Il romanticismo



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6. L’estetica romantica

Per quanto si è detto sinora, risulta quasi impossibile definire un'esteti­ca e una poetica del romanticismo, essendo cosí molteplici e contrastanti le posizioni dei vari movimenti e gruppi romantici, anche nell'ambito di una stessa cultura nazionale. Una filosofia dell'arte, inoltre, è prospettata soltanto in Germania nel quadro dell'idealismo: in particolare, con Schelling l'arte diventa un «organo» della filosofia in quanto capace di cogliere l'unità di conscio ed incon­scio, soggetto ed oggetto, sino al punto piú alto che svela all'uomo l’«odissea dello spirito», la manifestazione del divino. Questa aspirazione totalizzante della poesia è presente anche in F. Schlegel, che vede in essa la sintesi di reale e ideale, raziona­lità e inconsapevolezza, filosofia e sentimento. Senza negare il primato della genia­lità, i romantici tedeschi, diversamente dagli Stürmer, non esaltano affatto il mo­mento passionale e convulso dell'ispirazione, bensí il dominio dello spirito lucido, il miracolo della forma, il distacco della fantasia e dell'ironia. Si comprende anche il recupero della dimensione mitica, tanto importante nell'estetica tedesca: il mito, infatti, è essenzialmente la proiezione simbolica, quasi archetipica, di una realtà spirituale profonda. La fantasia, il mito, la fiaba, la poesia stessa fanno balenare dietro alla realtà fenomenica il mistero dell'assoluto e dell'infinito. Di qui l'impor­tanza eccezionale che riveste in Germania il modo inventivo fantastico-fiabesco, il genere dei Märchen o dei racconti surreali, onirici e magici.






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