Immagini mentali ed immagini reali



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OLFATTO.

Henshaw John M. (2012), dice che non sappiamo come gli odori si manifestino. Non possimo predire se una molecola è più odorifera di un’altra. L’olfatto è il più remoto dei sensi, ma resta un mistero. A livello basso, è possibile comprenderne i meccanismi. Molecole diffuse nell’aria stimolano i recettori olfattivi. È necessario un certo intervallo di tempo per percepire il fumo di una sigaretta in una stanza. Questo intervallo di tempo è indispensabile perché le molecole del fumo fluttuanti in aria, seguendo le deboli correnti nella stanza, arrivino fino alle cavità nasali, stimolando quindi i recettori della mucosa olfattiva. Mentre sotto la luce, la visione è immediata e l’udito segue la rapidità delle onde sonore, l’olfatto in comparazione è molto più lento. Per esempio, questa sensazione dipende dalle correnti d’aria in una stanza che trasportano dal punto A a B le molecole odorifere, fino a che esse non abbiano raggiunto la mucosa olfattiva, nelle parti profonde del naso. Numerose ricerche hanno cercato di evidenziare gli attributi di una molecola odorifera. Esisterebbero due punti di vista principali, espressi nella teoria della struttura spaziale (fisica) delle molecole e delle vibrazioni atomiche all’interno di una molecola.




  • Teoria fisica. Sarebbe la struttura fisica di una molecola a determinarne l’odore, avendo i suoi atomi una specifica angolazione. Questa teoria ha dei limiti perché si basa sul fatto che un unico recettore sia associato ad una specifica molecola odorifera percettibile. L’olfatto umano può rilevare fino a 10.000 differenti odori, ma il numero dei recettori olfattivi si aggirerebbe sui 350. Altro problema insoluto della teoria fisica degli odori è che alcune molecole strutturalmente simili, hanno odori molto diversi.

  • Teoria delle vibrazioni molecolari. Secondo questa teoria, i recettori olfattivi funzionerebbero come uno spettrometro analizzatore delle vibrazioni molecolari da cui partirebbero input al cervello. Sopra lo zero assoluto, tutti gli atomi sono in costante oscillazione. Gli atomi di una molecola hanno oscillazioni caotiche. I tre atomi dell’acqua possono oscillare in tre differenti modi. L’etanolo (C6H10O5) ha nove atomi e ventuno differenti modi di oscillazione. Per una semplice molecola come H2O, è relativamente facile distinguere l’uno o l’altro micro-movimento. In commercio, esistono diversi strumenti di rilevamento delle oscillazioni molecolari, come lo spettrometro elettromagnetico all’infrarosso. La teoria delle vibrazioni molecolari ritiene che il naso funzioni proprio come uno spettrometro all’infrarosso che identifica le molecole odorifere in base al grado di oscillazione, inviando input consequenziali al cervello.


