Il punto come codice visivo



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21.11.2017
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Istituto Magistrale “M. Immacolata”

San Giovanni Rotondo FG

Il punto nell’arte

Appunti integrativi del libro di testo





a cura del prof. Andrea D’Agostino

Il punto come codice visivo
In geometria il punto è il più semplice degli enti geometrici, ed esiste solo in astratto, perché non ha dimensioni: né larghezza, né lunghezza, né spessore. Ma noi ci occupiamo del linguaggio visivo e, quando parliamo di punto, ci riferiamo alla più semplice delle forme visive che ha tuttavia una sua concretezza e, quindi dimensioni, spessore, contorno. Anche il più semplice segno lasciato da una matita appuntita è una forma.
Gli artisti hanno spesso usato il punto come elemento generatore delle loro opere; punti di eguale dimensione, disposti in file ordinate comunicano un senso di ordine, stabilità, calma; punti di dimensioni diverse, di colori diversi, irregolarmente raggruppati, formano composizioni più mosse, instabili, irrequiete.

Quello che ci interessa capire e sperimentare sono appunto le capacità espressive di composizioni che utilizzano quasi esclusivamente il punto.

Già analizzando con una lente d’ingrandimento le fotografie, in bianco e nero o a colori, riprodotte nei libri e nei giornali quotidiani, è facile rilevare come, per effetto del procedimento di retinatura utilizzato nella stampa, l’immagine sia costituita da una grande quantità di punti disposti più o meno vicini gli uni agli altri.

Per comprendere le possibilità espressive, osserviamo questo schema, sotto riprodotto:


  • composizioni con punti di diametro diverso;

  • composizioni ottenute addensando o diradando i punti;

  • composizioni ottenute con punti di colore diverso.

Tra gli studi teorici più interessanti ricordiamo qui il contributo di V. Kandinskij.


Vasalij Kandiskij fondatore del movimento denominato “Der Blaue Reiter” (Il cavaliere azzurro”), dette un contribuito teorico scrivendo due libri “Lo spirituale nell’arte” (1911) e “Punto, linea, superficie (1926).
Da “Punto, linea, superficie (1926).
Il punto è un piccolo mondo, separato da tutte le parti in modo più o meno uniforme, quasi strappato del circostante….

D’altra parte il punto si regge ben fermo al suo posto e non mostra la minima inclinazione a muoversi in una qualunque direzione,né orizzontale,né verticale ….

Solo la tensione concentrica manifesta la sua affinità al cerchio….

Il punto fa presa sulla superficie di fondo e vi si stabilisce per sempre. Così esso è internamente la più concisa affermazione stabile, che sorge breve, ferma e rapida.

Perciò il punto deve essere considerato, in senso eterno e interno, l’elemento originario della pittura e specialmente della “grafica”.”
Tra i movimenti basati sull’uso dei punti ricordiamo:
Il Pointillisme

La tecnica di dipingere a piccoli tocchi di colore a forma di punto è stata largamente impiegata alla fine del 1800 dai pittori postimpressionisti, in particolare in Francia dai pointillistes (“puntinisti”)

I fondatori di questo movimento furono: Georges Seurat e Paul Signac.

I puntinisti intendevano riproporre nelle loro opere la forma, il colore, la qualità degli oggetti osservati nella realtà, mediante l’accostamento di tanti puntini di colori puri.



Paul Signac “La sala”
La tecnica aveva un fondamento scientifico nelle teorie cromatiche del chimico M.E. Chevreul, in particolare il “principio del contrasto simultaneo” secondo il quale se si accostano due colori complementari le luminosità di ognuno vengono esaltate.

Questa tecnica si basa sul presupposto che la retina del nostro occhio percepisce le immagini ricomponendo singoli punti (melange optique) senza bisogno che i colori vengano mescolati o amalgamati sulla tavolozza





Il Divisionismo

Movimento pittorico italiano sviluppatosi a cavallo tra Ottocento e Novecento. La tecnica dei divisionisti, elaborata nell'intento di rappresentare in modo fedele il dato percettivo e soprattutto gli effetti della luce, prevedeva la resa delle diverse tonalità e sfumature naturali attraverso l’accostamento di colori puri, sull’esempio del puntinismo.

