Immagini mentali ed immagini reali


Concentrazione neuronale e coscienza umana



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Concentrazione neuronale e coscienza umana. Quest’ultimo paragrafo è incentrato sulla descrizione delle differenze di concentrazione neuronale tra Uomo ed altre specie di mammiferi, come base di una coscienza più complessa. Il segmento AB indica un sistema di reti neuronali in serie. Tali reti producono vere rappresentazioni mentali. Il segmento AB oscilla all’interno di un sistema frattale di reti neuronali. Negli scimpanzè, il segmento DB non è molto distante da RS (base di partenza dell’evoluzione cerebrale nei primati) e di conseguenza, DE è minore di AC e di MF. AB è in una distanza più o meno intermedia da DB ed MB e quindi AC è maggiore di DE ed è minore di MF. Il segmento MB (Homo sapiens sapiens) produce la perpendicolare MF che è maggiore dei precedenti AC e DE. I segmenti DE, AC ed MB indicano sia il Q.E. che la complessità della corteccia cerebrale, nell’Uomo. Hart B.L. et all. (2008) hanno dimostrato molto bene le differenze di concentrazione neuronale corticale nell’Uomo, Scimmia ed Elefante. Nell’Uomo, questa concentrazione è molto più elevata. Nell’Elefante, è molto espansa la sostanza bianca con numerose fibre mielinizzate di connessione a largo raggio. Al contrario, la concentrazione neuronale cerebrale è bassa, sia nella Scimmia che nell’Elefante, in paragone con Homo sapiens sapiens. In definitiva, perché si sviluppi una Mente di tipo umano sono importanti i parametri qui di seguito elencati elencati:




  • Volume cranico elevato, ma non in modo eccessivo. Homo di Neanderthal aveva una capacità cranica maggiore di Homo sapiens sapiens, ma ciò non implicò una maggiore capacità intellettiva. Specie di delfini dell’Eocene, attualmente estinti, avevano una capacità cranica superiore a quella dei comuni delfini attuali.

  • Alta densità neuronale, in particolare a livello corticale, con un elevato FD (coefficiente di dimensione frattale). Un frattale è un sistema ad invarianza di scala, sospeso tra Chaos ed Ordine. Nei sistemi naturali, la struttura dell’intero sistema è spesso riflessa in ogni sua parte. La spiegazione potrebbe essere che le forze modellanti l’intero sistema somigliano a quelle che ne modellano una singola parte. Infatti, un sistema è autosomigliante se forze simili operano a vari livelli di scala.

  • Il semicerchio con il centro in B e che passa per i punti D - A - M – O sarebbe la costante temporale evolutiva, riguardante tutte le specie viventi.

La coscienza extra, collegata per lo più all’io corporeo, sarebbe molto consistente in animali con elevato volume cerebrale e con una grande quantità di sostanza bianca, rispetto alla grigia, come gli elefanti ed i cetacei. Viceversa, nell’Uomo, sarebbe accentuata la coscienza densa, o autocoscienza, o psiche, o approfondita consapevolezza di sé e del mondo circostante.


VOLUME CRANICO ELEVATO ED ESTESA SOSTANZA BIANCA

(Elefante, cetacei)



COSCIENZA EXTRA COLLEGATA ALL’IO-CORPOREO INFERIORE ALLA PIENA CONSAPEVOLEZZA


VOLUME CRANICO ELEVATO E MARCATO SVILUPPO DELLA SOSTANZA GRIGIA CEREBRALE

COSCIENZA DENSA (IO PSICHICO) COLLEGATA ALL’IO – MENTALE



(Uomo).


