Il romanticismo



Scaricare 73.5 Kb.
Pagina7/16
29.03.2019
Dimensione del file73.5 Kb.
1   2   3   4   5   6   7   8   9   10   ...   16
c. L’amore

L'«anima bella» è necessariamente una «coscienza infelice» perché nul­la può appagarla totalmente. L'amore è certo una delle esperienze inevita­bili dell'uomo romantico che vive sullo slancio di un geistiges Gefühl («sentimento spirituale») capace di trascendere la banalità chiusa e monotona del reale. La letteratura romantica della passione suggella spesso in modo tragico i conflitti insolubili scatenati da quella forza della natura che è l'amore, forza pura e innocente in contrasto con le ipocrite convenzioni sociali.

Non si deve comunque credere che l'amore per i romantici sia solo sublimazione di spiriti senza corpo; nonostante la carica idealizzante, esso tende a una pienezza di sentimenti che non esclude la dimensione sensuale ed erotica, come mostra la grande linea narrativa del Bildungsroman europeo. Nella psicolo­gia romantica l'amore si associa di frequente alla memoria, magari tramite il pae­saggio che catalizza lo slancio del cuore; spesso la morte ne è il risvolto simbiotico ineludibile e perciò tragico, come dice Leopardi: «Quando novellamente / nasce nel cor profondo / un amoroso affetto, / languido e stanco insiem con esso in petto / un desiderio di morir si sente: / come, non so: ma tale / d'amor vero e possente è il primo effetto». «Quando si fugge il dolore - afferma Novalis - è segno che non si vuole piú amare. Chi ama dovrà eternamente sentire il vuoto che lo circonda e serbare la sua ferita aperta». Lo scompenso metafisico, cioè il senso dell'inadeguatezza del reale all'ideale, fa sí che anche l'amore riveli i suoi limiti, travolto nella precarietà del tempo e delle illusioni, o viva soltanto nella perennità del mito poetico.
d. La morte

Ciò spiega, almeno in parte, l'enorme importanza che ha la morte nella spiritualità romantica, qualora si consideri che per la «coscienza infelice» «la vita è l'inizio della morte. La vita esiste per amore della morte» (Novalis). E proprio negli Inni alla notte (scritti nel 1797 e pubblicati nel 1800) il grande lirico tedesco ritrova nella fuga dalla luce, simbolo del perituro, e nella pace delle tene­bre, viatico a Dio, l'immagine confortatrice della sua adorata Sofia. La notte, misteriosa e sublime, permette l'abolizione dello spazio e del tempo, aprendo in noi gli «occhi infiniti» che ci consentono di percepire l'unità del tutto, dell'amore e della morte stessa. Il male di vivere invoca la suprema tregua della tomba: è il tema ossessivo della poesia del Foscolo; ma, nello stesso tempo, la sofferenza nobilita, distingue l'eroe romantico dall'uomo comune, redime.

Nella linea stoica anticipata dal preromanticismo (Alfieri, il Werther goethiano ripreso dall'Ortis del Foscolo) la morte esprime l'ultima tragica contestazione del presente, del caduco, del limitato e la riaffermazione orgogliosa e titanica dell'io libero che si rifiuta, uccidendosi, alla mediocrità della vita. Più inquietante è la Todessehnsucht, l'attrazione distruttiva della morte che è un aspetto psicanaliticamen­te essenziale della spiritualità che stiamo indagando. Nel dramma di Kleist, Pentesilea (1808), la regina delle Amazzoni spinge la sua folle passione per Achille sino all'ebbrezza della distruzione e, fattasi cagna furiosa insieme ai suoi mastini, sbrana voluttuosamente il corpo dell'amato prima di suicidarsi. Anticipando il decadenti­smo, Kleist rappresenta nella guerra dei sessi il trionfo di Thanatos su Eros, del­l'istinto distruttivo su quello unitivo, in una Grecia barbarica, dionisiaca e nottur­na che si pone come radicale antitesi dell'Ellade armoniosa e solare di Goethe e del neoclassicismo.




Condividi con i tuoi amici:
1   2   3   4   5   6   7   8   9   10   ...   16


©astratto.info 2019
invia messaggio

    Pagina principale