Immagini mentali ed immagini reali


Energia meccanica (onde acustiche nell’aria) che genera onde di vibrazione sulla membrana timpanica



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Energia meccanica (onde acustiche nell’aria) che genera onde di vibrazione sulla membrana timpanica fenomeni di amplificazione di leva dei tre ossicini (martello, incudine e staffa) sulla finestra ovale generazione di onde pressorie sui liquidi cocleari fenomeni di amplificazione nei liquidi cocleari da parte della membrana flessibile e delle cellule capellute esterne trasduzione dell’energia meccanica in energia elettrica nelle cellule capellute interne dell’organo del Corti input ai centri del cervello.

Breve commento al precedente schema. E’ strano come tutto ciò assomigli alle operazioni di alcuni computer che riescono a fare solo una cosa: la matematica. Addirittura, si può tradurre in matematica una buona percen­tuale della vita di una persona. La musica è rappresentata dal valore della pressione dell’aria fratto il tempo, l’immagine video è rappresenta dall’inten­sità del rosso, del blu e del verde fratto il tempo e una scacchiera è solo un reticolato (in gergo informatico è una rete) di numeri che rappresentano quale pezzo (se presente) si trova su quel quadrato. Tutto ciò avverrebbe in termini di fattori ipotetici del tipo: se S allora T. Nei fenomeni acustici di trasformazione energetica e di trasduzione delle onde sonore, i vari passaggi avverrebbero secondo lo schema: se si verifica una determinata condizione, seguirà una determinata modificazione strutturale, accompagnata dall’emissione di una corrispondente forma energetica fino all’origine dell’input elettrico da inviare al cervello, per mezzo dei nervi acustici. Nel cervello, questi segnali sensoriali, non solo acustici subiscono una complessa elaborazione inconscia, definita come inferenza inconscia. Lin, Z. (2008) e da Lin, Z. ed He S., (2009) dimostrano che la sensazione (uditiva, visiva ecc.) e la conseguente percezione, sono fenomeni inconsci e deduttivi, spiegabili con algoritmi, in aggiunta alla quotidiana esperienza. In matematica, un algoritmo è un metodo per la soluzione di proble­mi con una precisa gradualità. I gradini devono essere in numero finito e se eseguiti con correttezza, garantisco­no la soluzione del problema. Per questo, gli algoritmi sono anche detti procedure effettive. Ne sono esempio i metodi utilizzati per risolvere problemi aritmetici come l’addizione e la sottrazione. Se i vari gradi (operazioni matematiche) sono stati eseguiti in modo corretto, si arriverà alla soluzione. Le funzioni computazionali del cervello umano rientrerebbero nell’ambito degli algoritmi e della macchina di Touring. Lin, Z., ed He S., concordano sul fatto che la la quotidiana esperienza sensoriale del mondo circostante è possibile solo dopo una molteplice e grande quantità di computazioni che avvengono nella sfera inconscia. Queste computazioni hanno come risultato finale la rappresentazione fenomenica del mondo che ci circonda e che arricchiscono una entità superiore indicata come Mente, o io-cosciente (o strutture cerebrali superiori). Perciò, sembrerebbe ch’esistano due tipi di stati cerebrali in due livelli: uno inferiore con proprietà fisiche, dove avvengono le inferenze inconsce e che si estende anche ai processi indicati coi termini di sensazione e di percezione. Ci potrebbe essere un livello superiore che comprende gli stati mentali, fatte solamente d’immagini mentali. I due livelli sarebbero dipendenti l’un l’altro,ma basilari per la piena consapevolezza. Infatti, i pazienti con gravi danni cerebrali, col cervello che non funziona bene, dimostrano che l’interazione col mondo è confusa. L’interazione col mondo sembra strana se il cervello sbaglia nella corretta interpretazione delle informazioni sensoriali ricevute, o se le operazioni computazionali d’inferenza inconscia sono compromesse ed erronee. Ciò non accade a chi ha il cervello sano, dove l’omeostasi cerebrale potrebbe riunire in un unico sistema i due livelli, il livello fisico cerebrale e quello mentale.

Le operazioni computazionali d’inferenza inconscia avvengono in tutti i mammiferi, in particolare nei primati e nell’Uomo. Si può scrivere la seguente equazione:


(I) • t : M = C : QE

Dove:


I = inferenze inconsce in un dato lasso di tempo t.

t = tempo.

