Il settecento



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IL SETTECENTO

I LIMITI

Il settecento è il periodo di tempo che va dall’ultimo quarto del 17° secolo alla fine del terzo del 18°. Come data iniziale si può considerare la fondazione dell’Arcadia nel 1690 a Roma; come data di chiusura del periodo abbiamo quella della soppressione della Crusca 1783 e quella dell’invasione francese 1796 guidata da Napoleone.

Altre date importanti:


  • 1748 Pace di Aquisgrana (antica capitale europea, sede della reggia di Carlo Magno). In questo periodo l’Austria domina l’Italia settentrionale e non più la Spagna.

  • 14 Luglio 1789 inizio Rivoluzione Francese.


EVENTI POLITICI

Nei primi decenni l’Italia è coinvolta in numerose vicende belliche; dalla pace di Aquisgrana all’invasione francese si ha un periodo di pace:



  • Annessione da parte di Cà dei Savoia della Sardegna (1718).

  • Il ducato di Milano e di Mantova: sono monopoli Austriaci.

  • Parma e Napoli: sotto le dinastie Borboniche.

  • Toscana: con orientamento politico Austriaco.

  • Repubblica di Venezia: domina sull’Istria, parte della Dalmazia, dell’Albania e Isole Ioniche.

  • 1768 Genova cede la Corsica ai francesi.


LA CENTRALITÀ DEL RUOLO DELLA FRANCIA

All’inizio del ‘700 lo Stato francese è quello più antico e solido di tutta Europa. La Francia vive un ruolo centrale contrastato in parte da Inghilterra e Spagna; è un territorio unito e diverso dall’Italia, soprattutto per il fatto che possiede una dinastia regnante che non cambia:



  • Luigi XIV 1643-1715 (il “Re Sole”, il più importante sovrano per la riunificazione religiosa della Francia).

  • Luigi XV 1715-1774

  • Luigi XVI 1774-1793

È inoltre una grande potenza coloniale (con la propria politica di assolutismo e centralità del potere), in modo particolare nei nuovi territori dell’Oceania e in America.

È In questo periodo che la Francia inizia ad occuparsi della propria “immagine”, elemento fondamentale per presentarsi agli occhi del mondo. Viene elaborata la cosiddetta “etichetta di corte”, cioè l’insieme delle regole e comportamenti da tenere a corte. Ci si circonda dei migliori cuochi, architetti e musicisti.

Il sovrano volle dare una forte impronta caratterizzata da un’ immagine “splendente” ad una nuova città: Versailles. Questa diverrà il modello da seguire per tutte le altre regge.

Il modello francese si diffuse rapidamente in tutta Europa e diversi furono i sovrani che lo replicarono: un esempio tipico consiste nella Reggia di Caserta, voluta dal sovrano austriaco.



Il francese diventa lingua europea e mantiene questa posizione per un secolo e mezzo; sono francesi i più grandi musicisti e scrittori di teatro, come ad esempio Molière.

Si ricordano inoltre:



  • Marc Fumaroli “Quand l’Europe parlait Française”: un insieme di testi di autori stranieri che scrivono in francese e si raccoglievano nei “salon” per discutere vari argomenti.

  • Bernard le Bovier de Fontenelle  uno degli scrittori più curiosi del suo tempo (1657-1757). Un erudito tedesco spedì a Fontenelle un suo scritto: pur non avendo interesse particolare per quella lingua, Fontenelle disse che i tedeschi facevano bene a coltivare il loro lessico.

Il francese assume questo ruolo predominante soprattutto per il fatto di essere una lingua molto chiara nell’esposizione, a differenza di altre lingue, come il tedesco, che presenta invece una costruzione sintattica molto complessa. L’italiano ha il vantaggio di avere una struttura della frase libera, di essere versatile, ed è per questo motivo che ottiene il primato nella poesia e nella musica. La chiarezza è però propria del francese.
VITA SOCIALE E CULTURALE

  • Il secolo passato (il ‘600 caratterizzato dal Barocco), è visto come un periodo negativo, colpito fra l’altro da due pestilenze.