COSIDERAZIONI CONCLUSIVE
Nell’accezione più elementare, la sensazione è la capacità di elaborare input sensoriali. Essa ha la sua radice in processi più elementari, somiglianti all’esperienza mentale, ma alla lontana. Gli organismi viventi sono sensibili al­le influenze dell’ambiente, ma non solo nel modo in cui la maggior parte degli oggetti materiali possono essere modificati dall’interazio­ne con altri oggetti e forze. Gli organismi viventi sono sistemi dinamici e non si limitano a reagire alle perturbazioni in termini meccanici e termodinamici, ma sono per lo più organizzati per avviare cambiamenti della propria dinamica interna, compensando attivamente modifiche estrinseche, o interne carenze. In questo senso così elementare, la sensazione non è passiva, ma at­tiva ed è conseguenza diretta di una organizzazione dinamica con precise finalità. In un organismo vivente come l’umano, esistono processi dinamici di ordine superiore emergen­ti da processi dinamici di ordine inferiore. Per cui non sarebbe sorprendente l’esistenza di forme emergenti di ordine supe­riore anche di sensibilità, al di là di quella dei più semplici compo­nenti cellulari del corpo e del sistema nervoso. Queste forme emergenti, ai confini dello stato cosciente normale, farebbero parte della coscienza extra. Una delle ipotesi avanzate nel presente saggio è che in un organismo vivente, tutti i fenomeni ­dinamici necessariamente dipendano ed emergano, da più sempli­ci processi dinamici. Ciò implica che le complesse caratteristiche intenzionali che caratterizzano pensieri ed esperienze soggettive debbano emergere da un retroter­ra di processi dinamici, in accordo con lo stato di omeostasi cerebrale. Inoltre, i fenomeni dinamici di ordine inferiore collegati alla sensazione ed alla percezione devono formare aspetti indicativi della vita mentale. Terrence W. Deacon (2012) dice che non ci si può avvicinare alla questione della sensazione e della percezione senza tener conto dei necessari contribu­ti offerti dalla dinamica dell’esperienza men­tale e della funzione cerebrale.

Così, il rapporto Mente/corpo acquista una diversa valenza.

Le neuroscienze non riescono a spiegare le soggettive differenze nella percezione di eventi esterni ed interni al proprio corpo e non aiutano nella comprensione della personale sensibilità verso il mondo circostante. In particolare, le differenze soggettive nel processo visivo, nell’uditivo e nella cinestesia del proprio corpo non chiariscono il problema della loro intrinseca, od estrinseca derivazione.

Mentali computazioni correlate all’analisi delle onde elettriche provenienti dal processo visivo, gl’input acustici derivanti dagli orecchi e quelli odoriferi dalla mucosa olfattiva avvengono sulla base delle tre similitudini: geometrica, cinematica e dinamica. Per esempio, le cellule della mucosa uditiva sono sensibili sia alla posizione del suono che a quella degli occhi. Avendo come base la similitudine geometrica nei processi di computazione, queste speciali cellule possono sottrarre la posizione degli occhi rispetto alla posizione del suono (codificata in coordinate centrate sul capo). Si ricava così la posizione del suono in coordinate, centrate sulla retina.

C’è la consapevolezza umana di essere di carne, di sangue e di ossa, oltre ad essere biologicamente vivi e reali. Il senso della nostra continuità nel tempo proviene dall’essere intercalati in un proprio corpo. Ci si sentirà esposti a tutti i pericoli cui va soggetto il corpo: lesioni, mutilazioni, malattie, decadimento e morte. Ci si sentirà suscettibili ai desideri, ai piaceri ed alle frustrazioni corporali. L’individuo parte dall’esperienza del corpo e su questa base diventa una persona come le altre. Ricerche su pazienti con il dolore e la paralisi dell’arto fantasma, hanno evidenziato relazioni importanti tra sensazione dolorifica ed immagine corporea. Esami con la fMRI (risonanza magnetica nucleare funzionale) mostrano che appena questi pazienti migliorano, le mappe motorie relative ai loro arti fantasmi si estendono ed il restringimento della mappa che accompagna l’amputazione diventa reversibile: le mappe sensoriali e mo­torie si normalizzano.