M = mente umana (complessità della mente umana).

C = volume complessivo della neocortex.

Q.E. = quoziente di encefalizzazione. Il quoziente di encefalizzazione (EQ), è dato dalle relazioni allometriche tra cervello e massa corporea.
Sarebbe la complessità dell’inferenza inconscia a determinare parte della vastità ed acutezza mentale, fino ad un certo limite. Oltre questo limite individuale, la Mente si collegherebbe con una realtà multipla al di là dello spazio, del tempo e forse oltre la scala di Plank.



  1. IL TATTO.

La pressione di uno o più dita sulla superficie di un oggetto può rilevarne alcune proprietà fisiche. Per una superficie ruvida, basta premere la punta di un dito, senza muoverlo. Invece, occorre far scorrere le dita su una superficie per rilevarne la levigatezza. Col tatto, è possibile recepire altri aspetti fisici degli oggetti come la durezza, l’umidità, l’untuosità, la temperatura e la presenza di eventuali vibrazioni. Spesso, oltre ai recettori tattili sono attivati anche altre terminazioni nervose, come i termocettori, quelle per la determinazione della posizione corporea ed i nocicettori (dolore). I recettori del tatto, come i corpuscoli del Pacini e del Golgi, rilevano solo la deformazione locale tissutale che si verifica per esempio, strofinando o premendo la punta del dito su una superficie dura. Idem, quando i peli del dorso della mano sono piegati in seguito ad una carezza. Alla radice dei peli cutanei, c’è un avvolgimento di fibre mieliniche che trasmette al cervello le modificazioni di direzionalità del fusto pilifero. Gatti ed altri animali sono molti sensibili a questi tipi di sensazioni trasmesse dai peli, in particolare dalle vibrisse. Ritornando ai pressocettori, c’è da precisare che i corpuscoli del Golgi raccolgono le pressioni leggere, mentre i grossi corpuscoli del Pacini rilevano le pressioni forti. Le fibre afferenti di questi corpuscoli sensitivi raggiungono i gangli spinali da cui si dipartono fibre ch’entrano nel midollo spinale come fibre radicolari posteriori e confluiendo nel fascio spino talamico anteriore.

Tuttavia, la consapevolezza del grado di movimento (se di uno, due o cinque millimetri) di un dito, strofinato su una superficie, richiede l’apporto della sensazione propriocettiva, detta anche sensazione di posizione, mediata dai propriocettori come i corpuscoli muscolo-tendinei ed i fusi neuro-muscolari. Si può affermare che gli organi in diretto contatto cogli stimoli esterni come la pelle e la lingua, sono provvisti di recettori multipli. La pelle contiene una grande quantità di nocicettori, di pressocettori, di termocettori, di recettori per il freddo ed altri. La lingua ha diversi tipi di papille, oltre a nocicettori, termocettori ecc.

Solo la pelle ha numerosi tipi di recettori, associati a sensazioni specifiche per:




  • il tatto

  • la temperatura

  • il dolore

  • la consapevolezza corporea.