Secondo le recenti vedute, la teoria dell’origine chimica delle sensazioni olfattive non sembra del tutto veritiera perché non sarebbe importante la struttura chimica di una molecola odorifera per la discriminazione di un odore. Interverrebbe un insieme di fattori oltre alla conformazione spaziale della molecola odorifera. Quest’insieme sarebbe dato dall’associazione con il cibo, o con altri tipi d’inforamazioni molecolari, altrettanto rilevanti. In base ad uno specifico odore, i recettori olfattivi inviano input al cervello. Questi recettori si trovano nella mucosa olfattiva che riveste la parti profonde delle cavità nasali. Ogni volta che una molecola odorifera interagisce con uno specifico recettore, il segnale elettrico conseguente raggiunge i glomeruli del bulbo olfattivo. Ogni glomerulo ha input da neuroni dell’olfatto, espressioni di un unico tipo di recettore. L’intera attivazione glomerulare nell’ambito del bulbo olfattivo potrebbe rappresentare specifici odori. Invece, la moderna tecnologia e nuovi dati sperimentali suggeriscono che l’ipotesi chimica viene meno di fronte ad un modello più valido e più sofisticato. Nel contesto di alcuni odori, l’attivazione dell’intero contingente di un glomerulo comporta la consequenziale attivazione di una specifica area del bulbo olfattivo, ma successivi input che raggiungono il glomerulo si estendono per l’intera mappa olfattiva. Sembra che i glomeruli non si siano evoluti per la determinazione chimica di una singola molecola odorifera. Molti odori possono essere percepiti per la prima volta, ed alcuni per la prima ed ultima volta. Per questo, il sistema olfattivo deve poter riconoscere gli odori in base ad uno speciale codice interno. Ammettendo che i glomeruli non abbiano preferenza per la struttura e la disposizione spaziale di alcune molecole, come invece suggeriva la precedente teoria chimica, c’è da precisare da dove derivi la loro affinità funzionale. Accurate ricerche scientifiche hanno evidenziato che i singoli recettori olfattivi si siano sincronizzati nel corso evolutivo non in base al riconoscimento di un unico tipo di odore, ma per una varietà di molecole odorifere. Nell’insieme, questi recettori possono rispondere a milioni di odori. Glomeruli con proprietà similari e similare taratura tendono a trovarsi vicini gli uni agli altri. Questa disposizione esalta il contrasto tra odori similari. Pertanto, l’evoluzione di questi recettori non è avvenuta sul riconoscimento della struttura chimica degli odori. L’ipotesi della calibratura o taratura degli accordi può aiutare a comprendere anche la fisiologia della visione, dei meccanismi uditivi e somato-sensitivi. L’olfatto aiuta gli animali nella fine discriminazione degli odori, come in un’orchestra, i differenti suoni dei vari strumenti musicali si raccordano in una specifica melodia ed armonia. Un unico strumento produce una varietà limitata di suoni, ma un insieme di strumenti produce una più ricca e varia melodia. I recettori olfattivi segnalano al cervello uno specifico odore, formato dalla miscelazione di diversi tipi di molecole odorifere. L’olfatto non rileva la struttura chimica di una specifica molecola odorifera (amina, chetone, estere ecc.), ma la mescolanza di molecole odorifere che compongono uno specifico odore.
Vie olfattive. Il bulbo olfattivo è la sede dei glomeruli olfattivi. Ad esso segue il peduncolo che termina posteriormente nel trigono olfattivo. Nell’Uomo, questo si divide in tre radici: la mediale, la laterale e la media. Ogi radice raggiunge la rispettiva area corticale.


  1. Radice mediale. S’incurva medialmente ed in alto, formando l’area settale. Questa è divisa in area paraolfattiva e circonvoluzione sottocallosa.

  2. Radice laterale. Si porta lateralmente tra limen ed uncus. Termina nei gyri ambiens e semilunaris. In realtà, limen ed uncus sono il lobo piriforme che è chiamato anche area entorinale.

  3. Radice media. Termina nello spazio perforato anteriore, formando il tubercolo olfattivo.

A differenza di altre vie sensitive centrali, tutte queste vie olfattive raggiungono la corteccia senza interruzioni di nuclei di relé diencefalici.

Intercalato tra le cellule epiteliali della mucosa olfattiva, verso le parti profonde delle cavità nasali, c’è il protoneurone della via olfattiva che è una cellula bipolare. Il suo prolungamento citoplasmatico cellulipeto ha l’aspetto di un ciglio. Il cilindarasse di questa cellula raggiunge il bulbo olfattivo, avendo attraversato la lamina cribrosa dell’etmoide. Nell’insieme, questi cilindrassi formano il nervo olfattivo.

In ciascun bulbo olfattivo, ci sono minuscole formazioni definite come glomeruli dove avviene l’articolazione tra il proto-neurone ed il deuto-neurone (cellula mitrale). I cilindrassi delle cellule mitrali sono all’interno del peduncolo olfattivo, raggiungendo i centri corticali che sono due: un’area sensoriale (lobo piriforme) ed una di associazione (area settale):




  • Area olfattiva sensoriale: detta anche lobo piriforme o area entorinale. Si trova nel lobo temporale.

  • Area di associazione e di centri riflessi: comprende l’area settale e lo spazio perforato anteriore. Si trova nel lobo frontale.

Il lobo piriforme e l’area settale sono anche collegati con l’archicortex dell’ippocampo e del nucleo amigdaloideo. Queste formazioni non hanno però un vero significato olfattivo. Infatti, sono sia centri associativi intra o interemisferici, sia centri di proiezione verso centri sottostanti. Ciò ne dimostra la complessità, potendo per via riflessa, originarsi dalle vie olfattive, meccani­smi generali di natura vegetativa.