  • È il secolo della nascita di nuove scienze. L’illuminismo è la corrente predominante: la ragione è una divinità che con una fiaccola illumina le tenebre dell’ignoranza. Il metodo sperimentale ha il sopravvento; la concezione del mondo è prevalentemente naturalistica. I miti che dominano il secolo sono quelli della ragione, della natura e del genere umano. Nel 1784 l’Accademia delle Scienze di Berlino lancia un concorso a premi per coniare una moneta che rechi un motto per celebrare l’Illuminismo: vinse un giovane filosofo, Immanuel Kant. Egli riprende un’espressione latina, Illuminismo è “sàpere aude” cioè “abbi il coraggio di sapere”.

  • In Europa si vive una situazione generale di benessere soprattutto alle scoperte nel campo medico-scientifico, come ad esempio la vaccinazione contro il vaiolo.

  • Il Cattolicesimo subisce vari attacchi.

  • Compare la Massoneria, dapprima come movimento con fini umanitari, poi come attività filofrancese.

  • Le riforme chieste dagli Illuministi trovano riscontro; si aboliscono istituzioni e usi sorpassati, si ha un notevole progresso della vita civile; la borghesia è in ascesa.

  • Sorge l’Arcadia nel 1690 a Roma come accademia nazionale che propaga nelle varie città il suo stile, il suo edonismo. Rappresenta la prima importante reazione al Barocco secentesco: l’obiettivo principale dell’Arcadia è quello di modernizzare la lingua e la letteratura in Italia. Detta modernizzazione si inserisce nel quadro del progresso e del sapere scientifico.

  • Le invenzioni più importanti:

    • 1735 Classificazione dei 3 regni naturali ad opera di Linneo.

    • 1742 Termometro con scala in gradi Celsius.

    • 1753 Parafulmine (B. Franklin).

    • 1764 Filatoio meccanico, prima espressione della Rivoluzione Industriale.

    • 1769 Macchina a vapore di James Watt.

    • 1798 Macchina per la produzione continua di carta (i costi vengono abbattuti ed i giornali diventano più economici).




    • Sempre maggiore importanza assume la diffusione del giornale, inteso come foglio di cronaca. Si parla di “giornale” o “gazzetta”: in realtà la “gazzetta” era una moneta in circolazione nella Repubblica di Venezia ed era il prezzo di un giornale.

  • A Milano tra il 1764-1766 nasce la rivista “Il Caffè”, opera di un gruppo di intellettuali tra cui Pietro Verri e Cesare Beccaria.

  • A Venezia nasce il primo quotidiano: “La Gazzetta di Venezia”. Venezia insieme ad Amsterdam, erano tra i porti europei più importanti e centri di partenza delle notizie.

  • Nel 1760 Giuseppe Parini scrive un sonetto dedicato alle recenti scoperte fatte in Olanda grazie all’uso del microscopio. Parini è un abate (sacerdote di ordine minore). Il sonetto è importante quale esempio del rapporto tra cultura e scoperte scientifiche. Da evidenziare il fatto che la poesia, rispetto alla prosa, mantiene una componente di tradizionalismo di grado più elevato ciò dovuto al fatto che essa è vincolata a regole più rigide e dure.

  • Francesco Algarotti (Venezia 1712 - Pisa 1764): studia fisica e matematica a Bologna; nel 1730 inizia a viaggiare per l’Europa e si appassiona di divulgazione scientifica. Vivrà a lungo in Germania a Potzdan: città costruita sul modello della Reggia di Versailles, da Federico II. Nel 1737 pubblica la sua opera più importante: “Dialoghi sopra l’ottica newtoniana”, attraverso la quale vuole rendere accessibile al vasto pubblico, la teoria della rifrazione della luce (i colori). Nell’introduzione di questo libro, Algarotti scrive una dedica a Federico II nella quale spiega i problemi che un giovane cosmopolita ha dovuto affrontare per scrivere un’opera di questo genere. Algarotti voleva fare con la lingua italiana ciò che aveva fatto Voltaire con il francese: “La nostra lingua non è né viva né morta...si conservano parole che non sono più in uso” (è la Toscana che vanta la lingua più pura, ma dopo Machiavelli perde la sua autorità). La dedica espressa nell’introduzione di questo libro, è fondamentale: per la prima volta viene presentato il problema linguistico italiano come problema politico: bisogna arrivare all’unità politica, per poi avere un’unità anche nella lingua!

