In quartiere



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ESPERIENZE DI VITA SOMASCA
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BENEO FELICE – PESSINA AMBROGIO-

CAGNASSO DANTE – VALERIO FENOGLIO

UNA COMUNITA’ SOMASCA

IN QUARTIERE”



A SERVIZIO DEGLI ULTIMI
DOCUMENTI

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RESENTAZIONE
NASCE UNA NUOVA COMUNITA'
"LA COMUNITA' IN QUARTIERE"

Il Capitolo generale 1975 aveva suggerito degli orientamenti per la nostra missione specifica: la gioventù abbandonata.

Tre gli orientamenti per stimolare la verifica delle nostre opere assistenziali:


  1. Creatività evangelica, cioè capacità di esprimere nodelli operativi cioè capacità di esprimere modelli operativi che siano di stimolo per lo sviluppo sociale verso l'elevazione della persona umana;

  2. Volontà aperta ad ogni forma di integrazione e di collaborazione sociale, cioè azione di ricupero educativo attraverso istituzioni idonee, in collaborazione ed apertura con tutto il contesto sociale in cui si opera;

  3. Attenzione e sensibilità alle esigenze dell'aggiornamento, cioè capacità di adeguamento delle strutture e dei metodi alle esigenze dell'evoluzione sociale per evitare ogni immobilismo, possibile causa di emarginazione e di disadattamento.

Il Consiglio provinciale ligure-piemontese di cui facevo parte, mi propose, per non lasciar cadere questi suggerimenti, l'incarico di studiare il problema dei ragazzi di strada a Torino.

Scattò subito in me l'entusiasmo per questo compito. Cominciai a prendere contatto con persone ed enti che si stavano interessando a questo problema.

Il primo contatto fu con la Diocesi e con la CISM piemontese. I Il 1° dicembre 1976 con il segretariato dei religiosi in seno alla CISM, ci siamo incontrati con l'Arcivescovo Card.Pellegrino e con lui si è studiato un programma di sensibilizzazione dei religiosi della

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iocesi per mezzo di tre incontri sul tema: vita religiosa e interventi assistenziali.

-fare un censimento delle opere assistenziali in campo religioso maschile (assistenza ai giovani, agli anziani, ammalati, handicappati),un censimento di tutte le forze dei religiosi - impegnati in questo campo;

-tracciare delle linee operative comuni perché le opere assistenziali nostre siano testimonianza non solo di carità evangelica, ma anche di vita religiosa.

-individuare quali sono i settori in diocesi per un impegno anche unitario dei religiosi sempre in campo assistenziale.

Mentre continuavano i contatti con le diverse realtà assistenziali della diocesi, andava maturando in me il progetto di una comunità alloggio per adolescenti a rischio. Sarebbe stata per noi somaschi anche una forma nuova. Mi sono messo alla ricerca di una struttura adatta. Si erano offerti già due giovani volontari disponibili.

Ma tutte le occasioni che si presentavano al momento di concludere sfumavano. Adesso posso dire che tutto questo è stato provvidenziale. Non era una "comunità alloggio" il segno per quella "creatività evangelica" del Capitolo generale.

Arrivò l'occasione buona. In uno dei tanti incontri conobbi Ferrero Giuseppe, diacono sposato, impiegato all'ATM torinese. Mi parlò di un lavoro che stava facendo nel quartiere delle Vallette per giovani disadattati.

Il 1 febbraio 1977 mi aveva invitato a visitare il suo centro dove aveva iniziato anche una comunità alloggio per cinque fratellini rimasti orfani di mamma. Mi chiese se potevo andare a celebrare una Messa per la loro mamma. Mi sembrò un'occasione da non perdere.

Fu così che quella sera entrai nel Centro Base delle Vallette. Rimasi meravigliato della complessità dell'opera di Ferrero. Devo descrivere brevemente l'opera:

Il CENTRO BASE (CB) era un locale che il comune di Torino, in attesa di ristrutturazione, aveva provvisoriamente affidato a Ferrero. Qui aveva aperto:

-Una comunità di pronto intervento: Una mamma veniva rico­verata all'ospedale; i bambini rimanevano a casa soli; venivano accolti in un appartamento del Centro Base.

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Un centro di "amicizia" per ragazzi difficili del quartiere. Di questo Centro di amicizia" dirò qualcosa in seguito.

Aveva aperto in Torino anche tre comunità con caratteristiche particolari:

La prima con l'aiuto di due suore Giuseppine di Cuneo, una con due signorine e la terza con una suora e una signorina.

