Immagini mentali ed immagini reali



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La coscienza extra. In alcuni casi, sembra esistere un tipo di coscinenza diversa per intensità dalla consapevolezza, rispetto a quella che normalmente conosciamo.

La si metta in questi termini. Ci svegliamo in una stanza buia. C’è la piena consapevolezza della situazione, pur essendo minimi gl’input sensoriali. Non ci sono stimoli visivi e sonori. Non si vede e non si sente niente. L’unico input percettivo è quello conseguente al peso del proprio corpo sul letto e la percezione di essere sotto le coperte. E’ possibile stare consapevoli e vigili in una situazione d’input percettivo minimo: comunque, il cervello elabora un campo cosciente completo.

Potrebbe invece trattarsi di un prolungamento dello stato cosciente, di coscienza extra che non è chiaro dove si produca e come. Immaginiamo ora che nella stanza buia ci alziamo, accendiamo la luce e cominciamo a muoverci. Stiamo forse creando coscienza? Beh, in un certo senso sì, perché ora ci sono degli stati coscienti che prima non c’erano. Ma è preferibile pensarla così: non si sta creando nuova coscienza; si sta modifi­cando il campo di coscienza preesistente. Da uno stato di coscienza ridotto, si sta passando ad uno di coscienza pieno. Per il modello del campo unificato, non dovremmo considerare gl’input percetti­vi come qualcosa che crea i singoli blocchi da costruzione della coscienza, ma come qualcosa che modifica un campo di coscienza preesistente alle percezioni, con picchi, avval­lamenti ed aggiunte.
Input sensoriali campo di coscienza normale
Input sensoriali minimi campo di coscienza extra.
L’esistenza di un insieme di processi extra di livello inferiore o superiore, all’interno di un più vasto campo unificato della consapevolezza potrebbe avere più pro­babilità dell’approccio particolaristico nel tentativo di fornire una soluzione al problema della coscienza. Blocchi da costruzione minimi, o di diversa densità, o quanti di coscienza formerebbero la coscienza extra e blocchi da costruzione massimi e pesanti sagomerebbero la coscienza normale di un essere uomano. Blocchi da costruzione leggeri sarebbero la base anche dell’io-onirico.

Blocchi di costruzione di diversa valenza, derivanti dalle sensazioni del mondo circostante, o dall’interno del corpo (sensibilità interocettiva) non creano coscienza, ma modificano il campo preesistente della coscienza individuale. Solo se c’è questo campo uniforme nell’io corporeo (o sé corporeo), c’è coscienza normale ed extra. Secondo Prinz J. (2010), la coscienza visiva sarebbe localizzata nello strato intermedio (V2-V7). Partendo dall’ipotesi di Prinz, la coscienza visiva extra avverrebbe invece nella V1, ma anche in livelli alti, tranne che negl’intermedi.

L’argomento che segue sulle ipotesi di Prinz, è stato in parte già trattato in un mio precedente lavoro col titolo “Fisica quantistica e funzioni mentali superiori”.
Le ipotesi di Prinz J. (2010). Prinz descrive tre livelli: un livello della visione basso, uno intermedio ed uno alto.


  1. Livello basso della visione. E’ connesso all’elaborazioni della corteccia visiva primaria (V1) ed ha la funzione di registrare numerosi particolari locali, come piccoli bordi e frammenti di colore.

  2. Livello intermedio della visione. E’ distribuito lungo una serie di aree cerebrali da V2 a V7. In queste stazioni, l’attivazione neuronale integra aspetti locali in un insieme coerente. Allo stesso tempo, queste aree visive conservano la componente strutturale (fisica) dello stimolo. Il livello intermedio rappresenta figurazioni viste da particolari punti vantaggiosi, separate da uno sfondo e localizzate in specifiche posizioni del campo visivo.