  • 1738-1740: scavi di Ercolano e Pompei. È in questo periodo che da tutta Europa uomini di cultura e non, iniziano ad intraprendere viaggi per visitare l’Italia. Nasce il museo Capitolino di Roma diretto da Winckelmann. La moda del viaggio in Italia è detta “Grand Tour”, ma sono soprattutto gli inglesi a descrivere il successo di questi viaggi.


LA LINGUA PARLATA E LA LINGUA SCRITTA

In che misura e in che modo si parlava l’italiano fuori dalla Toscana?



  • Poco per la predominanza dei dialetti e male per la dipendenza del parlato da uno scritto oscillante.

  • In Settentrione e in Meridione si parla di regola in dialetto anche tra i nobili, solo eccezionalmente l’italiano nelle occasioni solenni (prediche, arringhe).

  • Nella lingua scritta si ha una distinzione netta tra prosa e poesia e la si mantiene attraverso parecchie peculiarità grammaticali e stilistiche.

  • I primi decenni del secolo sono dominati dall’Arcadia, la quale propugnò una forte reazione al secentismo, il ritorno al canone dell’imitazione dei classici e del Petrarca e l’introduzione della poesia nel costume sociale.

  • Nel linguaggio teatrale le parole hanno ancora una notevole importanza, non come avverrà più tardi che assumeranno un ruolo di semplice sostegno per la musica. Ne è un esempio Pietro Metastasio che, allo scopo di conquistare un pubblico vasto, evita vocaboli rari ed arcaici. Metastasio è il massimo rappresentante della poesia arcadica e del melodramma settecentesco. Al contrario, il linguaggio delle tragedie dell’Alfieri è scabro ed individuale.

  • Sia nel parlato che nello scritto, è fortissima l’influenza francese principalmente dovuta alla diffusione di un’opera importantissima: “Encyclopédie ou Dictionnaire des Sciences, des Arts et des Métiers” scritta tra il 1751 e il 1765 da DIDEROT (scrittore e romanziere) e D’ALAMBERT (matematico). Scopo principale era quello di formare un circolo di scienziati e letterati. Questa enciclopedia1 adotta un nuovo sistema, organizzato in ordine alfabetico. Vengono eliminate le gerarchie e tutto viene messo sullo stesso piano. Per la prima volta le scienze hanno un ruolo prioritario e a queste, seguono le arti e il “mestiere” (il sapere reso pratico). In realtà alla stesura dell’Enciclopedia parteciparono anche VOLTAIRE e ROUSSEAU e le sue pubblicazioni terminarono solo nel 1972 (18 volumi + 12 tavole). La sua peculiarità consta nel fatto che in essa non vi è una semplice descrizione del sapere, ma anche la sua giustificazione. In effetti nel ‘700 si scrive largamente di ogni genere di scienza e d’ogni ramo di tecnica anche se il linguaggio scientifico non ha ancora quella concisione cui giungerà più tardi.

  • Importante il linguaggio scientifico: i Naturalisti mirano alla semplicità e alla intelligibilità (chiarezza), lasciando da parte le descrizioni “pompose” e ricercate.


DISCUSSIONI SULLA NORMA LINGUISTICA

Due correnti di pensiero: una a favore dello “scriver toscano” (il toscano trecentesco, quello del Boccaccio che era codificato nel Vocabolario della Crusca), ed una a sfavore.

A favore i rigoristi seguaci dell’Arcadia. A netto sfavore abbiamo gli Illuministi italiani che si domandavano il perché bisognasse rivolgersi a scrittori così remoti.



  • Verri fa nel “Caffè” la sua dichiarazione di ostilità ai “riboboli noiosissimi”.

