In nome del popolo italiano



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REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Giudice dott. Riccardo Dies all'udienza del 24.09.2009 ha pronunciato e pubblicato mediante lettura del dispositivo la seguente

SENTENZA


nei confronti di:

T.A. nt. V. il g. (…) residente in R. (…) Viale V., assistito e difeso dagli Avv.ti A.T. e S. C. del Foro di R. difensori di fiducia


LIBERO - PRESENTE
Imputato del reato p. e p. dall' art. 589 CP, perché nella sua qualità di medico di base con ambulatorio in R., per colpa e precisamente per negligenza e imperizia, cagionava la morte del proprio assistito D.L.L., in particolare per aver escluso in due successive visite al paziente, il 22.12 e, a seguito dell'aggravarsi delle condizioni, il 29.12, che i persistenti dolori al petto da questi lamentati fossero causati da problemi cardiaci, diagnosticando per contro una semplice gastrite e sopraggiunti problemi ansiotici ed escludendo altresì, perché da lui ritenuta del tutto superflua, una visita più approfondita presso l'ospedale, come pure era stato sollecitato dallo stesso paziente e dalla di lui moglie, ospedale presso il quale il paziente, per il persistere dei dolori veniva accompagnato nel pomeriggio dello stesso del 29.12 e dove poco dopo il D.L.L. decedeva in seguito a un infarto miocardio acuto con collasso cardio-circolatorio irreversibile, in corso ormai da diversi giorni e comunque per aver violato con negligenza imperizia e imprudenza le norme di esperienza del corretto esercizio della sua professione medica che avrebbero potuto impedire l'evento.
In Riva del Garda/Arco (TN) il 22 - 29 dicembre 2005
Con l'intervento del Pubblico Ministero dott. Valerio Giorgio Davico, dell'Avv. L.D.F., difensore delle parti civili S.Z. e D.L.A., dell'Avv. C.F., difensore delle parti civili D.L.D. e D.L.P. nonché dell'Avv. A.T., difensore di fiducia dell'imputato, anche in sostituzione del codifensore di fiducia, Avv. S.C. Le parti hanno concluso come segue: il PM chiede la condanna dell'imputato alla pena di mesi 8 di reclusione, previa concessione delle circostanze attenuanti generiche; il difensore delle parti civili S.Z. e D.L.A.,D.L.D. e D.L.P. chiede la condanna dell'imputato a congrua pena e al risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali in favore dalle P.C. nella misura complessiva di euro 500.000,00 o nella somma che sarà ritenuta di giustizia e, in subordine, la condanna al pagamento di una provvisionale, provvisoriamente esecutiva, non inferiore ad euro 25.000,00 per ciascuna parte civile oltre al pagamento delle spese di costituzione; il difensore delle parti civili D.L.D. e D.L.P. chiede la condanna dell'imputato a congrua pena e al risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali in favore delle parti civili nella misura complessiva di euro 200.000,00 per ciascuna parte civile o nella somma che sarà ritenuta di giustizia e, in subordine, la condanna al pagamento di una provvisionale provvisoriamente esecutiva non inferiore ad euro 100.000,00 per ciascuna parte civile, oltre al pagamento delle spese di costituzione; il difensore dell'imputato chiede l'assoluzione perché il fatto non sussiste..
SVOLGIMENTO DEL PROCESSO
Costituitasi parti civili in udienza preliminare S.Z. e D.L.A., con l'Avv. L.D.F. e D.L.P., con l'Avv. C.F., con rinvio a giudizio del Giudice dell'udienza preliminare Rovereto del 14.10.2008 il nominato in oggetto era tratto a giudizio di questo Giudice per rispondere del reato in rubrica indicato. Disposto un primo rinvio a causa dell'astensione dei difensori, alle udienze del 17.03, 02.04 e 24.09.2009, costituitosi parte civile anche D.L.D. con l'Avv. F., è stata esperita l'istruttoria dibattimentale, mediante acquisizione di prove documentali varie, esame dei testi S.Z., D.L.P., L.S. e D.L.F., dei consulenti tecnici di parte F.D.F., A.A., G.V. e V.T., esame, a norma dell'art. 507 c.p.p., dei testi S.T. e G.A.C. nonché, espletamento di nuova perizia d'ufficio ed esame dei periti F.B. e M.A. e, all'esito, PM, parti civili e difesa hanno concluso come da verbale.
MOTIVI DELLA DECISIONE
1. Premessa: documentazione clinica e dati certi.