  3. Livello alto. C’è astrazione dalle precedenti forme. Si originano rappresentazioni invarianti da una gamma di differenti posizioni circa l’oggetto osservato. Alcune delle rappresentazioni invarianti facilitano il riconoscimento dell’oggetto osservato. Vista da diverse angolazioni, in una mutevole luminosità, una rosa induce lo stesso livello di risposta, riconoscendola come la medesima. Per esempio, c’è l’individuazione (la determinazione) come il medesimo circa il fiore che stiamo osservando sotto differenti luminosità ed angolazioni. Le funzioni del livello alto presuppongono l’esistenza di circuiti neuronali fissi, all’interno dei quali c’è l’incapsulamento informativo. E’ probabile che nel livello alto, le immagini visive bidimensionali siano inserite in un contesto tridimensionale. Nel livello alto, forse avviene anche la definizione della corretta relazione tra gli elementi dell’espressione linguistica (sintassi), già in parte determinata nel livello medio.

Prinz è certo che la consapevolezza provenga dal livello intermedio. L’esperienza del mondo si forma dall’osservazione di una ristretta serie di oggetti, sotto un particolare punto di vista. Vediamo gli oggetti non come disgiunti, grezzi, appuntiti, ma come astrazioni costanti, come pure idee. Per una migliore comprensione, Prinz considera alcuni elementi dei livelli bassi e di quelli alti, insiti nel processo visivo.




    • I contenuti del livello basso non sembrano raccordarsi con l’esperienza del mondo circostante. Per esempio, nel caso di due distinti colori messi in rotazione o in vibrazione, noi facciamo esperienza solo di un unico colore, quello che risulta dalla fusione cromatica dei precedenti (colore derivato). Invece, il livello visivo basso tratta i colori in movimento rapido come disgiunti. Nel livello intermedio avviene la fusione cromatica, Jiang Y. et all, (2007). Il livello basso sembra non registrare la percezione immediata dei contorni che sono rilevati presso aree adiacenti, Schira M. et all., (2004). C’è un altro particolare. Il riflesso oculare non perviene al livello intermedio V3. L’attività V1 non si espande oltre perché il riflesso oculare non è percepibile, (Bristow D. et all., 2005). Le ricerche di Rueckl, J.G. et all. (1989) hanno ben evidenziato come l’apprendimento sia più rapido ed efficiente quando le parti di un compito sono distribuite tra due sottoreti che hanno in comune solo le unità d’input. Nel sistema nervoso, lo sdoppiamento di una stessa funzione è più efficiente dal punto di vista computazionale. Invece, alcune importanti attività visive restano localizzate alla V1.




    • Il livello visivo alto ha maggiori funzioni di quello basso, ma è carente di altri attributi indispensabili per addivenire alla consapevolezza. Molti neuroni della sfera alta sono del tutto indifferenti alla dimensione degli oggetti, al loro posizionamento ed orientamento. Il livello neuronale alto può anche essere indifferente alla preferenza per una delle due mani, attivandosi allo stesso modo, sia che un oggetto arrivi da destra o da sinistra. Inoltre, i neuroni del livello alto spesso rappresentano un insieme di forme, ma si comportano allo stesso modo di un solo neurone, come se un unico neurone possa corrispondere alla rappresentazione di una faccia per intero, pur essendo le facce conformazioni molto strutturate, con particolarità visibili in modo chiaro. Al contrario, i correlati della consapevolezza visiva non sono codificabili in modo sparso. Così come è possibile focalizzarsi su parti differenti di una stessa faccia, possiamo anche rilevare in modo selettivo l’attivazione di corrispondenti neuroni, a partire da una faccia, piuttosto che avere un unico neurone che corrisponda al tutto. Prinz dice che nel processo visivo, le uniche cellule che s’identificano con l’esperienza sono quelle del livello intermedio. Ciò potrebbe essere vero anche per gli altri sensi. Per esempio, nel declamare una sentenza, le parole e le frasi si uniscono in un contenuto coerente, come avviene nel livello basso del processo uditivo. Nei sensi, il livello intermedio sarebbe l’unico nel quale la percezione è consapevolezza.

L’illustrazione qui a fianco mostra tre figure di uno stesso cane. Secondo Prinz, solo nel secondo livello del processo visivo, quello che si sviluppa nelle aree che vanno da V2 a V7 c’è consapevolezza. Nei livelli bassi ed alti, ci sarebbe la prevalenza della coscienza extra.