Tale movimento, tuttavia, si allontanò dal rigore scientifico che stava alla base della scomposizione del colore operata dagli artisti pointilliste

Tra gli artisti, ricordiamo: Giovanni Segantini, Giuseppe Pellizza da Volpedo e Gaetano Previati.




G. Previati “La quiete”

Pop Art

Movimento artistico affermatosi negli anni Cinquanta e Sessanta del XX secolo negli Stati Uniti e in Gran Bretagna. Il nome deriva dalla contrazione dell'inglese Popular Art, arte 'popolare' in senso moderno, ossia che faccia uso di linguaggi quotidiani dell'odierna società di massa, propri della comunicazione commerciale, cinematografica, televisiva o della stampa periodica.

Accomunò gli artisti della corrente Pop l'attenzione per l'oggetto banale, per l'immagine scontata, per la situazione comune, considerati ormai come parte integrante della vita e dell'immaginario collettivo, e quindi osservati perlopiù in modo 'neutro', senza evidenti intenti critici o polemici. Le prime opere furono dipinti a tinte forti, realizzati con colori acrilici (i colori violenti della cartellonistica pubblicitaria), riproducenti bottiglie di birra, lattine, strisce di fumetti, segnali stradali e oggetti di consumo



A. Warhol “Campbell's Soup Can”

Lettura opera d’arte




Titolo dell’opera

Una domenica pomeriggio all’isola della Grande Jatte


Anno di realizzazione

1883-1885


Tecnica utilizzata e dimensioni

olio su tela, 207.6x308 cm


Collocazione

Chicago, Art Institute


Notizie sull’autore

Georges Seurat (1859-1891), nacque a Parigi, dove frequentò l’Accademia di Belle Arti. Alla sua formazione contribuirono la linearità dei disegni di Ingres e, più in generale, la tradizione del classicismo francese, soprattutto di Poussin. Studiò La Grammatica delle arti del disegno (1867) di Charles Blanc, derivandone l’idea che l’artista debba scoprire il carattere eterno e la pura essenza delle cose, ispirandosi a forme che in natura sono confuse e oscure.

Molto interessato alla teoria dei colori complementari, arrivò alla riduzione della tavolozza a quattro colori (rosso, blu, giallo e verde) e ai loro tono intermediari, che distribuiva sulla tela a piccoli puntini senza mescolarli, tranne che con il bianco; sarebbe poi stata la retina dell’osservatore a compiere, guardando da una certa distanza, la sintesi ottica dell’immagine dipinta, fondendo tra loro i colori.

I risultati di tali principi trovarono compimento in Bagno ad Asnières, che, rifiutato al Salon ufficiale del 1884, venne esposto al Salon des Indipèndatans e, quindi in Domenica pomeriggio all’isola della Grand Jatte. Nell’ultima sua composizione Il circo, Seurat associò la nuova tecnica del pointillisme allo studio sul valore psicologico dei colori e delle linee.


Descrizione dell’opera:

Il soggetto del dipinto è la rappresentazione di una giornata di festa nell’isola della Grande Jatte, lungo la Senna, dove un gruppo eterogeneo di persone trascorre il pomeriggio rilassandosi in modo diverso. Presentata all’ultima mostra impressionista del 1886, divenne subito il manifesto della nuova tendenza pittorica, il pointillisme e creò in un primo momento stupore nel pubblico perché “ogni cosa era nuova in quella immensa tela, la sua concezione era ardita e la tecnica di un tipo mai visto prima”.

L’opera presenta una precisione modulare dovuta ad una struttura di base abbastanza semplice: le numerose figure sono distribuite su una griglia geometrica, impostata su linee verticali, orizzontale ed oblique.

Seurat in questa opera usò metodi diversi: passaggi divisionisti alternati a pure pennellate impressioniste. Le zone d’erba sono eseguite a piccoli tocchi incrociati; alcune figure e la superficie dell’acqua a brevi lineette parallele; infine vi sono piccoli punti di colore aggiunti quando il dipinto era già terminato, per accrescerne la luminosità.





Titolo dell’opera

Il Quarto Stato


Anno di realizzazione

1898-1901


Tecnica utilizzata e dimensioni

olio su tela, 285x543 cm.