Ritiene questo Giudice che accertata è la penale responsabilità dell'imputato in ordine al reato ascrittogli, emergendo dall'istruttoria dibattimentale svolta in modo inequivoco la prova della sussistenza del reato medesimo.

La prova si fonda sulle risultanze dell'esame dibattimentale dei testi e dei consulenti tecnici di parte indicati, della perizia d'ufficio a firma di F.B. e M.A. e delle consulenze tecniche di parte a firma di F.D.F., per il PM, A.A., per le parti civili, G.V. e A.T. per la difesa, nonché sulla documentazione clinica e sui documenti prodotti dal PM, parti civili e difesa, atti tutti ritenuti utilizzabili in sede dibattimentale quali prove documentali.

Si fonda, inoltre, sull'esposto depositato ai Carabinieri di Riva del Garda in data 28.06.2007 da S.Z., D.L.A., D.P.A. e D.L.D., acquisito al dibattimento con l'espresso consenso di tutte le parti e, pertanto, utilizzabile a norma dell'art. 431, comma 2 c.p.p.

Parte del fatto, così come emergente dalle risultanze dell'istruttoria dibattimentale, risulta pacifico o comunque accertato con certezza, senza alcun margine di dubbio, nei termini di seguito indicati.

In data 29.12.2005 D.L.L., marito della parte civile S.Z. e padre delle parti civili D.L.A., D.L.D. e D.L.A. decedeva presso il pronto soccorso dell'Ospedale di Arco (TN), alle ore 16.35, quando si constata il decesso e si interrompono le pratiche rianimatorie iniziate alle ore 16.05, a seguito di arresto cardiocircolatorio. La diagnosi di morte è "infarto miocardico acuto con collasso cardio-circolatorio irreversibile". Il paziente era giunto al pronto soccorso alle ore 15.00 e all'anamnesi il dott. S.T. annotava: "paziente diabetico in trattamento con glibomet. Da alcuni giorni il paziente riferisce dolore toracico anteriore. E' stato visitato dal suo medico che ha già consigliato terapia per patologia gastrica associata ad ansiolitico. Già da alcuni gg. il paziente riferisce tachicardia che, a detta del paziente, peggiora nella posizione clinostatica". All'esame obiettivo è annotato: paziente con frequenza cardiaca alta. Alla palpazione del torace non si evidenzia dolore. Ridotta escursione respiratoria, reperti polmonari nei limiti. Addome trattabile e non dolente". Alle 15.37, durante l'esecuzione degli esami ematochimici si verifica un episodio di vomito alimentare, con persistenza dello stato colassiale e la tachicardia. Dopo la posizione di catetere vescicale, dalle ore 15.54 è annotata la presenza dell'anestesista rianimatore, la dott.ssa G.A.C., la quale, annota: "chiamata in pronto soccorso per paziente shockato, sudato, freddo, senza polsi periferici, coscienza presente. All'elettrocardiogramma si evidenzia blocco di branca sinistro completo. Il paziente riferisce dolore precordiale perdurante da circa una settimana. In giornata riacutizzato con comparsa di lipotomia e vomito. All'anamnesi diabete di tipo 2. Si inizia somministrazione di cristalloidi e induzione in continuo di dopamina più dobutamina. Non ripresa di valori pressori, nonostante la terapia...". Quindi compare l'arresto cardiocircolatorio, vengono eseguite senza successo le manovre rianimatorie e si è costretti a constatare il decesso (cfr. cartella del pronto soccorso sub doc. 3 PM).

La salma veniva cremata senza procedere ad alcun esame autoptico, su richiesta dei familiari e sulla base del certificato medico a corredo della richiesta di cremazione, a firma del dott. S.T. dd. 30.12.2005, attestante "l'assenza di lesioni di natura traumatica" e che "la morte... può essere ascritta a causa patologica naturale, potendosi escludere, sulla base degli elementi obiettivo/documentali da me personalmente rilevati, il sospetto che la stessa sia dovuta a reato"(cfr. doc. 4 PM).

Pure certo è che, come riportato nell'imputazione, il paziente è stato visitato dall'imputato, che è il suo medico di famiglia da oltre 30 anni, in data 22.12.2009 in ambulatorio e a domicilio, a causa dell'aggravarsi della patologia, nella prima mattinata del 29.12.2009.

