Il profumo



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13.11.2018
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IL PROFUMO




INDICE



  1. Introduzione p. 3

  2. Che cos’è un profumo p. 4

  3. Come si percepisce un profumo p. 9

  4. Lo sviluppo della società “microsmatica” p. 11

  5. Il profumo nella letteratura p. 13

    1. The theme of perfume in English literature p. 16

  6. Conclusione p. 17

1. INTRODUZIONE
Ho scelto questo argomento perché penso che sia estremamente affascinante. Il profumo può essere, infatti, affrontato da molti punti di vista diversi, in quanto la sua percezione è legata sia ad un processo chimico e fisiologico, sia ad un processo psicologico, mediante il quale ognuno di noi può dare un significato preciso ad ogni stimolo olfattivo,in base alle proprie esperienze.

Benché l’olfatto sia stato a lungo considerato come trascurabile, in quanto si pensava che fosse un senso poco utile all’uomo, da qualche tempo è stato ripreso in considerazione, tanto che numerose pubblicazioni scientifiche, professionali e giornalistiche riflettono il vivo interesse suscitato da questo senso ancora in parte misterioso. Ci si chiede, per esempio, se anche noi, come gli altri mammiferi, veniamo manipolati a nostra insaputa dagli odori; domanda alla quale non si ha ancora una risposta definitiva. Si era infatti consolidata tra filosofi e sociologi della fine del XIX secolo l’idea per cui l’uomo, con la diffusione della civilizzazione e dell’igiene, avrebbe perso nei secoli l’uso dell’ olfatto, senso che quindi oggi risulta poco sviluppato. Tuttavia, le ricerche scientifiche sono in grande espansione e contribuiscono ad un movimento di riabilitazione, sorto una dozzina di anni fa, favorevole ad una facoltà sensoriale da noi dimenticata e che, invece, ci metterebbe in contatto profondo con il mondo esterno e gli altri esseri viventi.

Nello stesso tempo, però, odori, fragranze e profumi hanno accompagnato da sempre la vita dell'uomo, prima in ambito religioso, poi pagano, fino all’800, quando iniziò una sorta di connubio tra il mondo dei profumi e quello della moda. Inoltre nell’antichità si attribuivano ai profumi dei poteri sulla stessa salute dell’uomo, per cui i cattivi odori erano considerati portatori di malattie o persino di morte, mentre i buoni odori curativi e portatori di serenità ed equilibrio. Non si deve inoltre trascurare il fatto che il senso dell’olfatto è involontario, in quanto legato allo stesso respiro, e quindi, privo di ostacoli di trasmissione, ci permette di conoscere il mondo esterno in modo puro e diretto. Queste caratteristiche, infatti, sono state da sempre motivo d’interesse non solo per chimica o biologia, ma anche per la letteratura, che ha cercato sempre modi migliori per esprimere un senso così misterioso, affascinante, intimo e legato all’essere.

2. CHE COS’È UN PROFUMO


Il profumo è una soluzione più o meno concentrata di esalazioni odorose, di origine naturale oppure ottenute per sintesi chimica, piuttosto gradevoli, cioè di sostanze che, essendo volatili, si dissolvono facilmente nell’aria, attraverso la quale entrano nel naso e vengono percepite da dei recettori (come spiegherò successivamente).In genere gli odori derivano da sostanze organiche, tuttavia esistono anche alcune sostanze inorganiche, come l’ammoniaca, che possiedono un loro odore caratteristico. Ogni profumo può essere suddiviso in differenti note olfattive; esistono tre tipologie di note olfattive, divise a seconda della durata:

  • Le note di testa durano soltanto alcuni minuti ed emanano un profumo leggero ed effimero, in quanto associate ai composti più volatili;corrispondono alla prima impressione e si arricchiscono gradualmente unendosi alle note di cuore, che sono le note dominanti del profumo. Tra le note di testa si possono trovare sostanze come il limone, il mandarino, l’arancio, la salvia, la lavanda o il rosmarino.

  • Le note di cuore durano alcune ore, la loro fragranza ha bisogno di tempo per svilupparsi e sono quelle che determinano il carattere del profumo. Generalmente corrispondono a profumi fioriti, come la rosa e il mughetto, oppure speziati, come il chiodo di garofano o la cannella.