La scatola di Ramachandran cura queste distorsioni. Questa speciale scatola è munita di uno specchio in cui è riflessa la propria immagine corporea. Lo strumento cura il dolore, alteran­do la percezione che il paziente ha della propria immagine cor­porea. Si tratta di una importante scoperta perchè spiega come funziona la Mente e come si abbia esperienza del dolore. Percezione dolorifica ed immagine corporea (o figura corporea bidimensionale) sono strettamente correlate. Abbiamo sempre esperienza del dolore come proiettato nel cor­po. Quando ci pieghiamo ed avvertiamo un forte dolore alla schiena, diciamo:



La schiena mi sta uccidendo!

Non diciamo: Il si­stema del dolore mi sta uccidendo.

Come mostrano gli arti fanta­smi, non abbiamo bisogno di una parte del corpo e neppure di recettori specifici per sentire dolore. È sufficiente un’immagine corporea (figura corporea), prodotta dalle mappe cerebrali. Di solito, chi non ha avuto amputazioni non ne è consapevole perchè l’immagine corporea degli arti è proiettata sugli arti stessi, ren­dendo impossibile distinguere l’immagine corporea dal vero corpo. Dice Ramachandran V.S. (1996) che il corpo stesso è un fantasma, qualcosa che il cervello ha costruito per pura convenienza. La distorsione dell’immagine corporea è un problema comu­ne e dimostra che c’è differenza tra l’immagine ed il corpo. Le anoressiche credono di essere in sovrappeso anche quando sono al limite della fame. Chi ha una distorsione della propria im­magine corporea e soffre perciò di una condizione chiamata disturbo da dismorfismo corporeo, avverte come im­perfetta una parte del proprio corpo, pur essendo del tutto nella norma. Questi pazienti pensano che le loro orecchie, il naso, le labbra, il seno, il pene, la vagina o le cosce siano troppo grandi o troppo piccoli, o semplicemente sbagliati, e provano molta vergogna. Spesso, queste persone si sottopongono a chirurgia plastica, ma dopo gl’interventi si sentono ancora im­perfetti. Ciò di cui hanno bisogno è invece una chirurgia neu­roplastica che ne modifichi l’immagine corporea. Il successo nella configurazione degli arti fantasmi suggerì a Ramachandran la possibilità d’intervento anche sulla distorsione dell’immagine corporea. Ramachandran riteneva che ci fosse una netta divisione tra immagine corporea (che è un costrutto mentale) ed il corpo materiale. Lo psichiatra Doidge N. (2007), volle sottoporsi personalmente all’esperimento di Ramachandran. Egli riferisce la sua esperienza:

“Dopo aver tirato fuori una di quelle mani finte di gomma che si vendono nei negozi di oggetti curiosi, mi fece sedere a un tavo­lo e vi appoggiò la mano finta, con le dita parallele al bordo del tavolo davanti a me, a circa due centimetri dal bordo. La mia ma­no e quella finta erano perfettamente allineate e disposte nella medesima direzione. Poi, Ramachandran mise uno schermo di cartone tra la mano finta e la mia, in modo che potessi vedere so­lo quella finta. Quindi, mentre osservavo, Ramachandran toccava con la sua mano quella finta. Contemporaneamente, con l’altra toc­cava la mia, nascosta dietro lo schermo. Quando toccava il polli­ce della mano finta, toccava il pollice della mia. Quando dava tre colpetti al mignolo della mano finta, ne dava altrettanti al migno­lo della mia, con lo stesso ritmo. Quando toccava il dito medio finto, toccava anche il mio dito medio. In poch’istanti, la sensazione che fosse la mia mano a essere toccata scomparve, e iniziai ad avvertire le sensazioni tatti­li come se queste provenissero dalla mano finta. La mano finta era diventata parte della mia immagine corporea.”


Quest’illusio­ne si basa sullo stesso principio per cui crediamo che i pupazzi dei ventriloqui, i cartoni animati o gli attori di un film stiano real­mente parlando perché le labbra sono sincronizzate con ciò che sentiamo.