La caratteristica di queste comunità: accogliere nuclei familiari (fratellini e sorelline).

Qui davvero scoprivo la creatività evangelica da parte di un laico, che tra famiglia e otto ore in ufficio ne avrebbe avuto già abba­stanza. Questo mi interessava molto.
Al CB esiste, come ho detto, un Centro di amicizia, dove possono incontrarsi una quindicina di adolescenti molto difficili.

Nei locali del Centro abitano stabilmente: una suora, Figlia della Sapienza (Sr.Caterina); un ex-cooperatore salesiano (Enrico); una ragazza che aveva bisogno di stare fuori della sua famiglia. Il loro compito è quello di avvicinare i ragazzi che formano nel quartiere una "banda"; alcuni si trovano nel carcere minorile (Ferrante Aporti) e bisogna mantenere i contatti con loro; altri ne sono usciti da poco, e altri sono in pericolo non tanto ipotetico per entrarvi.

Si tratta di stabilire con loro un rapporto di amicizia in modo da costituire per loro un punto di riferimento.

Che questo lavoro sia utile ne ho avuto delle prove dirette: mentre visitavo il Centro un giovane uscito dal carcere si è presentato al CB. ed ho potuto costatare con i miei occhi il legame di amicizia con Ferrero, Caterina ed Enrico. E' stato accolto come un fratello ed attualmente è ospite del CB, in attesa di trovare un alloggio e un lavoro.

Due ragazzi fuggiti recentemente dal carcere minorile, non sapendo dove rifugiarsi, sono venuti al CB per chiedere che cosa avrebbero dovuto fare. Ed hanno accolto subito il consiglio di costituirsi, quindi da Ferrero stesso sono stati riaccompagnati al Ferrante Aporti.

I1 26 maggio, mentre mi trovavo al CB, sono venuti due ragazzi che dovevano essere processati a piede libero e chiedevano a Ferrero come avrebbero dovuto comportarsi davanti al giudice.

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uesti fatti mi hanno ancor più convinto dell'importanza di offrire un'amicizia a questi ragazzi che non hanno una famiglia normale, che vivono ai margini di una società dalla quale si sentono rifiutati e che essi rifiutano, se non si offre loro un punto di appoggio, qualcuno che abbia fiducia in loro e di cui essi possano aver fiducia, fanno sempre più lega tra loro, formando un mondo a parte, in lotta contro tutti gli altri. Questo risulta abbastanza chiaro, per esempio, nei rapporti con la parrocchia. ,

Il Parroco, che deve difendere le strutture (es, il bar, l'oratorio con le sue attrezzature) li ha presi di punta, cacciandoli ed anche denunciandoli per i gravissimi danni che effettivamente hanno arrecato, distruggendo con rabbia tutto. Ormai sono talmente in urto con la parrocchia che sembrano prendere gusto a provocare danni.

Lo stesso avviene per le altre istituzioni anche civili: più di una volta sono entrati nell'edificio scolastico distruggendo quanto potevano.

E' chiaro che questa catena di violenza-repressione va spezzata con l'amore ed è questo che si tenta di fare al CB.

Di fronte a questi fatti ha preso consistenza il progetto di una nostra comunità allo scopo non di sostituire, ma di collaborare con Ferrero ed il suo gruppo nel lavoro che stanno facendo. Cominciavo a sognare una comunità che mi desse l'occasione di esprimere i valori evangelici della povertà, della fraternità e del primato di Dio, in una forma più significativa, mentre svolgeva questo apostolato tra gli ultimi.

Non voglio essere frainteso. Non è che nelle altre comunità non si vivono questi valori evangelici, ma semplicemente dico che oggi la nostra vita religiosa la viviamo in strutture che rendono difficile per la gente leggere i "nostri segni" come testimonianza evangelica (ad esempio la povertà).

Esposi il progetto nel consiglio provinciale. Il Padre provinciale mi disse di stendere un progetto della "comunità in quartiere". Nell'archivio provinciale non ho più trovato questo documento. Tuttavia il progetto verrà fuori nelle relazioni che ho ancora trovato in archivio e che qui in seguito trascrivo.

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teso il progetto si trattava di reperire tre religiosi che fossero d'accordo con il progetto sia per quanto concerne la vita religiosa di comunità, sia per il genere di apostolato scelto,

Si sono dichiarati favorevoli: il p.Dante Cagnasso ed il p.Ambrogio Pessina (quest'ultimo per un periodo limitato in preparazione ad un'altra missione che aveva in mente di compiere a favore dei tossicodipendenti). Il terzo naturalmente sarei stato io. A questo punto, ottenute tutte le prescritte autorizzazioni sia dei nostri Superiori Maggiori che della Curia diocesana, ho preso contatto con i parroci del quartiere delle Vallette per esporre il nostro progetto.

