Il rito abbreviato comune a determinate materie nel nuovo codice del processo amministrativo



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Il rito abbreviato comune a determinate materie nel nuovo codice del processo amministrativo(Rosanna De Nictolis)
Art. 119

Rito abbreviato comune a determinate materie

1. Le disposizioni di cui al presente articolo si applicano nei giudizi aventi ad oggetto le controversie relative a:

a) i provvedimenti concernenti le procedure di affidamento di pubblici lavori, servizi e forniture, salvo quanto previsto dagli articoli 120 e seguenti;

b) i provvedimenti adottati dalle Autorità amministrative indipendenti, con esclusione di quelli relativi al rapporto di servizio con i propri dipendenti;

c) i provvedimenti relativi alle procedure di privatizzazione o di dismissione di imprese o beni pubblici, nonché quelli relativi alla costituzione, modificazione o soppressione di società, aziende e istituzioni da parte degli enti locali;

d) i provvedimenti di nomina, adottati previa delibera del Consiglio dei ministri;

e) i provvedimenti di scioglimento di enti locali e quelli connessi concernenti la formazione e il funzionamento degli organi;

f) i provvedimenti relativi alle procedure di occupazione e di espropriazione delle aree destinate all'esecuzione di opere pubbliche o di pubblica utilità e i provvedimenti di espropriazione delle invenzioni adottati ai sensi del codice della proprietà industriale;

g) i provvedimenti del Comitato olimpico nazionale italiano o delle Federazioni sportive;

h) le ordinanze adottate in tutte le situazioni di emergenza dichiarate ai sensi dell'articolo 5, comma 1, della legge 24 febbraio 1992, n. 225, e i consequenziali provvedimenti commissariali;

i) il rapporto di lavoro del personale dei servizi di informazione per la sicurezza, ai sensi dell’articolo 22, della legge 3 agosto 2007, n. 124;

l) le controversie comunque attinenti alle procedure e ai provvedimenti della pubblica amministrazione in materia di impianti di generazione di energia elettrica di cui al decreto legge 7 febbraio 2002, n. 7, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 aprile 2003, n. 55, comprese quelle concernenti la produzione di energia elettrica da fonte nucleare, i rigassificatori, i gasdotti di importazione, le centrali termoelettriche di potenza termica superiore a 400 MW nonché quelle relative ad infrastrutture di trasporto ricomprese o da ricomprendere nella rete di trasmissione nazionale o rete nazionale di gasdotti;

m) i provvedimenti della commissione centrale per la definizione e applicazione delle speciali misure di protezione, recanti applicazione, modifica e revoca delle speciali misure di protezione nei confronti dei collaboratori e testimoni di giustizia.

2. Tutti i termini processuali ordinari sono dimezzati salvo, nei giudizi di primo grado, quelli per la notificazione del ricorso introduttivo, del ricorso incidentale e dei motivi aggiunti, nonché quelli di cui all’articolo 62, comma 1, e quelli espressamente disciplinati nel presente articolo.

3. Salva l'applicazione dell’articolo 60, il tribunale amministrativo regionale chiamato a pronunciare sulla domanda cautelare, accertata la completezza del contraddittorio ovvero disposta l'integrazione dello stesso, se ritiene, a un primo sommario esame, la sussistenza di profili di fondatezza del ricorso e di un pregiudizio grave e irreparabile, fissa con ordinanza la data di discussione del merito alla prima udienza successiva alla scadenza del termine di trenta giorni dalla data di deposito dell'ordinanza, disponendo altresì il deposito dei documenti necessari e l’acquisizione delle eventuali altre prove occorrenti. In caso di rigetto dell'istanza cautelare da parte del tribunale amministrativo regionale, ove il Consiglio di Stato riformi l'ordinanza di primo grado, la pronuncia di appello è trasmessa al tribunale amministrativo regionale per la fissazione dell'udienza di merito. In tale ipotesi, il termine di trenta giorni decorre dalla data di ricevimento dell'ordinanza da parte della segreteria del tribunale amministrativo regionale, che ne dà avviso alle parti.

