Il significato del termine ἔρος nei poemi omerici



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03.06.2018
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Il significato del termine ἔρος nei poemi omerici

La figura di Eros costituisce un esempio singolare nell’ambito delle divinità tradizionali del pantheon greco: infatti, sebbene una copiosa produzione letteraria ne testimoni l’antichità come figura di culto, non è possibile ricondurlo ad una tradizione mitologica univoca e stabile. Tale complessità in merito alla sua origine è dovuta a diversi fattori: in primo luogo, egli è debitore nella definizione della sua essenza a tradizioni poetiche antiche la cui evoluzione è solo parzialmente confluita nel corpus letterario di cui siamo in possesso e di cui non è possibile tracciare, almeno per le età più remote, i singoli sviluppi. Tale tradizione si evolve in regioni geograficamente distinte della grecità dando origine a numerose varianti la cui affermazione dipende dal gusto dell’epoca, dalla presenza di personalità artistiche di rilievo e dall’influenza politica e culturale delle regioni in questione. In secondo luogo egli, al pari delle altre divinità più antiche, nasce come trasfigurazione di un fenomeno o di una forza la cui comprensione è necessaria per l’interpretazione del cosmo o della natura umana; pertanto, evolvendosi la concezione delle entità di cui egli è simbolo, anche le sue caratteristiche e i miti relativi alla sua origine sono soggetti a modifiche ed aggiustamenti parallelamente al progredire della speculazione filosofica e scientifica.

A differenza di Afrodite, Eros non è annoverato tra le divinità dei poemi omerici: il termine ἔρος occorre con il significato generico di “desiderio”, non necessariamente inteso come desiderio sessuale: esso può indicare anche il desiderio di bere o mangiare. Tale termine è utilizzato in due diverse forme che indurrebbero ad ipotizzare l’esistenza di due parole distinte: l’una ha il nominativo ἔρος, proprio dei temi in -ο indicanti azione, e rappresenta l’atto del desiderare; l’altra, predominante nella tradizione successiva, ha nominativo ἔρως secondo la declinazione dei temi in -οσ e fa riferimento ad una forza ben precisa.1 Tenendo in considerazione che il sigma del tema in –οσ è caratteristica di nomi di genere animato e che la forma ἔρως ricorre come soggetto del verbo ἀμφεκάλυψεν , creando un’immagine equivalente a quella impiegata per altre forze parzialmente divinizzate quali la morte o il sonno, è ipotizzabile che Omero riconoscesse anche a Eros una qualche natura divina. Sebbene nell’epica il dio non sia ancora percepito come una divinità ben definita, vi è tuttavia una certa tendenza a personificare l’entità che rappresenta.

Il termine ἔρως con tema in –οσ ricorre nella già citata immagine in composizione con il verbo ἀμφεκάλυψεν. Il passo in questione evoca un episodio in cui Zeus subisce una profonda fascinazione da parte della moglie Era ed è avviluppato dal desiderio:

Iliade, XIV, 294-296

ὡς δ’ ἴδεν, ὥς μιν ἔρως πυκινὰς φρένας ἀμφεκάλυψεν,

οἷον ὅτε πρῶτόν περ ἐμισγέσθην φιλότητι

εἰς εὐνὴν φοιτῶντε, φίλους λήθοντε τοκῆας.2

Appena la vide, subito il desiderio gli avviluppò la mente, come quando la prima volta si unirono in amore, infilandosi a letto, di nascosto ai loro genitori.

Qui il termine ἔρως fa riferimento ad una forza ben precisa, come altrove altre forze quali il sonno, e si può ipotizzare che, benché non ci sia netta menzione del dio come di una divinità antropomorfa al pari delle altre, tuttavia sia sottesa una sorta di personificazione dell’impulso che egli innesca nell’animo. Non bisogna dimenticare che nella letteratura di età arcaica la figura di Eros era collegata ad un concetto astratto e più che come una divinità collegata esclusivamente al concetto di amore egli era inteso come il principio dinamico che sottrae la materia all’informità e ne consente l’ordinamento tramite la generazione di entità distinte3. I poemi omerici devono essere profondamente influenzati dal persistere di tale tradizione e per questo motivo la figura di Eros, lungi dall’essere caratterizzata da una personificazione completa, risente ancora di una profonda indefinitezza ed è collegata più ad una forza astratta che non ha ancora conosciuto la riduzione ad divinità antropomorfa.

Nel resto dei poemi omerici la personificazione dell’entità rappresentata da eros è meno accentuata: il tema in –οσ dei sostantivi animati viene meno a favore del tema in –o e c’è un netto slittamento di significato. Eros non è più messo in collegamento con la forza primordiale della generazione ma indica più genericamente il desiderio, inteso più come necessità di soddisfare un bisogno corporeo che come desiderio sessuale. Il sostantivo ἔρος è presente ventisei volte nei poemi omerici4 di cui una volta al dativo, una al nominativo e per le restanti accezioni all’accusativo.

Al dativo si legge:

Odissea XVIII, 212

τῶν δ’ αὐτοῦ λύτο γούνατ’, ἔρῳ δ’ ἄρα θυμὸν ἔθελχθεν,

πάντες δ’ ἠρήσαντο παραὶ λεχέεσσι κλιθῆναι.5

Ed ecco i ginocchi dei proci si sciolsero, furono sedotti da amore: bramarono tutti giacere al suo fianco nel letto.