Il naso di una talpa che vive nel nord-est del Canada e della parte nord degli Stati Uniti, è uno degli organi sensoriali più strani, oltre al dente di Narvalo. Questa razza di talpe dal naso a stella, passa la gran parte del tempo scavando nei terreni fangosi alla ricerca d’insetti e vermi. Come altri tipi di talpe, questi animali hanno forti zampe anteriori, adatte a scavare e smuovere la terra. Hanno un naso a stella con tentacoli carnei che s’irradiano lungo i bordi esterni delle narici. Il naso a stella protrude tra gli occhi piccoli e dalla debole vista. Ogni narice è prolungata da una rosa di undici tentacoli, simili ad escrescenze carnose. Ogni tentacolo ha una lunghezza di circa mezzo centimetro, ma nei soggetti adulti alcuni di essi possono arrivare fino a due centimetri. Per un animale di piccola taglia, quel tipo di naso è davvero prominente e può essere coinvolto in funzioni gustative ed odorifere. Tuttavia, la vera funzione di quei tentacoli nasali è di fornire una spiccata sensibilità tattile, più di un dito umano. Sembrano fatti per sentire la fisicità del terreno che la talpa scava, ma non per gustarla, o per odorarla. I tentacoli non afferrano oggetti, o eseguono funzioni simili alle dita. Sono solo organi tattili altamente specializzati che vibrano sul terreno con una frequenza di circa 10 Hz mentre la talpa è in cerca di vermi. Gli undici tentacoli contengono circa 50.000 terminazioni nervose, specializzate per la sensazione tattile. In comparazione, la mano di un uomo che è molto più grossa, contiene solo circa 17.000 corpuscoli sensitivi per il tatto. Coi loro cento milioni di recettori olfattivi, i cani hanno capacità odorifere di gran lunga superiori all’Uomo. In base alla quantità di terminazioni nervose contenute nel naso a stella della talpa del nord America, si può concludere che questa struttura è tra i migliori organi sensoriali tattili nei mammiferi. In modo indiretto, esperimenti sulla mano umana sembrano confermare questa ipotesi. La sensibilità tattile può essere quantificata in base alla distanza tra due punti di stimolazione, appena siano riconosciuti come punti separati. A tal proposito, le ricerche scientifiche hanno trovato che la distanza minima di separazione nelle palme delle mani è non meno di otto millimetri. Questa distanza permette di percepire come distinti due punti di stimolazione. Al di sotto di questa distanza si sente un’unica stimolazione e non due. Le punta delle dita sono molto più sensibili, essendo la distanza di separazione meno di due millimetri. I risultati degli esperimenti sul tatto si raccordano molto bene con la distribuzione degli esterocettori nella pelle. Sulla punta di un dito, ci sono più di duecento recettori sensoriali per cm², due volte di più che nelle parti centrali della mano. Duecento recettori per cm² vuol dire che sulla superficie di un dito, in un’area come la testa di uno spillo, ci sono quasi sei recettori tattili.la foto indicata con la lettera R ritrae una talpa dal naso a stella. Al centro di una delle due formazioni si vede l’apertura della narice destra. In primo piano sono anche evidenti le forti zampe anteriori, usate per scavare nel terreno. La foto è tratta dal libro di Henshaw J.M., A tour of the senses (2012).

Nella pelle, sembrerebbe esserci un continuum di tanti altri tipi di recettori oltre al tatto, come quelli termici e quelli per il dolore. E’ ipotizzabile che tutti questi corpuscoli nervosi sensoriali abbiano distribuzione uniforme. Gli esperimenti sulla sensibilità tattile dimostrano che ciò non è vero. Piuttosto che un avvolgimento uniforme nella pelle, i recettori o esterocettori, pur mischiati tra loro, sono addensati in alcune zone. Le parti di tessuto cutaneo meno sensibili (al tatto, al dolore, al calore ecc.) sono le più distanti dagli addensamenti sensoriali puntiniformi.

Questi aspetti evidenziano l’esistenza di una sensibilità cutanea, tattile in particolare, che è differente da individuo ad individuo.

La via tattile protopatica, o fascio spinotalamico anteriore, si origina dalla testa del corno posteriore, attraversa la commessura grigia anteriore e situandosi davanti al fascio spino talamico laterale, raggiunge il talamo. Al di sopra del bulbo, le sue fibre si affiancano a quelle della sensibilità epicritica e cranialmente al bulbo, le due vie tattili: nocicettiva ed epicritica si fondono.

I due fasci: spinotalamico laterale (sensibilità termica e dolorifica) e spinotalamico anteriore (sensibilità tattile protopatica) sono nel cor­done laterale, con quest’ordine: anteriormente il fascio della sensibilità tattile e dietro quello della sensibilità dolorifica. Ancora poste­riormente, c’è il fascio della sensibilità termica. Nell’insieme, formano il fascio « en croissant » di Déjerine.




Dunque, il fascio spinotalamico anteriore termina nel nucleo ventrale posteriore del talamo. Da qui, partono le fibre talamo corticali, formanti la radiazione sensitiva che percorre la metà posteriore del braccio posteriore della capsula interna. La radiazione sensitiva termina nella corteccia cerebrale della circonvoluzione post-centrale del lobo parietale dell’emisfero cerebrale, sede dell’area sensitiva primaria (area 3,1,2).