4. Con l’ordinanza di cui al comma 3, in caso di estrema gravità ed urgenza, il tribunale amministrativo regionale o il Consiglio di Stato possono disporre le opportune misure cautelari. Al procedimento cautelare si applicano le disposizioni del Titolo II del Libro II, in quanto non derogate dal presente articolo.

5. L’ordinanza di primo grado è appellabile entro trenta giorni dalla notificazione ovvero entro sessanta giorni dalla pubblicazione.

6. Quando almeno una delle parti, nell’udienza discussione, dichiara di avere interesse alla pubblicazione anticipata del dispositivo rispetto alla sentenza, il dispositivo è pubblicato mediante deposito in segreteria, non oltre sette giorni dalla decisione della causa. La dichiarazione della parte è attestata nel verbale d’udienza.

7. La parte può chiedere al Consiglio di Stato la sospensione dell’esecutività del dispositivo, proponendo appello entro trenta giorni dalla relativa pubblicazione, con riserva dei motivi da proporre entro trenta giorni dalla notificazione della sentenza ovvero entro tre mesi dalla sua pubblicazione. La mancata richiesta di sospensione dell’esecutività del dispositivo non preclude la possibilità di chiedere la sospensione dell’esecutività della sentenza dopo la pubblicazione dei motivi.

8. Le disposizioni del presente articolo si applicano anche nei giudizi di appello, revocazione e opposizione di terzo.
Sommario:

1. Il rito abbreviato comune in breve.

2. Breve storia del rito abbreviato comune.

3. La specialità del rito.

4. Il campo di applicazione del rito abbreviato quanto a tipo di giudice e fasi processuali.

4.1. In generale.

4.2. Il ricorso straordinario al Presidente della Repubblica nelle materie di cui all’art. 119 c.p.a.

4.3. Momenti di raccordo tra ricorsi amministrativi e ricorso giurisdizionale.

4.4. Il tribunale superiore delle acque pubbliche.

4.5. Il giudice ordinario: giudizi in materia di esecuzione degli appalti.

5. L’ambito oggettivo del rito speciale: giudizi impugnatori e non impugnatori.

5.1. I <
>: gli atti autoritativi, gli atti privatistici, i comportamenti.


5.2. I provvedimenti di secondo grado.

5.3. Gli atti diversi da quelli specificamente indicati.

5.4. I giudizi non impugnatori. In particolare il giudizio risarcitorio.

6. Le singole materie oggetto del rito abbreviato comune.

6.1. Gli atti delle procedure di affidamento di pubblici lavori, servizi, forniture.

6.2. Gli atti delle Autorità amministrative indipendenti.

6.2.1. In generale.

6.2.2. L’ambito soggettivo: le Autorità indipendenti.

6.2.3. L’ambito oggettivo: i provvedimenti.

6.2.4. Rapporto tra rito speciale e giurisdizione sulle Autorità amministrative indipendenti.

6.2.5. La speciale regola in tema di c.t.u. in caso di provvedimenti sanzionatori di talune Autorità indipendenti.

6.2.6. La tacita abrogazione di altri riti speciali su provvedimenti di autorità indipendenti.

6.3. Le privatizzazioni e le dismissioni.

6.4. I provvedimenti di nomina previa delibera del Consiglio dei Ministri.

6.5. I provvedimenti di scioglimento degli enti locali e quelli connessi.

6.6. Le espropriazioni di immobili e di invenzioni.

6.7. I provvedimenti del CONI e delle Federazioni sportive.

6.8. Le ordinanze per situazioni di emergenza ai sensi della legislazione sulla protezione civile.

6.9. Il rapporto di lavoro del personale dei servizi segreti.

6.10. Il contenzioso in materia di energia.

6.11. Il contenzioso sulle misure di protezione per collaboratori e testimoni di giustizia.

6.12. Le ipotesi previgenti sottoposte al rito abbreviato, non riprodotte nel c.p.a.

6.13. Materie cui non si applica il rito abbreviato comune.

7. Le regole del rito speciale che presuppongono la domanda cautelare e le regole del rito speciale svincolate dalla domanda cautelare.

