrebbe creare confusione dal momento che quando si parla di gestore nell’ambito del processo telematico si pensa al Gestore Centrale e al Gestore Locale che, come abbiamo visto, sono due strutture ben determinate all’interno del SICI e non assimilabili al punto d’accesso.

L’art 4, D.P.R. n.68/2005, stabilisce che la posta elettronica certificata consente l’invio di messaggi la cui trasmissione è valida agli effetti di legge36.

Per il privato che intenda utilizzare il servizio di posta elettronica certificata, il solo indirizzo valido, ad ogni effetto giuridico, è quello espressamente dichiarato37 ai fini di ciascun procedimento con le pubbliche amministrazioni o di ogni singolo rapporto intrattenuto tra privati o tra questi e le pubbliche amministrazioni.

L’aspetto più rilevante della norma citata appare il requisito della “ espressa dichiarazione “ “ per ciascun procedimento e/o rapporto “.


Da un lato, infatti, si pone il problema delle modalità attraverso le quali tale dichiarazione dovrà essere resa: per questo sarà necessario attendere le regole tecniche previste dall’art 17 del decreto

Il quarto comma dell’art. 4 prevede con riferimento alle imprese che queste nei rapporti tra loro intercorrenti possono dichiarare la esplicita volontà di accettare l’invio di posta elettronica certificata mediante indicazione nell’atto di iscrizione al registro delle imprese. Tale dichiarazione obbliga solo il dichiarante e può essere revocata nella stessa forma.

D’altro canto, si pone il problema se sia possibile dichiarare un diverso indirizzo per ogni procedimento o rapporto o sia possibile soltanto indicarne uno valido per tutti i rapporti o procedimenti.

Ma a parte queste considerazioni, è evidente l’utilità potenziale di queste novità legislative, in specie nei rapporti commerciali e tra professionisti o tra questi e la pubblica amministrazione.


Un problema evidente, avente altresì dei risvolti in campo procedurale, è quello del significato di “ trasmissione valida agli effetti di legge “ di cui all’art 4, comma 1: un documento informatico trasmesso per via telematica attraverso il sistema di posta elettronica certificata, e contenente ad esempio una disdetta per finita locazione, può equivalere alla trasmissione di una lettera raccomandata con avviso di ricevimento ?

La disciplina relativa alla modalità di trasmissione e alla ricevuta elettronica di accettazione e avvenuta consegna, in attesa di indicazioni più precise da parte delle regole tecniche, permette di affermare che non dovrebbero sussistere problemi al riguardo, tenendo presente che gli strumenti telematici, in ogni caso, non sono ancora suscettibili di un’utilizzazione di massa specialmente nei rapporti tra privati, ove questi non siano imprese o professionisti.


L’articolo 8 prevede l’avviso di mancata consegna, che il gestore del servizio deve inviare al mittente, entro le ventiquattrore successive all’invio del documento, per comunicargli che il messaggio di posta non risulta consegnabile.

Un problema di coordinamento potrebbe profilarsi poi tra il secondo comma dell’art 9, le notifiche telematiche e il nuovo secondo comma dell’art 3 l. 20.11.890, n.1982.

Infatti, ai sensi del secondo comma dell’art 9 del decreto 68/2005, la busta di trasporto38 va sottoscritta con una firma elettronica avanzata di cui al comma 1 che garantisce la provenienza, l’integrità e l’autenticità del messaggio di posta elettronica certificata secondo le modalità previste dalle regole tecniche di cui all’art.17.

Questa norma è senza dubbio conforme anche alle esigenze di garanzia dell’integrità e autenticità del messaggio sottese alla disciplina della trasmissione di documenti informatici nel processo telematico.

Per questo motivo, appare oscuro il significato dell’art.3 l. 20.11.890, n.1982, come modificato dal D.L.14.3.2005 n.35, convertito nella legge 14.5.2005 n.80, che, con riferimento alla busta contenente l’atto da notificare, stabilisce che ” Nei casi in cui l’ufficiale giudiziario si avvalga per la notificazione di sistemi telematici, la sottoscrizione è sostituita dall’indicazione a stampa sul documento prodotto dal sistema informatizzato del nominativo dell’ufficiale giudiziario stesso.”

