Il tema della gestione della conoscenza, sebbene affrontato dal



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Una visione distribuita del sapere organizzativo:

il ruolo dell’intelligenza artificiale
Matteo Bonifacio e Paolo Bouquet

Dipartimento di Informatica e Telecomunicazioni

Università di Trento
1. Introduzione

Il tema della gestione della conoscenza, sebbene affrontato dalla letteratura accademica da diversi decenni, diviene argomento manageriale all’inizio degli anni novanta ([8], [10] [12]). L’idea di fondo che ispira questa nuova disciplina manageriale è che ogni organizzazione, al suo interno, produce un sapere originale e distintivo che, se opportunamente valorizzato può contribuire alla competitività d’impresa. Spesso, infatti, una soluzione prodotta in un luogo dell’azienda potrebbe essere utilmente riutilizzata in un altro. O ancora, idee che non sono utili in un determinato momento potrebbero divenirlo in un momento successivo. L’importanza di riusare il sapere prodotto dall’organizzazione è tanto più vera quanto più l’ambiente in cui opera l’impresa è turbolento, mutevole e dinamico. E’infatti attraverso il riuso e la combinazione di soluzioni esistenti che l’impresa riesce a dare risposte veloci ai cambiamenti.

Per un altro verso, il messaggio del KM arriva dopo l’ondata di business process re-engineering (BPR) che ha caratterizzato il management degli anni ’80 e in qualche modo ne evidenzia le contraddizioni cercando di dare loro una risposta. La complessificazione dell’ambiente e la conseguente richiesta di dinamismo e agilità alle aziende ha infatti promosso un processo di downsizing e di focalizzazione sulle core competence aziendali. Se da un lato questo è avvenuto nell’ottica di guadagnare efficienza, dall’altro ha prodotto alcune conseguenze indesiderate proprio nell’ottica della capacità di gestire il cambiamento. Per un verso, infatti, le dinamiche crescenti di turn over comportano il rischio di un’emorragia di conoscenze che possono rivelarsi importanti in un ambiente imprevedibile. Per l’altro, diviene evidente l’importanza crescente assunta dalla disponibilità di personale altamente qualificato, ma soprattutto capace di costante riconversione e adattamento. Queste considerazioni hanno spinto verso la necessità di evitare la perdita di conoscenza legata all’esternalizzazione delle attività e di saper attrarre persone fortemente competenti ma anche capaci di apprendere costantemente. Da qui nasce da un lato l’idea di separare la conoscenza dalle persone, dall’altro di fornire occasioni di apprendimento sempre più frequenti al fine di attrarre i talenti della knowledge economy.



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