La coscienza extra, o stadio di coscienza lassa, avrebbe il correlato neuronale scoperto da Carly J.L. & Yu-Chin Chiu (2007). Gli autori riferiscono di una serie di computazioni neuronali inconsce nella corteccia pre-frontale, atte al controllo della corretta attività cognitiva. Questi processi s’innescherebbero quando la percezione cosciente è vaga ed ondulante.

Stimolando con microelet­trodi i neuroni della corteccia motoria, il neuro­chirurgo Wilder Penfield (1991), scoprì che i suoi pazienti muovevano un braccio. I pa­zienti dicevano:

“Non sono io che l’ho fatto, è stato lei.”

Questa esperienza è diversa dall’a­zione volontaria di alzare il braccio. Di norma, quando si alza il braccio intenzionalmente, si ha esperienza dell’efficacia cau­sale dell’intenzione in azione cosciente che produce il movi­mento corporeo. Invece, se qualcuno ci urta, abbiamo una percezione che non avvertiamo come prodotta da noi stessi. L’avvertiamo come causata dall’urto contro di noi del corpo di quella persona. In entrambi i casi, azione e percezione sono connesse da una relazione di causa-effetto all’interno di uno specifico campo cosciente. Nel caso dell’azione, c’è la consapevolezza che i nostri movimenti corporei sono determinati dall’intenzione cosciente di causarli. Nel caso della percezione, c’è esperienza della causazione in noi di esperienze percettive da parte di oggetti e stati di cose del mondo.

Secondo Prinz J. (2010) le immagini verbali sarebbero il vero veicolo del pensiero e quest’ultimo avrebbe influenza sulla fenomenologia. Il pensiero agisce sul comportamento individuale tramite le immagini verbali, l’emozioni e le immagini visive. Solo la trasposizione in immagini mentali, o in parole con un chiaro significato, o in emozioni rende il pensiero oggetto di attenzione e raggiunge la consapevolezza. I fenomeni della consapevolezza sarebbero costruzioni di rappresentazioni mentali, formatesi nel secondo livello sensoriale (visivo, acustico ecc.). Pur contenendo rappresentazioni di pochi oggetti, questi fenomeni non sarebbero concettuali senza consapevolezza. L’inserimento di concetti nell’esperienza non serve.
Riflesso della prensione. Nel riflesso della prensione, anche se si tratta di un atto automatico ed involontario, c’è un minimo d’esperienza cosciente (coscienza extra), essendoci un sottile campo di coscienza (quanti di coscienza) che la sottende. Il riflesso della prensione è presente anche in bambini anencefali ed in questi casi non esiste alcun campo di coscienza, così come intesa negli esseri umani. Ricerche di oltre cinquant’anni fa dimostrarono che si tratta di un atto involontario, presente nell’Uomo e nei primati. Secondo Giordano G.G. (1955), quando un bambino normale può camminare da solo, il riflesso della prensione scompare del tutto. Ciò implicherebbe il pieno controllo volontario dei piedi.

Per Bollea G, Ederli A. (1949), dopo i dodici mesi nel bambino, si realizza la prensione volontaria che da quest’età diventa sinergica per la collaborazione dei muscoli agonisti ed antagonisti. Il riflesso della prensione diventa anche pluricettivo con attivazione degli esterocettori e propriocettori, espressione dell’atto corticale. La comparsa della prensione volontaria nel bambino ha un significato più ampio di un semplice atto motorio. Fino a questo punto, il bambino portava tutto alla bocca, perciò la ricca innervazione labiale e linguale gli forniva informazioni sul mondo esterno. In un secondo tempo, si servirà delle dita nell’esplorazione delle forme, della consistenza e delle superfici e calore delle cose. Secondo alcuni, il manifestarsi nel bambino dei fenomeni della prensione implica il coinvolgimento dei lobi frontali. Sembra che abbiano queste funzioni la parte interna dell’area 6, detta area motoria supplementare e la prima circonvoluzione limbica.