8. La regola generale del dimezzamento dei termini. I termini sottratti al dimezzamento.

8.1. In generale. I termini non dimezzati.

8.2. I termini dimezzati.

8.2.1. Il termine di deposito di ricorso principale, motivi aggiunti, ricorso incidentale. I termini di costituzione delle altre parti.

8.2.2. I termini dell’incidente sulla competenza.

8.2.3. I termini del procedimento di ricusazione.

8.2.4. I termini per la trasposizione del ricorso straordinario in sede giurisdizionale.

8.2.5. I termini dell’incidente cautelare.

8.2.6. Definizione del giudizio in esito a udienza cautelare.

8.2.7. I termini per l’udienza di merito e per la sentenza.

8.2.8. I termini per perenzione e estinzione del giudizio.

8.2.9. I termini dei giudizi di impugnazione.

8.2.10. I termini del giudizio di ottemperanza nelle materie di cui all’art. 119 c.p.a.

8.2.11. Il termine del periodo feriale.

9. La fissazione dell’udienza di merito con ordinanza resa in udienza cautelare.

10. La tutela cautelare.

11. La pubblicazione del dispositivo e la sua impugnazione.

12. La motivazione della sentenza.

13. Il rapporto tra rito abbreviato e rito immediato.

14. I termini degli altri riti speciali nelle materie di cui all’art. 119 c.p.a.

15. Il regime fiscale per le liti dell’art. 119 c.p.a.

16. Disciplina transitoria.
1. Il rito abbreviato comune in breve.

Nell’art. 119 c.p.a. viene riassettata la disciplina recata in precedenza art. 23-bis, l. Tar, e dalle disposizioni che ad esso facevano rinvio, con le seguenti innovazioni:

a) disciplina bifasica per tutto il contenzioso relativo ai contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture, al quale si applica la disciplina dell’art. 119 e in aggiunta quella dell’art. 120 c.p.a.;

b) inserimento delle ulteriori materie a cui, dopo il 2000, era stato esteso il rito speciale dell’art. 23-bis, in virtù di svariate leggi;

c) razionalizzazione della disciplina dei termini del rito, con dimezzamento di tutti i termini processuali, salvo quelli per l’introduzione delle domande in primo grado (ricorso, motivi aggiunti, ricorso incidentale) e quelli per la notifica e il deposito dell’appello cautelare (avverso l’ordinanza cautelare) ai sensi dell’art. 62, co. 1, c.p.a.;

e) chiarimento, quanto ai provvedimenti delle Autorità indipendenti, che il rito speciale non riguarda i provvedimenti inerenti il rapporto di servizio del personale dipendente;

f) espunzione di alcune ipotesi marginali e, segnatamente:

f.1) il ricorso avverso i provvedimenti del Ministero delle comunicazioni adottati sulla base delle disposizioni del codice delle comunicazioni elettroniche di cui al d.lgs. 1 agosto 2003 n. 259 e successive modificazioni;

f.2) i ricorsi avverso i provvedimenti adottati ai sensi dell’art. 12, co. 3, l. 29 dicembre 1993 n. 580.

Con riferimento alle singole lettere del comma 1 dell’articolo si segnala che:

1) la lett. a) riproduce, in modo più sintetico, le lett. a), b), c), dell’art. 23-bis, l. Tar, che riguardavano i pubblici appalti;

2) le lettere b), c), d), e) dell’articolo riproducono, rispettivamente, le lettere d), e), f), g), dell’art. 23-bis, l. Tar;

3) nella lettera b) dell’art. 119 c.p.a. oltre a riprodursi la lettera d) dell’art. 23-bis, l. Tar, vengono trasfuse le previsioni degli articoli: 10, co. 10 e 11- quinquies, l. n. 28/2000; 9, d.lgs. n. 259/2003; 24, co. 5, l. n. 262/2005, tutte disposizioni che richiamavano il rito dell’art. 23-bis, l. Tar, per svariate tipologie di provvedimenti di Autorità amministrative indipendenti;