  • Altro punto molto controverso è quello dell’utilizzo dei francesismi. Cesarotti scrive un breve trattato “Saggio sulla filosofia delle lingue” che mirava a rompere certi pregiudizi e a rendere la lingua “saggiamente libera”. Benché il Cesarotti si pronuncia più riprese contro tanti francesismi inutili dichiara anche che quando un popolo riceve linee di pensiero da un altro ne riceve anche le parole. Contro il Cesarotti fu rivolto il “Trattato dell’uso e dei pregi della lingua italiana” (1791) del Conte NAPIONE. L’opera è principalmente rivolta a far usare l’italiano in luogo del latino e del francese per tutti gli usi. Queste dispute in realtà rivelano quanto era grave la crisi della lingua Italiana.


LATINO E ITALIANO

L’italiano continua a guadagnare terreno sul Latino, ma quest’ultimo, ha ancora posizioni fortissime. In molti campi delle scienze parecchie opere fondamentali sono in latino, anche le opere teoriche del diritto. Nella Chiesa l’uso del Latino è di regola, anche se iniziano ad esserci voci per la richiesta della messa volgare.

Nelle università l’insegnamento è in Latino (nel 1764 però si ebbe un insegnante di economia che insegnava in italiano).
RAPPORTI CON ALTRE CULTURE E LINGUE EUROPEE


  • In un secolo cosmopolita come il Settecento è ovvio che la conoscenza di qualche lingua straniera sia indispensabile alle persone colte.

  • Occorre per prima cosa prender contatto con la civiltà e la lingua Francese. L’influenza Francese è particolarmente forte nel Piemonte e a Parma. Potente, tramite per la conoscenza del Francese, è lo stanziamento di numerosi Francesi nella penisola (cuochi, parrucchieri, maestri di ballo, stilisti).

  • Fautori delle mode e dei vocaboli Francesi sono i giovani eleganti letterati; l’Inglese diventa necessario anche ai commercianti.

  • La conoscenza dello Spagnolo è in regresso.

  • La conoscenza del Tedesco è scarsa.

  • D’altro canto l’italiano all’estero ha un discreto riscontro tra le persone colte per gli scritti delle opere musicali e per gli scritti scientifici. Questo grazie anche a numerosi uomini di primo ordine: Goldoni a Parigi e Metastasio a Vienna.


I FATTI GRAMMATICALI E LESSICALI

Ricordiamo che le oscillazioni nello scritto erano tantissime. Le principali differenze erano nel raddoppio delle consonanti (“accademia” – “academia”) e nell’uso di differenti vocali (“delicato” – “dilicato”; “miscuglio” – “mescuglio”).



Questo a causa delle forti differenze dialettali.
CONSISTENZA DEL LESSICO

  • L’ inclinazione generale del ‘700 a ribellarsi alla tradizione ove non corrisponda alla natura e alla ragione.

  • Larga parte delle innovazioni è data dai francesismi.

  • Entra in circolazione la parola “Democrazia” (governo del popolo) e “Dispotismo” (governo assoluto) e, dopo la II metà del secolo, “Risorgimento” come termine che esprime la volontà degli Italiani di uscire dallo stato di inferiorità.

  • Numerose invenzioni Italiane e straniere danno origine a oggetti nuovi e quindi a nuovi nomi (es. ventilatore, scafandro, aerostato...).

  • Appaiono nuovi giochi; si divulga il gioco del lotto.

  • L’interesse per l’economia porta a nuovi termini (es. “politica”, “monopolio”, “materie prime”...).

  • Grandi modifiche nella terminologia della botanica, ecologia, fisica, chimica. Nuovi termini nella chimica e nella medicina.


DIALETTISMI E REGIONALISMI

Si sa bene che la lingua dell’alta lirica e della prosa più elevata era ormai da secoli consolidata e senza aspetti di carattere dialettale. Nello scritto meno nobile, però, ci sono ancora molti affioramenti spontanei dialettali, in quanto, in italiano, alcuni termini non esistevano o non erano sufficientemente conosciuti. Lentamente i vocaboli nazionali, guadagnano però terreno su quelli locali.


I LATINISMI

Non sono da considerarsi pochi se si pensa alle correnti antitradizionaliste. Vi si ricorre soprattutto nel campo delle scienze e nel campo della poesia neoclassica (ne adopera molti il Parini). Nelle scienze l’affluenza di latinismi e grecismi sono dovute alla sempre crescente esigenza terminologica.