Il Parroco di Lucento si dichiarò subito disposto ad affittarci un piccolo appartamento annesso alla chiesa parrocchiale di Lucento. Andammo a vederlo: tre piccole stanze al primo piano e un ingresso al piano terreno.
Il 22 settembre ci recammo in pellegrinaggio a Somasca.

II 27 settembre 1977, festa della Madonna degli Orfani iniziammo ufficialmente la comunità.


A questo punto per conoscere la vita della nuova comunità credo che non ci sia nulla di meglio che trascrivere alcuni stralci dal Libro degli Atti.

Trattandosi di un esperimento nuovo in assoluto ci siamo proposti di tenere aggiornati i nostri Superiori: il padre Generale e il padre Provinciale. Per questo ogni mese abbiamo cercato di essere fedeli ad inviare una relazione dettagliata della nostra vita.

La relazione mensile era divisa in due parti:

Nella prima un diario dettagliato giorno per giorno di ciò che avviene in comunità.

Nella seconda parte si descrive le varie attività svolte nel mese, divise per settori:

1.La nostra vita comunitaria.

2.I1 nostro apostolato al Centro base.

3.Rapporti con la chiesa locale.

4.I1 servizio di apostolato particolare di p.Ambrogio al sabato e domenica.

A questa relazione siamo stati fedeli tutti i mesi.

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iporto qui solo alcune Relazioni che possono essere sufficienti a far conoscere l'esperienza fatta. Prima però riporto due documenti ufficiali.

1. Una lettera del Padre provinciale.


M. R. p. FELICE BENEO CRS.
Villa Speranza 10099 SAN MAURO (Torino)
M. Rev. e Caro Padre,

Confermo ufficialmente la decisione del Consiglio Provinciale, per la quale riceve l'incarico di reggere in qualità di Delegato la nuova Comunità-Residenza di Lucento (Torino) - Via Pianezza 102/B.

E' certamente superfluo che Le ricordi ora quello che insieme è stato oggetto di programrazione e commento circa le caratteristiche di detta compita. Trattandosi di un esperimento almeno nell'ambito della nostra Congregazione, è naturale che su di esso siano puntati gli sguardi e le aspettative dei Confratelli. Certamente non tutti i commenti saranno a favore. Per altro ciò non è richiesto. L'atteggiamento di ascolto e di ricerca potrà favorire l'obiettività di giudizio su quanto ci si sforza di realizzare e la disponibilità ad ogni evenienza, frutto di abbandono fiducioso alla volontà di Dio, conferirà sicurezza nel cammino.

Auguro a Lei e ai confratelli che condividono l'impresa di poter avviare rapidamente la comunità sui principi basilari della vita religiosa, come è di proposito e,di conseguenza, essere significativi nell'apostolato tra i giovani di ogni condizione che avvicinerete.

Giova ricordare che si tratta di un esperimento che avrà la sua prima verifica in occasione del prossimo Capitolo Provinciale. Non essendo possibile al presente nell'apostolato specifico, che la comunità si propone, stabilire una programmazione determinata, sarà necessaria molta attenzione da parte vostra per cogliere le possibilità di intervento, senza forzature ma con una certa metodicità, dato che il tempo, per la prova non è poi così lungo.

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ssicurando il contributo della preghiera e la più ampia solidarietà, rinnovo gli auguri anche a nome dei confratelli. Un saluto fraterno.

Affmo. in X ° Montaldo Prep provinciale

2 - Una lettera del p.Mario Vacca che allora ricopriva la carica di Vicario Episcopale per i Religiosi nella Diocesi di Torino.

CURIA METROPOLITANA DI TORINO VIA ARCIVESCOVADO, 12

Festa della Madonna degli Orfani 27 Settembre 1977

Ai carissimi Padri: Felice Beneo, Ambrogio Pessina e Dante Cagnasso.