La norma, non prevedendo in alcun modo la firma elettronica, sembra in contrasto con l’intero sistema di sottoscrizione digitale, comportando, quindi, un non facile sforzo di interpretazione sistematica.



7) CONCLUSIONI

La struttura disegnata dal legislatore rivoluziona completamente il modello di approccio dell’avvocato al processo e alle strutture giudiziarie.

In questa sede l’analisi è limitata alle notificazioni, che da sempre costituiscono uno degli atti più onerosi in termini di tempo e di denaro cui sono obbligati gli avvocati.

La possibilità per questi ultimi di compiere una serie di atti processuali senza spostarsi dal proprio ufficio costituisce certamente un progresso enorme che permette una migliore razionalizzazione del tempo.

D’altro canto quello che lascia perplessi da un punto di vista di principio, è il fatto che questa “novità giuridica” in qualche modo necessita anche di una “ rivoluzione culturale “.

Non è un mistero che ancora molti avvocati hanno una mentalità “ cartacea “, e il computer viene considerato ed utilizzato unicamente come “ working station “ cioè come un modello più avanzato di macchina da scrivere, per non parlare poi di quei casi in cui si lavora senza il ben che minimo ausilio meccanico.

Quindi da questo punto di vista sarà presumibilmente centrale il ruolo dell’Ordine degli Avvocati che oltre ai compiti istituzionali previsti dalla normativa, dovrà cercare di diffondere la cultura telematica tra gli iscritti.

Per quanto, invece, concerne l’aspetto tecnico della disciplina delle notifiche telematiche, sembra di poter dire che vi siano luci ed ombre, in specie alla luce delle regole tecniche emanate recentemente.

Sicuramente, la normativa assicura la certezza della provenienza ai fini di imputabilità del documento informatico notificato.

Infatti, sia nel caso di notificazione diretta all’indirizzo elettronico del destinatario che a mezzo dell’UNEP, la firma digitale apposta sul documento, permette di garantire la provenienza del documento da parte del difensore che l’ha inviato.

Anche con riguardo alla esigenza di riservatezza che la disciplina delle notificazioni deve garantire, va detto che la firma digitale rappresenta lo strumento ideale.

Infatti, qualora l’avvocato intenda rendere segreto ad altri che non sia il destinatario il contenuto del documento informatico, applicherà al documento oltre alla funzione di hash unitamente alla sua chiave privata, anche la chiave pubblica del destinatario ( se il destinatario ne possiede una ).

Se, invece, il destinatario non possiede l’indirizzo elettronico certificato, e non è possibile procedere alla notifica telematica, la riservatezza è comunque garantita dall’UNEP, come se si procedesse ad una normale notificazione cartacea.

La notificazione telematica deve anche garantire la conformità del documento inviato rispetto all’originale.

Ora, nella notifica telematica vera e propria, sia nel caso di notificazione diretta sia nel caso di notifica a mezzo di ufficiale giudiziario, il documento informatico inviato è ipso facto conforme all’originale.

Nel caso invece di notifica da parte dell’UNEP in forza dell’art 6 comma terzo, l’ufficiale giudiziario deve estrarne copia cartacea attestarne la conformità all’originale e provvedere a notificare la copia stessa unitamente al duplicato del documento informatico, nei modi di cui agli artt 138 e ss. del codice di procedura civile.

Però il 5°comma dell’art 45 del D.M. 14/10/2004, stabilisce che l’ufficiale giudiziario debba provvedere a notificare il duplicato del documento informatico, su supporto ottico non riscrivibile.

Questa norma onestamente mal si concilia con la previsione dell’ art 6, 3 comma, perché non si vede come sia possibile prevedere una notifica ex art 138 e ss. di un supporto ottico non riscrivibile ( ad esempio un compact disc), stante il fatto che deve compilare la relata di notifica anche sulla copia, oltre al fatto che non si dice con quali modalità bisogna consegnare il supporto ( in questo senso, e anche per garantire la riservatezza sembrerebbe necessaria la consegna in plico chiuso raccomandato su cui redigere la relata ).

