Il senso-del gesto/Il gesto-senza-senso



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VI Seminari

27 aprile 2006



Il senso-del gesto/Il gesto-senza-senso

Se non fossimo altro, tutt’altro, non esisteremmo quali uomini pensanti.

(P. Ferrari, Aforismi in-Assenza, p.193, 1997-2006)
Als nur Schaffende …

(F. Nietzsche)


Il gesto pensante (in-Assenza)

Il gesto per il cui tramite il corpo-mente pensa si nutre unicamente del folle scarto che è diretta, abissale apertura a sé: su niente poggia se non su siffatto assoluto vuoto. Nella sua oscillazione all'apparenza priva di senso - a(l) nulla vincolata - il pensiero-pensare suggella infine l'appartenenza a sé - e unicamente a sé - nel porsi ora e per sempre al di fuori d'un contesto conforme; questo è modo soltanto all'apparenza solidale con lo stesso (gesto del) pensare che, talvolta anche in una guisa così servile, avrebbe gradito essere considerato.

(P. Ferrari, Aforismi in-Assenza, 1997-2006)
(…) Gesto come “immediato dell’atto” che si inscrive sul vuoto, che scolpisce il tempo, che scardina e apre, nel quotidiano, brecce, transiti, buchi, ferite. Il gesto e la sua traccia, potemmo dire. O meglio: il gesto come traccia. (…)”.

(M. Dotti, in P. Ferrari, Le Stanze di Rita, 2006)


Il linguaggio e l’assenza di cosa

Il linguaggio astratto – l’espressione peculiare di Homo sapiens – costituisce il medium di relazione e di adattamento per eccellenza, in mancanza di oggetto concreto. Esso dà origine a un mondo che è più prossimo al suo finire: un mondo descrittivo e simbolico è nella sua gran parte sine materia. Il linguaggio è quell’invenzione del sistema uomo che più avvicina questo organismo vivente-pensante a una dimensione prossima al nulla o all’assenza (di cosa) – rispetto a ogni organismo precedente. E’ probabile che un’ulteriore evoluzione del linguaggio – e perciò del sistema Homo in generale – conduca all’inverarsi d’un universo costituito della sua stessa mancanza, un universo assente ricco d’un linguaggio che segnala ad ogni suo tratto un niente fecondo. Il linguaggio – con la sua capacità di attrarre a sé e trasformare in-nientità l’oggetto-cosa – avrà sostituito allora definitivamente – e vittoriosamente -l’oggetto concreto, traccia residua e malcerta, sintomo d’una supposta incongruenza sistemica dell’attuale fase evoluzionistica; mancato scarto d’un’arcaica origine animale non tralasciata.

(P. Ferrari, Aforismi in-Assenza, p. 137, 1997-2006)

Il linguaggio, il teatro, il senso, il doppio mancante

Al cessare del linguaggio … ma senza afasie.

Al trasformarsi in-altro del linguaggio, privato del potere che la cosa possiede nel suo significare (riflettere senso).

Al morire del linguaggio e del testo - che è vuoto nel mezzo -, perché la morte che alberga nel senso non ingombri più che tanto, si dissolva invece in un niente pudico.

Sottrarre al linguaggio il senso … mancante l’ambiguità ad esso connaturata; altro ne assuma che sia carente dell’antica traccia cui fu indissolubilmente legato da una morte priva di senso.

Altro sia il senso, altrove sia condotto, dove la cosa già ha perduto quel significato con cui confermò il potere d’essere essa la totalità indiscussa del mondo.

(P. Ferrari, Aforismi in-Assenza)
Il suono come un gesto, sulla superficie della vita e della coscienza, come il gesto d’un contenuto che è andato perduto.

(Andrej Belyj, Berlino, 1922)



IL RADDOPPIO DELLA VISIONE MEDIANTE LO SPIRITO DELLA MUSICA

La musica in esterno presenta, come è noto, problemi di acustica pressoché insolubili o, comunque, sconta gravi limitazioni. Occorre quella cassa armonica che contenga insieme e includa strumenti, voci ed ascoltatori.

Eppure, per assurdo, sarebbe precisamente all’aria aperta, proprio tramite una qual forma d’impotenza acustica, che la potenza raddoppiante della musica si esprimerebbe al massimo grado. Da quando, decenni or sono, strimpellavo senza maestro né costrutto un violino da venti soldi, meditando solitario su archeggi e diteggiature, è un’idea che non mi ha abbandonato. Perché il suono deve essere contenuto? Quando in evidenza definisce esso uno spazio o almeno contribuisce a crearlo? Fatta salva l’opportunità della sala di musica, deve pur essere possibile una diversa libertà sonora.

Nell’epoca del disco digitale ascoltabile in automobile tale idea si è rafforzata: sì, dentro la ristrettezza dell’abitacolo la musica è compressa, tagliata nelle frequenze e nella dinamica da rumori d’ogni tipo, ma là fuori c’è tutto un mondo mobile che essa sola apre e legge in sinestesi con l’occhio. La prima volta fu entusiasmante. Che raddoppio! All’improvviso, per mezzo di una musica ben conosciuta, appariva diverso il medesimo mondo di pochi istanti prima mentre il brano aumentava il suo spessore ermeneutico. Finalmente l’occhio nell’ascolto si sentiva attivato e nell’astrarre dalla visione ordinaria coglieva sfumature impensate. Come scorgere da lontano la Terra promessa, titolo di un dimenticato film americano (1988) in cui le note all’apparenza incongrue di Palestrina conducevano oltre la trama della storia svelando nell’elemento visibile la ricchezza affettiva.

