Immagini mentali ed immagini reali


COSCIENZA E CONSAPEVOLEZZA



Scaricare 417.58 Kb.
Pagina8/10
14.11.2018
Dimensione del file417.58 Kb.
1   2   3   4   5   6   7   8   9   10

COSCIENZA E CONSAPEVOLEZZA.

DA WIKIPEDIA. La psicologia tradizionale indica col termine di coscienza una funzione generale propria della capacità umana di assimilare la conoscenza. All’inizio del processo c’è consapevolezza, cioè constatazione attiva della nuova conoscenza; quando a questa segue la permeazione definitiva del nuovo come parte integrante del vecchio, si può parlare di coscienza. Questa funzione, applicata al susseguirsi di fenomeni di conoscenza (non solo sensoriali) genera il fenomeno della coscienza. Come fenomeno dinamico che si protrae nel tempo può essere identificata come un vero e proprio processo.


All’interno dei progressi delle neuroscienze, numerosi aspetti anatomici del corpo umano e degli animali possono essere osservati in una nuova prospettiva che apre scenari inesplorati. Non è vero che l’anatomia umana ed animale non ha più nulla da rivelare. I sifonofori sono organismi ( tipi di meduse tropicali) e sono formati da insiemi (colonie) di varie strutture depu­tate:


  1. al nuoto,

  2. al galleggiamento,

  3. alla protezione,

  4. all’alimentazione,

  5. alla cattura delle prede come individui, veri e propri.


Ogni struttura di un sifonoforo si comporta come un singolo organo poli­poide o medusoide. In realtà, i sifonofori sono colonie, essendosi evoluti da ag­gregazioni più semplici di organismi ben distinti, ciascuno completo ed in grado di eseguire una serie autonoma di funzioni (come nelle moderne colonie di coralli). Ma la colonia costituente un sifonoforo si è integrata molto bene, per cui i differenti individui si sono specializzati nella for­ma e subordinati al tutto. Per questo, l’intero aggregato funziona co­me singolo individuo, o superorganismo. I componenti che strutturano un sifonoforo non conservano più individualità funzionale. Infatti, si specializzano nell’espletare un unico compito, comportandosi come se fossero organi di una entità superiore. Non sembrano più organismi singoli e non potrebbero sopravvivere come animali separati. L’intera colonia opera come se fosse una singola entità e le sue parti (individui) hanno movimenti coordinati col tutto. Ogni nectoforo (o ombrello natante) conserva il proprio sistema nervoso, ma oltre a questo, c’è un sistema nervoso cordonale che è comune all’intera estruttura e connette l’insieme.

La figura a lato mostra un sifonoforo completo e complesso. La colonia an­novera i seguenti individui modificati, dall’alto in basso: il singolo galleggian­te, o pneumatoforo (p); file di organi natanti, o nectofori (n); i lungamenti sensoriali digitiformi, o palpi (q); ammassi di parti riproduttive (g); sifoni ali­mentari con bocche a forma d’ibuto (s); infine, lunghi cordoni intrecciati di filamenti che servono per catturare il cibo (t). Le altre figure sono parti della complessa colonia, o stadi precoci di sviluppo. (Dalla monografia Challenger, 1888, di E. Haeckel. Riprodotto da “Natura History Magazine”). Per Fredkin E. (2003) e Zuse K. (1990), il calcolo computazionale può descrivere qualsiasi fenomeno: eventi fisici e biologici, ma anche ogni teoria, ogni opera letteraria, ogni forma di pensiero ed ogni evento umano. Tutto sarebbe soggetto a calcoli computazionali: qualsiasi componente fisica e psichica potrebbe fungere da sostrato a processi di calcolo. Omologhi operazioni computazionali avvengono tra elementi nervosi al di fuori del cervello, come nei gangli lungo il percorso di fibre nervose del sistema nervoso vegetativo. Idem, per l’asse nervoso cordonale di un sifonoforo. Si tratta di calcoli computazionali che hanno un modello algoritmico similare, sia nel sistema nervoso centrale dell’Uomo, sia nell’asse nervoso di un sifonoforo.