In rapporto con le scimmie antropomorfe, lo sviluppo motorio del bambino è più lento. Nel bambino, il riflesso – automatico ed involontario – di questo tipo di prensione tende a scomparire intorno al decimo mese di vita. Altri autori studiarono il riflesso della prensione sotto la pianta del piede, vedendolo scomparire quando il soggetto imparava a camminare, diventando un atto volontario.
RIFLESSO DELLA PRENSIONE INVOLONTARIO COSCIENZA EXTRA
RIFLESSO DELLA PRENSIONE VOLONTARIO COSCIENZA NORMALE
C’è da dire che la sensibilità mentale è diversa dalla sensibilità neuronale perché è co­stituita dalla dinamica di altre interazioni senzienti. È una sensibili­tà di ordine superiore emergente da una base di sensibilità neuro­nale, inserita nello stato omeostatico dell’intero orga­nismo. In tal modo, la sensibilità soggettiva è più complessa nella sua organizzazione dinamica e quindi esemplifica delle proprietà emergenti che non trovano corrispondenza nei livelli inferiori. Nei bambini anencefali che hanno il riflesso della prensione, c’è solo la sensibilità nel midollo spinale, parte minima del continuum di coscienza , Searle J.R. (2012. Questo continuum sarebbe un riverbero comunque di coscienza extra. Si può scrivere:
RIFLESSO DELLA PRENSIONE INVOLONTARIO SENSIBILITA NEURONALE

Hines M. (1942 e 1947), esaminò il riflesso della prensione in 24 scimmie, scegliendole tra differenti famiglie. L’autore concluse che il riflesso della prensione era provocabile nelle prime fasi dell’età evolutiva. È molto valido nei primi mesi di vita, poi va diminuendo d’intensità fino a scomparire. In alcuni gorilla, questo tipo di riflesso era ancora presente, sia alle mani sia ai piedi intorno ai 14 mesi di vita. In altri tipi di scimmie, scompariva verso i 16 mesi ed in altre si protraeva, ma appena evidente, fino ai due anni. Tali osservazioni autorizzano ad affermare che nelle scimmie come nell’Uomo, il riflesso della prensione si manifesti nelle prime fasi dell’età evolutiva scomparendo gradualmente.


SCIMMIE. RIFLESSO DELLA PRENSIONE INVOLONTARIO



COSCIENZA EXTRA

SCIMMIE. RIFLESSO DELLA PRENSIONE VOLONTARIO (intorno ai 14 mesi di vita)



COSCIENZA NORMALE PER UN PRIMATE


Trevarthen C. (1996), sostiene che i feti abbiano meccanismi d’integrazione e di espressione motoria del cervello, sviluppati attraverso interazioni con persone del mondo esterno. La definitiva dominanza di una delle due mani si stabilirebbe dal primo anno di vita extrauterina. Inoltre, l’autore riferisce che nella seconda metà del 5° anno, i bambini si dimostrano capaci di manipolare gli oggetti.
FETI UMANI. ESPRESSIONI MOTORIE COSCIENZA EXTRA.
L’automatismo cardiaco non sarebbe solo un fatto meccanico. L’automatismo cardiaco comporta la regolare contrazione miocardia; è dato dal nodo del seno, da quello atrio-ventricolare, dal fascio di Hiss e dalla rete di Purkinie. Il nodo del seno non sarebbe solo un pace-maker. Da quanto argomentato, si può scrivere:
FASCIO DI HIS CONTRAZIONE CARDIACA COSCIENZA EXTRA
Nel caso di un infarto cardiaco avvertito dal soggetto, c’è sensibilità mentale collegata ad uno stato di pienezza cosciente. Si può scrivere:
CONTRAZIONE CARDIACA ANOMALA O BLOCCO DI ESSA