  • Le note di fondo sono quelle a durata maggiore, infatti possono permanere anche per 10 ore. Per questa loro caratteristica, intensificano il carattere del profumo e gli conferiscono la tenuta, in quanto agiscono anche “controllando” le diverse velocità di evaporazione delle note di testa e delle note di cuore. Sono spesso date da sostanze balsamiche come la mirra oppure legnose come vetiver o sandalo.

Esistono quattro diversi metodi principali di estrazione dei profumi dalle sostanze:



  • Macerazione a freddo o enfleurage




Si tratta di un procedimento antico utilizzato per l’estrazione di fiori fragili come quelli di arancia, gelsomino e rosa.

Collocazione dei, petali raccolti manualmente, su lastre di vetro spalmate di grasso da 24 a 72 ore
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Ripetizione dell'operazione per diverse settimane
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Grasso saturo di olio odoroso
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Riscaldamento dell'olio
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Lavaggio con alcol
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Olio essenziale

Anche se con questo metodo si ottiene il doppio della quantità d'olio essenziale rispetto alla semplice estrazione, è molto costoso ed occorrono migliaia di lastre per ottenere soltanto qualche centinaio di grammi d'essenza. Per questo motivo oggi non viene molto usato.

  • Distillazione

Produzione di vapore che passa attraverso la materia
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Il vapore si carica di oli essenziali
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Passa in un collo di cigno
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Poi nel condensatore
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Gli oli essenziali,più leggeri, vengono separati dalle acque aromatiche, più pesanti

Le acque aromatiche sono utilizzate in profumeria, per esempio, per la produzione di tonici; è il caso dell'acqua di rose o dell'acqua di fiori d'arancio.

il vapore attraversa il materiale vegetale e distilla l'olio



RECIPIENTE DISTILLATORE

vapore in ingresso



miscela di vapore e olio

acqua in uscita dal condensatore



CONDENSATORE

acqua fredda in entrata



SEPARATORE

l'idrolato (cioè l’essenza dispersa nell’acqua) esce dal basso del separatore





essenza oleosa raccolta dalla parte alta del distillato

Schema del processo di distillazione in corrente di vapore (steam distillation)

Metodo scoperto da Louis Roure e presentato all' Esposizione Universale di Vienna del 1873.

Un solvente assorbe gli elementi aromatici
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Si ottiene una cera chiamata "concreta", unione di oli essenziali e cere
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Si passa la concreta nell'alcol per eliminare la cera
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Poi nel refrigeratore per rapprendere la cera
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Si filtra e si ottiene l'alcolato
Distillazione dell'alcolato
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Assoluta

Ovviamente le materie prime usate per ottenere l’essenza devono essere molto abbondanti e scelte. Per esempio, per ottenere 1kg di assoluta di gelsomino, una delle sostanza più usate nei profumi, occorrono 600kg, cioè 5 milioni, di fiori scelti fra i più freschi.

  • Spremitura



E' un metodo usato per estrarre olio essenziale da sostanze come gli agrumi, che contengono gli oli essenziali all’interno di cellule superficiali ed, essendo profumi freschi, non resistono alle alte temperature. In passato questo processo veniva effettuato manualmente, oggi invece l'operazione è meccanica e viene utilizzata sia per le scorze che per il frutto intero. La scorza viene pressata per ricavarne delle gocce d'olio. Il frutto è pressato ( o inciso leggermente) senza essere deformato. In ogni caso si ottiene un olio essenziale.

Tuttavia, è da precisare che l’origine dei profumi piacevoli e degli odori sgradevoli è sempre la stessa: le molecole. Non tutte le sostanze, però, profumano: molecole come l’azoto, l’ossigeno, l’anidride carbonica passano costantemente attraverso il nostro naso senza che noi ce ne accorgiamo. La maggior parte degli odori, infatti, è causata da molecole organiche, cioè molecole contenenti uno scheletro carbonioso. In particolare, le sostanze che possiedono una loro fragranza caratteristica sono dette composti aromatici o aromi. Dopo aver determinato la struttura di un certo numero di questi composti, si trovò che il termine più semplice comune a tutti questi era il benzene, con formula grezza C6H6.