Inoltre, si pone il problema se la norma introdotta dalle regole tecniche si ponga come alternativa alla previsione dell’art 6, 3°comma o invece preveda l’unica modalità di notifica, determinando in questo secondo caso una sorta di abrogazione tacita.

Infine, la disciplina approntata dal legislatore soddisfa sicuramente l’esigenza di permanenza dell’atto presso il destinatario.

Nel caso di notifica telematica vera e propria, infatti, il punto d’accesso garantisce, per un periodo non inferiore ad anni cinque, la conservazione di tutti i messaggi inviati e ricevuti ( art 29, 8°comma del D.M. 14-10-2004).

Ma il vero problema che si pone mettendo a confronto le regole tecniche e il regolamento 123/2001, riguarda la portata effettiva della notifica telematica.

L’articolo 6 del D.P.R. 123/2001, infatti, prevede che le notificazioni degli atti possa essere fatta, oltrechè attraverso il sistema informatico civile anche all’indirizzo elettronico dichiarato ex art 7.

Il secondo comma dell’art 7 prevede che i soggetti diversi da quelli indicati nel comma 1 ( cioè i difensori delle parti, gli esperti e gli ausiliari del giudice ) l’indirizzo elettronico è quello dichiarato al proprio certificatore della firma digitale al momento della richiesta di attivazione della procedura informatica di certificazione della firma digitale, ove sia reso disponibile nel certificato.

Sulla base di queste semplici disposizioni si era da più parti sottolineato come la portata astratta della norma fosse rilevante perché ammetteva la possibilità per il difensore di notificare, ad esempio, un atto di citazione direttamente al soggetto convenuto senza passare per l’ufficiale giudiziario. Si era peraltro giustamente rilevato che in concreto la portata innovativa veniva smorzata dal fatto che laddove il destinatario non possedesse un indirizzo elettronico certificato, la notifica non potrebbe essere effettuata.

Nell’articolo 45 del D.M. 14-10-2004 ( recante le regole tecniche per l’uso di strumenti informatici e telematici nel processo civile), derubricato “ comunicazioni e notificazioni ”, non si parla genericamente di notifiche all’indirizzo elettronico del destinatario, ma solo di notificazione telematica tra difensori, tra l’altro stabilendo che essa è possibile solo se sussistano i presupposti di cui alla legge 21 gennaio 1994, n.53 ( cioè l’avvocato deve essere munito di procura ex art 83 c.p.c. e deve essere stato appositamente autorizzato dal Consiglio dell’ordine presso cui è iscritto nonché essere dotato di un registro cronologico, conforme al modello stabilito dal Ministero della giustizia regolarmente conservato e vidimato).

E nei commi successivi al secondo si disciplina la notificazione attraverso il sistema informatico civile, fatta eccezione per l’ottavo comma che però nuovamente fa riferimento esplicito alle notificazioni tra difensori.

Mi sembra che vi sia una sfasatura evidente tra quanto previsto dal D.P.R. 123/2001e le regole tecniche: se si ammette e si disciplina solo la notificazione diretta tra i difensori, si finisce per reprimere in maniera consistente le finalità del D.P.R. 123/2001, oltre al fatto che rimane parzialmente inattuabile una norma che è tuttora vigente.

Certamente, la notifica, invece che essere fatta direttamente all’indirizzo del destinatario, può essere fatta, sempre in via telematica, attraverso l’UNEP, ma anche in questo caso il legislatore ne ha ridotto decisamente l’utilità, dal momento che come abbiamo visto l’UNEP deve notificare i documenti informatici osservando i requisiti richiesti per la comunicazione da ufficio giudiziario verso soggetti abilitati esterni.

Orbene, non vi sono dubbi che il legislatore abbia voluto limitare la possibilità della notifica telematica solo qualora il destinatario sia un soggetto abilitato esterno39 come definito dall’art 2 del D.M. 14-10-2004 : il comma 7 dell’art 45 del suddetto decreto, infatti, si riferisce alla “ trasmissione di documenti informatici dall’ufficio giudiziario ad un soggetto abilitato esterno “, mentre in nessuna norma si fa riferimento a notifiche a soggetti che non rientrino nella categoria appena indicata.