Carissimi Confratelli,

Dopo aver vissuto nella gioia ed aver accompagnato con la preghiera e la viva speranza l'apertura della nuova casa che ospita la vostra comunità, che, insieme a tanti altri aspetti positivi, esprime anche l'adesione concreta del nostro p. Provinciale alle proposte fatte dalla Diocesi ai Religiosi, vorrei delineare anche a voi le caratteristiche di una comunità religiosa "in quartiere". Sono considerazioni che ho già esposto ai Religiosi e alle Religiose che vivono in questo tipo di comunità, la sera del 21 giugno in Arcivescovado. Le propongo voi con animo fraterno nella certezza di interpretare il pensiero del Vescovo che mi ha conferito l'autorità di renderlo presente nel settore della vita religiosa in Diocesi. Le comunità religiose "in quartiere" soprattutto nella nostra chiesa torinese sono oggi un fenomeno che ha assunto rilevanza e dimensioni tali che non lo si può ignorare.

Esse si caratterizzano per alcuni elementi esterni, quali il non gestire un'opera "in proprio" accanto alla comunità stessa, il condurre un tipo di vita più vicina non solo materialmente, ma soprattutto spiritualmente alla gente che dimora nello stesso quartiere, e più ancora per alcuni elementi interni che la possibilità di vivere insieme in dimensione di fraternità evangelica rende più facile sperimentare ed esprimere. Non si può ignorare il fenomeno: innanzitutto per benedire il Signore e riconoscere l'azione silenziosa
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dello Spirito Santo che fa sempre cose nuove e che è veramente all'opera per fare anche oggi cose nuove nella vita religiosa, attraverso una edizione nuova di essa.

La comunità religiosa "in quartiere" è un modo di vivere la vita religiosa, ossia di realizzare la radicalità del Vangelo a seguito di Cristo: un modo, né unico, né esclusivo. Questo è necessario affermarlo con chiarezza ad evitare l'idolatria delle forme. Le forme sono sempre e soltanto qualcosa di esterno, un aiuto. Potreb­bero anche vanificarsi se mancasse l'anelito interiore a vivere nella fedeltà continua il Vangelo e il proprio carisma religioso.

Ma occorre dire che una comunità religiosa "in quartiere", se è fedele a Cristo, presenta delle capacità di lettura immediata e facile del fenomeno della vita religiosa da parte degli uomini, soprattutto degli umili che sono sempre i lettori più attenti e disponibili a captare le risonanze dei fatti soprannaturali. E' proprio per aiutarvi a presentare ai fratelli una lettura più facile e immediata di che cosa significhi seguire Cristo nel carisma di S. Girolamo che, modestamente vorrei delineare alcune caratteristiche salienti verso cui sforzarvi ogni giorno di camminare.

1.Realizzate una fraternità vera tra voi; una fraternità vera è qualcosa di più che non un semplice vivere insieme. E' la concele­brazione della vita, riflesso della concelebrazione Eucaristica quotidiana. E' il rapporto interpersonale profondo, di quello di Gesù con il Padre "Tu in me e io in Te". E' dono del Signore, non frutto di industria umana. Se negli altri tipi di comunità una esperienza di vera fraternità può venire coperta e talvolta oscurata dal fatto organizzativo e dall'esercizio non sempre evangelico dell'autorità, nella vostra comunità la fraternità deve emergere al vivo, deve sprizzare in tutta la sua forza, anche se talvolta sarà una fraternità sofferta. E chi vi accosta dovrà percepire che a far nascere la vostra fraternità è solo Gesù e il suo Vangelo.

2.Realizzate un "pregare nuovo", che sia espressione e fonte del vostro vivere fraterno: nell'Eucaristia, nella Liturgia delle Ore, nella preghiera che vi unisce nel carisma di S. Girolamo. Date tempo alla preghiera. Il fatto di non aver un'opera affiancata alla comunità deve consentirvi di passare in intimità col Signore parecchio tempo e di sentire in Lui i problemi dei fratelli.
3.Vivete una povertà vera, senza ostentazione. Una povertà semplice: personale, di ambiente, di abitazione. Sia una povertà visibile da chiunque vi accosta: parta da voi convinto che i veri tesori sono altrove. Poveri tra i poveri, per meglio servire i poveri. Poveri per dare.

4.Inseritevi tra la gente, soprattutto tra i poveri, con semplicità, immediatezza, calore. Rendete visibile l'ansia di servire, non di conquistare. Anche se addossati alla chiesa parrocchiale come abitazione, non sentitevi, e fate il possibile per non essere interpretati, la "longa manus" della Parrocchia. Voi siete nella linea del carisma, dono diverso (anche se non antitetico) dell'istituzione (che pure è dono).