I chimici discutono ancora oggi su che cosa significhi l’aromaticità, infatti, c’è una certa difficoltà a conciliare l’indubbia tetravalenza del carbonio e la composizione del composto con le sue particolarità chimiche. In un primo momento si attribuirono al benzene due strutture esagonali cicliche e simmetriche rispetto ai doppi legami, in continua trasformazione l’una nell’altra. Questa struttura, però, non giustificava pienamente il comportamento del benzene in quanto si notò che:

  • Il composto ha una stabilità particolare tale da non dare spontaneamente reazioni di addizione, come un alcatriene ciclico;

  • Non polimerizza;

  • Non consente reazioni di apertura dell’anello come i cicloalcheni;

  • I tre doppi legami hanno una lunghezza di 139pm, intermedia tra quella del legame singolo e quella del legame doppio.

Oggi, invece, il benzene è considerato un ibrido di risonanza tra le due forme limite, simmetriche rispetto i doppi legami; convenzionalmente questa situazione si rappresenta, come in figura, con un cerchio all’interno dell’esagono.



Benzene C6H6

Tale cerchio sta a rappresentare il sestetto aromatico, tipico della struttura del benzene, costituito dalla delocalizzazione delle tre coppie di elettroni del carbonio appartenenti agli orbitali π. Si ritiene, infatti, che gli atomi di C si trovino in uno stato di ibridazione sp2, per cui instaurerebbero



  • Un legame σ tra due carboni contigui mediante sovrapposizione frontale di due orbitali sp2;

  • Un legame σ tra un atomo di H e un atomo di C, che risulta dalla sovrapposizione di un orbitale sp2 del carbonio e un orbitale s dell’idrogeno;

  • Un’unica nuvola elettronica π, formata dai 6 orbitali p restanti molto vicini tra loro, appartenenti ai 6 atomi di carbonio, che si dispone simmetricamente sotto e sopra rispetto al piano su cui giace l’anello ed entro la quale i sei elettroni coinvolti possono muoversi liberamente.

Questa particolare struttura conferisce al benzene, e ai suoi derivati, una particolare stabilità ed altre caratteristiche tipiche che ne costituiscono l’aromaticità. Tuttavia, non tutti i composti aromatici hanno un proprio odore caratteristico. Tra le sostanze organiche più diffuse all’interno dei composti aromatici troviamo le aldeidi e i chetoni, caratterizzati da un odore intenso. Per esempio, l’acetaldeide è contenuta nell’anice e nel mentolo, l’aldeide butirrica nell’eucalipto, la vanillina o 4-idrossi-3-metossibenzaldeide è la responsabile del profumo di vaniglia, la cinnamaldeide invece della cannella.
3. COME SI PERCEPISCE UN PROFUMO
Il senso dell’olfatto si avvale di recettori finalizzati alla percezione degli stimoli esterni, cioè di strutture che si modificano quando vengono eccitate da uno stimolo ambientale, determinando la produzione di un segnale. In particolare la stimolazione di un recettore sensoriale genera un segnale elettrico la cui ampiezza è proporzionale all'intensità dello stimolo, per questo i recettori sensoriali sono anche trasduttori, infatti sono in grado di trasformare i segnali da una forma ad un’altra.

Mucosa olfattiva Particolare della mucosa olfattiva

Il percorso olfattivo inizia all’interno della cavità nasale, in un’area neuroepiteliale della mucosa nasale nella quale sono contenute le cellule olfattive. L’epitelio olfattivo è stratificato e più spesso di quello della regione respiratoria, in quanto costituito da tre tipi di cellule diverse: le cellule di sostegno, le cellule basali e le cellule olfattive, che sono neuroni. Nella cavità nasale circa 1 milione di neuroni si distribuisce in un’area di 5 cm2 e, mediante un prolungamento cellulare dotato di una decina di ciglia, raggiunge direttamente la superficie della mucosa della cavità. Si tratta dunque di veri e propri neuroni che ricevono stimoli e possono produrre potenziali d'azione; ogni cellula, cioè ogni neurone, non risponde a un solo tipo di molecole, ma ad una classe di molecole aventi caratteristiche chimiche affini.