PERCEZIONE COSCIENTE


Il limite tra coscienza piena e coscienza extra non è definibile, perché nelle rispettive espansioni, l’una può invadere il campo dell’altra. Si tratta di un limite dinamico. Lo stato cosciente pone diversi problemi per lo più connessi con la materia cerebrale che lo sottende. C’è un corpo fisico che comunque ha una sequenza di eventi mentali, di stati coscienti e di processi cerebrali non coscienti, o quasi coscienti (coscienza extra). Il punto focale è se al di là degli stati mentali esita un’entità a sé stante, indicata come coscienza (compreso la coscienza extra). L’esperienze individuali non avvengono in una sequenza disordinata e caotica. Searle dice che tutte l’esperienze che abbiamo in un dato momento sono tali in quanto parte di un singolo campo di coscienza unificato. Questo campo di coscienza unificato potrebbe comprendere anche la marginale coscienza extra. Searle dice che il possessore del campo di coscienza unificato ha esperienza della continuazione del campo nel tempo come prosieguo della propria coscienza. Cioè, non esperisco la mia coscienza di cinque minuti fa, o di cinque anni fa, come scollegata dall’attuale. Invece, ho l’eperienza di una coscienza continua, interrotta da fasi di sonno. Searle dice che c’è la sensazione del passaggio del tempo anche durante il sonno, perlomeno nel senso che, quando ci si alza, si ha la sensazione che sia pas­sato un periodo di tempo più o meno lungo mentre si dormiva. Questo, invece, non c’è nelle persone che abbiano perso coscienza in seguito a un trauma o a un’anestesia. Metzinger T. (2010) dice che c’è un robusto e cosciente sé an­che in uno stato privo d’emozione, in at­ti privi di volontà ed anche in assenza di pensiero. Emozioni, volontà e pensieri e forse anche le sensazioni e le percezioni non sarebbero necessari per il senso fondamentale del sé. Chiunque è abituato alla meditazione può confermare che si può entrare in uno stato di cal­ma emotivamente neutro, essere molto rilassati e nello stesso tempo vigili, in una condizione di pura osservazione, senza alcun pensiero, pur conservando una certa forma elementare di auto coscienza corporea. Metzinger definisce questo speciale stato come ipseità incarnata. Ciò che Metzinger indica come ipseità incarnata potrebbe rassomigliare all’assenza di un io vero corporeo come nel riflesso della prensione descritto da Hines M. (1947), già attivo nell’Uomo e nelle scimmie, durante i primi periodi di vita. La coscienza extra è la parte di autoconsapevolezza (consapevolezza automatica involontaria, o consapevolezza in potenza), strettamente connessa col corpo e con la sua omeostasi generale.
La coscienza extra è chiaramente dimostrabile in individui soggetti allo sdoppiamento, o alla traslocazione dall’io – corporeo, o sé corporeo. Metzinger T. (2010), espone i dati sperimentali di persone sottoposte allo sdoppiamento ed alla traslocazione dell’Io dal proprio corpo. Con la stimolazione elettrica con elettrodi piantati in specifiche aree cerebrali, l’Autore dice di aver prodotto diverse forme di sensazione di presenza del proprio sé al di fuori del corpo, allucinazioni autoscopiche, euatoscopia (il vedere se stessi di fronte) ed esperienze extra corporee. La stimolazione del giro angolare sinistro induceva nel paziente la percezione di una persona - ombra nascosta dietro di sé. La stimolazione elettrica del giro angolare destro dava l’esperienza extra corporea, come se il paziente fluttuasse sotto il soffitto e guardasse giù, verso di sé.

Tutto ciò indica l’esistenza di una continuità della coscienza, sia pure extra, in fenomeni come lo sdoppiamento e la traslocazione della propria identità, così come nel sonno profondo. Le coscienze normale ed extra sono di solito strettammente connesse con qualsiasi tipo di esperienza corporea.



Io – onirico ed io corporeo (sé corporeo). Nell’Io onirico, i parametri spazio – temporali tendono ad uniformarsi e quasi scompaiono, come se si fosse arrivati a livello della scala di Plank. Di conseguenza, i nessi logici del flusso immaginifico propri del sogno non esistono e persone da tempo morte possono continuare a vivere senza che l’Io – onirico si spaventi, o si meravigli. La circonferenza in bianco col centro in S, circondato dalla corona circolare in rosa (fig. ξ), rappresenta l’Io – onirico. L’Io - onirico corrisponde all’Io immaginifico dei sogni, mentre l’Io – corporeo si ricollega al mito dell’anima - corpo di molti popoli primitivi e trova riscontro nel concetto moderno di Io – desto e di Io – cosciente. Nel Timeo, Platone dice che nei sogni l’anima si muove in una maniera diversa, secondo lo stile della phantasia, seguendo urgenze non legate alla logica ed alla razionalità. Questo sfondo di phantasia che accompagna il flusso (Fig. ξ) continuo della coscienza, presente anche nel sonno

fig. ξ - (Searle J.S., 2012), potrebbe essere ciò che è stato definito nel presente saggio, come coscienza extra.