La foto indicata dalla lettera H indica una triplice terminazione nervosa tattile. Si vedono tre espansioni di tipo Pacini, sostenute da un’unica fibra nervosa afferente. Il tratto pre ternimale della fibra, diventa amielinica prima d’immettersi nella spessa capsula del corpuscolo. A livello dello strozzamento pre-terminale, avviene l’attivazione elettrica con l’apertura dei canali sodio. Ingr. 120 x – Impregnazione aurica del Ruffini.


  1. IL GUSTO.

Le molecole dell’olfatto sono disperse nell’aria e quelle del gusto sono sciolte in acqua. L’insieme delle labbra, arcate dentali, ghiandole salivari e lingua forma tra l’altro, una recipiente acquoso in cui sono immerse le papille gustative. Mentre il fenomeno dell’olfatto è legato ai gas (aria), il gusto è correlato alla fase acquosa. Al di là dei risultati, le cose da gustare sono limitate in comparazione alle centinaia di differenti odori percettibili. Nel gusto, è possibile fare distinzioni di tipo: dolce il contrario di salato. Non è possibile la discriminazione gustativa in base al grado: molto, o poco dolce. Si conoscono bene le papille gustative per il dolce, il salato, l’acido e l’amaro.


Nel Gatto e nei carnivori in genere, le papille filiformi sono molto diffuse sulla superficie dorsale della lingua e rassomigliano a piccoli peli, infissi perpendicolarmente nella mucosa. La base di queste papille è circondata da terminazioni nervose che rilevano la ruvidezza di un alimento o di un oggetto, per esempio un osso. I gatti hanno l’abitudine di leccarsi il pelo e questi tipi di papille potrebbero collegarsi alla sensibilità propriocettiva invece che a quella del gusto in senso stretto. C’è da aggiungere che le papille gustative per il dolce recepiscono questo sapore, non distinguendolo se di derivazione naturale, o artificiale.

Il gusto è il senso che si origina dalle papille gustative linguali. Come per l’olfatto, i vari tipi di recettori per il gusto, sulla lingua e parti propinque, sono ottimizzati per le ricezione di specifici stimoli chimici. Recettori per il sale, rispondono al cloruro di sodio, ma anche ad altri sali come il cloruro di potassio. I recettori per il dolce sono stimolati dagli zuccheri naturali ed artificiali. C’è una grande varietà d’individui che sono sensibili a molteplici gusti diversi. Ciò dipende dal fatto che alcuni hanno un numero più elevato di papille gustative sulla lingua. Esistono quattro tipi di papille linguali specializzate per il senso del dolce, l’amaro, l’aspro ed il salato. Secondo alcuni, esisterebbe una quarta categoria sensibile per un particolare gusto: il saporito. I recettori gustativi umani rispondono bene alle sostanze chimiche, definite glutammati. In natura, i glutammati si trovano in cibi come i pomodori, le carni ed i formaggi. Il più comune additivo per esaltare il sapore dei cibi è il glutammato monossido. Alcuni studi rilevano che i recettori gustativi sono selettivi per certi sapori, mentre ce ne sono altri selettivi solo per il sapore del grasso. Ci sarebbe una logica in questa specificità. Per esempio, molti cibi amarognoli sono anche nocivi per la salute. Tuttavia, una sostanza nervina ed amarognola come il caffè, non è di per sé dannoso.

E’errato come si credeva, che la lingua sia divisa in regioni a seconda della sensibilità gustativa come afferma Henshaw J.M. (2012). Invece, è vero che alcune aree sono più sensibili al sapore dolce rispetto ad altre, ma è anche vero che tutta la superficie dorsale della lingua ha la sensibilità per i vari tipi di gusto (Henshaw J.M. (2012). La lingua umana è piena di rilievi, di solchi e di fossette. Alcuni di questi solchi delimitati da rilievi possono contenere fino a 250 recettori gustativi. Ogni papilla gustativa contiene circa 100 cellule recettortiali gustative. Essendoci circa 5000 papille gustative sulla lingua umana, le cellule recettoriali per il gusto indovate nei vari tipi di papille (cellule gustative) sono intorno al mezzo milione. In comparazione coi circa tre milioni di cellule recettoriali olfattive nel naso e cogli oltre 100 milioni di coni e di bastoncelli retinici, queste cellule gustative sono relativamente poche, ma riccamente innervate come la microfoto da me medesimo eseguita mostra (fig. 1). Le cellule gustative delle papille linguali sono sensibili alle molecole che conferiscono il sapore del dolce, del salato, dell’asprigno, dell’amaro e di quel particolare gusto, indicato come saporito. Le cellule recettoriali del gusto rassomigliano ai coni ed ai bastoncelli retinici. Queste cellule trasformano lo stimolo che intercettano in un segnale elettrico da inviare al cervello, ma la natura di questo input che arriva al cervello dipende dal tipo di recettore gustativo attivato. Consideriamo una molecola salata, come il cloruro di sodio. La saliva buccale scioglie il sale, formando una soluzione con ioni Na+ e Cl¯ .