La prima fase del processo olfattivo avviene sulla superficie del ciglio olfattivo, ma come le sostanze chimiche interagiscano con la superficie recettoriale rimane un mistero. Vi sono diverse ipotesi a riguardo:



  • la teoria chimica ritiene che la superficie recettoriale sia composta da specifici recettori chimici che si distribuiscono sulla superficie della membrana;

  • la teoria fisica ritiene che i recettori della membrana rispondano a caratteristiche forme molecolari;

  • la nuova teoria proposta da Luca Turin nel 2006 che, riprendendo una teoria alternativa della metà del secolo scorso basata sulle vibrazioni dei legami che uniscono tra loro gli atomi, è riuscito a calcolare lo spettro emesso da quelle vibrazioni,basandosi sulla meccanica quantistica, e quindi ad ottenere una sorta di “impronta digitale” che rende inconfondibile ogni singola molecola.

Le prime due teorie non dicono nulla riguardo a cosa faccia girare la “chiave” molecolare nella “serratura” del recettore o perché in due molecole quasi identiche percepiamo sensazioni olfattive completamente diverse e, al contrario, di due molecole differenti si possono percepire odori molto simili. Questo è il motivo che ha portato il bio-fisico Luca Turin, appassionato di profumi, a formulare la sua teoria, la cui plausibilità, dopo essere già stata verificata da alcuni fisici francesi, ha spinto il Massachusetts Institute of Technology ad avviare un programma decennale di esperimenti, i cui risultati sembrano per ora confortanti.

Quando le molecole entrano nella cavità nasale, tappezzata di muco, si disciolgono in esso e, quindi, si legano ai recettori delle ciglia, anch’essi immersi nel muco della cavità. Il legame dà origine ai potenziali generatori che, a loro volta, alterano la frequenza dei potenziali d’azione trasmessi al cervello.

Tutti i tentativi di classificare le qualità olfattive sono finora falliti; in passato si era pensato che ogni odore venisse descritto con appena 7 caratteristiche distintive, oggi invece si sa che esistono almeno 50 “odori primari” differenti, che, secondo alcune ricerche, agirebbero singolarmente nelle cellule recettrici innescando uno specifico livello di stimolazione, che a sua volta andrebbe a distinguere i singoli profumi, anche se provenienti dallo stesso tipo principale di odore. Lo stimolo olfattivo generato dai ricettori della cavità nasale raggiunge le regioni encefaliche poste più in profondità in diverse porzioni del sistema limbico, dove vengono “archiviate” le emozioni, per questa ragione profumi e odori richiamano spesso reazioni di piacere o di disgusto legate all’inconscio. Gli stimoli odorosi, infatti, vengono elaborati immediatamente dal cervello, prima ancora di venire codificati razionalmente; per questo prima che la nostra parte conscia e razionale possa ricordare dove abbiamo già sentito una certa fragranza, l’inconscio risponde rievocando la sensazione registrata nella memoria. Questo processo di comunicazione molto rapido, però si concilia difficilmente con il nostro modo di vivere razionale, mentre si integra perfettamente con l’istintualità che governa il mondo animale. Gli animali, infatti, hanno ulteriormente sviluppato questo sistema attraverso i feromoni, ossia sostanze organiche, volatili e inodori, secrete da ghiandole della pelle, capaci di modificare la fisiologia e i comportamenti degli individui della stessa specie. Quasi tutte le specie animali possiedono feromoni propri e li utilizzano per segnalare ai propri simili intenzioni sessuali, situazioni di pericolo, necessità di aggregazione. I mammiferi sono dotati di una struttura specializzata nella ricezione di questi segnali chimici, l'organo vomeronasale, situato ai lati del setto nasale, sotto la mucosa olfattoria.

Nell'uomo esiste una struttura analoga, ma sembra si sia atrofizzata con l'evoluzione della specie. Inoltre, non è sicuro che esso possieda dei collegamenti nervosi atti a captare e "leggere" i feromoni, tuttavia alcuni esperimenti sembrano dimostrare che la specie umana produce sostanze assimilabili ai feromoni, labile traccia di ciò che millenni fa doveva essere un sistema necessario alla sopravvivenza della specie.