Nella fig. ξ, l’Io – corporeo comprende la corona radiata in rosa, avente come diametro il segmento BF. L’Io – corporeo (o sé corporeo) sarebbe presente nell’individuo durante lo stato di veglia come espansione dell’Io – onirico. Nella veglia, quest’ultimo si riduce e s’assottiglia in uno stato latente, in potenza, volendo usare un termine aristotelico. La funzione principale dell’Io corporeo sarebbe quella di relazionarsi nel modo più diretto ed immediato col mondo circostante e col proprio corpo vivente. Questo tipo di relazionarsi dell’Io – corporeo con l’ambiente circostante e con quello interno avviene comunque ad un livello immaginifico, dove però i parametri di spazio e di tempo sono ben delimitati, secondo logica. Le immagini dell’Io – onirico possono rappresentarsi come una sequenza non ordinata di triangoli come nella figura ξ cioè: ASB, A3SE, A2SD…. Le immagini dell’Io – corporeo avvengono secondo una sequenza spazio temporale il più esatta possibile, almeno a livello mentale: ASB, A1SC, A2SD…Tra le singole immagini mentali, sia dell’Io onirico che di quello corporeo, ci sarebbero rapporti costanti di durata (aree omologhe) sequenziale. Ogni rappresentazione mentale avrebbe una specifica durata, sia nella sfera dell’Io – desto che di quella dell’Io – onirico. Questa rappresentazione mentale è fatta di quanti di coscienza ed è definibile come entità figurale di durata. Potrebbe esserci un rapporto costante di durata tra l’entità figuarali dell’io desto (Io corporeo) e quelle dell’io-onirico.

Nel sonno, c’è uno stato esistenziale che sotto certi aspetti rassomiglia alla vita fetale. Per questo, l’Io fetale e l’Io onirico sembrano avere molti aspetti in comune. Nel sonno, il dominio immaginifico dell’io- onirico s’espande, mentre l’io-corporeo finisce col divenire una propagine dell’io onirico. Le immagini del sogno partono dal corpo, ma poi veleggiano nel mare squisitamente immaginifico della fantasia, dei ricordi e delle sensazioni trasmutate in immagini.

Il flusso delle immagini mentali (fatte di quanti di coscienza) è continuo sia nell’io sveglio che nell’io-onirico. La differenza è che da svegli c’è la piena consapevolezza (coscienza piena) e nel sonno c’è coscienza extra (con pochi quanti di coscienza). Nei mammiferi, esistono differenze importanti in riferimento alla massa cerebrale in toto, alla sua micro-struttura ed al rapporto sostanza bianca/sostanza grigia. Le differenze morfo – strutturali e funzionali si ripercuotono sull’adattamento all’ambiente, in base all’elaborazione consequenziale di una specifica coscienza, dove quella extra sembra molto espansa, anche nell’animale sveglio.



Ritardi di consapevolezza. Gli esperimenti di Libet B. (1981) dimostrerebbero l’importanza e la vastità della coscienza extra, nell’Uomo. In una sequenza d’esperimenti, i soggetti erano stimolati con deboli correnti tramite elettrodi inseriti in zone circoscritte della corteccia coinvolte nella sensazione cutanea. Libet rilevò in essi un intervallo di tempo di circa 0,5 sec. tra la sollecitazione e la relativa esperienza, avvertita in modo cosciente. La sollecitazione con una durata inferiore, non era percepita coscientemente dal soggetto. La ricerca mirava all’individuazione di un rapporto diretto tra intenzione cosciente - la volontà del soggetto - di compiere determinati movimenti ed attivazione di specifici gruppi neuronali, segnalata da potenziali elettrici e misurati con elettrodi posti sul cranio. Libet trasse le seguenti conclusioni:


  • Le azioni volontarie incominciano a livello neurale, come segnalato dal potenziale di preparazione, ma solo dopo (almeno 300-350 msec. dopo) il soggetto è consapevole dell’intenzione di agire.

  • Tuttavia, se l’attività cerebrale preposta all’azione volontaria si manifesta prima del risveglio della volontà di agire, questa appare piuttosto una conseguenza dell’attività stessa e non il fattore che la determina. In tale prospettiva, la concezione di un soggetto che agisca in maniera autonoma è compromessa.