La principale funzione del sistema nervoso centrale sarebbe l’elaborazione degl’input ottici, acustici, olfattivi, gustativi ecc. provenienti per lo più dagli organi sensoriali, in particolare gl’impulsi interocettivi e propriocettivi derivanti dai muscoli scheletrici e dal tubo digerente.
Nel sifonoforo completo ci può essere sé corporeo, non un io-cosciente come lo intendiamo. Per esempio, un ragno che tesse la tela non può conoscere la legge di Hooke, relativa alle forze di tensione su una molla. Il ragno in qualche modo non deve ignorare questa importante legge, fondamentale per la tessitura della sua ragnatela. In caso contrario, la ragnatela si spezzerebbe. È forse più esatto dire che il cervello del ragno ha una conoscenza implicita, anziché espli­cita, della legge di Hooke? Benché il ragno si comporti come se la conoscesse e l’esistenza stessa della ragnatela lo dimostra, il suo cervello (il Ragno ha un vero cervello) non ne ha alcuna rappresentazione esplici­ta. Può usare la legge per nessun altro scopo che tessere ragnatele e di fatto, può solo tesserle secondo una sequenza motoria fissa. Questo non vale per un ingegnere che usa consciamente la legge di Hooke, appresa sui libri di fisica. L’utilizzo umano della legge di Hooke è flessibile ed aperto, disponibile per un infinito numero di applicazioni. Al contrario del ragno, l’ingegnere ha in Mente una rappresentazione esplicita della legge: quella che chiamiamo conoscenza. Gran parte della nostra conoscenza del mondo sta a metà tra questi due estremi: la conoscenza istintiva del ragno e quella astratta del fisico.

Che cosa intendiamo con conoscenza e comprensione? In che modo miliardi di neuroni le conseguono? È un mistero asso­luto. Bisogna dare atto che le neuroscienze cognitive sono ancora molto vaghe nello spiegare con esattezza termini come compren­sione, pensiero e significato. E’ della scienza tro­vare risposte passo dopo passo, attraverso la speculazione e gli esperimenti. La questione è risolvibile a livello sperimentale?


Per una sommaria spiegazione delle differenze Uomo – Ragno in relazione alla Legge di Hooke, si può avanzare la seguente equazione:
U : R = SC : S’C’
U = Uomo (cervello umano)

R = Ragno (cervello di Ragno)

SC = sé corporeo umano

S’C’ = sé corporeo di Ragno.
Si può affermare che il risultato è lo stesso, perché il Ragno tesse la ragnatela come se conoscesse bene la legge do Hooke e la sua applicazione pratica. Ci potrebbe essere una biunivoca relazione tra cervello e sé corporeo in relazione alla specie, alla razza ed all’individuo.
Questa relazione biunivoca sarebbe possibile se e solo se il sé corporeo di un individuo e di qualsiasi altro essere vivente (a cui si può attribuire un vero sé corporeo, compreso un sifonoforo) è rapportabile ad una specifica immagine bidimensionale, simbolica come una figura geometrica che preveda solo due dimensioni. Si può scrivere la doppia implicazione materiale:
SC ↔ FGB

SC = Sé corporeo

FGB = Figura Geometrica Bidimensionale.
L’equazione viene a corrispondere ad una similitudine geometrica, obbedendo alla relativa legge che si può così enunciare: due sistemi (o due figure geometriche) sono simili dal punto di vista geometrico se c’è corrispondenza biunivoca tra gli elementi dei due sistemi. Di conseguenza, il rapporto di segmenti omologhi ha un valore costante L che è il rapporto di similitudine geometrica, o scala di riduzione delle lunghezze. Se questa ipotesi è vera, ci sarà uguaglianza di segmenti omologhi, di angoli omologhi, un rapporto tra aree omologhe e ad un rapporto tra volumi omologhi. Ciò premesso, il sé corporeo di un qualunque organismo vivente, Uomo compreso, potrebbe corrispondere alle caratteristiche della propria figura bidimensionale. Nel caso della specie umana, questa figura bidimensionale sarebbe oggetto di valutazioni più o meno accurate, o di valutazioni abnormi da parte della coscienza propria o dell’altrui.

Nell’Uomo, la nozione d’identità personale (compresa la coscienza del sé corporeo) comporta almeno cinque condizioni.