Pertanto, anche sotto questo profilo si rileva come la normativa recante le regole tecniche, finisca per frustrare i propositi originari del legislatore finalizzati ad una maggiore libertà ed autonomia nella trasmissione dei documenti informatici anche nell’ambito del processo telematico.

Questa discrasia risulta ancora più evidente se si tiene conto delle novità in materia di posta elettronica certificata.

Abbiamo visto che attraverso il sistema della posta elettronica certificata è possibile inviare documenti informatici la cui trasmissione è valida agli effetti di legge: questo strumento può essere utilizzato potenzialmente da tutti soggetti privati e pubblici, persone fisiche o giuridiche, a condizione che l’interessato dichiari espressamente il proprio indirizzo elettronico.

E’ evidente il contrasto tra la libertà di utilizzo dello strumento informatico in generale e la compressione delle possibilità che le regole tecniche offrono all’avvocato nel caso delle notifiche telematiche.

Non si vede perché, ad esempio, nel caso di controversia tra due Società, che all’atto dell’iscrizione nel registro delle imprese abbiano indicato un indirizzo elettronico ai sensi dell’art 4, non sia possibile notificare per via telematica un atto di citazione o un decreto ingiuntivo.

Naturalmente, questi problemi assumeranno rilevanza e comporteranno, probabilmente, la necessità per il legislatore di intervenire solo quando la struttura del processo telematico sarà in concreto definita e i soggetti interessati e in primo luogo gli Avvocati, si troveranno a dover utilizzare uno strumento difettoso e limitato.




1 Recante il “ Regolamento recante disciplina dell’uso di strumenti informatici e telematici nel processo civile, nel processo amministrativo e nel processo innanzi alle sezioni giurisdizionali della Corte di Conti “

2 L’ufficiale giudiziario è un ausiliario del giudice a cui l’art 59 c.p.c. demanda il compito di assistere il giudice in udienza, provvedere all’esecuzione dei suoi ordini, eseguire le notifiche e attendere alle altre incombenze che la legge gli attribuisce.

3 L’art 160 c.p.c. dispone che la notificazione è nulla se non sono osservate le disposizioni circa la persona alla quale deve essere consegnata la copia o se vi è incertezza assoluta sulla persona a cui è fatta o sulla data; questo salvo che l’atto abbia comunque raggiunto lo scopo per il quale è destinato.

4 Mandrioli, Corso di diritto processuale civile, I, 250; Pugno, L’informatica come strumento per le comunicazioni e le notificazioni nel processo civile, in www. Filodiritto. com , pag 1

5 La relata di notifica indica la persona alla quale è consegnata la copia e le sue qualità, nonché il luogo della consegna oppure le ricerche anche anagrafiche, fatte dall’ufficiale giudiziario, i motivi della mancata consegna e le notizie raccolte sulla reperibilità del destinatario ( art 148 2°co c.p.c.) La relata di notifica è atto pubblico e quindi ex art 2700 c.c. fa piena prova fino a querela di falso della provenienza del documento dall’ufficiale giudiziario, nonché delle dichiarazioni delle parti e degli altri fatti che egli attesta avvenuti in sua presenza o da lui compiuti

6 Artt 138- 143 c.p.c.

7 In tal caso l’ufficiale giudiziario scrive la relazione di notificazione sull’originale e sulla copia dell’atto, facendovi menzione dell’ufficio postale per mezzo del quale spedisce la copia al destinatario in piego raccomandato con avviso di ricevimento. Quest’ultimo è allegato all’originale.

8 Va sottolineato come nelle rare utilizzazioni dell’art 151 c.p.c. i giudici hanno ammesso le notifiche a mezzo telex o telefax sia pure subordinatamente alla prova del mezzo di telecomunicazione e correttezza dell’indirizzo elettronico (vedi tra le prime: Trib Bari 14/6/1978, in RDP, 1981, p.181; pret Roma 24/8/1990, in FI., 1991, I, 667) e soprattutto nei procedimenti cautelari data la loro particolare struttura.