4) la lettera f) dell’art. 119 riproduce le previsioni recate: dall’art. 53, co. 2, d.lgs. n. 325/2001; dall’art. 53, co. 2, d.P.R. n. 327/2001; dall’art. 142, d.lgs. n. 30/2005;

5) la lettera g) dell’art. 119 riproduce le previsioni recate dall’art. 3, d.l. n. 220/2003, conv. in l. n. 280/2003;

6) la lettera h) dell’art. 119 riproduce la previsione di cui all’art. 3, d.l. n. 245/2005, conv. nella l. n. 21/2006;

7) la lettera i) dell’art. 119 riproduce la previsione di cui all’art. 22, l. n. 124/2007;

8) la lettera l) dell’art. 119 riproduce le previsioni di cui all’art. 41, l. n. 99/2009 e di cui all’art. 1, co. 552, l. n. 311/2004;

9) la lettera m) estende il rito speciale abbreviato ai provvedimenti relativi alle speciali misure di protezione nei confronti dei collaboratori di giustizia, per i quali ad oggi è previsto (art. 10, co. 2-quinquies, 2-sexies, 2-septies, 2-octies, d.l. n. 8/1991, conv. in l. n. 82/1991) un rito abbreviato distinto ma similare, con abbreviazione dei termini processuali, pubblicazione del dispositivo, tutela di merito a breve distanza dalla tutela cautelare.

Il co. 2 dell’art. 119 c.p.a. disciplina il dimezzamento dei termini processuali e le relative deroghe.

I co. 3 e 4 dell’art. 119 c.p.a. disciplinano l’abbreviazione del rito riproducendo le norme vigenti.

Il co. 5 dell’art. 119 c.p.a. disciplina il regime di appello dell’ordinanza cautelare.

Il co. 6 dell’art. 119 c.p.a. disciplina la pubblicazione del dispositivo, rendendola, rispetto al regime vigente, solo eventuale, su istanza di parte.

E’ sufficiente l’istanza di una sola parte. Essa va formulata nell’udienza di discussione e inserita nel verbale di udienza.

Il co. 7 dell’art. 119 c.p.a. disciplina l’appello sul dispositivo e sulla sentenza.

Il co. 8 dell’art. 119 c.p.a. estende il rito abbreviato ai giudizi di impugnazione.

Le novità sono:

l’esclusione del rito abbreviato per alcune ipotesi per le quali era in precedenza previsto;

l’eliminazione della previgente disciplina dei termini di deposito di memorie e documenti calcolati con decorrenza dall’ordinanza che fissa l’udienza di merito;

la pubblicazione solo eventuale del dispositivo di sentenza, se ed in quanto vi sia istanza, resa nell’udienza di discussione, di almeno una delle parti;

il riassetto dei termini in appello:

trenta o sessanta giorni per l’appello su ordinanza cautelare, senza dimezzamento;

trenta giorni dalla pubblicazione per l’impugnazione del solo dispositivo;

trenta giorni dalla notifica o tre mesi dalla pubblicazione per l’appello su sentenza o sulla motivazione dopo l’impugnazione del dispositivo (termine ordinario dimezzato).


2. Breve storia del rito abbreviato comune.

L’art. 119 c.p.a. può essere definito figlio del rito abbreviato dell’art. 23-bis, l. Tar, e nipote del rito immediato di cui all’art. 19, d.l. n. 67/1997 di cui a sua volta l’art. 23-bis citato era figlio.

L’art. 19, d.l. n. 67/1997 prevedeva un giudizio immediato (in esito all’udienza cautelare) e non solo abbreviato, solo in materia di opere pubbliche, connotato da un generalizzato dimezzamento dei termini compreso quello di proposizione del ricorso.