In entrambe le occasioni, sebbene non sia stato redatto alcun referto medico, l'imputato ha formulato una diagnosi di patologia gastrica, come può con certezza desumersi dalle prescrizioni dei corrispondenti farmaci, prontamente acquistati dalla moglie e somministrati al paziente. Più in dettaglio dalle copie dei ricettari, di appunti di prescrizioni farmacologiche e degli scontrini della farmacia (cfr. doc.ti 1 e 2 PM) in atti emerge che: in data 22.12.2005 l'imputato prescrisse farmaci gastroprottettori e "EGDS (sospetta ernia jatale)" nonché "visita cardiologica con ECG in diabetico di tipo 2", ma senza alcuna prescrizione di urgenza (cfr. doc. 1 PM); in data 29.12.2005 aggiunse ai farmaci gastroprottettori dei semplici sedativi, avendo riscontrato un tono dell'umore "tendenzialmente depresso" (così nella "memoria difensiva" dd. 17.09.2009 a firma del difensore e dell'imputato personalmente) oltre a "un controllo radiologico con ECG (dispnea a riposo) (RAO tipo B)". Questa indicazione - RAO tipo B - come spiegato dai consulenti tecnici, stà a significare che il controllo cardiologico è stato ancora una volta prescritto senza alcuna urgenza, differibile a 10 giorni.

2. Gli elementi probatori di natura testimoniale.



Venendo agli elementi controversi, la vedova S.Z. ha dichiarato che: il 20.12.2005 un loro giovane cognato, marito di sua sorella, al quale erano entrambi molto affezionati, morì per infarto; il marito apprese la notizia per telefono da lei, essendo al lavoro a Milano e rimase molto male; il giorno successivo, il 21.12.2005, tornò a casa e subito disse che appena ricevuta la notizia del lutto non era stato più bene, accusando "dolore al cuore" e non riuscendo a dormire la notte; decisero, pertanto, di recarsi l'indomani, il 22.12.2005, all'ambulatorio del loro medico di famiglia, da oltre 35 anni, l'odierno imputato; alla visita il marito spiegò al medico che alla notizia del lutto, ha iniziato ad avere dolore al torace e la notte problemi di respiro, che non gli consentirono di dormire; il medico chiese se aveva dolore al braccio e il marito confermò che il dolore era al cuore, con un peso sullo stomaco, difficoltà a stare sdraiato e a dormire; a questo punto il medico ipotizzò subito una gastrite, rassicurando entrambi ed aggiungendo che dalla gastrite si guariva non in un giorno ma nell'arco di alcuni giorni; il medico comunque gli prescrisse sia un esame per la gastrite sia un cardiogramma, precisando peraltro che si trattava di accertamenti per nulla urgenti, dicendo in particolare di stare una settimana in terapia e calmo, senza pensare al lavoro e solo dopo di sottoporsi agli esami prescritti; tornarono pertanto a casa rassicurati ma il marito peggiorava ogni giorno, continuava a tenere la mano sul petto, non riusciva a dormire e a stare sdraiato; la notte tra il 28 ed il 29.12.2005 la passarono entrambi insonni sul divano, perché solo sul divano il marito riusciva a respirare bene; la mattina presto del 29.12.2005, verso le ore 08.30, visto che non solo non guariva ma peggiorava, nonostante la regolare assunzione dei farmaci prescritti per la gastrite, telefonarono di nuovo all'imputato, chiedendo una visita domiciliare, non avendo il marito assolutamente la forza di muoversi da casa; alle ore 09.30 circa l'imputato venne a visitarlo e quasi non riusciva a prendergli la pressione da quanto bassa era e nonostante l'evidente peggioramento dei medesimi sintomi sopra descritti, disse di continuare la cura per la gastrite, aggiungendo degli ansiolitici per l'ansia; a questo punto la teste manifestò il suo stupore per il mancato ricovero ed insistette sia per il ricovero che, almeno, per un Day Hospital, ma l'imputato le oppose che i disposti tagli di bilancio per la sanità escludevano ricoveri per una semplice gastrite; dopo la visita la teste si recò ad acquistare i nuovi farmaci prescritti, tornando a casa verso le ore 11.00-11-30, ma dopo l'assunzione degli ansiolitici il marito peggiorò ancora, tanto che intorno alle ore 14.00 le chiese di chiamare il 118 per recarsi in Ospedale; si recarono pertanto presso il Pronto Soccorso dell'Ospedale di Arco, il marito trasportato in ambulanza e lei, coi due figli presenti in casa, seguendo con la vettura, dopo aver preso tutta la documentazione e i farmaci prescritti dal medico; in Ospedale, dopo non molto tempo il dott. S.T. le comunicò che il marito era gravissimo e stava spirando e lei non riusciva neppure a comprendere cosa significasse e quando lo comprese disse "ma come, per la gastrite ?"; il medico le rispose "signora, questa non è una gastrite ma un infarto in corso da giorni".