9 Buffa, Il processo telematico, pag 123/124, avanza la possibilità di utilizzare questa norma per ammettere le notifiche telematiche, ma solo laddove il destinatario faccia un uso professionale della posta elettronica o comunque tale da determinare una sorta di domiciliazione del soggetto, configurandosi in tale senso una forma di onere di scaricare la posta elettronica tempestivamente: ad es. se un soggetto è in possesso di una firma digitale o abbia comunicato l’indirizzo elettronico o se vi siano degli usi in tal senso tra le parti.

10 La procura può risultare anche dall’atto trasmesso, se questo rientra tra quelli indicati nell’art 83, 3°co c.p.c.

11 Questo strumento, quindi, è particolarmente funzionale nel caso in cui l’avvocato di parte non abbia il suo domicilio nel luogo in cui si trova il tribunale competente per la causa e debba pertanto avvalersi dell’ausilio di un collega ivi domiciliato che lo sostituisca nell’attività meramente procuratoria.

12 In questo secondo caso il destinatario deve essere un avvocato o procuratore legale, che abbia la qualità di domiciliatario di una parte e sia iscritto nello stesso albo del notificante ( art 4 l. 53/94)

13 E’ stata criticata la genericità della definizione : in particolare, viene rilevato (Franco Pasut, Sul processo telematico, in www. Il processo telematico .it , pag 5 ) come l’account di posta elettronica che deve fungere da indirizzo elettronico debba essere in grado non solo di ricevere i documenti, ma anche di registrarli su disco fisso locale o su altro supporto informatico, cosa che gli account tradizionali permettono di fare, diversamente dagli account gestiti tramite sito web direttamente dal browser in formato html, che possono ricevere i messaggi di posta elettronica, ma non possono registrarli essendo tali risorse create apposta per evitare il download dei messaggi in locale. In più va considerata la necessità di garantire la possibilità di creare degli indirizzi di posta elettronica “permanenti” cioè non vincolati ad un fornitore di accesso ( provider) determinato. Infatti si pone il problema della corrispondenza tra l’indirizzo di posta elettronica di facciata e quello effettivo dell’utente: problema che sussiste quando l’utente vuole passare da un fornitore ad un altro a seconda delle mutevoli condizioni di mercato ( ad es.: per passare da un gestore PSTN o ISDN a uno ADSL o a fibra ottica): in questo caso potrebbe teoricamente utilizzare gli account web con funzione di deviatori di messaggi verso il suo vero e proprio account: in questo modo all’esterno l’indirizzo formale rimane lo stesso, ma diverso da quello effettivo. In questo caso, però, non trova corrispondenza il testo del D.P.R. in relazione alla definizione di indirizzo elettronico.

14 L’art 1 lett. d) del Regolamento definisce la firma digitale come “ il risultato della procedura disciplinata dal DPR 10 novembre 1997, n.513 “.

Il D.P.R. 513/1997 è stato abrogato dall’art 77, 2°comma, del D.P.R.28 dicembre 2000 n. 445 recante Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di documentazione amministrativa.

L’art 1 del D.P.R. 445/2000 definisce la firma digitale come il risultato della procedura informatica, chiamata validazione, basata su un sistema di chiavi asimmetriche a coppia, una pubblica ed una privata che consente al sottoscrittore tramite la chiave provata e al destinatario tramite la chiave pubblica, rispettivamente di rendere manifesta e di verificare la provenienza e l’integrità di un documento informatico o di un insieme di documenti informatici.

Si può in questa sede solo accennare che la procedura crittografica che origina la firma digitale, in forza della normativa contenuta nel D.P.C.M. 8 febbraio 1999 ( recante Regole tecniche per la formazione, trasmissione, la conservazione, la duplicazione, la riproduzione e la validazione, anche temporale, dei documenti informatici ) consta dell’utilizzo combinato delle due chiavi privata e pubblica unitamente alla c.d. funzione di hash. Quest’ultima è una funzione matematica che genera, a partire da una generica sequenza di simboli binari ( quali quelli di cui si compone che ad esempio una testo informatico ), una “ impronta “ in modo tale che risulti di fatto impossibile, a partire da questa, determinare una coppia di sequenze di simboli binari per le quali la funzione generi impronte uguali.