Norman Doidge riferisce: “Ramachandran eseguì un trucco ancora più semplice. Mi disse di mettere la mano destra sotto il tavolo, in modo che non fosse visibile. Quindi diede dei colpetti al tavolo con una mano, mentre con l’altra faceva lo stesso con la mia mano sotto il tavo­lo, dove non potevo vederla, con lo stesso ritmo. Mentre sposta­va la mano in punti diversi del tavolo, un po’ più a destra o a sini­stra, allo stesso modo muoveva la mano sotto il tavolo. Dopo qualche minuto smisi di sentire che toccava la mia mano sotto il tavolo e - per quanto sorprendente possa sembrare - iniziai a sentire che l’immagine corporea della mia mano era un tutt’uno con la superficie del tavolo, da dove sembrava provenire la sen­sazione tattile. Ramachandran aveva creato un’illusione in cui la mia immagine corporea sensoriale era stata ampliata fino a inclu­dere un pezzo dell’arredamento.”

Sono così state ribaltate alcuni principi di neuro-fisiologia: il dolore, come l’immagine corporea, è prodotto dalla Mente e proiettato nel corpo. Tale asserzio­ne va contro il senso comune e la prospettiva neurologica tradi­zionale secondo cui, quando ci provochiamo una ferita, i recet­tori del dolore inviano un segnale a del tipo Giù - su al centro del do­lore nel cervello e l’intensità del dolore percepito è proporziona­le alla gravità della ferita. Cioè, si assume che il dolore registri sempre un rapporto accurato del danno. Questa visione tradizio­nale risale a Cartesio, il quale considerava il cervello come il sog­getto passivo del dolore. Questo punto di vista fu rovesciato a partire dagli anni Sessanta da alcune ricerche come quelle di Ronald -Melzack (che studiava gli arti fantasma e il dolore) e di Patrick Wall (che si occupava di dolore e plasticità cerebrale). La teoria di Melzack e Wall so­steneva che il sistema del dolore è diffuso in tutto il midollo spi­nale e nel cervello, il quale, ben lungi dall’essere un recettore passivo, controlla sempre i segnali dolorosi che avvertiamo.
La coscienza extra, collegata per lo più all’io corporeo, sarebbe molto consistente in animali con elevato volume cerebrale e con una grande quantità di sostanza bianca, rispetto alla grigia, come gli elefanti ed i cetacei. Viceversa, nell’Uomo, sarebbe preponderante la coscienza densa, o autocoscienza, o psiche, o approfondita consapevolezza di sé e del mondo circostante.

RIASSUNTO
La presente ricerca di neuro – anatomia comparata e di fisiologia approfondisce alcuni temi sulla sensazione, sui processi percettivi, spaziando sulle ipotesi e considerazioni inerenti la Mente umana.

I concetti di stimolazione, sensazione e percezione sono stati chiariti solo di recente in seguito a numerose ricerche di neurologia e neuro-fisiologia, sia nel mondo animale che nell’Uomo. Viviamo circondati da stimoli di varia natura. Onde lelettromagnetiche ci piovono addosso da ogni parte e l’aria respirata è messa in vibrazione di continuo. La stessa aria è piena di molecole organiche ed inorganiche. Alcune specie di animali percepiscono segnali agli umani preclusi come le onde elettromagnetiche ed infrarosse. Stimoli differenti necessitano di diversi mezzi di rilevamento, perfezionatisi nel lungo corso dell’evoluzione genetica. Sensi altamente specializzati hanno gli artisti, i musicisti, gli atleti ed anche i cuochi.

Una delle funzioni principali della Mente, sia nella nostra vita quotidiana sia nel lungo percorso evolutivo, è di relazionarsi col mondo circostante, tramite la percezione. Con la percezione, si hanno informazioni ben coordinate relati­ve al mondo, sia co­scientemente, sia inconsciamente. Alla fine è possibile prendere decisioni e concepire intenzioni che producano azioni con cui affrontare la realtà. Dal punto di vista prettamente scientifico, le terminazioni dei nervi periferici sono stimolate dagli oggetti del mondo esterno e dai tessuti corporei. La stimolazione delle terminazioni nervose provoca l’invio di segnali al sistema nervoso centrale ed infine al cervello, dove l’insieme complessivo dei pro­cessi neurobiologici causa un’esperienza percettiva. Tuttavia, l’unico oggetto effettivo della consapevolezza è questa espe­rienza nel cervello. Non potremmo mai avere accesso diretto al mondo esterno. Tutto ciò a cui possiamo accedere in modo diret­to è la ripercussione del mondo esterno sul nostro sistema nervoso.