La teste, a specifiche domande, ha precisato che: l'imputato ben conosceva il marito e la sua storia clinica e, in particolare, che era da tempo un diabetico, che aveva avuto recentemente dei problemi alla circolazione per i quali aveva avuto, nell'agosto precedente, un ricovero a Milano, durante il quale subì un intervento di angioplastica e l'amputazione di un dito di un piede per evitare la cancrena; tutti gli elettrocardiogrammi eseguiti in estate, per il ricovero a Milano, avevano attestato una buona salute del cuore; nel dicembre del 2005 assumeva regolarmente farmaci per il diabete, precisamente il glibomet nonché l'aspiranetta; nel corso di tutta la settimana intercorsa tra il 22 ed il 29.12.2005 aveva sempre accusato dolore acuto al torace e che detto sintomo fu riferito espressamente all'imputato sia in occasione della visita del 22 che di quella del 29.12.2005, trattandosi del motivo principale per il quale richiesero le visite del medico.

In sede di controesame la teste ha precisato che alla fine della visita il marito volle fare omaggio al medico di una bottiglia di vino e, poiché non era in grado di alzarsi, dovette aiutarlo lei. Inoltre, dopo la visita e all'ora di pranzo fu nuovamente aiutato a mettersi a tavola con tutti i familiari, ma non ha mangiato quasi niente e poi ha chiesto di andare a letto.

Questa versione dei fatti è stata in tutto confermata dall'esame della figlia del deceduto, D.L.P., all'epoca convivente coi genitori e presente in casa perché stava preparando la tesi di laurea ed il suo attuale marito L.S., all'epoca suo fidanzato.

La prima ha confermato che sin dal 21.12.2005, al momento del suo ritorno dal lavoro di Milano, il padre accusava un acuto dolore al torace che è perdurato per tutta la settimana dal 22 al 29.12.2005, come ebbe modo lei stessa di constatare vedendo il padre che spesso si portava la mano al torace. La teste non era presente alla visita ambulatoriale del 22 dicembre, ma era presente a quella domiciliare della mattina del 29: in quella occasione il padre non era neppure in grado di alzarsi da solo e disse esplicitamente al medico del dolore acuto al petto e di una sensazione di peso. Dopo la visita la madre uscì immediatamente ad acquistare i farmaci prescritti dal medico e la teste rimase col padre, sdraiato sul divano e cosciente. Verso le ore 11.00 gli passò anche una telefonata e gli resse la cornetta perché non era in grado di reggerla da solo. Subì un ulteriore peggioramento dopo pranzo, tanto che chiese di essere condotto in camera a riposare, ma intorno alle ore 14.00 disse loro di chiamare l'ambulanza. Giunta l'ambulanza gli addetti non riuscirono a prendergli la pressione, ricorda sentir loro dire "questo è da portare subito" e lo vide condurre via in carrozzella. All'ospedale il medico disse loro, in un primo momento, che era molto grave ma che era stato disposto un trasferimento a Trento in elicottero, porgendo loro un sacchetto coi suoi vestiti, ma poco dopo comunicò che era troppo grave per essere trasportato e che stava spirando. Il giorno successivo si recò col fratello in ospedale e pretese di farsi scrivere dal medico del pronto soccorso, dott. S.T., di cosa fosse morto e ricorda che disse "un infarto in corso da giorni".

Il L.S. ha, a sua volta, dichiarato che: ricorda due episodi specifici; il primo alla sera del 21.12.2005 quando il D.L.L. rincasò ed il teste ebbe modo di vederlo perché era andato a casa della fidanzata; disse anche a lui che accusava dei forti dolori al torace e gli manifestò il suo rammarico per il lutto del cognato; gli fece anche la battuta "L.S., sono l'ultimo rimasto"; nei giorni seguenti seppe dalla fidanzata che era stato visitato dal medico che diagnosticò una gastrite; il secondo episodio risale alla mattina del 29.12.2005 quando telefonò al D.L.L. per un piccolo incarico professionale che gli aveva commissionato, essendo entrambi ingegneri, in ordine alla verifica della destinazione urbanistica di un terreno; la telefonata gli fu passata dall'allora sua fidanzata e notò una voce molto debole e flebile del D.L.L., tanto che fece durare pochissimo la conversazione, al massimo un minuto.