Una volta applicata la funzione di hash al documento informatico ed ottenuta l’impronta, cioè una sequenza di simboli binari di lunghezza predefinita, su questa si applicano le chiavi asimmetriche. Più precisamente, il soggetto che vuole sottoscrivere con firma digitale il documento informatico applicherà la sua chiave privata, destinata ad essere conosciuta solo da lui. Il destinatario, per avere la conferma che il documento provenga effettivamente dal soggetto che lo ha inviato, utilizza la chiave pubblica corrispondente alla chiave privata utilizzata, per decrittare il documento.

Se il soggetto che forma poi il documento informatico, oltre a voler assicurare la provenienza del documento, volesse anche assicurarne la segretezza, dovrebbe applicare al documento, già crittato con la sua chiave privata, la chiave pubblica cui corrisponde la chiave privata del destinatario ( ove questi ne possegga una ), di cui egli soltanto può avere la titolarità.

L’articolo 1 lett. g) del D.M. recante le regole tecniche per l’utilizzazione degli strumenti informatici, definisce la firma digitale come “ firma elettronica avanzata, basata su un certificato qualificato, rilasciato da una certificatore accreditato e generata mediante un dispositivo per la creazione di una firma sicura, di cui al d lgs. 23 gennaio 2002, n.10.”

Questo atto normativo adottato in attuazione della Direttiva 1999/93 CE ha modificato l’art 10 del D.P.R. 445/2000 distinguendo diverse forme di firma c.d. elettronica.

Infatti si distingue tra la firma elettronica ( c.d. semplice o debole ) e la firma elettronica avanzata.

La prima è definita come l’insieme dei dati in forma elettronica, allegati oppure connessi tramite associazione logica ad altri dati elettronici come metodo di autenticazione informatica.

Il documento informatico così sottoscritto soddisfa il requisito legale della prova scritta. Sul piano probatorio esso è liberamente valutabile, tenuto conto delle sue caratteristiche oggettive di qualità e sicurezza. Esso, inoltre, soddisfa l’obbligo previsto dall’art 2214 e ss. c.c. e da ogni altra disposizione legislativa o regolamentare.

Per firma elettronica avanzata, cui rinvia l’art 1 delle regole tecniche, si intende la firma elettronica ottenuta attraverso una procedura informatica che garantisce la connessione univoca al firmatario e la sua univoca identificazione, creata con mezzi sui quali il firmatario può conservare un controllo esclusivo e collegata ai dati ai quali si riferisce in modo da consentire di rilevare se i dati stessi siano stati successivamente modificati. Va aggiunto che al momento la procedura per l’apposizione della firma digitale è ancora regolata dal D.P.C.M. 8 febbraio 1999.

Per una disamina approfondita in tema di firma digitale, si vedano: Ciacci, La firma digitale, Milano, 2002; Bassoli, Appunti sulla firma digitale, Milano, 2003


15 Che in base all’art 1 D. M. 14/10/2004 è uno dei “ soggetti abilitati esterni privati”. I soggetti abilitati all’utilizzo degli strumenti informatici si distinguono in soggetti abilitati interni ed esterni e questi ultimi in privati e pubblici.

Sono abilitati esterni privati: i difensori delle parti private, gli avvocati iscritti negli elenchi speciali, gli esperti e gli ausiliari del giudice; sono pubblici gli avvocati, i procuratori dello stato e gli altri dipendenti di amministrazioni statali.



