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13.11.2018
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Centro DITALS –

Università per Stranieri di Siena

Laboratorio ITALS –

Università Ca’ Foscari di Venezia

Museo Nazionale del Cinema di Torino



Relazione finale

Prima tappa di un percorso di orientamento:

Crescere, dalla conoscenza di sé e del contesto di vita a scelte consapevoli per il proprio futuro
Nome docente/operatore:

Caterina Alessandra Porcelli (docente di lettere) in compresenza con Milena Carducci (docente di arte e immagine).


Contesto formativo:

Casse prima della Scuola Secondaria di primo grado Maffucci Pavoni, via Maffucci, 60 Milano.


Profilo del gruppo:

La classe è composta da 23 alunni, di cui 7 maschi e 16 femmine, provenienti dalle scuole del quartiere e direttamente dal paese d’origine in tre casi: Filippine, Sri Lanka, Egitto. Rispetto agli alunni stranieri, si precisano alcune informazioni in merito a livello di alfabetizzazione e anno di immigrazione: A.M., arrivata dall’Ecuador nel 2002; A.G., nata a Milano da genitori turchi; F.O., arrivata dall’Egitto a settembre 2008; F.Y., arrivata dall’Ecuador nel 2003, l’alunna è del 1996; I.R., arrivata dall’Ecuador nel 2007; K.S., arrivata dall’Albania nel 2003; L.A., arrivata dalle Filippine a settembre 2008, è del 1995; M.C., arrivato dall’Ecuador nel 2003, è del 1996; M.B., nata in Italia da genitori romeni; S.S., arrivato dallo Sri Lanka a ottobre 2008, è del 1996; T.M., arrivata dal Perù nel 2005.Gli alunni sono tutti al livello B1 anche se hanno difficoltà nella produzione scritta; F.O., L.A. e S.S. sono in fase di alfabetizzazione. Gli altri alunni sono italiani. Solo uno degli alunni italiani ha mostrato qualche difficoltà a relazionarsi con i pari; l’alunno, a volte, è nervoso e si spazientisce facilmente, assumendo atteggiamenti aggressivi. Nella classe c’è comunque un clima positivo: gli alunni sono educati, disponibili all’ascolto, curiosi e motivati. È facile coinvolgerli anche se la partecipazione genera a volte un’esuberanza che va controllata e gestita. Gli alunni sono abbastanza consapevoli delle proprie difficoltà legate al fenomeno migratorio o a problemi manifestatisi nel corso della scuola primaria e sembrano voler approfittare dell’ingresso nella scuola secondaria per ricominciare. Il loro entusiasmo, però, non è sempre sostenuto da un sistematico lavoro a casa, necessario per consolidare e approfondire quanto fatto in classe.


Tematica:

La tematica su cui si intende lavorare è la crescita. Nel corso del triennio della scuola secondaria di primo grado, gli alunni seguono un percorso di orientamento in vista della scelta della scuola secondaria di secondo grado. Prima tappa di questo percorso è la conoscenza del sé, un sé in costruzione e in continuo mutamento nel rapporto con gli altri, in primo luogo i pari, e con il contesto in cui si vive.
Obiettivi:

  • Conoscere e riconoscere i cambiamenti fisici e psichici dell’adolescenza;

  • Aumentare la conoscenza e l’accettazione di sé, rafforzando l’autostima;

  • Conoscere meglio se stessi attraverso lo sguardo dell’altro: il gruppo dei pari, la famiglia, la scuola;


Le sequenze nel percorso:

All'interno del percorso di seguito illustrato, si è deciso di utilizzare due sequenze tratte dal cofanetto "Viaggi nelle Storie":



  • “Vorrei andare in un posto dove nessuno mi conosce”, sequenza numero 8 del capitolo 3- tra pari, crescere, tratta dal film Stand by me;

  • “Confidenze”, sequenza numero 12 del capitolo 3- tra pari, crescere, tratta dal film Stand by me.

Si è scelto di utilizzare queste sequenze perché, all’interno di un percorso di riflessione sulla costruzione identitaria di un adolescente, ben esemplificano:



  • la sequenza 8 il ruolo del gruppo dei pari nella costruzione dell’immagine di sé nel presente e nel futuro: le aspettative dell’adolescente rispetto al proprio futuro sono condizionate da quello che i pari pensano di lui;

  • la sequenza 12 il condizionamento esterno nella costruzione dell’immagine di se stessi: l’adolescente, ormai etichettato dalla società in cui vive come delinquente, vorrebbe essere altrove per ricominciare; costruirsi una nuova identità libera da stereotipi e pregiudizi.