Collocazione

Milano, Galleria d’Arte Moderna


Notizie sull’autore

Pelizza da Volpedo (1868-1907) nasce ad Alessandria da un’agiata famiglia di possidenti terrieri; la sua formazione artistica si compie presso l’Accademia di Brera, poi alla Scuola di Belle Arti di Roma e di Firenze, infine presso l’Accademia Carrara di Bergamo. Frutto di questa sua educazione è il gusto per i ritratti e nature morte, per la caratterizzazione sociale e l’introspezione psicologica. L’ammirazione per le opere di Segantini, Previati, Morbelli e in seguito l’influenza di Nomellini, lo spingono a sperimentare la nuova tecnica divisionista. A partire dal 1895, si ritira a lavorare a Volpedo, a diretto contatto con la natura. Nel 1902 presenta alla Quadriennale di Torino, il Quarto Stato; l’insuccesso del quadro chiude la fase sociale dell’artista, che da quel momento si dedica in prevalenza alla pittura di paesaggio, senza però trascurare la dimensione umana. Nel 1907 si toglie la vita in un momento di grande sconforto, aggravato dalla morte improvvisa della moglie.




Descrizione dell’opera

Nel 1890, con un disegno intitolato Sciopero, Pelizza da Volpedo avviò una serie di lavori d’ispirazione sociale, che attraverso Ambasciatore della fame e Fiumara era destinata a sfociare nel grande quadro Il Quarto Stato, a cui lavorò dal 1898 al 1902.

L’opera fu esposta alla Quadriennale di Torino del 1902 ma non riscosse il successo in cui confidava l’autore. La composizione fu criticata non tanto per il contenuto ideologico ma soprattutto per l’aspetto più propriamente artistico: si criticò l’assenza di movimento, la tecnica laboriosa e e faticosa, lontana dalle fluidità e dai bozzettismi allora più di moda.

La tecnica divisionista con cui è realizzata questa opera raggiunge effetti di estrema sapienza; le calde tonalità del piano della terra, con ocra e rosa di base, visualizzate da una trama di verdi, rossi e blu, a contrasto, si animano sulle figure nelle tonalità verdastre, rossastre dei vestiti dei contadini, intessuti di puntini precisi sulle camicie bianche e di filettature sugli abiti, fino alla vivace macchiettature del controluce sulla parete di sinistra e alle larghe e ondulate segmentazioni del cielo.





Titolo dell’opera

M-Maybe (A Girl’s picture)


Anno di realizzazione

1965
Tecnica utilizzata e dimensioni

tecnica mista su tela, 152.4x152.4 cm
Collocazione

Colonia, Wallraf Richartz Museum


Notizie sull’autore

Roy Lichtenstein (New York 27.10.1923 - ivi 29.9.1997) Pittore statunitense. Dopo inizi nell’ambito dell’espressionismo astratto, inaugurò nel 1961 la produzione di opere seriali ispirate ai fumetti e alla comunicazione pubblicitaria, nelle quali, isolando singole immagini e riproducendole ingigantite su tela con colori piatti e vivaci e con l’enfatizzazione del retino tipografico (I know how you must feel, Brad, 1963, Monaco, Staatsgal.; Whaam!, 1963, Londra, Tate Coll.; M-Maybe (A Girl’s Picture), 1965, Colonia, Wallraf Richartz Museum) ha ottenuto effetti di ironico straniamento. Impostosi come uno dei massimi rappresentanti della pop art negli USA, ha applicato il medesimo linguaggio espressivo demistificatorio a ogni aspetto dell’immagine popolare, non risparmiando neppure alcuni famosi capolavori di artisti come P. Cézanne, P. Picasso e P. Mondrian, e, in un secondo tempo, anche a nuovi soggetti, come interni domestici, paesaggi, nature morte (Natura morta con coppa di cristallo, 1973, New York, Whitney Mus.; Interior with Mirrored Wall, 1991, New York, Guggenheim Mus.).


Descrizione dell’opera

Si osservi attentamente il colore carnicino del volto: esso, a differenza dei capelli, che sono di un bel giallo uniforme, è ottenuto mediante l’accostamento ordinato di numerosissimi puntini rossi, secondo quando avviene normalmente nel procedimento tipografico di stampa. Questo procedimento, a cavallo tra la grafica, la fotografia e la pittura, è estraniante in quanto, mentre nella dimensioni naturali di una striscia di fumetti la retinatura non si percepisce e appare di un morbido colore rosa, nel fortissimo ingrandimento imposto da Lichtenstein la trama dei puntini si sgrana, diventando qualcosa di diverso e quasi di astratto.









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