Sono soggetti abilitati interni: i magistrati, il personale degli uffici giudiziari e degli UNEP ( l’ufficio notifiche esecuzioni e protesti)

16 Che viene conservato presso il punto di accesso per un periodo non inferiore a cinque anni.

17 Gli indirizzi elettronici di cui sopra, comunicati tempestivamente dagli ordini professionali al ministero della giustizia nonché quelli degli uffici giudiziari e degli uffici notifiche (UNEP), sono consultabili anche in via telematica. Infatti, l’art 13 delle regole tecniche, prevede la tenuta di un registro generale degli indirizzi elettronici contenente l’elenco degli indirizzi elettronici attivati dai punti di accesso. Il registro è accessibile a tutti i soggetti abilitati, secondo le modalità indicate all’art 19 delle regole, e ad esso sono associate le informazioni di cui al comma 3 e 4 dell’art 13.

18 Non si può in questa sede esaminare in modo esaustivo la figura del certificatore, comunque esso è definito dal D.P.R. 445/2000 come il soggetto pubblico o privato che effettua la certificazione, rilascia il certificato della chiave pubblica, lo pubblica unitamente a quest’ultima, pubblica ed aggiorna gli elenchi dei certificati sospesi e revocati. La certificazione è il risultato della procedura informatica, applicata alla chiave pubblica e rilevabile dai sistemi di validazione ( che sono i sistemi informatici o crittografici in grado di generare ed apporre la firma digitale o di verificarne la validità ), mediante la quale si garantisce la corrispondenza biunivoca tra chiave pubblica e soggetto titolare cui essa appartiene, si identifica quest’ultimo e si attesta il periodo di validità della predetta chiave e il termine di scadenza del relativo certificato, in ogni caso non superiore a tre anni.

19 Che deve presentare i requisiti tecnici indicati dall’art 30 delle regole tecniche. Dei punti d’accesso deve essere previsto un elenco pubblico, attivo presso il Ministero della giustizia, in cui vanno inserite le informazioni di cui all’art31.

20 Tra questi, importante ricordare in riferimento agli avvocati , il consiglio dell’ordine degli avvocati limitatamente ai propri iscritti. I soggetti che intendono costituire un punto d’accesso, devono inoltrare alla direzione generale per i sistemi informativi automatizzati del Ministero della giustizia ( DGSIA) domanda di iscrizione nell’elenco dei punti di accesso, allegando le dichiarazioni di cui all’art 32. Il Ministero di giustizia provvede con provvedimento motivato, anche sulla base di apposite verifiche.

21 Consiste nell’attestazione al difensore di iscrizione all’albo, all’albo speciale, al registro dei praticanti abilitati ovvero di possesso della qualifica che legittima l’esercizio della difesa e l’assenza di cause ostative allo svolgimento dell’attività difensiva.

22 Il punto d’accesso deve conservare la richiesta per almeno dieci anni. I difensori delle parti all’atto della registrazione presentano un certificato, rilasciato in data non anteriore a venti giorni, in cui il consiglio dell’ordine di appartenenza attesta l’iscrizione all’albo, all’albo speciale, al registro di praticanti abilitati, oppure la qualifica che legittima all’esercizio della difesa e l’assenza delle cause ostative allo svolgimento dell’attività difensiva.

Al momento della registrazione i soggetti abilitati esterni devono comunicare al punto di accesso le informazioni di cui al comma 6 dell’art 14 delle regole tecniche e successivamente devono comunicare ogni variazione.



23 Che deve avere i requisiti tecnici indicati dall’art 18 delle regole tecniche..

24 Il gestore centrale è la struttura tecnico-organizzativa che, nell’ambito del dominio giustizia ( di cui si dirà tra poco) fornisce i servizi di accesso al sistema informatico civile ed i servizi di trasmissione telematica dei documenti informatici processuali fra il sistema informatico civile ed i soggetti abilitati. Esso, cioè, è il punto unico di interazione, a livello nazionale, tra il sistema informatico civile ed i soggetti abilitati esterni, ed è attivo presso il Ministero della Giustizia. I soggetti abilitati esterni accedono ai servizi del gestore centrale esclusivamente attraverso il proprio punto di accesso.

Il gestore centrale ha anche il compito di provvedere alla certificazione del difensore, quando non sia stata già cmpiuta dal punto di accesso.