Il cervello olfattivo si è andato riducendo, mentre il visivo si è incrementato per una migliore funzionalità nel passaggio da uno stile di vita notturno, tipico delle pro­scimmie, alla vita diurna acquisita dagli ominidi quando abbandonarono l’oscurità della foresta pluviale, dove la sopravvivenza dipendeva in gran parte dall’olfatto. Lo sviluppo della neocorteccia, con centri cognitivi acustici e visivi ben sviluppati, avrebbe li­berato gli ominidi dalla dipendenza dalla comuni­cazione tramite i mezzi chimici. Stoddart M.D., (1990) afferma che negl’insettivori i bulbi olfattivi occu­pano 1’8,88% circa del volume totale dell’encefalo, mentre per l’Uomo sono circa lo 0,01% e nelle scimmie superiori circa lo 0,07%. Al progressivo sviluppo dell’encefalo e delle funzioni cognitive superiori, corri­spose una minore necessità di ricorrere all’olfat­to per la sopravvivenza. Tuttavia, il ridimensionamento anatomico delle strutture olfattive nelle scimmie superio­ri ed il conseguente primato della vista e dell’udito non han­no diminuito l’importanza dell’odorato nei primati, Uomo compreso. La mucosa olfattiva ha un preciso orientamento, in direzione del flusso dell’aria inspirata. I fotoni possono attraversare il tappeto retinico senza interferire con le cellule gangliari, raggiungendo per la via inversa i coni ed i bastoncelli. Per questo, non è importante l’orientamento spaziale rispetto agli stimoli che devono ricevere ed elaborare. Ciò non vale per l’olfatto. La corteccia olfattiva (rinencefalo) è molto espansa nei vertebrati inferiori macrosmatici dove ha funzioni olfattive, accompagnate dai relativi riflessi. Nei vertebrati superiori, solo le formazioni paleocorticali sono ancora connesse all’olfatto, mentre le achiocorticali hanno perso i nessi con l’odorato. I cetacei (mammiferi marini anosmatici) sono privi di formazioni olfattive e di paleocortex, mentre l’archicortex è molto sviluppato. Nei vertebrati, archicortex e paelocortex olfattiva sono confinanti. L’archicortex è la parte fondamentale del cervello, regolando il comportamento generale e l’istinto. L’archicortex è collegata con l’ipotalamo, il tronco cerebrale ed il neopallium della propinqua corteccia cerebrale. Infatti, il neopallium controlla l’archipallium, potendo però essere a sua volta da questo condizionato. Nell’Uomo, le aree di proiezione olfattiva sono molto ridotte ed in esse, le sensazioni olfattive diventano coscienti. Si distinguono due parti:


  • Il sistema olfattivo, le sue proiezioni ed i rispettivi centri paleocorticali.

  • Archicortex o cervello comportamentale, rappresentato per la gran parte dall’ippocampo.


La mucosa olfattiva. Dal punto di vista anatomico, La mucosa olfattiva circonda le masse laterali dell’etmoide, al fondo delle cavità nasali. Queste strutture di osso papiraceo sono avvolte da un tipo di mucosa giallastra, detta mucosa olfattiva. A lato, il disegno schematico da me medesimo eseguito. Il poligono ABCD indica la lamina trasversale che è crivellata di fori per il passaggio dei nervi olfattivi. Questa lamina è divisa in due metà dall’apofisi cristagalli (RH). La lamina perpendicolare (KSRH) si continua anteriormente col setto nasale cartilagineo. Sia la lamina perpendicolare dell’etmoide, sia il setto nasale cartilagineo dividono in due i condotti nasali. Questa divisione avviene a livello del piano sagittale mediano. La mucosa olfattiva è limitata alle parti caudo dorsali delle caità nasali, ricoprendo gli etmoturbinati e la zona caudale adiacente al cornetto dorsale. Il nervo implicato nel senso dell’olfatto è il primo nervo cranico, o olfattivo. Ogni nervo olfattivo contiene circa venti fasci di fibre nervose, formate dagli assoni non mielinizzati dei neuroni olfattivi primari (cellule olfattive) della mucosa. Le cellule olfattive nell’epitelio dell’organo Vomeronasale contribuiscono alla formazione dei nervi olfattivi. L’olfatto è una delle funzioni del naso. Gli animali dipendono dall’olfatto molto più dell’Uomo e per alcuni di essi, questo senso è indispensabile per la sopravvivenza. L’estensione dell’area olfattiva è variabile e correlato all’estensione, numero e geometria degli etmoturbi­nati. Gli etmoturbinati si possono estendere anche nei seni frontali e/o negli sfenoidali. In alcune specie, l’aria circolante normalmente raggiunge solo la parte anteriore dell’area olfattiva. Se la velocità della corrente d’aria aumenta, per esempio se si annusa qualcosa, il flusso aerifero può raggiungere anche la parte caudale. Nell’area nasale, esistono in genere sei strati di cellule nervose così indicate:


  1. Strato dei recettori olfattivi.

  2. Strato glomerulare.

  3. Strato plessiforme esterno.

  4. Strato delle cellule mitrali.

  5. Strato plessiforme interno.

  6. Strato glanulare.

Nell’Equino, i recettori olfattivi sono intercalati nella mucosa omologa che riveste le masse laterali dell’etmoide, nella parte profonda delle cavità nasali. Queste masse laterali sono fatte di osso papiraceo (sottile come le pagine di un libro) la cui disposizione spaziale arrotolata su se stessa, forma gli ecto e gli endo – turbinati. I recettori olfattivi sono collegati ai nervi olfattivi che terminano nei due bulbi gemelli del rinencefalo. Il Cavallo avrebbe due sistemi olfattivi. Uno che comprende i recettori olfattivi della mucosa etmoidale ed uno più esterno dato dall’organo Vomero – Nasale di Jacobson. Il primo sistema, quello etmoidale, capterebbe i messaggi chimici dispersi nell’aria circostante. Il secondo sarebbe deputato all’analisi fine dei ferormoni, di altri segnali chimici sessuali liberati dagli altri cavalli ed occasionalmente da un essere umano. Per questo, si dice che i cavalli sono dipendenti dell’olfatto, mentre noi esseri umani dal linguaggio (eloquio).