Conforme anche la testimonianza resa dal fratello del deceduto, D.L.F., il quale ricorda di essersi recato in casa sua con la madre il giorno 23 dicembre per fargli gli auguri di Natale e di averlo trovato sul divano in difficoltà. Gli disse di accusare un forte dolore al torace da un po' di tempo e che gli era stata diagnosticata una gastrite. Lo risentì al telefono il giorno di Natale e gli disse di essere nelle medesime condizioni. La prima mattina del 29 sentì al telefono la cognata, la quale gli disse che era peggiorato.

Ulteriore conferma viene dall'esposto di tutte le parti civili dd. 23.06.2007, utilizzabile a norma dell'art. 431, comma 2 c.p.p.

Poiché la documentazione clinica dell'accesso al pronto soccorso dd. 29.12.2005 presentava dei dubbi di interpretazione non completamente risolti neppure dalle consulenze di parte e dall'esame dei consulenti tecnici di parte, questo Giudice, disponeva l'esame a norma dell'art. 507 c.p.p. anche dei medici intervenuti nell'occasione, ossia il medico del pronto soccorso, S.T. ed il medico rianimatore, G.A.C., che hanno materialmente redatto la documentazione clinica già sopra riportata.

Il primo ha dichiarato di avere un ricordo diretto dell'accaduto, precisando che: il paziente all'arrivo era pienamente cosciente ed accusava un malessere generale, con dolore toracico, riferito come risalente a giorni prima; riferì anche di soffrire di tachicardia da alcuni giorni; presentava inoltre segni di shock, ossia ipotensione, sudorazione fredda e cute pallida; la diagnosi di infarto fu eseguita alla luce sia dell'elettrocardiogramma, che aveva evidenziato un blocco di branca sinistra, che tuttavia in qualche modo camuffa qualsiasi indagine di infarto, sia soprattutto per i valori molto elevati dei cardioenzimi, sia della mioglobina sia soprattutto della troponina, ritenuta patognomica dell'infarto; il paziente riferì inoltre di essere già stato visitato dal proprio medico curante che interpretò il dolore toracico come secondario da un reflusso gastroesofageo, come effettivamente si verifica in circa il 20% dei casi; ha escluso di aver riscontrato stasi polmonare, almeno all'inizio, perché il problema era di pompa, anche se è ovvio che alla fine problemi polmonari si sono verificati, ma secondari ai problemi cardiaci, non viceversa, non avendo riscontrato edema polmonare; le annotazione eseguite a mano sulla documentazione clinica, di incerta origine sulla base del documento, sono attribuibili al medico rianimatore.

Quanto ai colloqui coi familiari il teste ha confermato di aver parlato con loro sia immediatamente dopo il decesso del congiunto sia anche successivamente. Invece sulle cause della morte il teste non ha confermato in toto la versione delle parti civili, ossia che riferì loro che il D.L.L. morì di un infarto in corso da giorni, come anche riportato nel capo di imputazione, ma lo ha fatto in modo per nulla deciso e tale da far ritenere attendibile la versione resa dai familiari. Per convincersi è sufficiente riportare la dichiarazione nella sua versione testuale: "No. Penso di.... Sicuramente non lo ricordo, cioè sarebbe stato impossibile poi da parte mia dirlo. In quel momento probabilmente se la signora ha detto da 4 gior... cioè da diversi giorni ci ha questo dolore, potrei aver detto... potrebbe essere che ci stava da prima. Ma francamente io in maniera esplicita non credo di aver detto una cosa del genere, né tanto meno è nostra abitudine dire cose di cui non si ha un minimo di certezza" (cfr. verbale ud. 02.04.2009, pg. 17). Il teste ha poi ammesso, su domanda della difesa che il dato elevato della mioglobina esclude questa ipotesi, perché tende a scomparire rapidamente dopo l'infarto. Questo non esclude che il teste possa aver pronunciato una frase simile a quella riferita dagli stretti congiunti, perché se si ammette che il teste ritenga che l'infarto sia stato l'esito di una sofferenza coronaria acuta perdurante da giorni, in un colloquio con i familiari finalizzato a spiegare le ragioni del decesso, non fa molta differenza dire che è direttamente l'infarto a perdurare da giorni piuttosto che la patologia cardiaca che lo ha cagionato.