A sua volta l’art. 23-bis, l. Tar1[1], innovava rispetto all’art. 19, d.l. n. 67/1997, sotto i seguenti profili:

- ambito applicativo più esteso, riferentesi non solo ai pubblici appalti ma anche ad altre materie;

- termine ordinario, e non più dimezzato, per la proposizione del ricorso di primo grado: secondo l’interpretazione che era prevalsa in giurisprudenza in ordine al previgente art. 19, il dimezzamento dei termini processuali riguardava anche quello per il ricorso introduttivo e la Corte costituzionale aveva escluso l’incostituzionalità della previsione;

- giudizio <>, con rinvio del merito, nell’udienza cautelare, ad un’udienza a breve, mentre il precedente rito contemplava un giudizio <> in esito all’udienza cautelare: il giudizio <> dapprima previsto solo nell’art. 19, d.l. n. 67/1997, con la l. n. 205/2000 è ammissibile in tutte le materie, in caso di situazioni manifeste.

In prosieguo numerose leggi in modo alluvionale avevano esteso il rito 23-bis a svariate materie, ritenute connotate dall’urgenza.

L’art. 119 c.p.a. ricalca l’art. 23-bis, discostandosene a sua volta sotto i seguenti profili:

razionalizzazione e riduzione delle materie;

chiarimento, secondo l’elaborazione giurisprudenziale, che al dimezzamento dei termini si sottrae non solo il termine per il ricorso introduttivo, ma anche quello per motivi aggiunti e ricorso incidentale;

pubblicazione del dispositivo solo eventuale.

In termini generali, si può osservare che sia nel rito 23-bis previgente che nell’attuale art. 119 c.p.a., quelle per cui è stato previsto il nuovo rito sono tutte materie connotate dall’urgenza a causa dei rilevanti interessi in gioco, di carattere economico o politico2[2].
3. La specialità del rito.

Il rito si connota come speciale, rispetto a quello ordinario, per la rapida scansione dei tempi processuali.

Viene infatti espressamente definito come “rito abbreviato”.

In sintesi, e salvi i successivi analitici approfondimenti nei paragrafi che seguono, va osservato che l’abbreviazione del rito viene così articolata:

- dimezzamento dei termini processuali, salvo quello per la proposizione del ricorso introduttivo, dei motivi aggiunti, del ricorso incidentale e dell’appello cautelare;

- rapida definizione del merito;

- pubblicazione anticipata del dispositivo rispetto alla motivazione, se vi è istanza di parte in tal senso;

- dimezzamento dei termini anche per il deposito della sentenza e per la proposizione dell’appello.


4. Il campo di applicazione del rito abbreviato quanto a tipo di giudice e fasi processuali.
4.1. In generale.

In relazione al previgente rito di cui all’art. 23-bis, l. Tar, si erano poste una serie di questioni esegetiche quanto all’ambito soggettivo del rito in relazione agli organi giurisdizionali e quanto alle fasi del processo amministrativo che non si svolgono davanti al giudice amministrativo.

Invero, posto che l’art. 23-bis, l. Tar, si riferiva ai giudizi che si svolgono davanti agli <>, laddove l’anteriore art. 19, d.l. n. 67/1997 parlava di giudizi davanti al Tar e al Consiglio di Stato, si discuteva se il rito potesse applicarsi nei seguenti casi:

- giudizi amministrativi speciali;

- giudizi davanti al giudice ordinario;

- ricorsi amministrativi;

- giudizi arbitrali;

- fasi e incidenti del processo amministrativo che si svolgono davanti a giudici diversi dai Tar e dal Consiglio di Stato3[3].

Dall’esame complessivo della norma, e dal rito in esso delineato, sembrava chiaro che la stessa avesse inteso fare riferimento solo al processo innanzi a Tar e Consiglio di Stato, con esclusione sia di altre giurisdizioni, sia delle fasi (gradi e incidenti) del processo amministrativo che si svolgono davanti a giudici diversi (Cassazione, Corte costituzionale).

Ora, l’inserimento dell’art. 119 nel c.p.a., il cui ambito soggettivo è delineato dall’art. 4, c.p.a., fuga ogni dubbio.

