Il rapporto tra IL contenuto e la sua forma, per esempio tra contenuto tragico e forma tragica, non esiste più



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01.06.2018
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DESCARTES
Testo 1

R. Descartes, Principi di filosofia, (trad. it. sull’edizione Alquié)


Pubblicati nel 1644, sette anni dopo il Discorso sul metodo (1637) e tre anni dopo le Meditazioni sulla filosofia prima (1641), i Principi presentano nella parte iniziale una sorta di riassunto complessivo del metodo cartesiano. L’autore avanza una serie di semplici tesi e le argomenta brevemente nel linguaggio meno filosofico e più comune possibile.

Se nel Discorso aveva seguito l’ordine suggerito dall’andamento autobiografico del testo, qui preferisce un andamento consequenziale, per progressione delle idee.

Presentiamo di seguito le prime tesi.

1. Chi ricerca la verità, almeno una volta nella vita deve dubitare, per quanto possibile, di tutte le cose.
Siamo tutti stati fanciulli, e prima di raggiungere l’uso autonomo della ragione abbiamo tutti accolto giudizi e pregiudizi, sulle cose sensibili, che ci tengono lontani dal vero.

Il solo modo per liberarcene, è di dubitare, almeno una volta nella vita, di tutte quelle cose in cui troviamo anche un piccolo sospetto di incertezza.


Esercizi sul testo n. 1

1. Per ricercare la verità, occorre dubitare di tutto: ricostruisci gli argomenti cartesiani a sostegno di questa tesi.




Testo 2
2. Le cose dubbie si devono tenere per false
Anzi, le cose di cui dubitiamo, sarà utile considerarle come false; ciò per scoprire nel modo più chiaro e certo che cosa sia più facile da conoscere.
Esercizi sul testo n. 2

1. Se consideriamo false anche le cose dubbie, cosa rimane di certo? Anche le convinzioni religiose potrebbero entrare nel dubbio? Prova a dare una risposta.


2. Perché considerare false le cose dubbie è, secondo Cartesio, “utile”. C’è dunque una utilità pratica in questa scelta?

Testo 3
3. Questo dubbio non deve essere esteso alla vita pratica
Questo dubbio va limitato alla sola ricerca della verità. Per quanto riguarda le azioni, la necessità di agire spesso anticipa la risoluzione dei nostri dubbi, e quindi siamo spesso costretti a fare delle scelte solo sulla base della verosimiglianza. A volte, siamo perfino costretti a scegliere tra due alternative, senza che l’una sia più verosimile dell’altra.

Esercizi sul testo n. 3

1. Questo testo sembra in parte una risposta al quesito che proponevamo alla fine del testo precedente: sì, esiste un’utilità pratica alla base del metodo cartesiano, quella di non compromettere la vita pratica, quella di tutti i giorni, di chi si esercita in questa riflessione, che è votata alla ricerca della verità.

Questa scelta di Cartesio presenta due aspetti:

a) garantire il libero esercizio della riflessione filosofica, escludendola dalle sue implicazioni pratiche;

b) presentare la filosofia come un’attività disimpegnata dalal vita.

Queste due ipotesi ti sembrano convincenti, o pensi che servissero a Cartesio soltanto per mettersi al riparo da una possibile persecuzione da parte delle autorità religiose? Fornisci una risposta, e prova a dimostrare


Testo n. 4
4. Perché possiamo dubitare delle cose sensibili
Invece, dedicandoci soltanto alla ricerca della verità, dubiteremo prima di tutto delle cose sensibili o di quelle immaginabili.

Prima di tutto, (per le cose sensibili) perchè abbiamo constatato che i sensi a volte sbagliano, e per prudenza non ci fideremo mai di ciò che ha sbagliato anche una sola volta.

In secondo luogo (per le cose immaginabili) perché ogni giorno ci sembra di sentire o immaginare nei sogni molte cose, che non esistono in nessun luogo; e dubitando in questo modo, non ci appare alcun segno certo di differenza tra il sogno e la veglia.
Esercizi sul testo n. 4

1. Il dubbio sistematico va dalle cose materiali, che possiamo toccare con mano, a quelle più astratte, come i sogni. Cosa accomuna le une alle altre, secondo Cartesio?



Testo n. 5
7. Mentre dubitiamo, non possiamo dubitare di esistere. Questa è la prima conoscenza di un pensiero filosofico che proceda con ordine.
Respingiamo allora tutte quelle cose delle quali possiamo in qualsiasi modo dubitare, e le consideriamo false.

Così possiamo facilmente supporre che non ci sia nessun Dio, nessun cielo, nessun corpo, e che perfino noi stesi non abbiamo mani, né piedi, e neppure corpo; ma non possiamo con ciò pensare di essere nulla noi stessi, che pensiamo quelle cose.

Poiché non si può credere che ciò che pensa, nel momento stesso in cui sta pensando, non esista.

Quindi, questa conoscenza: Ego cogito, ergo sum (“Io penso, quindi sono”) è la prima e più certa di tutte le conoscenze possibili, che si presentano a chi voglia pensare filosoficamente con ordine.


Esercizi sul testo n. 5

1. Perché Cartesio scrive:” Mentre dubitiamo, non possiamo dubitare di esistere”?

Quale passaggio logico, presente invece nel corso del testo, qui manca?
Testo n. 6
8. Di qui si conosce la distinzione fra l’anima e il corpo, cioè tra la realtà pensante (res cogitans) e la realtà corporea (res extensa).
È proprio questa la via migliore per conoscere la natura della mente, e la sua distinzione dal corpo.

Esaminando chi siamo noi, e supponendo falso tutto ciò che è diverso da noi, vediamo chiaramente che né ciò che ha una estensione, né una figura, né un corpo in movimento, né qualsiasi altra cosa materiale, riguarda la nostra natura, che è solo pensiero.

Il pensiero è riconoscibile come esistente prima e in modo più certo di qualsiasi altra cosa materiale (res extensa, N.d.T.), poiché lo avvertiamo già nel momento stesso in cui dubitiamo di tutto.

9. Che cos’è il pensiero
Con il nome di ‘pensiero’ io intendo tutte quelle cose che avvengono in noi con la nostra consapevolezza e coscienza. Quindi è pensiero intendere, volere, immaginare, ma anche sentire, che è la stessa cosa che pensare.

Se io dicessi: ‘io vedo, io passeggio, dunque sono’, e ne ricavassi la certezza che dal fatto di vedere, di o di passeggiare, che sono eseguite dal corpo, la soluzione non sarebbe assolutamente certa.

Infatti, come accade sovente nel sonno, posso credere di vedere o passeggiare, pur senza aprire gli occhi e senza muovermi dal mio posto, anche, se, per ipotesi, non avessi alcun corpo. Però, se dico di essere certo della coscienza stessa che ho di vedere o di passeggiare mi riferisco alla mente, che sola pensa e sente di vedere o di passeggiare, allora la conclusione non è affatto certa.

Esercizi sul testo n. 6

1. Mettendo a confronto i due testi, si arriva a una conclusione paradossale: le cose materiali (res extensa), che si possono toccare con mano, non siamo affatto certi che esistano, mentre la nostra facoltà di pensare (res cogitans), che è quanto di più astratto e rarefatto ci possa essere, esiste certamente.



2. Perché, se dico ‘penso, dunque sono’ ho certezza di essere, ma non avrei la stessa certezza dicendo ‘io vedo, io passeggio, dunque sono’?

Riassumete gli argomenti di Cartesio in proposito, cercando di ricostruire i singoli passaggi.


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