25 Cioè della R.U.G. ( Rete Unitaria della Giustizia) che a sua volta fa parte della più ampia R.U.P.A. ( Rete Unitaria della Pubblica Amministrazione)

26 Il Servizio informatico civile dovrà essere strutturato in modo tale da assicurare: a) l’individuazione dell’ufficio giudiziale e del procedimento; b) l’individuazione del soggetto che inserisce, modifica o comunica l’atto; c) l’avvenuta ricezione della comunicazione dell’atto; d) l’automatica abilitazione del difensore e dell’ufficiale giudiziario ( art 3, co 1° D.M.123/01). Le regole tecniche in corso di approvazione, devono prevedere le modalità di funzionamento e gestione del sistema nonché dell’accesso dei difensori delle parti e degli ufficiali giudiziari ( art 3 3°co)

27 Ne consegue che l’accesso diretto al sistema è precluso alle parti personalmente in contrasto con quanto disposto dall’art 76 disp att.c.p.c. in forza del quale le parti possono esaminare gli atti e i documenti inseriti nel fascicolo d’ufficio e in quello delle altre parti e farsene rilasciare copia dal cancelliere osservate le leggi sul bollo.

La giustificazione di tale deroga è possibile rinvenirla nella volontà di impedire un accesso indiscriminato al dominio giustizia e ai dati giudiziari in esso contenuti ( così Fiammella, op.cit.,5), con la conseguenza che qualora le parti vogliano prendere visione degli atti del processo possono recarsi in cancelleria e consultare il fascicolo cartaceo o in accedere al sistema informatico civile, ma tramite la cancelleria



28 Valgono anche in questo caso i discorsi fatti nel precedente paragrafo relativamente al punto di accesso e al gestore centrale.

29 Costituito dall’infrastruttura hardware e software per la gestione delle notifiche.

30 In applicazione dell’art 6, 4°comma del D.M. 123/01.

31 Sulla Firma digitale vedi Ciacci, La firma digitale, 2002

32 Franco Pasut, op.cit., 6

33 Briganti, Il c.d. processo telematico, in www. Iusreporter.it, pag 6

34 Franco Pasut, op.cit., 6 il quale pone il problema di quali siano le conseguenze giuridiche nel caso non infrequente di sospensione o blocco del funzionamento dei server di posta elettronica su cui si appoggiano i fornitori del servizio.

35 L’art.1 del D.P.R. n.68/2005 definisce posta elettronica certificata “ ogni sistema di posta elettronica nel quale è fornita al mittente documentazione elettronica attestante l’invio e la consegna di documenti informatici.

Coloro che intendono fruire del servizio di posta elettronica certificata si devono avvalere unicamente dei gestori inclusi in un apposito elenco pubblico disciplinato dall’articolo 14 del decreto, salvi i casi previsti dagli artt. 15 ( recante “Gestori di posta elettronica certificata stabiliti nei Paesi dell’Unione Europea “ ) e 16 ( recante “ Disposizioni per le pubbliche amministrazioni “).




36Ai sensi dell’art.3, che sostituisce il comma 1 dell’art 14 D.P.R. 445/2000, il documento informatico trasmesso per via telematica si intende spedito al mittente se inviato al proprio gestore, e si intende consegnato al destinatario se reso disponibile all’indirizzo elettronico da questi dichiarato, nella casella di posta elettronica del destinatario messa a disposizione dal gestore.

37 Tale volontà non può comunque dedursi dalla mera indicazione dell’indirizzo di posta certificata nella indicazione nella corrispondenza o in altre comunicazioni o pubblicazioni del soggetto. ( art 4 , terzo comma ). Il quinto comma dell’art 4 a questo proposito stabilisce che le modalità attraverso le quali il privato comunica la disponibilità all’utilizzo della posta elettronica certificata, il mutamento del medesimo o l’eventuale cessazione della disponibilità, nonché le modalità di conservazione, da parte dei gestori del servizio, della documentazione relativa sono definite nelle regole tecniche di cui all’art 17.

38 Per busta di trasporto, ai sensi dell’art.1, comma 2, lett.a), si intende il documento informatico che contiene il messaggio di posta elettronica certificata.

39 Vedi nota 15.





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