Deve escludersi non solo che il rito speciale possa trovare applicazione a quelle fasi del processo amministrativo (gradi e incidenti) che si svolgono davanti a giudici diversi da Tar e Consiglio di Stato: p. es., regolamento di giurisdizione davanti alla Corte di cassazione, ricorso per cassazione avverso le decisioni del Consiglio di Stato, incidente di costituzionalità davanti alla Corte costituzionale, ma anche che possa applicarsi nei giudizi che vedono come parte la p.a. davanti al giudice ordinario, al giudice arbitrale, nonché nei ricorsi amministrativi.

In sintesi, disciplinando il c.p.a. solo il processo che si svolge davanti ai Tar e al Consiglio di Stato, l’art. 119 si applica solo davanti a tali organi e, quanto al Consiglio di Stato, solo innanzi alle sue sezioni giurisdizionali.


4.2. Il ricorso straordinario al Presidente della Repubblica nelle materie di cui all’art. 119 c.p.a.

Deve anche escludersi l’applicabilità di tale rito in caso di ricorsi amministrativi, per identica ragione.

Per il ricorso straordinario al Presidente della Repubblica si pone però la questione ulteriore dell’ammissibilità del ricorso straordinario nelle materie di cui all’art. 119 c.p.a.; ciò in quanto si ritiene che il ricorso straordinario sia alternativo alla giurisdizione amministrativa ordinaria, e dunque sarebbe inammissibile in caso di materie rientranti in giurisdizioni speciali, o rientranti in riti speciali.

Tuttavia deve ritenersi che l’alternatività del ricorso straordinario sussista con il processo innanzi a Tar e Consiglio di Stato, ossia con la giurisdizione del giudice amministrativo, a prescindere dal tipo di rito, ordinario o speciale, a meno che non vi sia un’espressa esclusione.

Per le procedure di affidamento di pubblici contratti di lavori, servizi, e forniture il c.p.a. sancisce un’espressa esclusione del rimedio del ricorso straordinario al Presidente della Repubblica (art. 120, co. 1, c.p.a.).

Se ne desume, per argomento a contrario, che nelle altre materie di cui all’art. 119 c.p.a., il rimedio del ricorso straordinario è in astratto ammissibile.

Comunque, l’ammettere il ricorso straordinario nelle materie oggetto di giudizio abbreviato, ha delicate implicazioni in ordine alla scelta legislativa acceleratoria.

Invero, posto che il rito speciale non si applica in caso di ricorso amministrativo ma solo in caso di ricorso straordinario, ne consegue che per identiche materie, si ha o meno un’accelerazione del contenzioso, a seconda che venga seguita la via giurisdizionale o quella amministrativa.

Il legislatore avrebbe forse dovuto prevedere un rito accelerato anche nel caso di ricorso straordinario nelle materie di cui all’art. 119 c.p.a., ma sotto tale profilo mancava una delega legislativa per intervenire anche sul rimedio del ricorso straordinario.
4.3. Momenti di raccordo tra ricorsi amministrativi e ricorso giurisdizionale.

Il c.p.a. non chiarisce se il rito speciale abbreviato di cui all’art. 119 possa trovare applicazione ai momenti di raccordo tra ricorsi amministrativi e ricorso giurisdizionale, e, in particolare, a:

- trasposizione del ricorso straordinario in sede giurisdizionale;

- silenzio rifiuto sul ricorso gerarchico.

La questione era già discussa nel vigore dell’art. 23-bis, l. Tar, e va risolta alla luce dell’elaborazione giurisprudenziale e dottrinale formatasi, in difetto di soluzione espressa nel c.p.a.

Quanto alla trasposizione, il c.p.a. riproduce invariato il meccanismo di trasposizione del ricorso straordinario in sede giurisdizionale e i relativi termini (art. 10, co. 1, d.lgs. n. 1199/1971, che resta in vigore, e art. 48, co. 1, c.p.a.).

In particolare, quanto al ricorso straordinario e alla sua trasposizione, è sorta questione se il termine per la costituzione in giudizio (c.d. trasposizione), dopo l’opposizione del controinteressato, pari a sessanta giorni, sia o meno soggetto a dimezzamento, nel rito processuale abbreviato.