  • Continuità spazio-temporale dell’organismo vivente. Il corpo di un individuo adulto ha continuità nello spazio e nel tempo con quello di un bambino nato molti anni addietro, a condizione che siano la stessa persona. Più di ogni altra cosa, è su questa continuità spazio-temporale che si basa l’opinione generale per cui l’individuo A ed il bambino B siamo la stessa persona.




  • Le microparti non sono sempre correlate con l’identità. La continuità spazio-temporale non im­plica quella delle microparti di cui il corpo di un uomo è composto. A li­vello molecolare, le parti del corpo sono sostituite di continuo. Nessuna delle molecole che adesso compongo­no un organismo umano vivente c’era quando è iniziata la sua vi­ta, ma è la stessa individualità perché c’è un continuum spazio – temporale tra l’attuale esistenza e quella di un remoto passato.




  • Relativa continuità temporale della struttura. Un essere umano cresce fisicamente e poi invecchia, ma continua ad esistere come un essere umano, con una figura bidimensionale specifica.




  • L’esistenza di una continua sequenza tra gli stati coscienti attuali e le coscienti esperienze, accadute in un passato più o meno remoto. Questa continuità proviene alla Mente da un insieme di precisi ricordi.




  • La continuità della personalità che dà la certezza di vivere una esistenza propria. Nella vita di una persona, c’è continuità realtiva tra personalità e le sostanziali disposizioni. Può accadere che alcuni abbiano l’impressione di avere una duplice personalità. Questa impressione non è assillante, ma resta appunto, una semplice impressione che alle volte si manifesta, in particolare durante la pubertà. A volte, quest’individui avvertono la presenza di un sé, mentre altre volte questo sé ha una diversa identità, come si fosse sostituito al precedente. Il fatto interessante è che non c’è sovrapposizione di due personalità contemporaneamente in un unico corpo, ma a volte appare l’una ed a volte l’altra. il fenomeno potrebbe correlarsi all’offuscamento del nesso tra figura bidimensionale individuale e sé corporeo.


Stabilizzazione del sé corporeo. Nella vita di ognuno, numerosi fattori con una definita geometria contribuiscono alla stabilizzazione dell’omeostasi interna, rinforzando il sé corporeo. Altri tipi di strutture corporali avrebbero funzioni omologhe anche in un un organismo privo di un vero sistema nervoso centrale, come il sifonoforo. Questi fattori rientrano nei principi generali della funzionalità organica. Ho elencato alcuni di essi, dividendoli in due gruppi. L’elenco potrebbe essere molto più lungo, coinvolgendo tutti gli organi ed apparati:


  1. Cono venoso con apice nell’atrio di destra. Là dove il flusso sanguigno venoso deve vincere la forza di gravità il cono venoso è provvisto di sistemi antigravitazione come le valvole semilunari venose.

  2. Cono arterioso → principio di base → distribuzione dell’energia sistolica cardiaca (forza centrifuga) → arterie di tipo elastico (grosse arterie) ed arterie di tipo muscolare (piccole e medie) → lo stesso concetto di base vale sia per le arterie intestinali che per le bronchiali.

  3. Rapporti costanti tra il volume della cavità cranica, il CFS (fluido cerebro-spinale) ed il volume del flusso sanguigno intracranici totale.

  4. Autoregolazione cerebrale. L’effettiva pressione di perfusione cerebrale è data dalla differenza tra pressione arteriosa media (MAP) e ICP (pressione intracranica). Il termine usato è pressione di perfusione cerebrale (CPP): CPP = MAP – ICP



Esempi di principi di funzionalità.

    • Principio generale di funzionalità: omeostasi cerebrale ↔ rafforzamento del sé corporeo.

    • Principio generale di funzionalità circolatoria sanguigna:

omeostasi vascolare ↔ geometria autosimilare dei coni arteriosi e venosi ↔ rafforzamento del sé corporeo.
Esempi di principi generali di funzionalità articolare, correlati con la sensibilità propriocettiva che rafforzano il sé corporeo (od io-corporeo):


  1. Artrodie: spazio piano euclideo superfici articolari piatte e poco estese brevi movimenti di scivolamento di un osso sull’altro ammortizzamento delle pressioni corporee.