4. LO SVILUPPO DELLA SOCIETÀ “MICROSMATICA”


Secondo i filosofi antichi e moderni, vedere, udire, toccare sono da considerare più affidabili e necessari come fonti di percezioni reali del mondo. L'olfatto, invece, è considerato a priori un senso incerto, labile e soprattutto incapace di astrazione. Mentre il tatto ci trasmette la sensazione di una realtà che può apparirci solida e indubitabile e l'occhio comporta la sensazione di uno spazio che possiamo esplorare e misurare restando noi stessi, l'odorato non prefigura che una realtà transitoria e incerta. In particolare l’odorato è stato molto spesso un senso disprezzato in quanto primitivo, istintuale, frivolo, contrario alla libertà (in quanto ci può imporre le sensazioni più penose anche contro la nostra volontà), evanescente. Inoltre, nella società contemporanea l’olfatto risulta meno sviluppato rispetto agli altri sensi, per cui si pensa che non abbia più un’importanza preminente come ce l’aveva per i nostri antenati o per gli altri animali; tuttavia, la ricchezza dei profumi che ci stanno intorno è molto importante per la nostra immaginazione, che in loro assenza ne sarebbe abbastanza ridotta, anche se né l’esperienza, né la nostra cultura ci insegnano a considerare gli odori necessari alla nostra vita interiore come le immagini e i suoni.

A questo proposito, Sigmund Freud nelle note di Il disagio della civiltà parla più volte della “rimozione” dell’odorato, rintracciando il suo declino nella tendenza che ci impone la civiltà di limitare gli impulsi sessuali. Per Freud, infatti, la condizione civile inizia quando gli uomini per convivere sostituiscono al "principio del piacere" il "principio di realtà"; l'uomo reprime i propri istinti, le proprie pulsioni, opera quindi il differimento dei piaceri e, in sostituzione di questi ultimi, sublima attraverso tutte quelle attività che sono comunemente considerate "frutto della civiltà" (come arte, cultura, lavoro). La società impone quindi una modifica dell'essenza degli istinti, dirottandoli dalla sfera sessuale a quella del lavoro. Il problema fondamentale è che, parlando dell’olfatto, “... gli uomini civili (...) sono evidentemente imbarazzati da qualcosa che ricorda loro troppo da vicino l'origine animale.”, per cui le restrizioni, che il naso impone alla libido, sarebbero una condizione di non-ritorno ad una fase anteriore dello sviluppo umano, rivolta verso la sfera simbolica e dell’accesso al linguaggio verbale e alle relazioni sociali di tipo culturale. Se, infatti, il senso dell’olfatto fosse predominante, questo renderebbe l’uomo legato al mondo esterno, capace di comunicare ma soltanto attraverso una base principalmente chimica e non verbale, come accade negli animali. Molti altri sociologi, storici, come Piero Camporesi o scrittori, come Alain Corbin, ritengono che oggi l’uomo sia un essere microsmatico, cioè poco influenzato dalle esperienze olfattive. Questo declino, però, non sarebbe stato causato dalla sua indifferenza nei confronti degli odori, ma piuttosto dalla sua ipersensibilità che l’ha portato quasi ad una fobia olfattiva, soprattutto per quanto riguarda i paesi industrializzati. Si sostiene, infatti, che il processo di modernizzazione abbia implicato anche un processo di deodorazione. Mentre nei tempi antichi, come anche nella società medioevale e nelle società moderne fino alla fine del settecento il mondo degli odori era pieno, ricco e denso, i due ultimi secoli sono stati dedicati all'eliminazione degli odori dalla vita pubblica, cercando di assicurare una maggiore pulizia nelle strade e nei luoghi pubblici, e anche dalla sfera privata, con la diffusione di nuovi prodotti di profumeria che, pur cercando di ricordare le funzioni magiche, per esempio nei nomi, dei profumi nell’antichità, contribuiscono a loro volta allo sviluppo della “società deodorata”. Infatti, la diffusione dell’uso di saponi e, soprattutto di profumi, ha favorito l’ eliminazione degli odori naturali tipici di ogni individuo, a favore di una sorta di omologazione dei profumi e degli odori all’interno della società, mentre nei secoli scorsi le esalazioni erano uno degli elementi principali caratterizzanti le diverse classi sociali o anche le diverse occupazioni.