I FRANCESISMI

L’ondata di francesismi nel ‘700 è ancora più ampia di quella del ‘600 (dovuta all’egemonia francese) e tocca tutti i campi della vita e della lingua: nella moda, nella casa e nell’arredamento, nella vita militare, nella navigazione, nelle arti, mestieri e industrie, nel teatro, nella musica, nel ballo, nei giochi di carte. Ad esempio “caffè” che identifica una “bevanda” in italiano, assume il significato di “luogo di ritrovo” in francese; in italiano diviene poi “bottega del caffè”. Vi sono poi adattamenti dell’italiano al francese di alcune locuzioni (espressioni), che si affermano particolarmente in questo periodo:



  • “Colpo d’occhio”, “colpo di scena”, “colpo di mano”, “fare la corte”, “aver l’onore”.

  • ROMANZO = deriva dall’antico francese ROMAN(Z) del 1160, che significa appunto “racconto in francese antico”, in opposizione al latino. La parola si evolve e significherà dopo varie modifiche, solo “racconto”.

Nel ‘500 in Italia il romanzo caratterizza soprattutto le opere in versi (Tasso e Ariosto). È solo dal 1700 che si parla di romanzo come racconto in prosa, genere che avrà una larghissima diffusione. Il primo scrittore a servirsi dell’aggettivo “romanzesco” è Goldoni.

I grandi romanzieri sono però di matrice inglese: Jonathan Swift (Dublino, 1667 - 1745) considerato il massimo scrittore di lingua inglese del suo tempo ed uno dei più grandi satirici mai esistiti; l’opera più famosa: “I viaggi di Gulliver”.



Samuel Richardson (autore di romanzi epistolari), Henry Fielding, Walter Scott (scozzese, scrisse un romanzo storico che influenzò Manzoni).

Il primo romanzo gotico nasce a Londra nel 1764 in 3 copie; l’autore di quest’opera è Horace Walpole con “Il castello di Otranto”, tradotto in italiano e francese. Il castello di Otranto è considerato oggi il primo grande romanzo gotico e capostipite di questo genere che molto successo ebbe nel Settecento e nell'Ottocento. Una serie di romanzi gotici furono scritti da Ann Radcliffe (1764-1823), autrice grazie alla quale si afferma questo genere letterario. Da tener presente che quasi tutti questi romanzi erano ambientati in Italia.


ALTRI FORESTIERISMI

Molti dall’Inghilterra, dai paesi tedeschi per la mineralogia, dalle lingue slave il concetto di “vampiro” (forse influenzato dal francese) e in più vocaboli orientali e americani.


ITALIANISMI IN ALTRE LINGUE

La cultura Italiana continua ad essere presente nella cultura Europea. Alcuni si riferiscono alla vita sociale, altri all’arte, altri alla musica. In quest’ultimo campo, basti pensare che buona parte degli strumenti musicali erano conosciuti con nomi italiani (pianoforte, mandolino ecc.). Altri termini da ricordare sono:



  • “Dilettante”, che nel ‘700 indica colui a cui piace ascoltare la musica (virtuoso); all’estero assume invece un altro significato, ossia colui a cui piace ascoltare la musica italiana.

  • “Improvvisatore”, che si afferma attorno al 1760 non solo in campo musicale ma anche poetico.


IL PRIMO OTTOCENTO
I LIMITI

L’anno 1796 con l’invasione francese segna l’inizio di questo nuovo periodo storico. La data del 1861 (proclamazione del Regno d’Italia) è il limite.

Date intermedie importanti:



  • 1815 caduta di Napoleone e Restaurazione

  • 1848 rivolte in Europa


EVENTI POLITICI

Dopo l’invasione Francese 1796 si ha un consolidamento della potenza stessa in tutta Italia. Malgrado questa dipendenza, gli Italiani cominciano a godere dei benefici dell’uguaglianza civile e a ritenere possibile l’avvento di un’Italia libera e indipendente.