Gli ioni sodio attraversano la membrana cellulare dei recettori, ne cambiano il voltaggio e danno inizio ad una serie di reazioni chimiche che stanno alla base dell’input sensoriale elettrico, inviato a specifici centri del sistema nervoso centrale. C’è un’analogia di base con altri sensi, come nella visione e nell’olfatto. Lo stimolo sensoriale per altri tipi di molecole gustative è spesso più complicato di quello che si origina col sale (cloruro di sodio). L’aspro sapore di una sostanza acida comporta un’alterazione di pH, recepita dalle cellule gustative specializzate per queste sensazioni. Importante è anche il grado di pH acido nel processo di eccitamento delle cellule gustative. Un’acre soluzione di acido acetico dà una sensazione di maggiore asprezza rispetto ad una di HCl (acido cloridrico). Alla base di queste differenti percezioni gustative, ci sono particolari meccanismi di trasduzione, relazionati ai vari acidi da parte delle cellule recettoriali, sensibili al pH acido.


Vie gustative. Gli stimoli gustativi raccolti dalla superficie dorsale della lingua nella sua parte posteriore, oltre che dai recessi sottolinguali, viaggiano lungo le fibre linguali del glossofaringeo. Queste fibre raggiungono il midollo spinale per mezzo del IX piaio e terminano in sinapsi coi neuroni della parte mediana del nucleo del tratto solitario, o nucleo gustativo. Da qui, nascono fibre che seguono il lemnisco mediale e raggiungono il talamo ottico. Dopo un ultimo relè nel nucleo semilunare, dal talamo gl’impulsi si proiettano nell’area gustativa della neocortex. Provenienti dalla regione della punta e dai margini della lingua, altre fibre gustative seguono il nervo linguale, la corda del timpano ed il nervo intermediario di Wrisberg, portandosi anch’esse nel nucleo del tratto solitario. Seguendo il tracciato del nervo linguale, altre fibre vanno verso l’alto insieme col nervo mandibolare e terminano sulla lunga colonna della radice discendente del V nervo cranico. Dopo sinapsi, la via raggiunge con il nastro di Reil, il nucleo arcuato del talamo, da cui partono fibre che terminano nella corteccia neopalliale della via parietale ascendente. Esisterebbe quindi un’area linguale-gustativa, posta al di sopra della scissura laterale di Silvio. L’area linguale-gustativa sarebbe una zona sensitiva che unisce alla sensibilità generale della lingua, trasportata dal V paio. Invece, quella gustativa propriamente detta è trasportata dalle fibre del X e del XI nervo cranico e dall’intermediario.

Fig. 1

La microfoto qui di lato (fig. 1), è stata effettuata da me medesimo. E’ una sezione di 4 μ di spessore in paraplast. Ingrandimento di 250X. La microfoto evidenzia la ricca innervazione di una papilla vallata della lingua di bufalo (Buffalus bubalus). Il vasto contingente nervoso afferente, fatto di filuzzi di fibre sensitive mielinizzate, è colorato in nero col metodo citochimico di Linder – modificato.