Il teste ha infine precisato il senso dell'annotazione contenuta nella documentazione clinica "alla palpazione del torace non si evidenzia dolore al torace", che poteva trarre in inganno un non medico. Ha, infatti, precisato che si tratta di un segno significativo, nel senso che non esclude un dolore toracico, ma una volte che vi è questo sintomo se il dolore aumenta con la palpazione probabilmente non è cardiaco, ma di parete e relativo alle strutture muscolari, mentre se resta immutato si deve escludere una patologia di parete ed ipotizzare una patologia più profonda e, quindi, ance cardiaca. Si tratta, pertanto di una annotazione che conforta la diagnosi di infarto e non la contraddice.

Il medico rianimatore a sua volta, G.A.C., pur non avendo un ricordo diretto del suo intervento, ha riconosciuto le proprie annotazioni sulla documentazione clinica leggendole e confermando che il paziente era ancora cosciente al momento del suo intervento e che riferì un "dolore precordiale" da circa una settimana.

L'imputato ha deciso di non rendere una propria versione dei fatti nelle tipiche forme processuali a tal fine previste, quali l'interrogatorio avanti al PM, le spontanee dichiarazioni ovvero l'esame dibattimentale, come del resto è suo precipuo diritto, ma la difesa ha depositato un atto, intestato "memoria difensiva", sottoscritto sia dal difensore che dall'imputato personalmente, che, ad essere rigorosi, non andava forse acquisito perché non consiste propriamente in una vera memoria difensiva, con argomentazioni tecnico-giuridiche a favore dell'imputato, ma ha un contenuto tipicamente probatorio, trattandosi di una narrazione di fatti rilevanti ai fini della decisione e, precisamente, della visita del 29.12.2005, secondo la versione dell'imputato. A rigore, pertanto, si tratta di una prova radicalmente inutilizzabile, a norma dell'art. 191 c.p.p., per violazione del divieto di acquisire prove dichiarative non assunte direttamente avanti al Giudice. D'altra parte, per essa, non vale neppure la deroga prevista dall'art. 431, comma 2 c.p.p., applicata, come si è visto, per l'esposto delle parti civili, sia perché per essa non vi è stato un espresso consenso di acquisizione, essendo stata "camuffata" sotto le mentite spoglie di una memoria difensiva, sia perché il consenso vale ad acquisire non qualsiasi prova dichiarativa acquisita al di fuori del contraddittorio processuale, ma solo degli "atti contenuti nel fascicolo del PM, nonché della documentazione relativa all'attività di investigazione difensiva" e l'atto in questione non appartiene né all'una né all'altra categoria.

Tuttavia, trattandosi comunque di una prova a discarico che è stata erroneamente acquisita, ritiene questo Giudice di doverne tenere conto, anche in omaggio al principio in dubio pro reo applicabile nel processo penale per l'accertamento del fatto.

Ora, l'imputato, nell'atto in questione omette totalmente di raccontare alcunché della visita del 22.12.2005, limitandosi a riferire sulla visita del 29.12.2005, dichiarando che: è stato accolto dal paziente in piedi sulla porta di ingresso, con atteggiamento di abituale normalità; il paziente gli disse di aver mal di stomaco da tempo e la moglie interviene per informarlo che da settimane prende un antibiotico come copertura per l'operazione subita al piede diabetico a Milano; dalla conversazione si nota un "tono dell'umore tendenzialmente depresso", come verosimile considerando la vita costretta che il paziente deve condurre, rapportata all'attività di dirigente d'azienda alla quale è abituato; alla visita clinica nota un polso ritmico, valido e privo di anomalie, addome piano e trattabile con dolenzia evidente alla palpazione a livello epigastrico, senza altri segni clinici evidenti; in particolare non si riscontra nulla di patologico all'auscultazione dei campi polmonari; consiglia pertanto la prosecuzione della terapia in atto consigliata dall'Ospedale di Milano, con l'aggiunta di una blanda terapia per la normalizzazione del tono dell'umore, facendo peraltro presente dell'opportunità di eseguire una gastroscopia e un controllo cardiologico, vista la situazione di diabetico con seria arteriopatia diabetica, suggerendo, in caso di lunghi tempi di attesa da parte del servizio pubblico, una visita cardiologica a domicilio a pagamento, facendo anche il nome di un professionista della zona; si è congedato cordialmente ed il paziente si è alzato dal divano per fargli omaggio di una bottiglia di vino; non ha più saputo nulla sino al martedì 03.01.2006; riguardo alla richiesta di ricovero della moglie, effettivamente effettuata, le ha fatto presente che in base all'evidenza clinica del momento sarebbe stato di tipo programmato, con tempi di attesa più lunghi rispetto alle prescritte visite ambulatoriali con modalità RAO.



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