In tutto siamo diciassette



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30.10.2019
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In tutto siamo diciassette

(Andrea Valente, da Sotto il banco, Fabbri Editori, Milano, 2002)



Diciassette compagni di classe presentati in modo davvero originale. Tutti, infatti, hanno un particolare soprannome, eccetto uno perché...

In classe tutti mi chiamano Stanga perché sono il più alto di tutti. Lo sono sempre stato, fi n dall’asilo, ma quest’anno sembra che la cosa sia più evidente, forse perché oltre che lungo sono anche secco come un ramo d’olivo e, se non mi impongo una postura1 corretta, spesso sono anche stortarello. Però credo che sia proprio la statura quello di cui vengo accusato dai miei cari, invidiosi compagni. In tutto siamo diciassette, che è un numero signifi cativo anche per chi non vuole essere superstizioso. Però credo che in questa classe non si potesse essere altro che in diciassette. Il mio compagno di banco è Naso. Non si chiama così perché ha la proboscide, anche se non ha nemmeno un profi lo francese2 , ma perché lui è uno che inventa sempre le risposte che non sa, andando, appunto, a naso, e il più delle volte ci azzecca. Poi c’è Leo, che non è il diminutivo di Leonardo, ma di Piergianni, che di secondo nome oltretutto fa Carloalberto (tutto attaccato). Non c’è un motivo per cui lo chiamiamo Leo; a noi basta usare un nome corto e Leo ci sembra più semplice di quella specie di elenco del telefono che ha sulla carta d’identità. Con noi tre, in ultima fi la ci sono Cerotto, che da quando lo conosco, tra bicicletta e motorino, ha già fatto almeno cinque incidenti; Pelé3 , che gioca a calcio, ma sarebbe meglio che non lo facesse; c’è Pizzul4 , che di storia non capisce nulla ma la Gazzetta la conosce a memoria; e soprattutto c’è Dina, che è l’unica femmina qua dietro. Dina è il diminutivo di Lampadina, che sarebbe il suo vero soprannome, perché ha sempre delle idee geniali e quando si tratta di escogitare qualcosa di assurdo ci rivolgiamo sempre a lei. È ovvio che nel corso degli anni, chi prima e chi dopo, tutti ce ne siamo innamorati almeno un po’. La fi la davanti alla nostra è nota come il Convento, perché ci sono solo ragazze. Noi maschietti la chiamiamo anche Harem5 , ma questo alle donzelle non piace molto e preferiscono la prima defi nizione. Sono in sei: una è No, che chiamiamo così perché sembra che a qualsiasi ragazzo ci provi dica sempre e soltanto di no. Ancora non ho capito se è al corrente dell’etimologia6 di questo suo soprannome, o se si adegua e basta. Saponetta è l’esperta di soap-opera e ci tiene sempre tutti informati sugli ultimi avvenimenti; Pitagora, che nonostante il soprannome è una lei, è un genio in matematica. Strategicamente l’abbiamo piazzata proprio nel banco al centro dell’aula e durante i compiti in classe la sorte di tutti noi passa attraverso lei. Milva ha ovviamente i capelli rossi, ma al contrario della Milva7 vera è stonata come il mio cocker; la Nonna è la più saggia di tutti, o almeno così si dice, ed è la portavoce uffi ciale della classe. E poi c’è Afrodite, che è unanimemente considerata la più dotata sotto l’aspetto prettamente fi sico. Di questo è narcisisticamente8 consapevole e il soprannome le piace, quindi non fa niente per nascondere le proprie forme, per la gioia di tutti noi. Poi c’è la temutissima prima fi la, dove prende posto Nano che, vista la statura, se stesse dietro il Convento non vedrebbe più la lavagna. La cosa un po’ mi dispiace, perché Nano è davvero un tipo da ultimo banco. C’è il Preside, che è uno che sa tutte le leggi e i regolamenti e capita anche che prenda in castagna qualche prof; e c’è Hitchcock9 , che in realtà si chiama Laura, ma ha l’abitudine di infarcire anche il più banale dei suoi discorsi con trame e colpi di scena degni del miglior cinema. Questa sua veste di sceneggiatrice del brivido le piace, e si vede, ma credo che se il vecchio Alfred l’avesse conosciuta, l’avrebbe infi lata in qualche scena di un fi lm e fatta a pezzettini con sadica10 soddisfazione. Infi ne c’è la Sabrina, che si chiama Sabrina davvero. Lei è sempre puntuale, vestita come si deve, senz’altro gentile, ma quasi in modo formale, è ligia, precisa, un po’ pignola, ma nella classe galleggia con ignavia11 e noi la guardiamo sempre un po’ così, perché non ha quello che si suol definire un suo segno di distinzione. E non ha nemmeno un soprannome.

1. La classe è composta di diciassette alunni. Tutti hanno un soprannome, eccetto uno. Di chi si tratta? Quali le sue caratteristiche? Perché non ha un soprannome?

2. Per ciascun alunno spiega il motivo del suo soprannome.

3. Chi è il narratore?

4. Nella seguente frase spiega il signifi cato dell’espressione figurata evidenziata. «... capita anche che prenda in castagna qualche prof...»

5. Spiega i diversi significati che la parola polisemica (= parola che ha più significati) classe assume nelle seguenti frasi. Consulta eventualmente il dizionario.



  • La creazione dei sindacati è stata un’importante conquista per la classe operaia.

  • Oggi tutta la classe va in piscina.

  • Alla fi ne dell’intervallo rientrate in classe.

  • Sull’aereo abbiamo viaggiato in classe turistica.

  • È un gioiello di gran classe.

  • Tutti ammirano la classe di quel calciatore.

6. Io e la mia classe. Di quanti alunni è composta la tua classe? Qualche alunno ha un soprannome? Se sì, quale e perché? In particolare, con quale compagno hai fatto amicizia? In tutta sincerità, come ti trovi nella tua classe? Bene, abbastanza bene, non molto bene, male? Racconta e motiva le tue opinioni.


7. L’anagramma consiste nel comporre con le stesse lettere di una parola altre parole di diverso signifi cato. Prova ad anagrammare il tuo nome. Ad esempio: MARTA = TRAMA o TARMA Prova anche ad anagrammare il tuo nome e cognome così da inventare uno pseudonimo, cioè un falso nome. Ad esempio: PAOLA MAGRÌ = MARA PAGOLÌ; ROSETTA ZORDAN = SANDRA ZOTTERO
8. L’acrostico consiste nel prendere una parola, scriverla verticalmente in stampatello e poi comporre una frase usando parole che comincino con le lettere incolonnate. Componi un acrostico con il tuo nome. Ad esempio:

L EGGE


U NICAMENTE

I STRUTTIVI



G IORNALI

I NGLESI

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