  1. LA SENSIBILITA PROPRIOCETTIVA, O DI POSIZIONE CORPOREA.

Il corpo umano può percepire la disposizione spaziale di ogni sua parte e come queste parti si muovono. La sensibilità propriocettiva è molto precisa, in particolare nel determinare il movimento della testa. La tecnologia ha progettato alcuni titpi di sensori il cui funzionamento somiglia ai propriocettori del corpo umano: i sismografi che rilevano le intensità dei terremoti, i rilevatori della direzionalità e dell’accelerazione negli aerei e missili. Sacks Oliver (2004) dice che la sensibilità propriocettiva è correlata all’accortezza ed alla percezione della propria massa corporea. Gli stimoli propriocettivi sono diversi da tutti gli altri: non sono onde fisiche, né derivanti dalla posizione, conformazione, o vibrazione molecolare. La sensibilità propriocettiva dipende dalla posizione, velocità ed accelerazione del corpo intero, o delle sue parti. Velocità ed accelerazione sono nozioni di fisica pura. L’accelerazione di un corpo è sempre lineare, sia che proceda in avanti, di lato o in alto. Il corpo umano su un’auto in movimento ne sente l’accelerazione che cambia velocità, procedendo in direzione rettilinea. Il corpo umano può anche percepire l’accelerazione angolare, per esempio, il cambio di velocità di un’auto in curva. Nello scendere la scalinata di casa, si avverte la propria massa corporea, gradino per gradino. La scalinata funziona come uno strumento generatore di stimoli propriocettivi. Alcuni di questi stimoli sono recepiti dai fusi neuro-muscolari e dai corpuscoli muscolo tendinei del Golgi. Sensori di accelerazione corporea si trovano nell’orecchio interno, vicino alla coclea. Non c’è consapevolezza della loro esistenza, ma ce se n’accorge subito se non funzionano più.

Alcuni esempi dell’importanza di questo senso.


  • Chiudere gli occhi, alzare una mano e mettere in estensione due dita: la consapevolezza che sono in estensione due e non uno o tre, o quattro dita è una capacità propriocettiva.

  • Si stia al centro di una stanza di casa, senza finestre ed al buio. Si cerchi l’interruttore della luce. Di solito, è un’operazione che avviene con relativa facilità grazie ai sensi propriocettivi.


Alcuni definiscono la sensibilità propiocettiva come la normale consapevolezza della postura corporea, dei propri movimenti, dall’equilibrio e disposizione spaziale, determinati dalle sensazioni specifiche dei propriocettori. Forse per questo, sia nell’Uomo che negli animali domestici e forse in tante altre specie, i muscoli lunghi del collo contengono una grande quantità di fusi neuro muscolari multipli e di corpuscoli muscoli tendinei, provvisti di una estesa inflorescenza mielinica.la microfoto indicata con la lettera Z illustra una terminazione muscolo-tendinea del Golgi nel capo di origine del muscolo sternocleido – mastoideo di Pecora. Il corpuscolo sensitivo colorato di nero, è ricco d’inflorescenze ed è avvolto da una spessa capsula connettivale. Ingrandimento 120 x – Impregnazione aurica del Ruffini.


Gli stimoli che attivano i propriocettori sono del tutto diversi dagli altri. Non somigliano alle vibrazioni come le onde luminose della visione, o alle onde acustiche, o a molecole odorifere. Molti degli stimoli propriocettivi sono collegati alle leggi fisiche della gravità e dell’accelerazione. In numerosi animali domestici, come nel Cavallo e nei ruminanti, a livello delle ossa carpiche le pressioni dall’alto in basso, dirette al suolo e dovute al peso corporeo sono frazionate in pressioni laterali. I legamenti carpali comuni o lunghi avvolgono a manicotto tutte le ossa carpiche e sono ricchi di terminazioni propriocettive, del tipo corpuscoli del Pacini. C’è da precisare che i corpuscoli del Pacini a livello cutaneo fanno parte della sensibilità tattile, mentre nelle parti profonde come nell’intestino o nei legamenti del carpo, partecipano alla sensibilità propriocettiva ed i loro prolungamenti afferenti fanno parte di questa via nervosa.

Camminare, correre, fare sport, digitare su una tastiera, scrivere, mangiare, nuotare, allacciarsi le scarpe, tutto ciò che la quotidianità umana compie è collegata alla propriocezione, un tipo di sensibilità molto più importante di quanto sembri. Senza la sensibilità propriocettiva, l’atto di afferrare un bicchiere con la mano e di berne il contenuto è molto difficile ed è carico di tensione. Ci si può fidare solo della visione. Attivare i muscoli per una simile prestazione significa seguire il movimento di distensione delle falangi della mano, la giusta flessione del gomito e di altre articolazioni brachiali. Una volta raggiunta la superficie del bicchiere, occorre afferrarlo con forza altrimenti può scivolare di mano. Anche questo movimento è difficile da controllare perché una presa troppo forte rischia di frantumare il vetro, o rompere la carta se il bicchiere è di carta.