5. IL PROFUMO NELLA LETTERATURA
Nella letteratura l’olfatto è sempre stato un senso di particolare interesse per molti autori, grazie alla sua immediatezza e alla sua evanescenza, motivi che hanno spinto gli scrittori a cercare sempre modi migliori per descrivere le sensazioni olfattive, ma anche ad esprimere, attraverso i profumi, significati più profondi e allegorici, che si riferiscono anche a diversi campi sensoriali.
È un tempio la Natura ove viventi

pilastri a volte confuse parole

mandano fuori; la attraversa l'uomo

tra foreste di simboli dagli occhi

familiari. I profumi e i colori

e i suoni si rispondono come echi

lunghi, che di lontano si confondono

in unità profonda e tenebrosa,

vasta come la notte ed il chiarore.

Esistono profumi freschi come

carni di bimbo, dolci come gli oboi,

e verdi come praterie; e degli altri

corrotti, ricchi e trionfanti, che hanno

l'espansione propria alle infinite

cose, come l'incenso, l'ambra, il muschio,

il benzoino, e cantano dei sensi

e dell'anima i lunghi rapimenti.

(Charles Baudelaire, Corrispondenze)
A questo proposito è importante ricordare l’opera di Charles Baudelaire (1821-1867) che, anticipando quelle che saranno le idee dominanti nel ’900, impose un ripensamento radicale della poesia, del ruolo del poeta, del modo di intendere l’esperienza artistica. Nella sua poetica, infatti, è fondamentale il rifiuto radicale dell’abbandono del poeta alle ragioni del cuore, all’espressione immediata del proprio mondo interiore, caratteristico del romanticismo, rivendicando, così l’autonomia della poesia, dell’artistico (che è anche artificiale), rispetto all’immediatezza dell’espressione, alla naturalità della soggettività. Tuttavia, l’io del poeta appare comunque come un’entità forte, ma la sua individualità corrisponde all’emblema dell’uomo contemporaneo e non più all’istintiva espressione della soggettività, come accadeva fra gli autori romantici. La contemporaneità e la modernità, infatti, sono i temi principali della sua produzione poetica, nella quale rientra il reale, con tutte le sue bruttezze e distorsioni, ma pur sempre trasfigurato nel simbolo.

Il componimento riportato sopra è Corrispondenze, una lirica appartenete alla raccolta I fiori del male, nella quale la complessità del reale si presta ad essere interpretata pienamente soltanto dal poeta, grazie alla sua amplificata sensualità. Si può dire che Baudelaire ribalti il rapporto Natura-poeta: la natura vive esclusivamente nella percezione che ne ha il poeta, al quale a sua volta è dato di cogliere istintivamente le straordinarie corrispondenze che si celano dietro l’esperienza sensibile. Un’altra caratteristica importante della lirica è l’uso dominante della figura retorica della sinestesia e del simbolismo; in questo ambito i profumi diventano importanti per descrivere il linguaggio oscuro attraverso il quale la Natura si rivolge agli uomini, linguaggio che il poeta riesce a cogliere sfruttando la possibilità di abbandonarsi all’irrazionale e all’inconscio. Quindi per percepire la Natura in maniera unitaria è necessario lasciare che i sensi dilatino le loro facoltà per essere travolti dell’esperienza sinestetica, nella quale si sovrappongo sfere di percezione diverse. In questo modo i profumi sono accostati di volta in volta al tatto (“freschi come carni di bimbo”, al v. 10), all’udito (“dolci come oboi”, al v. 11) e alla vista (“verdi come praterie”,al v. 12). L'attenzione di Baudelaire è concentrata sui profumi, perché questi, sensuali e sottili, sembrano qualcosa di indefinito tra materiale ed immateriale. Il poeta, infatti, arriva a percepire in essi l'infinito in un vero e proprio stato di estasi, che porta, dalle corrispondenze fra gli stati sensoriali, espressi grazie alla figura retorica della sinestesia, alle corrispondenze tra profumi e stati d'animo, che richiamano l’idea dell’infinito; così come i profumi sono in grado di diffondersi indefinitamente negli ambienti, le sensazioni contrapposte di purezza, dolcezza e corruzione, riescono a rapire l’animo del poeta verso la percezione dell’infinito.

