Il romanticismo


b. Il sentimento e la natura



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b. Il sentimento e la natura

L'insoddisfazione nei confronti della mentalità illuministica caratterizza il romanticismo come Weltanschauung incentrata sul fondamentale valore del sentimento. Il sentimento, tuttavia, specie nei romantici tedeschi, non è visto come alternativa alla ragione, ma a quella facoltà astratta che è l'intelletto, capace solo di organizzare in modo superficiale l'esperienza secondo i dettami del meccanicismo newtoniano, del materialismo o del sensismo. In particolare, la natura è sentita dai filosofi tedeschi non piú come un insieme astratto di leggi meccaniche (secondo la ben nota imma­gine dell'«orologio»), bensí come una realtà viva, animata, dinamica: un organismo che - dice Schelling - si crea in uno sviluppo infinito, come totalità di Io e di non-Io. Qualche interprete ha colto proprio in questa concezione del cosmo (come meccanismo statico nel pensiero illuminista e come organismo vivente, dinamico e creativo per i romantici) il discrimine fonda­mentale fra i due secoli. Fondamentale è il rapporto fra l’io-e la natura, caratterizzato da due atteggiamenti essenziali: a. se la natura è considerata come una metafora dello spirito o di Dio stesso, realtà vivente protettiva o consolatrice alla stregua di una madre amorosa, approdo pacificante o estatico di una tensione religiosa dell'indivi­duo alla vita dell'universo, prevarrà un sentimento euforico e ottimistico; b. se invece natura è sentita come una forza indifferente o addirittura avversa, matrigna, ne deriverà un'attitudine pessimistica, sino ai limiti del Weltschmerz, il dolore cosmico di un Leopardi o di un Vigny.

Lo scrittore romantico privilegia spesso un aspetto della natura in rapporto alla sua personale psicologia o al suo stato d'animo contingente: l'autunno, ad esempio, può connotare un sentimento acuto di malinconia e di solitudine; immagini di morte e di desolazione sono generalmente inserite su uno sfondo di paesaggio invernale; viceversa, la primavera e l'estate sottolineano l'euforia del­l'amore e della vita: il significato profondo della natura è spesso simbolico, al di là delle note realistiche della descrizione. In altri termini, la natura, nella poesia romantica, è sempre associata a una complessa situazione sentimentale e psicologi­ca, spesso tormentata e drammatica.

L’inadeguatezza dello spirito romantico al mondo, la tensione mai ri­solta all’infinito, l’insofferenza dei limiti del presente sono alla radice di quel particolare sentimento che è la Sehnsucht, il desiderio struggente, nostalgico, angoscioso, proprio di un io diviso il quale tende perennemente ad evadere verso qualcosa d'altro (alterità, altrove o alibi, spesso in un intreccio inestricabile). La fuga nel tempo e nello spazio è l’espressione più caratteristica della Sehnsucht, in quanto ritorno al passato intriso di nostalgia, memoria della fanciullezza o della giovinezza illusa (Leopardi), rimpianto per ciò che è stato e non è piú (il Medioevo di Novalis). Cosí pure i paesi lontani, le isole belle, l'Oriente e la Grecia sono attraenti proprio perché utopici, luoghi del sogno. Fascino, dunque, dell'irrevocabile, come il mito classico-edenico di Foscolo, Hölderlin e Keats, che colora di nostalgia la propen­sione dell'animo verso un mondo di bellezza vivo solo nel ricordo, tragicamente inattuale. «Tutto in lontananza diventa poesia - dice Novalis -: monti lontani, uomini lontani, eventi lontani, tutto diventa romantico». Pensieri affini esprime il Leopardi (cfr. Zib. 4420 e Zib. 4418).

L'indefinito, la rimembranza, la stessa singolare teoria della «doppia vista» non sono che particolari espressioni dello stato d'animo romantico che avverte l'insuf­ficienza del presente e tende ad evadere in un'altra realtà, memoriale, fantastica, onirica o metafisica. L'evasione nello spazio può talora non bastare allo spirito romantico, che tenderà allora a evadere dallo spazio nell'interiorità della coscienza, nell'infinito o nell'assoluto («Noi cerchiamo dappertutto l'assoluto, l'incondiziona­to e troviamo sempre e soltanto cose»: Novalis). Qui la Sehnsucht rivela tutta la sua profondità sconvolgente in quanto irrequietezza spirituale, struggimento senza og­getto, e quindi male del desiderio. Questa ricerca del desiderio senza fine che caratterizza la psicologia del romantico (soprattutto tedesco) non può che approda­re a un'ipersensibilità dolorosa e lacerata, a una tensione conflittuale, a un dissidio intimo spesso figurato nel personaggio di Amleto. La fuga dal reale che la ragione non sa controllare esaspera l'impulso introspettivo («Il sentiero segreto guida verso l'interno. Dentro di noi, o in nessun altro luogo, stanno i regni dell'eternità, il passato e il futuro»: Novalis); l'esplorazione dell'«altro» sprofonda nell'inconscio, in qualcosa che è al di là della ragione. Il mal du siècle è come una specie di malattia spirituale sottile, ango­sciosa, indistinta, che spinge alla solitudine, al senso dell'inutilità e del vuoto («Le vide m'environne tous les jours...», Sénancour): condizione interiore non confortata dalla natura, che anzi alimenta illusioni ancor piú dolorose. «Tutta la malattia del nostro secolo ha origine da due cause: il popolo che è passato attraverso il 1793 e il 1814 ha ricevuto due ferite al cuore: tutto ciò che era stato non è piú; tutto ciò che sarà non è ancora. Non cercate altrove il senso dei nostri mali». Cosí Alfred de Musset tenta di storicizzare, ne Les confessions d'un enfant du siècle (1836), fra Terrore e caduta di Napo­leone, l'inquietudine di una generazione vissuta in un'età di crisi generale, non solo politica.




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