  2. Enartrosi: spazio sferico superfici articolari a forma di una semisfera. Nella semisfera, i meridiani che escono dal polo si allontanano e raggiungono la massima separazione all’equatore movimenti di rotazione, circonduzione, lateralità, adduzione ed abduzione.

  3. Condilartrosi: spazio sferico superfici ellissoidali movimenti intorno agli assi maggiori e minori dell’ellissi. Nella doppia condilartrosi, si hanno solo i movimenti intorno agli assi minori dell’ellissi.

  4. Ginglimi: spazio sferico movimenti di rotazione parziale intorno all’asse maggiore del cilindro.

  5. Articolazione a sella (simile al ginglimo) spazio iperbolico movimenti di flessione ed estensione, mai movimenti di lateralità molto limitati. Spesso esistono delle ossa sesamoidi di ampliamento di superficie iperbolica. Quanto più la parte centrale articolare è rilevata tanto più sono limitati i movimenti di lateralità, avendosi solo movimenti di flesso-estensione. In questo caso, dal punto di vista funzionale, l’articolazione a sella è simile ad un ginglimo angolare.




  • A. Spazio euclideo ↔ artrodie ↔ principio generale di funzionalità ↔ brevi movimenti di scivolamento tra superfici articolari piane ↔ ammortamento delle pressioni causate dal peso corporeo.

  • B. Spazio iperbolico ↔ articolazione a sella ↔ movimenti di estensione e flessione con limitati movimenti di lateralità. Articolazioni localizzate in prevalenza nelle estremità degli arti: tra la seconda e la terza falange negli equini, il rilievo intermedio è molto accentuato, ma tutti i movimenti sono limitati perché l’articolazione tra la seconda e la terza falange è compresa nella scatola cornea dello zoccolo.




  • C. Spazio sferico:

  1. Enartrosi ↔ principio generale di funzionalità ↔ movimenti ampi di circonduzione, abduzione, adduzione e di lateralità dell’arto. Principio generale di funzionalità ↔ quanto più la superficie semisferica è ampia tanto maggiori sono i movimenti articolari conseguenti.




  1. Ginglimi angolari ↔ principio generale di funzionalità ↔ movimenti di flessione ed estensione intorno all’asse maggiore del cilindro pieno. Principio generale di funzionalità: quanto più la superficie articolare è globosa, tanto più i movimenti di estensione e di flessione sono ampi.




  1. Condilartrosi doppia ↔ principio generale di funzionalità ↔ movimenti di estensione e di flessione di un segmento di arto. I movimenti avvengono intorno agli assi minori delle ellissi. Principio generale di funzionalità: quanto più la superficie ellissoidale è globosa tanto maggiori sono i movimenti di estensione e di flessione.

In base alla configurazione spaziale bidimensionale della superficie articolare, se movimento c’è, avviene secondo specifiche modalità direzionali, indipendenti dal cervello. Comunque, questi movimenti sono parte integrante del sé – corporeo.




  1. Livello → struttura e funzioni generali.

  2. Livello → geometria bidimensionale.

  3. Livello → movimento.

  4. Livello → rafforzamento del sé corporeo.

In questi casi, il rafforzamento del sé corporeo avverrebbe secondo i seguenti stadi:


Geometria della superficie articolare trasduzione da parte della materia cerebrale di specifici movimenti Immagine mentale e rafforzamento del sé corporeo.

Ulteriori esempi di strutture organiche definite che oltre alle usuali funzioni meccaniche rafforzano il sé corporeo.