Si deve poter unire la musica al vedere, accogliere come suo registro la possibilità della sinestesi. Niente a che fare con l’esteriorità della musica “a programma”: la vista è potenziata dall’attitudine raddoppiante della musica, scarta figure prevedibili senza nemmeno considerarle. Viene suggerita una visione meno ingombrata dalle cose che l’occhio tende a pre-formare, è incrementata una teoria, una visione della mente e, cosa nient’affatto secondaria, la musica disegna paradossalmente uno spazio a tale visione. Mostra uno spazio all’occhio stupefatto. Basta a volte il gesto di una nota alla giusta altezza, una corda presa e vibrata in quell’irripetibile modo, un connubio incommensurabile tra dito e crine dell’arco.

Una nuova visione, un nuovo spazio...e un’altra luce! O sancta Caecilia!

Si direbbe che la musica crei un diverso tempo d’osservazione, un ritmo di fessurazioni di cui l’occhio abbisogna. Serve un’educazione musicale dell’occhio? Una cura visiva della musica? Di sicuro un’acustica la cui sensibilità non si limiti all’architettura della riflessione e dei riverberi sonori.

Perciò finora la musica è andata sprecata.

Quei due violinisti di strada, ciechi e con le dita rosse e blu per il freddo dei quali narra Kierkegaard in una paginetta di Aut Aut, con due soli colpi d’archetto (neanche una battuta) che “si aprono un passaggio attraverso il brusio e il chiasso della via con tutta la sorpresa di una rivelazione”, non introducono i passanti a un convegno d’amore? Due colpi d’archetto e null’altro...

(L. Eletti)



Deja-vû presente e futuro

Un’ora fa ho avuto l’impressione, direi persino la certezza, d’aver vissuto un altro momento uguale a quello: soltanto che succedeva che colui che viveva quel momento non ero io e il momento vissuto non era quello già vissuto da me; senza sapere da chi, ma ero certo che la cosa mi apparteneva. Il tutto era terrificante e straordinario al medesimo tempo, per gli orizzonti che s’aprivano tralasciando il tempo presente, fin oltre il tempo futuro.

P.F.

August Strindberg




Il caso nella produzione artistica


[estratto]

Apparso nel 1894 sulla Revues des revues, il testo titolato “Du hasard dans la production artistique” venne ampiamente rimaneggiato e corretto da un amico di Strindberg, Georges Loiseau, che già aveva collaborato alla revisione di altri suoi articoli e de Le Plaidoyer d’un fou.

Si racconta che i malesi facciano dei fori nel fusto dei bambù che crescono nelle foreste e, quando spira il vento, i selvaggi, chini a terra, ascoltino le sinfonie eseguite da queste gigantesche arpe eoliche. La cosa strana è che ognuno percepisca una melodia propria, diversamente armonizzata secondo la casualità con cui soffia il vento. È la foresta che canta.

È risaputo che i tessitori si servono del caleidoscopio per scoprire nuovi disegni,

lasciando al caso il compito di riunire i pezzi di vetro dipinti.

Quando arrivai a Marlotte, celebre colonia di artisti, mi recai a visitare la sala da pranzo dell’hotel, allo scopo di osservare dei cartelloni colorati di cui avevo sentito parlare. Vidi, in seguito, un ritratto di signora, una giovane, una vecchia, tre cornacchie appollaiate su un ramo. Realizzate molto bene. Si scopre subito di che cosa si tratta. Poi, un chiaro di luna, una luna molto chiara: sei alberi, dell’acqua stagnante che riflette quegli alberi. Certamente, è un chiaro di luna. Eppure... Che cos’è, in fin dei conti? è proprio questa questione preliminare che, davanti a un quadro, vi procura il primo dei vostri godimenti. Bisogna cercare, trovare: e la fantasia in movimento, non è forse la cosa più piacevole che vi sia?

Ma che cos’è? Semplicemente delle «raschiature di tavolozza»! A lavoro finito, l’artista raschia ciò che rimane dei colori non usati e, se il cuore lo chiede, fa con questo amalgama uno schizzo qualsiasi. A Marlotte, restavo rapito davanti a quel quadro. Vi dominava un’armonia di tonalità altrimenti inesplicabile, poiché tutti i colori erano stati scelti in precedenza per un dipinto. In quel momento, libera dall’esigenza di trovare i colori, l’anima del pittore si predispone, nella pienezza delle sue forze creative, a cercare contorni e, come la mano maneggia la spatola come capita, tenendo fermo, comunque, il modello della natura senza volerlo copiare, l’insieme si rivela come un’affascinante mescolanza di incoscienza e di coscienza. È l’arte naturale, poiché l’artista lavora come la natura capricciosa, senza scopo determinato.

Ho rivisto questi pannelli. Mi si presentarono sempre con l’aria della novità, cambiando secondo la mia disposizione psichica.

Bibliografia

M. Dotti, in P. Ferrari, Le Stanze di Rita, ObarraO, Milano, 2006

N. Ferrari, P. Ferrari, L. Eletti, V Seminario in-Assenza (15/3) 2000-2001

P. Ferrari, VIII Seminario in-Assenza (17/6) 2003-2004

P. Ferrari, Aforismi in-Assenza, 1997-2006

U. Galimberti, Psiche e techne. L’uomo nell’età della tecnica, Feltrinelli, Milano, 1999



U. Galimberti, La casa di psiche, Feltrinelli, Milano, 2005

P. Virno, Neuroni mirror, negazione linguistica, reciproco riconoscimento in Forme di vita, 2+3/2004, DeriveApprodi


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