L’apprendimento percettivo avviene quando il cervello comprende come percepire con maggiore acutezza o, come accade per i nomadi del mare, con modalità nuove. In questo processo, il cervello sviluppa mappe e strutture nuove. L’apprendimento percettivo è anche implicato nei cam­biamenti strutturali basati sulla plasticità dei bambini con problemi di discriminazione uditiva. Con speciali metodiche, questi bambini sono stimolati a sviluppare mappe cerebrali più raffinate, consentendo loro di udire per la prima volta il linguaggio normale. Di recente, è stato visto che la cultura determina ampiamente ciò che possiamo e non possiamo percepire. Le funzioni mentali fondamentali come l’elaborazione visiva, e le capacità mnemoniche sono in qualche misura neuroplastiche. Il presente studio evidenzia l’importanza delle connessioni interneuroniche ed i diversi meccanismi implicati nella solidarietà anatomica e funzionale tra gli apparati sensitivi dell’organismo vivente, cioè nella loro spiccata integrazione. Ciascuno di questi meccanismi si scompone in sottordini di sistemi neuronali, gerarchicamente organizzati fino a compenetrare i campi della consapevolezza.

La base di partenza di questo saggio è la trattazione anatomica dei fasci nervosi che regolano la sensibilità e la percezione. Le vie che trasportano i tre tipi di sensibilità si originano ciascuna da uno dei tre foglietti embrionali primitivi: ecto­blasto (rivestimento cutaneo), mesoblasto (scheletro), endoblasto (visceri). A queste tre modalità sensitive, cosciente, incosciente e viscerale corri­spondono tre tipi di motilità. Dalla corteccia cerebrale, parte la via della motilità volontaria, quindi cosciente o via piramidale cortico-spinale che trasmette i comandi ed assicura l’esecuzione degli atti motori. Un secondo tipo di motilità, incosciente, serve a regolare i movimenti volontari ed assi­cura il loro automatismo; sono queste le vie extrapiramidali. Infine, la motilità dei visceri è data da vie motrici proprie. Nell’Uomo, è molto sviluppato il piano terminale che è quello delle attività coscienti, rispetto ai piani sottostanti che sono aree di regolazione e di smistamento.sia la sensibilità che la motilità inconsce sarebbero parte dell’io corporeo e della relativa coscienza extra.

Alcuni autori pensano all’esistenza di una completa identificazione tra sensazione dolorifica e processo nervoso. Searle contraddice quest’affermazione. Egli sostiene che se il dolore fosse real­mente identico alla stimolazione delle C-fibre, allora l’asser­zione “dolore = stímolazione delle C-fibre” dovrebbe essere vera, se fosse vera. Tuttavia, non è necessariamente vera perché pur essendoci stretta correla­zione tra dolore e stimolazione delle C-fibre, è comunque faci­le immaginare che un dolore possa esistere senza stimolazione delle C-fibre e viceversa, che possa esistere una stimolazione delle C-fibre senza un corrispondente dolore. Ma se è così, al­lora l’asserzione d’identità non è necessariamente vera, e se non è necessariamente vera, non può essere per niente vera. Dun­que, è falsa. Quanto testé detto per l’identificazione del dolore con eventi neurologici vale per qualsiasi identificazione di sta­ti mentali coscienti con eventi fisici.



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F I N E






Sensazione - percezione - consapevolezza
Energia meccanica (onde acustiche nell’aria) che genera onde di vibrazione sulla membrana timpanica
I sensi meccanici
Vie esterocettive della sensibilità termica e dolorifica
Visione dei colori.
Coscienza e consapevolezza
La coscienza extra



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