5.Mantenere vivi i rapporti di comunione con la nostra Congre­gazione. La nostra vita di Religiosi ha senso unicamente nel carisma di S. Girolamo, partecipato a noi dalla Grazia del Signore. Approfondite ogni giorno il carisma nostro nella lettura dei documenti che ce ne esprimono l'inafferrabile mistero.

Inseritevi, nel vostro lavoro specifico di servizio agli ultimi, ai ragazzi e giovani sviati, con una collaborazione cordiale ed aperta con le forze ecclesiali (zona, parrocchia) e civili. Non sconfinate nel generico, neppure in campo ecclesiale. Fate magari poco, ma quel poco sia chiaro ed espressivo di quella missione che la Congregazione vi ha affidato.

Vi ho espresso queste cose con cuore fraterno. Vi accompagna, come già vi ho detto l'altra sera, la preghiera e la benedizione del Card. Pellegrino, il quale desidera essere informato di quanto andate svolgendo. Affido anch'io la mia preghiera alla Madre degli Orfani e a San Girolamo nostro comune Padre.

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ffamo p. Mario Vacca Vicario Episcopale per i Religiosi

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RIMA RELAZIONE

COMUNITA' DI LUCENTO



RELAZIONE DI SETTEMBRE- OTTOBRE 1977 I - DIARIO SETTEMBRE-OTTOBRE 1977
22 - Giovedì. Con un pellegrinaggio a Somasca, presso la tomba del nostro Fondatore iniziamo la nuova comunità " in quartiere

23 - Venerdì. Ci trasferiamo definitivamente nel nuovo alloggio di Via Foglizzo 1/A. Siamo in tre: p. Felice Beneo , p. Ambrogio Pessina e p. Dante Cagnasso.

Alle 19,30 celebrazione della prima S. Messa

nel piccolo oratorio. Dopo la lettura della Parola di Dio leggiamo il decreto di erezione della nuova comunità. E' firmato dai p. Moreno, Vicario Generale in nome del Rev.mo p. Generale. Poi la lettera di Mons. Maritano, vicario capitolare.

26 - Lunedì. Concelebriamo la S. Messa presso la comunità delle suore Salesiane, nostre vicine di casa, per presentarci.

27 - Martedì.. Al mattino primo incontro tra noi. Leggiamo i numeri 50 / 55 delle Costituzioni che contengono le linee programmatiche della nostra vita comunitaria che noi vogliamo attuare. A sera, a Villa Speranza, per celebrare insieme con quella comunità la festa della Mater Orphanorum

28 - Mercoledì. Incontro comunitario sul come ordinare la nostra economia e di conseguenza la nostra vita di povertà.

Visita del parroco delle Vallette. Alla sera vengono a trovarci i primi tre ragazzi delle Vallette Rino, Marco, Antonio ). Alle 23 un

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ruppo impegnato di giovani della parrocchia di Lucento: si parla del nostro programma di lavoro.

29 - Giovedì. Incontro al mattino: leggiamo la lettera del p. Vacca che in qualità di vicario Episcopale per i religiosi di Torino, ci traccia alcune linee pastorali per il nostro inserimento nel quartiere.

Ore 21. Alle Vallette incontro con i rappresentanti dell'Ente Stillio, di cui fanno parte i Sigg. Ferrero e Trinello. Proposta di assunzione di due di noi da parte dell'Ente per svolgere il lavoro al Centro Base e per seguire le quattro comunità-alloggio dell'Ente.

30 - Venerdì.Commento alla lettera-obbedienza del p. Provinciale al p.Beneo, in cui il p. Provinciale esprime il suo pensiero sul lavoro della nostra comunità.


OTTOBRE 1977

4 - Martedì. Incontro comunitario per riflettere sul primato di Dio nella nostra vita comunitaria e sul modo pratico di viverlo. Tempi per la preghiera comunitaria: (Celebrazioni delle lodi, dei vespri e dell'Eucaristia9 Tempi di preghiera comunitaria e di solitudine con Dio (insieme ed in privato). Impegnarsi a dedicare alla preghiera almeno tre ore al giorno.

Scegliamo di leggere un libro per uno sulla preghiera.

A sera: visita del Padre provinciale, con il quale concelebriamo. Giorno da ricordare: Gesù Eucaristia entra in modo stabile nel nostro piccolo appartamento.

5 - Mercoledì. A sera: visita del Parroco di Lucento alla nostra comunità, con un piccolo dono.

10 - Lunedì. Incontro comunitario: revisione della settimana trascorsa: lavoro, preghiera, apostolato.

- Come scoprire uno stile di vita religioso-somasco: Vangelo, CC, e vita di S. Girolamo.