Per una tesi, si tratterebbe di un termine processuale come tale soggetto a dimezzamento.

Sulla questione, prima del c.p.a., aveva fatto il punto il Consiglio di Stato, ritenendo che nella c.d. trasposizione occorre distinguere tre atti:

- istanza di trasposizione, proposta dal controinteressato, vale a dire la c.d. opposizione;

- notifica dell’atto di trasposizione (da parte dell’originario ricorrente in sede straordinaria);

- deposito in giudizio dell’atto di trasposizione.

Il primo atto è esterno al processo, come è confermato dall’art. 48 c.p.a., che non se ne occupa, e dunque non è sottoposto a dimezzamento.

La notifica dell’atto di trasposizione andrebbe equiparata alla <>, menzionata nel citato art. 119 c.p.a., ed espressamente sottratta al dimezzamento dei termini.

Il deposito in giudizio dell’atto di trasposizione andrebbe invece equiparato al <> che, secondo l’interpretazione data dalla giurisprudenza al previgente art. 23-bis, è soggetto a dimezzamento dei termini4[4].

Tale soluzione era da ritenere non condivisibile già nel vigore dell’art. 23-bis, l. Tar, e a maggior ragione alla luce del c.p.a.

Infatti tale pronuncia trascura di considerare che, in base al dato testuale normativo (art. 10, d.lgs. n. 1199/1971 e art. 48, co. 1, c.p.a.), entro sessanta giorni occorre sia depositare il ricorso al Tar, sia dare avviso del deposito alle altre parti mediante notificazione. La pronuncia appena citata da un lato afferma che non è dimezzato il termine per la notifica, dall’altro lato considera dimezzato il termine per il deposito, ma trascura di considerare che la norma prevede un termine unico per tali due adempimenti, e che in realtà la norma non prevede la notifica del ricorso, ma solo la notifica dell’avviso di deposito del ricorso, il che si spiega perché si tratta del medesimo ricorso già notificato in sede straordinaria, e solo trasposto (dunque riassunto), in sede giurisdizionale. Sicché, non si comprende come possa, la parte che ha sessanta giorni per la notifica, avvalersi di tale termine se entro trenta giorni deve depositare il ricorso: la soluzione del Consiglio di Stato, a ben vedere, conduce al dimezzamento del termine sia per la notifica che per il deposito dell’atto di trasposizione.

Una lettura fedele al dato testuale impone di ritenere che il rapporto processuale si instaura, in questa peculiare procedura, con il deposito del ricorso in sede giurisdizionale (e non con la sua notifica).

Ma l’art. 119 c.p.a., letto sistematicamente con l’art. 48 c.p.a., sottrae al dimezzamento i termini di notificazione del ricorso, non anche i termini di deposito.

Pertanto, sembrerebbe doversi concludere che nel rito dell’art. 119 c.p.a., il termine di sessanta giorni per la trasposizione, di cui all’art. 48 c.p.a., sia dimezzato a trenta giorni.

Giova ricordare che nel previgente art. 23-bis, si sottraeva al dimezzamento il termine di “proposizione” del ricorso, e si discuteva se per proposizione si intendesse solo la notificazione, o anche il deposito, e si era pervenuti alla soluzione che la norma si riferisse alla sola notificazione.

Nell’art. 119 c.p.a., essendosi chiarito che si sottrae al dimezzamento la notificazione e non anche il deposito del ricorso, la soluzione dovrebbe essere nel senso del dimezzamento.

Giova in tal senso la considerazione che a suo tempo è stato notificato il ricorso straordinario e che in sede di trasposizione non si deve rinotificare il ricorso, ma solo depositarlo, e notificare avviso alle altre parti di avvenuta costituzione.

Va poi osservato che l’art. 48 c.p.a. rispetto all’art. 10, d.lgs. n. 1199/1971, specifica che il termine è perentorio.

E’ da ritenere che nell’unico termine perentorio vada fatto il doppio adempimento del deposito dell’atto di costituzione in giudizio e della notifica dell’avviso alle altre parti.


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