In lavori successivi, Libet B. (1996 e 1999) dà al libero arbitrio un ruolo minore rispetto a quello riconosciuto di norma: il libero arbitrio non sarebbe la capacità di avviare l’azione. Invece, il libero arbitrio sarebbe la possibilità di decidere se dar corso all’azione, o se inibirla. Nel preciso momento in cui si manifesta l’intenzione cosciente (300-350 mil. sec. dopo l’inizio del potenziale di preparazione, ma 150-200 mil. sec. prima dell’effettivo inizio dell’azione), il ruolo della volontà – cioè il libero arbitrio - si svolgerebbe solo nel senso del controllo e dell’inibizione, nei confronti di azioni predisposte in maniera del tutto inconscia, a livello neuronale. I dati di Libet potrebbero essere la dimostrazione di una coscienza extra che precede di 300-350 msec. l’atto cosciente ed a volte lo segue o lo ingloba. Le cose dovrebbero stare così: in un organismo vivente, un organismo complesso come l’Uomo, negli stati di assenza o di riduzione di consapevolezza piena (coscienza), subentra quella extra. All’io desto, si sostituisce a volte, l’ombra della coscienza extra.



Le tesi di Libet facevano intendere che la volontà soggettiva fosse un correlato secondario all’atto motorio e sensitivo. Libet afferma che solo una funzione cosciente sia sufficientemente adatta per la mediazione sui pro e sui contro del veto decisionale, per esempio di sollevare un braccio in un determinato momento. Dennett D.C. (1991, a), parla del riferimento all’indietro nel Tempo di Libet della coscienza. Sulla base di questa ipotesi una persona decide per davvero di dare una frustata in aria effettivamente quando lo mostra l’RP (readiness potential o potenziale di prontezza) nel suo cervello, senza alcun ritardo. Tuttavia, non non si può confrontare la decisione cosciente col risultato computazionale proveniente dal centro della visione, se non dopo l’intervallo di 300 millisecondi o più, che è il tempo necessario perché quella decisione maturi prima di entrare nella camera del confronto. Gli esperimenti recenti di Sinigaglia C. e coll. (2011), tramite metodiche più raffinate di neuro immagine hanno evidenziato il seguente fenomeno, nell’Uomo. Esistono aree corticali motorie e zone del cervelletto, attive già dai sei ai dieci millisecondi prima che arrivi la consapevolezza di eseguire uno specifico movimento. Esisterebbe l’attivazione inconscia di alcuni muscoli della mano destra nell’attimo in cui si vede un oggetto (ad esempio un bicchiere pieno di acqua) che si può afferrare (e berne l’acqua), purchè si posizioni l’oggetto ad una distanza accessibile. Al contrario, la vista dello stesso oggetto ad una distanza non raggiungibile, o imprendibile (come un albero, o lo stesso bicchiere di acqua, ma molto lontano) gli stessi muscoli della mano restano inattivi. L’evento avverrebbe senza la partecipazione della consapevolezza e lascia intendere che possa esistere un tipo di IO sconnesso a volte dall’Io corporeo. Invece, questo tipo di Io sarebbe in relazione col flusso delle immagini mentali della coscienza extra. In via teorica, ci si può riferire al pensiero di Whithead A.N. & Russell B., (1977). I due scienziati e filosofi dicono che qualsiasi cosa si riferisca ad una totalità non può essere essa stessa parte di questa totalità, cioè non può riferirsi a se stessa senza cadere nei paradossi dell’autoreferenzialità. Per questo forse, l’Io corporeo non può comprendete del tutto se stesso. Dev’esistere una entità che può separarsi dal corpo, non identificabile interamente con l’Io corporeo ed esistente come realtà immaginifica extra, o coscienza extra.

Sensazione - percezione - consapevolezza
Energia meccanica (onde acustiche nell’aria) che genera onde di vibrazione sulla membrana timpanica
I sensi meccanici
Vie esterocettive della sensibilità termica e dolorifica
Visione dei colori.
Coscienza e consapevolezza
Concentrazione neuronale e coscienza umana.



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