Il percorso è stato articolato nelle seguenti fasi:



L’AUTORITRATTO:

In circle time, i ragazzi hanno osservato disegni precedentemente realizzati e posti sul pavimento al centro dell’aula. I disegni erano autoritratti oggettivi (reali) e autoritratti immaginari (come vorrei essere). A turno, chi ha voluto, ha preso la parola per commentare il proprio lavoro o per fare domande ai compagni sul loro a partire dalle seguenti consegne:



  • Descrivi le sensazioni provate durante l’esecuzione dei due autoritratti (realistico e fantastico);

  • I due autoritratti sono stati realizzati con la stessa libertà espressiva? Quale differenza c’è stata nell’esecuzione dei due disegni?

  • Riconosci i ritratti dei tuoi compagni?

  • Proponi dei titoli ai disegni realizzati.

Non tutti hanno parlato e le docenti hanno deciso di rispettare il silenzio dei più timidi. I ragazzi hanno riconosciuto i compagni rappresentati negli autoritratti oggettivi. Alcuni hanno dichiarato di essersi sentiti maggiormente liberi nell'esecuzione dell’autoritratto immaginario che ha offerto loro una maggiore possibilità di espressione (desideri, interessi, hobby ,emozioni,cose che vorrei avere o come vorrei essere). In particolare, durante l'osservazione di tali disegni, due autori hanno illustrato la tecnica utilizzata per descrivere una propria passione: in un caso la maglietta di una ragazza rappresentava la rete da pallavolo; in un altro caso la maglietta era costituita da montagne sullo sfondo di un cielo stellato in cui i tratti somatici del ragazzo erano astri.

MI DESCRIVO-INTERVISTA A TRE PASSI:

La classe è stata divisa in gruppi di 4 persone. Ogni alunno disponeva di testi precedentemente scritti in cui descriveva se stesso all’inizio della prima elementare e all’inizio della prima media. Utilizzando una struttura tratta da Spencer Kagan, l'intervista a tre passi, gli alunni hanno dovuto:



  • Rileggere i propri testi individualmente e riflettere su quattro domande: - in cosa sono cambiato fisicamente? - in cosa sono cambiato nel carattere? – in cosa sono cambiato nelle abitudini, interessi? – in cosa non sono cambiato?

  • Nei gruppi di quattro hanno formato due coppie e ognuno ha intervistato il compagno sulle stesse domande prendendo nota.

  • Il gruppo di quattro si è riunito e ognuno ha presentato il compagno che aveva intervistato.

  • La classe si è successivamente posizionata in cerchio e un rappresentante per gruppo ha relazionato sulle caratteristiche salienti emerse mentre le docenti prendevano nota su un cartellone.

  • E' seguita una riflessione a classe intera su quanto emerso.

Le consegne sono state rispettate dai ragazzi e l’organizzazione del lavoro è stata efficace al raggiungimento degli obiettivi. Le indicazioni sui cambiamenti sia personali che di ambiente sono state tutte positive e ad una prima riflessione poco analitiche, quasi tutti si sono descritti come più socievoli, più indipendenti, più simpatici e allegri, più studiosi e sportivi, ecc.

Le docenti, prendendo spunto da un episodio avvenuto nella scuola, hanno deciso di dedicare un altro incontro alla riflessione su quanto emerso dalle interviste. Alla classe, posta in cerchio, è stato posto il seguente interrogativo: se vivete questo momento di crescita in modo così positivo e sereno, come mai nella scuola si verificano episodi in cui ragazzi della vostra stessa età fanno giochi pericolosi e mettono in serio pericolo se stessi e gli altri?

La classe ha reagito molto bene allo stimolo e le risposte si possono sintetizzare nel modo seguente: "abbiamo un carico di lavoro maggiore e poco tempo libero, per questo motivo siamo sotto pressione e, in qualsiasi momento la vigilanza si allenti, perdiamo il controllo: nella foga di volerci sfogare e divertire, dimentichiamo le regole e non riusciamo a valutare le conseguenze delle nostre azioni". Altri hanno aggiunto di vivere con maggiore sofferenza le regole in generale, e si stupivano di come, diventando grandi, si sia meno obbedienti e disciplinati.

VORREI ANDARE IN UN POSTO DOVE NESSUNO MI CONOSCE:

La sequenza non è stata introdotta. Dopo averla visionata due volte, gli alunni, attraverso un brainstorming, hanno espresso idee, impressioni e individuato parole chiave a partire da due domande stimolo:



  • Cosa mi rende libero di scegliere?

  • Cosa mi condiziona?