11 - Martedì. Ore 21. Ci troviamo per la prima volta con il grugno dei nostri giovani al Centro Base. Si discute con loro circa la possibilità di fare qualcosa di serio. Si decide di incontrarci tutte le settimane.

12 - Mercoledì. In casa nostra alle 21, incontro con Ferrero e Trinello. Esponiamo il nostro progetto di realizzare al centro un laboratorio per rilegare i libri: questo sia per guadagnarci da vivere

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ia per giustificare di fronte ai ragazzi la nostra presenza al Centro.

14 - Venerdì. Visita del Vicario zonale, Don Gabriele.

15 - Sabato. Al Colle Don Bosco per visitare la legatoria.

Il coadiutore Chiarello ci assicura la sua assistenza tecnica per i primi tempi. Verrà a darci una mano al sabato e alla domenica.

16 - Domenica. Visita di due giovani (Remo e Silvana) in ricerca di una vita che soddisfi la loro esigenza di vita interiore. Vogliono conoscere più da vicino il nostro Ordine ed il nostro apostolato.

17 - Lunedì. Nel raduno comunitario rivediamo la settimana trascorsa. Si mettono in comune le nostre esperienze di lavoro. Si stabilisce di prendere contatto con il Centro Base tutti i giorni.

18 - Martedì. Andiamo tutti e tre dal Sig. Curti a Carmagnola per imparare a rilegare i libri.

19 - Mercoledì. Incontro comunitario: Leggiamo il dattiloscritto preparato dal p. Felice sul "Progetto della nostra comunità ". Ci proponiamo di scoprire sempre meglio lo stile somasco della nostra vita attraverso le Costituzioni e i documenti nostri. Ci dividiamo i capitoli delle CC.

21 - Venerdì. Incontro comunitario. Sempre perché venga fuori meglio il nostro stile di vita, facciamo delle scelte sui mezzi di comunicazione: Televisione: non la vogliamo

Giornale: non fare l'abbonamento anche perché le nostre finanze per ora non ce lo permettono, ma acquistarlo quando lo riteniamo opportuno.

Per le informazioni e i contatti con la vita del mondo: ascoltare il giornale-radio. Parliamo poi dell'anima con cui dobbiamo avvicinare i ragazzi del Centro Base. Ore 21. p. Ambrogio e p. Dante partecipano ad una riunione al CB con Ferrero.

23 - Domenica. Al convegno degli Ex-alunni del Trevisio a Villa Speranza, il p. Felice parla del all'assemblea del progetto della nuova comunità. La relazione suscita l'interesse di qualcuno che promette un appoggio.

24 - Lunedì. Incontro comunitario: Relazione del lavoro svolto sia a Milano da p. Ambrogio sia a Torino. Si stabilisce di frequentare ormai il CB dalle 15,30 alle 19 e,dalle 21 alle 23. Inaugurazione dei due quadri che ci richiamano. il nostro programma comunitario: la SS. Trinità e quello di Gesù tra noi. I quadri sono in cucina, che è anche la sala dei nostri incontri.

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isita di Mons. Ferro alla nostra comunità. Si intrattiene un'ora con noi ascoltando e benedicendo il nostro programma.

25 - Martedì. Incontro comunitario sullo stile somasco della nostra vita. Nel pomeriggio, in deserto mezz'ora di preghiera sulle lettere di S. Girolamo. Così si é deciso di fare per un po' di tempo. Ore 21. Incontro in arcivescovado dello S.T.A.M, Parla Mons. Ferro. p. Felice é invitato a parlare della nostra iniziativa. Risultato concreto: il Sig.Vincenzo Ferro assicura un certo lavoro per la nostra legatoria.

26 - Mercoledì. Manca Mimmo, ex-alunno, si mette a nostra disposizione per aiutarci ad organizzare una cooperativa di lavoro con i nostri ragazzi.

27 - Giovedì. Ore 21. Incontro con quattro giovani di Lucento.. Vogliono collaborare con noi. Dopo un lungo dialogo si conclude che l'importante é iniziare a pregare insieme. Si decide di trovarsi nuovamente per programmare la preghiera la sera del 1 Nov.: saranno presenti anche altri loro amici.

30 - Domenica. Ore 21. Incontro al CB con Ferrero, Trinello e i rappresentanti della comunitàalloggio. Discussione del bilancio delle comunità. Presentazione del progetto della Cooperativa. Richiesta di un prestito per l'acquisto dell'attrezzatura per legatoria.

II - RELAZIONE PER SETTORI




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