In vetrina



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In vetrina
Il libro
Rosso Floyd” di Michele Mari (Einaudi, pp. 281, euro 20)
Federica Prestifilippo II B
“Per quarant’anni, Syd ci ha fornito qualcosa di estremamente consolatorio: l’immagine della fuga senza la morte. E’ vivo, anche se mortalmente immobile. Syd non muore. Questo è terribilmente attraente. E’ possibile morire senza dover scomparire del tutto. Il meglio dei due mondi”
Inizia così, col riferimento al capo storico dei Pink Floyd, Roger Keith "Syd" Barret, una delle testimonianze che compongono l’insolito romanzo di Michele Mari, “Rosso Floyd”, che unisce dati biografici e fantastici, dando forma alla parabola artistica dei Pink Floyd, una delle band più celebri del ventesimo secolo.

“Rosso Floyd” è il resoconto di un’epoca, una stagione drammatica e controversa, durante la quale si cerca di far fronte alla caduta dei sogni degli anni Sessanta.


“What exactly is a dream, and what exactly is a joke?” chiede Syd Barrett durante la canzone “Jugband Blues” negli studi televisivi di John Peel, interpretando la melodia in modo astratto e stranito. Alcune voci dicono che Peel rimase talmente sconvolto da quel brano, che, quando furono spente le telecamere, si precipitò a rivedere il filmato, per osservare la velocità in cui il suo viso era mutato nell’udire quella domanda. “Cos’è esattamente un sogno, e cos’è esattamente uno scherzo?” racchiude, secondo alcuni, l’ultimo atto della schizofrenia, l’istante in cui la mente delirante di Barrett piomba definitivamente nel buio, lasciandolo intrappolato lì per sempre.
Sull’orlo della follia, causato dall’abuso di LSD e Mandrax (utilizzato soprattutto per ipnosi, insonnia e come droga da sballo), Syd Barrett viene allontanato dal gruppo; “Loro sono l’avanguardia della sperimentazione musicale, una fornace di idee! Il nome Pink Floyd deve evocare intelligenza, spirito, scintillio!” caratteristiche che non rispecchiano, almeno in apparenza, il leader della band.

Syd Barrett viene descritto come un uomo spiritoso, che si diverte a provocare i suoi compagni, e quindi recita la parte dello svagato, arrivando in ritardo alle prove, esagerando sul palco, comportandosi come uno zombie. Vuole farsi cacciare, anche se al tempo stesso è questa la cosa che lo addolora maggiormente, perché i Pink Floyd sono suoi, sono la sua famiglia.


Rosso Floyd è un romanzo visionario, in cui si dà voce a chiunque, a partire da Waters, Gilmour, Wright e Mason, fino ad arrivare ad amici, parenti, fan ossessionati dalle canzoni e dai loro significati nascosti, e infine tecnici che accompagnavano la band durante i loro tour; ma il coro non comprende Syd Barrett, bensì il suo silenzioso fantasma. Rinchiuso in eterno nel suo scantinato di Cambridge, Syd “Diamante Pazzo” Barrett continua a brillare, illuminando e dettando, dal suo esilio sotterraneo, le sue canzoni.




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