Qui il significato non si discosta molto da quello del brano precedente, per eros si intende sempre il desiderio sessuale e lo stesso si verifica nell’unica accezione del termine in caso nominativo :

Iliade XIV, 315

οὐ γάρ πώ ποτέ μ’ ὧδε θεᾶς ἔρος οὐδὲ γυναικὸς

θυμὸν ἐνὶ στήθεσσι περιπροχυθεὶς ἐδάμασσεν6

Mai tanto il desiderio né di una dea né di una donna mi ha prostrato tanto l’animo nel petto.

La situazione da cui è tratto questo brano è pressoché la stessa di quella del primo brano riportato: Zeus è colto da un forte desiderio per la moglie Era; sebbene in questo caso il tema sia diverso, non più un tema in –οσ proprio dei sostantivi animati ma un tema in -ο, il significato è sovrapponibile perché in entrambi i casi eros rappresenta una forza esterna che agisce sull’animo orientando il comportamento.

Tutt’altro significato assume il termine eros quando è attestato in caso accusativo: esso non ha più il significato di desiderio sessuale e non rappresenta più una forza esterna che esercita la sua presa sull’animo ma esprime più semplicemente un bisogno fisico che può essere facilmente placato. In ben ventuno casi7 il termine ἔρος corriponde al desiderio di cibo e di bevande e ricorre nella frase formulare “αὐτὰρ ἐπεὶ πόσιος καὶ ἐδητύος ἐξ ἔρον ἕντο” ossia “quando poi si furono tolta la voglia di bere e di mangiare”. Che eros indicasse un desiderio generalizzato che non fosse solo di cibo è testimoniato in Iliade XIII 636-639:

πάντων μὲν κόρος ἐστὶ καὶ ὕπνου καὶ φιλότητος

μολπῆς τε γλυκερῆς καὶ ἀμύμονος ὀρχηθμοῖο,

τῶν πέρ τις καὶ μᾶλλον ἐέλδεται ἐξ ἔρον εἷναι

ἢ πολέμου·8

Sazietà viene di tutto, del sonno e dell’amore, del canto melodioso e della danza più perfetta, cose di cui certo ognuno brama di togliersi la voglia più che della guerra;

Lo stesso si verifica in Iliade XXIV, 226-227 in cui il desiderio riguarda il pianto:

αὐτίκα γάρ με κατακτείνειεν Ἀχιλλεὺς

ἀγκὰς ἑλόντ’ ἐμὸν υἱόν, ἐπὴν γόου ἐξ ἔρον εἵην9

Achille mi uccida pure, abbracciato che abbia mio figlio e saziata la voglia di pianto.

In conclusione, alla luce dello studio sin qui condotto, si può affermare che nei poemi omerici la figura di Eros non corrisponde a quella di una divinità antropomorfa: talvolta si può attribuire al termine una personalizzazione parziale, indicando esso una forza divinizzata che è esterna al corpo e che esercita un forte influsso persuasivo sulla psiche, altre volte, soprattutto in coincidenza con il tema in –o, il termine ἔρος indica esclusivamente un desiderio interno al corpo, un bisogno legato ad attività comuni come il bere, il mangiare o il piangere che non può essere ricondotto all’influsso di forze esterne.

BIBLIOGRAFIA

Edizioni di riferimento:

Allen, T.W. (1931), Homeri Ilias, Oxford, Clarendon Press.

Von der Muhll, P. (1962), Homeri Odyssea, Basel, Helbing & Lichtenhahn.

Saggi:


Calame, C. (2006), L’amore in Grecia, Roma, Laterza.

Fasce, S. (1977), Eros, la figura e il culto, Genova, Tilgher.



Lasserre, F. (1946), La figure d’Eros dans la poesie grecque, Lausanne, Imprimeries Reunies S.A.



1 Lasserre 1946, pp. 21-24

2 Il testo è tratto dal database TLG online abridged version < http://www.tlg.uci.edu/demoinfo/demo.php > (consultato il 18/01/15) L’edizione di riferimento è quella di Allen 1931.

3 Fasce 1977, pp. 75 e ss.

4 Secondo una ricerca condotta sul TLG online abridged version (consultato il 18/01/15): Iliade: I,469; II,432; VII,323; IX,92; IX, 222; XIII,638; XIV,315; XXIII,57; XXIV,227; XXIV, 628. Odissea: I,150; III,67; III,473; IV, 68; VIII,72; VIII, 485; XII, 308; XIV, 454; XV,143; XV,303; XV, 501; XVI,55; XVI, 480; XVII,99; XVIII, 212; XXIV, 489;

5 Il testo è tratto dal database TLG online abridged version (consultato il 18/01/15), il testo si basa sull’edizione di von der Muhll (1962).

6 Il testo è tratto dal database TLG online abridged version < http://www.tlg.uci.edu/demoinfo/demo.php > (consultato il 18/01/15).

7 il riscontro è stato fatto sul TLG online abridged version (consultato il 18/01/15): Iliade I, 469; II, 432; VII, 323; IX, 92; IX, 222; XXIII, 57; XXIV, 628; Odissea I,150; III, 67; III,473; IV,68; VIII,72; VIII,485; XII,308; XIV, 454; XV,143; XV,303; XV,501; XVI,55; XVI,480; XVII,99;

8 Il testo è tratto dal database TLG online abridged version (consultato il 18/01/15).

9 Il testo è tratto dal database TLG online abridged version (consultato il 18/01/15).





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