Quasi contemporaneo a Charles Baudelaire, anche Richard Wagner (1813-1883), nel contesto simbolista e decadente della seconda metà dell’ 800, fu precursore di idee che avrebbero influenzato l’arte, ed in particolare gli sviluppi del linguaggio musicale del secolo successivo. Egli trasformò il pensiero musicale classico attraverso la sua idea di “Gesamtkunstwerk”, cioè di opera d’arte totale, interattiva, multiforme e sinestetica, che coinvolgesse totalmente la sfera sensoriale e risultasse come una sintesi delle arti poetiche, visuali, musicali e drammatiche. Wagner, infatti, riteneva che non si potesse pretendere di conoscere la Natura attraverso concetti e termini forzati dell’intelletto, ma che dovessimo cercare di cogliere in noi il suo significato nella totalità. Per lui, i suoni della musica esteriore erano un’espressione, una rivelazione di una musica interiore, del mondo della sonorità spirituale. Ma, poiché la vita è costituita da una totalità ed unità di percezioni, rappresentare i propri stati d’animo soltanto in modo sinfonico, sarebbe significato arrestarli nel mondo dei suoni.

Il rapporto che Wagner ebbe con il mondo dei profumi è profondo e simile a quello di Baudelaire; infatti, nel suo ultimo periodo di attività, più o meno durante l’elaborazione teorica e musicale del Parsifal, era solito imbeversi di profumi ricercatissimi per poter sprofondare nelle sue idee ed esserne meglio suggestionato. In una rielaborazione in francese del Parsifal per un teatro di marionette ad opera di Judith Gautier, ultima amante di Wagner, scoperta da H. I. Bunn, si prevedeva una serie di profumi, che furono poi rintracciati presso antiquari e collezionisti, raccolti e fatti analizzare. I profumi determinati in questo modo sono moltissimi e ogni tentativo di farne un’analisi sensitiva, in corrispondenza a quella chimica, è finora fallito, a conferma del fatto che i profumi provocano suggestioni assolutamente soggettive, che diventano spesso motivo di creatività. Il fatto che la versione francese dell’opera prevedesse l’uso di questi profumi ci può indurre a pensare che quei profumi siano stati effettivamente associati da Wagner a certe suggestioni del Parsifal durante la sua creazione. Inoltre, Judith Gautier era la moglie di Catulle Mendès, uno degli organizzatori più in vista dei circoli simbolisti e wagneriani di Parigi, oltre ad essere autore di numerose opere letterarie “simboliste”, oggi perlopiù dimenticate; e, infatti, fu proprio in ambito simbolista che le idee di Wagner sul teatro e sull’opera d’arte totale trovarono le formulazioni più estreme, anticipate dall’entusiastica presa di posizione degli intellettuali francesi, tra cui Baudelaire, a favore della musica wagneriana in occasione dell’insuccesso della prima del Tannhäuser all’Opéra, nel 1861. Tale predilezione per l’aspetto creativo ed evocativo dei profumi da parte di colui che era visto come il gran sacerdote dell’ arte nuova deve aver senz’altro determinato l’attenzione di numerosi artisti simbolisti alla dimensione olfattiva nella percezione estetica, come si può osservare, per esempio, nel capitolo dedicato ai profumi del romanzo Controcorrente di Huysmans del 1884, il cui protagonista, che influenzò successivamente anche Oscar Wilde nel Ritratto di Dorian Gray, ha le caratteristiche dell’esteta amante dei piaceri, fra le cui passioni Huysmans presenta anche i profumi, quali mezzi privilegiati nella ricerca di godimenti sempre più raffinati.

Sul finire del XIX secolo, quindi, si assiste ad una generale esaltazione “creativo-olfattiva” nella letteratura, che non si limita all’esperienza di un singolo artista, ma va a costituire uno dei tratti caratteristici del Decadentismo.
5.1. The theme of perfume in English literature
Also in English literature a lot of writers spoke about the perfume and the sense of smell in their works, especially if we speak about artists belonging to aestheticism. In fact, the aesthetic movement, which developed in the last decades of the 19th century, was configured as a reaction against the ugliness of industrialisation and urbanisation of the utilitarian-based ethos of the middle class, which excluded art for the sake of wealth and progress.