A). La matrice cartilaginea contiene cellule (condrociti), fibre collagene, elastiche, reticolari e proteoclicani: macromolecole glicoproteiche a struttura ramificata. Un proteoclicano (Fig. A) ha un lungo filamento polisaccaridico centrale (colorato di rosso), a cui si legano collateralmente centinaia di proteine filamentose (GAG) o glicosaminoglicani, disegnate nella fig. A, col colore verde-azzurro. Queste proteine si agganciano al filamento centrale, tramite un corpuscolo basale (corpuscolo rotondeggiante di colore nero). La disposizione a pettine dei glicosaminoglicani comporta un grande ampliamento di superficie che può assorbire, o liberare l’acqua interstiziale. Di conseguenza, la cartilagine articolare funziona come una spugna che si adegua alle necessità del carico meccanico. Quando si scendono le scale, l’ammortamento del peso corporeo è un gran parte dovuto ai proteroglicani delle cartilagini articolari.
B). Nella sostanza intercellulare ci sono anche fibre collagene, reticolari ed elastiche (fig. B). Le prime hanno elevata resistenza alle tensioni. Le seconde formano una struttura reticolare di sostegno e le terze sono composte da elastina, disposta a gomitolo, deformabile fino al 100-150% della sua dimensione. Le fibre delle cartilagini articolari assicurano elasticità e resistenza alla struttura che le contiene. In particolare, le fibre collagene hanno una specifica disposizione spaziale all’interno della cartilagine articolare definita ad arcata: le basi dell’arcata sono perpendicolari all’asse dell’osso che la cartilagine articolare riveste, mentre le parti superiori ricurve (convesse) sono tangenti alla superficie libera della cartilagine stessa. In questo modo, l’intera struttura diventa relativamente elastica, potendo scaricare le pressioni dovute al peso del corpo. Durante il movimento articolare, le arcate fibrillari si piegano come molle, si deformano elasticamente allargando le arcate ed ammortizzano gli urti tra gli opposti segmenti ossei.

Principi generali di funzionalità della cartilagine articolare. Assorbe i traumi della pressione meccanica e permette gli scorrimenti dei capi articolari. Non ha vasi e nervi. Si nutre per diffusione. Il carico intermittente permette la penetrazione dei nutrimenti e la rimozione dei cataboliti. Quando le forze pressorie agiscono sulla sua superficie, c’è cessione di acqua e deformazione. Se il carico meccanico diminuisce c’è assorbimento di acqua e ripristino della forma precedentemente modificata.
Osteoni. Principio generale di funzionalità ↔ quanto più la pressione di gravità su una determinata parte di osso è elevata, tanto più in quella zona ci sono osteoni completi. Di conseguenza, lo scheletro ha interne variazioni strutturali nell’arco dell’esistenza e man mano, diventa strutturalmente peculiare di quell’individuo, rafforzandone col tempo l’identità corporea attraverso un tipo di apprendimento automatico del cervello.
Correlati neuronali della coscienza. Secondo Nagel T. (1986), la parte davvero difficile del problema mente-corpo è quello inerente la coscienza. Supponiamo di di­sporre di una spiegazione soddisfacente in termi­ni funzionalistici, materialistici, neurobiologici, di vari stati mentali: credenze, desideri, speranze, paure, ecc. Essa non ba­sterebbe a spiegare la coscienza. Nagel lo illustra con l’esempio del pipistrello. I pipistrelli hanno uno stile di vi­ta diverso dal nostro. Dormono tutto il giorno, appesi alle travi a testa in giù e di notte volano in giro. Si orientano recepen­do gli echi dei segnali sonar che fanno rimbalzare sugli oggetti solidi. Ora, dice Nagel, qualcuno potrebbe avere una cono­scenza completa della neurofisiologia dei pipistrelli; potrebbe avere una conoscenza completa di tutti i meccanismi funzionali che permettono ai pipistrelli di vivere e di orientarsi in vo­lo; mancherebbe comunque qualcosa alla conoscenza di co­stui: cosa si prova ad essere un pipistrello? Quali sensazioni si avrebbero? E questa è l’essenza della coscienza. Per ogni esse­re cosciente, c’è un aspetto cosa si prova della sua esistenza. Lo stesso potrebbe valere per un organismo come un sifonoforo. Ciò è fuori da qualsiasi spiegazione oggettiva della coscienza, perché una spiegazione oggettiva non può spiegare il carattere soggettivo della coscienza. Ammesso che l’output sia più ricco dell’input, deve intervenire una forma d’interna elaborazione che implichi la trasformazione dello stimolo. Una sorta di cambiamento nello stato mentale, interposto tra la stimolazione degli organi di senso e l’emissione della risposta. La Mente sarebbe concepita come un centro di elaborazione interna. L’individuale figurazione della realtà non è pura registrazione del mondo circostante, ma proviene da una co­struzione mentale attiva attuata mediante processi di riduzione e d’inte­grazione. La nostra capacità di attenzione è limitata a un numero ristretto di stimoli fisici, di cui ricordiamo poco. È possibile che parte dell’informazione in ingresso vada perdu­ta. In questo, caso c’è un processo di riduzione.