Schema di etmoide di un equino. All’interno delle masse laterali, sono presenti alcune formazioni di osso papiraceo, definite come endo turbinati ed ectoturbinati. Gli endoturbinati indicati con la lettera B, sono vicini alla lamina perpendicolare (A) ed hanno andamento centripeto, nel senso che l’osso papiraceo rivestito di mucosa olfattiva, si arrotola in senso centripeto, appunto. Gli ectoturbinati (C) si differenziano dai precedenti perché sono più lontani dalla lamina perpendicolare dell’etmoide ed hanno andamento opposto ai precedenti. Sia gli ecto che gli endo turbinati permettono il passaggio dei nervi olfattivi che successivamente attraversano la lamina cribrosa dell’etmoide e terminano nei rispettivi bulbi olfattivi del rinencefalo. L’orientamento opposto dei turbinati etmoidali avrebbe la funzione di far ruotare il flusso di aria inspirata nel senso centripeto se vicino alla lamina perpendicolare e nel senso opposto se lontano da esso. In questo modo, una maggiore quantità di molecole odorifere entrerebbero in contatto con la mucosa olfattiva: come un cucchiaino che mescola zucchero in una tazzina di acqua, ruotato prima in un senso e poi nell’altro. La disposizione geometrica dei turbinati etmoidali rifletterebbe quella funzionale dei nervi olfattivi. Nel Gatto, Miller M. A. et all. (2010) hanno trovato una precisa correlazione topografica tra la disposizione dell’epitelio olfattivo attorno ai turbinati etmoidali e l’organizzazione nervosa dei bulbi olfattivi rinencefalici. Inoltre, i neuroni olfattivi mostrerebbero una tipica fascicolazione, strutturata in modo gerarchico. Come accennato, questa lamina cribrosa dell’etmoide ha disposizione trasversale rispetto all’altra lamina, detta appunto perpendicolare e che si trova sul piano sagittale. Divisa in due metà, la lamina cribrosa ha due facce: la endocranica e la esocranica. La prima è concava (fossa etmoidale) e riceve il bulbo olfattivo del cervello. I suoi fori servono per il passaggio dei nervi olfattivi. Nella lamina cribrosa, esistono circa due-trecento fori raggruppati in sei-dieci, ciascuno isolato dall’altro da lamelle ossee più sviluppate. Questi fori non hanno grandezza omogenea ed al loro fondo, si aprono minuscoli orifizi multipli. Per cui, i fori superiori sarebbero fossette contenenti orifizi secondari. La faccia anteriore della lamina cribrosa (faccia esocranica) dà impianto alle masse laterali, un ammasso di foglietti ossei arrotolati su se stessi dal lato mediale, mentre lateralmente sono avvolti da una lamina ossea comune (lamina papiracea) a cui si attaccano. Medialmente, la lamina papiracea raggiunge la perpendicolare a cui è ancorata. La lamina papiracea forma una specie di galleria, chiusa posteriormente dalla lamina cribrosa, aprendosi dalla parte opposta, nelle cavità nasali. Gli etmoturbinati sono lamine ossee, arrotolate su se stesse a cornetto. Con la base, sono inseriti sulla lamina cribrosa, lateralmente sulla superficie interna della lamina papiracea. Il loro margine mediale e l’estremità rostrale sono libere. Dalla lamina principale possono derivare lamelle secondarie ed anche terziarie, formanti volute più piccole. L’arrotolamento della lamina principale avviene verso il basso. A volte, c’è una robusta lamina secondaria attaccata alla convessità della lamina principale ed arrotolata in senso inverso. In questo caso, la voluta etmoidale si presenta sdoppiata dal lato mediale: una parte si arrotola ventralmente e l’altra, dorsalmente. Da qui, la denominazione di ecto ed endoturbinati. Gli stretti spazi tra le volute sono i meati etmoidali che nell’insieme formano una struttura labirintica: labirinto etmoidale o olfattivo, comunicante con lo stretto spazio tra massa laterale e lamina perpendicolare e che in effetti è il fondo del meato comune della fossa nasale. Le volute etmoidali hanno una specifica disposizione spaziale: si riconoscono delle volute endoturbinali, in genere più voluminose e delle volute ectoturbinali, più laterali e più piccole. Le formazioni più dorsali sono le più sviluppate. Le volute endo­turbinali sono quelle che si portano medialmente fino in vicinanza della lamina perpendicolare. La prima di queste, cioè la più dorsale, è sempre la più gran­de di tutte e prende perciò nome di grande voluta; penetra più o meno nella fossa nasale tra il cornetto dorsale e il cornetto ventrale ed è per questo denominata anche cornetto medio o Concha nasalis media. Il cornetto medio non è tutto arrotolato su se stesso come gli altri endoturbinati. E’ globoso e con una definita cavità che si apre nel naso (cornetto medio). Le volute ectoturbinal so­no più piccole e più numerose delle precedenti. Sono più laterali e nascoste da quest’ultime. Perciò, non sono visibili su sezioni sagittali della testa. Formano una fila più o meno serrata ed in certe specie (Cavallo) si sovrappongono in modo da formare due piani.

Vie olfattive. La figura sulle vie olfattive centrali è stata estrapolata dal lavoro di Buck L.B., (2000). Come si vede, la corteccia olfattiva è strettamente collegata con lo strato più arcaico del cervello, il sistema limbico. L’olfatto è il senso più diretto e potente in comparazione cogli altri sistemi sensoriali ed ha un privileggiato accesso al sistema limbico, la parte del cervello che con­trolla l’emozioni. Per questo, la percezione di un odore scatena reazioni emotive, ricordi sommersi e risposte immediate, piuttosto che tentativi di elaborarlo e di definirlo. A causa delle molteplici dirama­zioni e connessioni con altre strutture cerebrali, il percorso degli stimoli olfattivi è di difficile definizione. La corteccia olfattiva primaria comprende un gruppo eterogeneo di centri e vie nervose: il nucleo olfattivo anteriore, il tubercolo olfattivo, varie regioni della corteccia ed altre aree corticali del lobo infero-temporale come la corteccia piriforme, o paleocorteccia olfattiva (posta al limite tra i lobi frontale e temporale), la corteccia orbito­frontale e la entorinale. La corteccia olfattiva primaria è anche collegata col talamo e con ampi nodi del sistema limbico come l’amigdala, l’ippocampo e l’ipotala­mo. Per questo, la percezione di so­stanze odorose influenza comportamenti sia razionali, sia emotivi. L’olfatto è un senso viscerale, con strette connessioni con l’inconscio ed è anche stato definito il senso più antico. Di conseguenza, le aree del cervello ch’elaborano le sensazioni olfattive si sono evolute per prima. Può essere che altri sensi, specie la visione e l’udito, evolvendosi a loro volta più tardivamente abbiano determinato la progressiva riduzione dell’olfatto. Tuttavia, le connessioni tra i prolungamenti dei recettori olfattivi e le parti del sistema nervoso centrale che processano per l’emozioni e le motivazioni, dimostrano che il senso dell’olfatto conserva un ruolo primario nella specificazione dell’individuo e nel comportamento umano.