So, these artists, with the need to redefine the role of art, withdrew from a social life in order to “escape” into isolation, leading unconventional existence, in which excesses and sensations had an extreme importance. Moreover they thought that life should be lived “as a work of art”, filling each passing moment with intense experience, feeling all kind of sensations; so we can say that in this movement the task of the artist was to feel sensations, not to describe the world and have a moral aim.

An important author, that in this period totally adopted the aesthetic ideal, is Oscar Wilde, lived between 1854 and 1900. In perfect coherence with his thought, he led a life in the double role of rebel and dandy; he was an aristocrat whose elegance was the symbol of the superiority of spirit, who demanded individualism and absolute freedom. In Wilde’s works we can find the main features which distinguished aestheticism and, in general, decadence, like attention to the self, an hedonistic attitude, a disenchantment with contemporary society, the absence of a didactic aim; among these features there is a large use of the language of hearing, touch, sight, taste, smell, linked with his particular interest in being completely involved by any kind of sensation, to show his individuality.

So, he gives us vivid descriptions of the settings, in which smell is very important, in order to create a complete involvement of feelings. In fact, this is the deeper sense, the more intimate and also the more subjective for mankind, thanks to his vagueness; so, describing smell sensations, he succeeds in expressing his individuality and in escaping from the growing industrialisation of his society, that tends to the standardisation of people and to give importance only to material things. In this kind of society, practical senses, like sight and touch, were considered more important than smell, as it is more linked to personal experiences and feelings. In this way, or rather speaking about this kind of perception, Oscar Wilde, maintains his criticism against industrialisation; in fact the sense of smell is also the more primitive and linked to nature: to speak about perfumes means also finding a connection with nature and conveying a peaceful atmosphere. For this reason, we can find, for example in The Picture of Dorian Gray , Wilde’s novel, descriptions of flowers or other perfumed things.

6. CONCLUSIONE
Come ho detto precedentemente, nell’epoca moderna l’odorato ha subito un grande declino, tanto che oggi è il meno considerato tra i cinque sensi; proprio per questo motivo, però, potrebbe avere un impatto molto più significativo di quello che noi pensiamo sui nostri comportamenti e sulla nostra vita.

In realtà il senso dell’olfatto è un senso allenabile, perciò il processo di “deodorazione” si può considerare prima di tutto come un processo di svalutazione e disinteresse nei confronti degli odori. I motivi che hanno portato a questo processo sono molti, fra cui il fastidio dell’uomo moderno nei confronti dei cattivi odori, che hanno dominato le città fino al Settecento, o la necessità di eliminare gli odori personali, visti come elemento soggettivo, a favore dell’oggettivazione dei rapporti sociali.

Tuttavia, non abbiamo ancora considerato lo sviluppo della società moderna che, con l’industrializzazione, ha sicuramente cambiato gli odori e anche gli inquinamenti delle città: i rifiuti della produzione industriale sono immessi nell’aria e colpiscono il naso (e non solo) della gente; in questa situazione non si può nascondere che in realtà i cattivi odori celano un prezzo da pagare soprattutto in termini di rischi per la salute, per questo si sono cercati processi per l’abbattimento dei rifiuti nocivi ma anche sviluppi di un’ industria “verde”. Questo, però, purtroppo non significa che la crisi ecologica si sia risolta e che non sia stato sbilanciato l’equilibrio della natura. Le grandi minacce della nostra epoca, come la riduzione della biodiversità, i cambiamenti climatici, il buco dell’ozono, l’effetto serra, le mutazioni genetiche, non hanno nessun odore, ma non per questo sono meno pericolose. Si può dire che la sfera di ciò che possiamo percepire con i sensi e l’esperienza immediata si stia restringendo a favore di un regno “macro” e di un regno “micro”, conoscibile soltanto attraverso le moderne tecniche scientifiche e il pensiero razionale. La svalutazione dell’olfatto, quindi, potrebbe non essere che il termine più avanzato di un processo di generale “disprezzo” per le esperienze immediate derivanti da tutti i sensi, a favore di una società sempre più basata sulla teoria, sulla scienza e sulla tecnologia.

BIBLIOGRAFIA





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  • Corbin A., STORIA SOCIALE DEGLI ODORI (titolo originale: La miasme et la jonquille)

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  • Ege S., CHIMICA ORGANICA - struttura e reattività -

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