La caduta di Napoleone (1815) porta poi al ristabilirsi di quasi tutti gli antichi staterelli. Grandi speranze si hanno nel ’48 e ’49: funzionano i parlamenti, si costituiscono partiti politici, il Piemonte è il centro dell’azione indipendentista. Nel ’59 i Franco-Piemontesi contro l’Austria annettono la Lombardia e poi la Toscana e l’Emilia.

Garibaldi (1860) congiunge al regno di Vittorio Emanuele II il Regno delle due Sicilie e dopo poco le Marche e l’Umbria. Il 14 Marzo 1861 si proclama il Regno d’Italia con capitale Roma.
VITA CULTURALE E SOCIALE

  • In questi primi 50 anni i contatti fra classe e classe in senso verticale hanno molta importanza benché il popolo conti ancora assai poco. Il RISORGIMENTO è opera per lo più della borghesia che acquista sempre maggiore slancio negli anni del Regno Italico (Piemonte e Lombardia).

  • L’istruzione è ancora poco diffusa e diventerà obbligatoria solo nel 1859 con la Legge Casati: istruzione elementare obbligatoria e pubblica per un biennio. Il grosso problema dell’istruzione pubblica, consiste nel fatto che i maestri devono essere pagati; fino alla Restaurazione si usa non beneficiare dei maestri, gli allievi imparano da soli. L’insegnamento dell’italiano è ancora però subordinato al Latino e riguarda principalmente solo le classi più elevate e di rado giunge al popolo.

  • Nella vita civile acquisisce sempre più rilievo la Pubblica Amministrazione, i cui tratti moderni rimarranno nel tempo. Essa diviene un settore linguisticamente molto importante: la lingua della burocrazia è il francese. Nel 1806 viene redatto per ordine di Napoleone il primo codice civile che normalizza il linguaggio burocratico: viene promulgato bilingue, in italiano e francese. L’influenza Francese rimarrà anche dopo la caduta di Napoleone (1814).

  • Cresce l’importanza della stampa periodica (il primo periodico è del 1836 “Cosmorama”) e nascono le prime imprese editoriali, mentre i quotidiani esercitarono la loro prevalenza soprattutto nel ’48 e ’49 in regime di libertà.

  • Cambia la figura dell’intellettuale, che ora scrive per pagarsi da vivere (in modo particolare a Milano nei primi dell’Ottocento).

  • Primi inizi di pubblicità, la vita teatrale è assai fervida.

  • Si hanno nuove invenzioni, le applicazioni del vapore danno origine a nuove industrie (al nord), si passa dal telegrafo ottico a quello elettrico, le città sono illuminate a gas (Milano 1845). Appare la stenografia e la fotografia.


PRINCIPALI TENDENZE DEL MUTAMENTO LINGUISTICO

Illuminismo e francesismo avevano fortemente inciso la lingua italiana quotidiana. Ben presto, però, la generale incuria stilistica e il dilagare delle voci francesi portano i letterati a una reazione: essi riaffermano l’importanza del “bello scrivere”. Nel 1816 inizia la polemica sul Romanticismo. I Romantici rinnegano sia il principio d’imitazione sia i francesismi e vogliono una letteratura che esprima un italiano giovane e fresco. Essi aspirano a creare unità tra lingua parlata e scritta, a dar vita a una lingua e una cultura nazionale non disgiunte dall’unità sociale. Il Romanticismo nasce inoltre grazie all’ampliamento degli orizzonti editoriali di cui abbiamo parlato in precedenza: scopo principale è quello di avvicinare il popolo alla letteratura.

Ma mentre il numero di quelli che miravano ad un’unità territoriale cresceva ogni giorno, ben pochi erano quelli che miravano ad un’unità sociale e linguistica. Di fatto, verso il 1860, i 4/5 degli italiani erano ancora analfabeti.

LA LINGUA PARLATA

L’italiano è ancora essenzialmente lingua scritta e fuori dall’Italia centrale, poco parlata. Per farsi capire dal popolo, non si poteva far altro che parlare in dialetto. Nel Settentrione e nel Meridione c’era ancora molto da fare perché l’italiano divenisse lingua parlata. A questo riguardo esistono due testimonianze:




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