Il romanticismo



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5. La cultura romantica

a. Il nazionalismo

Al cosmopolitismo della civiltà del Settecento i romantici contrappon­gono il sentimento della nazione e della patria, il culto delle tradizioni popolari, delle memorie e delle istituzioni del passato. L'universalismo illuminista aveva un fondamento razionale (l'uomo-ragione è sempre eguale in ogni tempo e luogo); il nazionalismo romantico ha connotazioni sentimentali, oltre che storiche: il popolo ha una sua individualità, una fisionomia inconfondibile come la persona che, calata in esso, vi assume il volto del cittadino di quella determinata patria. Il nazionalismo è di norma associato nei paesi latini al liberalismo dei patrioti, anche se è possibile notarne gli usi ambivalenti nella tradizione pangermanica che si rifà al pericoloso concetto di «nazione missionaria», guida e faro delle altre. Le degenerazioni imperialistiche del naziona­lismo sono comunque estranee al miglior pensiero romantico, rappresentato esem­plarmente dal federalismo europeo di Giuseppe Mazzini.

Fondamento della tradizione nazionale è la cultura del popolo oggettivata nella lingua (concepita anch'essa come un organismo spontaneo e naturale) e nelle testi­monianze folcloriche (i canti, le saghe, le fiabe ecc.), amorevolmente raccolte e interpretate come espressione della Naturpoesie. Il mito del Medioevo nasce, nella cultura romantica europea, sulla scia di quell'integrale recupero del passato, e soprattutto del passato cristiano, che porta a rivalutare le tradizioni popolari e nazionali in funzione polemica con l'illuminismo francese.




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