Gli alunni hanno individuato fattori che possono condizionare e/o rendere liberi, come ad esempio la famiglia, la classe sociale, quello che pensano gli insegnanti, i pari… Le insegnanti hanno annotato su un cartellone le risposte su due colonne e quindi hanno dato avvio al dibattito. Sono emerse significative riflessioni sull’ascolto e sulla conoscenza come elementi indispensabili per stabilire rapporti fondati sul rispetto (eliminazione dei pregiudizi). I ragazzi hanno fatto una buona analisi della sequenza: hanno compreso cosa accadeva e hanno fatto interessanti riferimenti all’esperienza personale. Molti avevano frequentato le elementari con un bambino che si era reso responsabile di un furto e poi aveva restituito il “bottino” proprio come nel film. Nella realtà, fortunatamente, non c’era stato il tradimento di un adulto e tutto si era risolto in modo positivo. Un ragazzino ha poi detto di aver invitato a casa sua il bambino perché il gruppo voleva dargli un’altra possibilità.

CONFIDENZE:

La sequenza non è stata introdotta. Dopo averla visionata due volte, gli alunni, attraverso un brainstorming, hanno espresso idee, impressioni e individuato parole chiave a partire da due domande stimolo:



  • Cosa vorresti fare da grande? Perché?

  • Cosa ne pensano gli altri?

Dal dibattito è emerso che la maggior parte dei ragazzi non ha ancora idee sul proprio futuro o si tratta ancora di sogni (l’avvocato per il mio carattere, la cantante…). Alcuni, più razionali, si soffermano sulla scuola superiore e si interrogano su quali possano essere degli indicatori utili alla scelta. Gli alunni hanno rivolto alle insegnanti la domanda: “come faccio a sapere qual è la scuola più adatta a me?” Le docenti hanno girato la domanda alla classe ed è emerso che sono molti i fattori da considerare. Questo dibattito ha anticipato l’attività che avevamo pensato per l’ultimo incontro che quindi si è svolta in quello stesso giorno.

LA FATTIBILITA’ DEL MIO PROGETTO:

Discutendo, gli alunni hanno evidenziato che se da un lato ci sono i sogni, le aspirazioni, i desideri, dall’altro ci sono i voti a scuola, le possibilità economiche della famiglia, ipotesi diverse dei genitori. Le scelte relative al futuro devono mediare tra tali fattori. Le docenti, nel corso del dibattito, hanno percepito una certa ansia da parte dei ragazzi e hanno spiegato loro che anche se le scelte non devono mai essere affrettate, è pur vero che nella vita è possibile cambiare idea e quindi cambiare scuola, indirizzo di studi, lavoro…

Dal momento che si trattava di una classe prima e che il percorso che condurrà alla scelta della scuola superiore è ancora lungo, ci si è soffermati maggiormente sull’importanza, per il momento, di imparare a conoscere se stessi e il contesto di vita. Le scelte verranno pian piano.

VISIONE DEL FILM:

Gli alunni, al termine del percorso, hanno chiesto di poter vedere la versione integrale del film “Stand by me”. Le docenti, dopo tale visione, hanno somministrato loro un questionario per un feedback più completo sull’attività svolta. È emerso quanto segue.



FEEDBACK:

E’ stato proposto agli alunni un questionario con le seguenti domande:



  • Secondo te, perché è stato fatto questo lavoro?

  • Qual è, tra quelle svolte, l’attività che ti è piaciuta di più? Perché?

  • Qual è, tra quelle svolte, l’attività che ti è piaciuta meno? Perché?

  • Hai scoperto qualcosa su te stesso che non sapevi? Se sì, cosa?

  • Hai scoperto qualcosa sui tuoi compagni che non sapevi? Se sì, cosa?

  • Come ti sei sentito durante le varie attività?

  • Ritieni sia stato utile concludere il percorso con la visione di del film Stand by me? Se sì, perché?

Tutte le risposte degli alunni indicano la maggiore conoscenza di se stessi e dei compagni di classe come obiettivo dell’attività. Ciononostante, al termine del percorso, quasi tutti hanno affermato di aver imparato qualcosa sui compagni, ma nessuno su se stesso. Le attività che hanno incontrato maggiore gradimento sono state la visione delle sequenze e in particolare la visione integrale del film. Quelle che hanno interessato meno sono state descrivere se stessi, soprattutto attraverso il ritratto immaginario – simbolico, ritenuto difficile. Tutti sono stati a loro agio e si sono sentiti liberi di esprimersi, ma alcuni hanno trovato imbarazzante dover illustrare il proprio disegno e parlare di sé. Globalmente emerge una grande apertura e curiosità verso gli amici, il mondo, l’amicizia e il gruppo dei pari con tutte le problematiche che comporta ,mentre si nota una certa resistenza a guardarsi dentro: “so già tutto di me, ma non ne voglio parlare, preferisco guardare, ascoltare, chiedere”. Questo lavoro si pone quindi come prima piccola tappa di un viaggio difficile ma affascinante alla scoperta di sé, un sé misterioso, che forse fa paura e che ancora i ragazzi non sono pronti ad affrontare, ma dal quale non si può prescindere per piccole e grandi scelte consapevoli.

Caterina Alessandra Porcelli


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