Il fenomeno della visione cieca dà spunti nell’indagine sulla natura della coscienza umana ed i possibili correlati neuronali. I pazienti affetti da que­sta sindrome hanno una lesione all’area visiva primaria (VI), nella parte posteriore del cervello. Possono vedere nella maggior parte del campo visivo, ma in una sua porzione sono ciechi pur dimostrando di sapere cos’accade nell’area di campo visi­vo non vista: da cui l’espressione “visione cieca”. Un individuo con visione cieca può riferire che c’è una X o una 0 sullo schermo, però dice di non vederla. Dice di limitarsi a “tirare ad indovinare”. Il fatto strano è che il paziente indovina ciò che non può vedere in una percentuale altissima di casi. Non è fortuna. In un caso del genere, sembra che, se potessimo tro­vare il punto del cervello in cui l’esperienza cosciente di una X si distingue dall’equivalente esperienza in visione cieca, po­tremmo scoprire il correlato neuronale della coscienza, relativa a quel tipo di esperienza visiva. Una seconda linea di ricerca si occupa della cosiddetta ri­valità binoculare e della commutazione gestaltica. Se ad un oc­chio è presentata una serie di linee orizzontali ed all’altro delle linee verticali, il soggetto non avrà 1’e­sperienza visiva di una griglia, oscillando tra la visione delle linee orizzontali e la visione delle vertica­li. Essendo costante lo stimolo percettivo mentre l’espe­rienza cambia, occorrerebbe trovare il punto del cervello in cui lo stesso stimolo costante commuta dalla produ­zione dell’esperienza di linee orizzontali a quella dell’esperien­za di linee verticali. Ciò fornirebbe il correlato neuronale di queste forme di coscienza.

C’è da precisare una cosa importante. Nel caso delle linee orizzontali e verticali, l’oscillazione dell’indagine visiva potrebbe collegarsi all’incapacità di alcune aree cerebrali dell’osservatore di effettuare le computazioni relative alla similitudine geometrica. Potrebbe darsi che l’accesso a questi tipi di processi nel caso delle linee orizzontali e verticali sia problematica, mancando la preferenza tra l’una o l’altra. Dare la preferenza per un tripo di attenzione seguirebbe i fenomeni legati alla similitudine geometrica, per cui il correlato neuronale della coscienza in questo tipo di operazioni cerebrali seguirebbe quello connesso con le inferenze della similitudine geometrica.
CONSAPEVOLEZZA OSCILLANTE TRA DUE FIGURE



ASSENZA DEL CORRELATO NEURONALE PER LA SIMILITUDINE GEOMETRICA



ASSENZA DEL CORRELATO NEURONALE DELLA PIENA CONSAPEVOLEZZA
La consapevolezza oscillante (o coscienza oscillante) potrebbe riguardare anche il sé corporeo, come nei casi di alcuni individui che hanno l’impressione di avere due personalità. C’è da ripetere un concetto: le allucinazioni e le percezioni emergono dalla stessa serie di processi. L’effettiva differenza tra i due fenomeni dipende dalla stabilità degli oggetti ed eventi esterni che la percezione stabilizza nella coscienza. Nell’allucinazione, come nel sogno, o in una vasca di deprivazione sensoriale, gli oggetti e gli eventi fluttuano senza una precisa direzionalità ed una forma definita.­

Nel caso della consapevolezza oscillante tra due aspetti (linee orizzontali e verticali), il processo percettivo è ambiguo per mancanza della similitudine geometrica che non può avvenire. Alcuni architetti ed artisti figurativi producono immagini volutamente difficili da decifrare, o complessi arredi architettonici, provocando negli osservatori, in modo indiretto, il fenomeno della consapevolezza visiva oscillante.



Sensazione - percezione - consapevolezza
Energia meccanica (onde acustiche nell’aria) che genera onde di vibrazione sulla membrana timpanica
I sensi meccanici
Vie esterocettive della sensibilità termica e dolorifica
Visione dei colori.
La coscienza extra
Concentrazione neuronale e coscienza umana.



1   2   3   4   5   6   7   8   9   10


©astratto.info 2017
invia messaggio

    Pagina principale