La propriocezione è conosciuta come conoscenza corporea. Anestesia significa assenza di sensazione ed è un’appropriata descrizione di ciò che avviene se si anestetizza un arto, per esempio un intero arto superiore. In questo caso, va persa non solo la propriocezione o conoscenza di una parte del corpo, ma anche la capacità del controllo muscolare ed il conseguente movimento dell’arto. La perdita di conoscenza parziale corporea proviene dalla mancanza di sensibilità propriocettiva nella parte anestetizzata. Per cui, senza propriocezione, un essere umano diviene gravemente e profondamente disabilitato. La propriocezione misura la posizione spaziale, il giusto movimento muscolare ed articolare, durante una specifica funzione. Come per la pelle, il tessuto muscolare striato è pieno di terminazioni nervose libere il cui ruolo non è del tutto chiaro. Ci sono recettori per il dolore ed altri che rilevano le variazioni chimiche dei liquidi all’interno delle cellule muscolari. Nei muscoli e nei tendini, la sensibilità propriocettiva è effettuata da recettori come i fusi neuro-muscolari, le fibre anulo spirali ed i corpuscoli muscolo-tendinei del Golgi. I fusi neuro-muscolari si attivano con la distensione delle fibrocellule muscolari striate. Un muscolo in contrazione ed in tensione corruga questi recettori che fanno aprire meccanicamente canali, modificando il potenziale di membrana. I fusi neuro-muscolari hanno una morfologia con numerose sfumature. Alcuni misurano il grado di contrazione muscolare e possono rilevarne la lunghezza in ogni istante. Altri sono sensibili alle variazioni di contrazione e di rilasciamento di un muscolo scheletrico lungo, agendo meglio di un normale accelerometro. I fusi neuro muscolari compiono un continuo lavoro di monitoraggio sulla distensione e flessione, in particolare dei muscoli lunghi. Invece, gli organi muscolo tendinei avvertono il grado di tensione muscolare quando si sollevano dei pesi. Le fibre anulo spirali sono formazioni connettivali che meccanicamente aiutano a mantenere il giusto tono muscolare, evitando un eccessivo rilasciamento di fibrocellule striate. Le fibre anulo spirali trasmettono sensibilità in modo indiretto, essendo collegate agli organi muscolo-tendinei, ma in modo lasso. Gli organi muscolo tendinei del Golgi si trovano nei tendini, in prossimità delle giunzioni tendine-muscolo. Si tratta di corpuscoli molto sensibili alle tensioni muscolari, come per esempio quando si maneggia un oggetto molto delicato, evitando di frantumarlo, o nel sollevamento di oggetti pesanti. Nelle giunture, cioè nelle diartrosi, esiste una varietà di strutture recettoriali che effettuano monitoraggi di posizione e di movimento. Si tratta di recettori importanti della sensibilità propriocettiva, ma non così come si credeva. Per esempio, una persona con la sostituzione chirurgica di un’articolazione può ancora sentire la posizione di questa giuntura, anche se i relativi recettori non ci sono più. Nell’insieme, i recettori nei muscoli, quelli nelle giunture e nei tendini formano la cosiddetta sensibilità propriocettiva che aiuta a farci capire le azioni che il corpo compie in un dato momento.

La microfoto indicata con la lettera R, è una sezione istologica (4 μ di spessore) di un tratto di muscolo sternonocleido mastoideo di Capra. L’ingrandimento è di 120 x. La colorazione è la metodica di Linder modificata. L’immagine mostra una tipica terminazione muscolo tendinea con una spessa capsula connettivale. E’ evidente lo sfioccamento sinuoso dei filuzzi nervosi sensitivi, colorati di nero.


Sensazione - percezione - consapevolezza
I sensi meccanici
Vie esterocettive della sensibilità termica e dolorifica
Visione dei colori.
Coscienza e consapevolezza
La coscienza extra
Concentrazione neuronale e coscienza umana.



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