Recettori olfattivi. Le molecole odorifere arrivano alla mucosa olfattiva da due direzioni. Davanti c’è il naso e dietro alle coane (condotto retronasale), c’è una via che connette il centro olfattivo alla bocca. Per questo, è possibile percepire l’odore del cibo in bocca, mentre questa è aperta. Un singolo recettore odorifero può reagire con più di un odore e singoli odori possono attivare numerosi recettori. Ciò aiuta a distinguere un grande numero di odori, circa 10.000, mentre nel naso ci sono circa 350 differenti tipi di recettori odoriferi. Sono circa trenta i diversi tipi di odori, corrispondenti ad altrettante molecole odorifere, riconoscibili da ciascun recettore. Fa contrasto il gran numero di differenti recettori olfattivi coi quattro diversi tipi di recettori retinici tramite i è possibile distinguere milioni di colori. Il perché l’olfatto necessiti di così tanti recettori è un mistero. E’ anche strano che i nervi olfattivi a cui si connettono i recettori omologhi, debbano sottendere una specie di etichettatura degli odori fino a che il contributo di ciascun recettore olfattivo resta saldamente unito a questo od a quell’odore. C’è un’analogia con le fotografie. Singoli nervi olfattivi possono essere paragonati ai pixel di una fotografia digitale. Ogni nervo fornisce una piccola parte all’intera immagine. In questo caso, è una parte dell’odore annusato. Questi pixel devono in qualche modo essere assemblati in un insieme odorifero, attraverso un processo che sembra aver luogo nel bulbo olfattivo del cervello. Tuttavia, il mistero s’infittisce perché manca una convincente teoria sulla vera natura dello stimolo olfattivo. Infatti, non si può stabilire a priori quale sarà l’odore di una singola molecola, né si può preferire odorarne una al posto dell’altra. I recettori odoriferi si trovano nella mucosa olfattiva che sta al fondo delle cavità nasali e nell’Uomo, le molecole odorifere devono precorrere un tratto anfrattuoso di circa 7 cm prima di arrivarvi. I circa tre milioni di recettori olfattivi indovati nella mucosa omologa hanno il medesimo significato funzionale di quelli retinici per la visione e l’organo del Corti per l’udito. Un singolo recettore odorifero contiene un ciuffo di prolungamenti citoplasmatici detti ciglia ed emergenti dal polo libero della cellula, verso l’interno delle cavità nasali. Queste ciglia hanno delle analogie con i coni ed i bastoncelli retinici. Quando un singolo ciglio è stimolato da una molecola odorifera a cui è sensibile, inizia una cascata di reazioni chimiche il cui risultato finale è il cambiamento di voltaggio della membrana cellulare. Come per la retina nel processo visivo, questo cambiamento di voltaggio sta alla base della sensazione olfattiva. I tre tipi di coni retinici sono specializzati per le onde luminose corte, medie e lunghe, ma può esserci una sovrapposizione di onde luminose che tutti e tre i coni assorbono. Idem, per i recettori olfattivi. Un singolo recettore olfattivo riceve stimoli da un insieme confuso di odori. Differenti l’uno dall’altro sono i recettori stimolati dagli odori e possono esserci recettori che reagiscano a più odori. Una volta che un recettore olfattivo è attivato, il conseguente segnale elettrico dà l’avvio ad un complesso iter verso le regioni olfattive del cervello, dove l’odore è percepito.




  1. Sensazione - percezione - consapevolezza
    Energia meccanica (onde acustiche nell’aria) che genera onde di vibrazione sulla membrana timpanica
    I sensi meccanici
    Vie esterocettive della sensibilità termica e dolorifica
    Visione dei colori.
    Coscienza e consapevolezza
    La coscienza extra
    Concentrazione neuronale e coscienza umana.



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