Il romanticismo


a. L'inadeguatezza dell'uomo verso il mondo



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a. L'inadeguatezza dell'uomo verso il mondo

Hegel ha osservato che il carattere tipico dello «spirito romantico» è l’«inadeguatezza radicale dell'uomo verso il mondo». La coscienza romantica si avverte infelice nel momento in cui l’inesauribile trascendenza dell’io verifica dolorosamente, spesso tragicamente i limiti del reale. Nello scontro fra una realtà meschina - incarnata in uno spazio e in un tempo gretti, senza slanci - e un empito sentimentale tumultuoso, lo scacco del personaggio romantico è anche la crudele esperienza della irrealizzabilità di quegli stessi ideali che pur costituiscono l'ultima fede, una volta cadute la vecchie credenze positive del cri­stianesimo.

Lo stato d'animo romantico ha origine, dunque, da una complessa crisi di certezze: prima fra tutte, l'orgogliosa pretesa illuministica di poter risolvere ogni problema con la ragione, dopo aver demolito in terra e in cielo dogmi, pregiudizi, superstizioni del passato antico e recente. Il fallimento degli ideali di libertà, egua­glianza e fraternità nel mare di sangue della Rivoluzione francese aveva accresciuto negli spiriti più sensibili un sentimento di stanchezza e di delusione per altro largamente diffuso, dopo tante guerre, anche nelle masse. Fra i molti, De Musset ha colto con chiarezza l'origine metafisica dell'anelito romantico: «Un'immensa speranza ha at­traversato la terra: nostro malgrado verso i cieli dobbiamo alzare gli occhi!»; «mio malgrado l'infinito mi tormenta».




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