Incertezza normativa: fac-simile di ricorso



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Incertezza normativa: fac-simile di ricorso
R
Il sottoscritto Sig. ............. (ovvero la società ..............., in persona del sottoscritto legale rappresentante pro tempore Sig. .......), delega a rappresentarlo e difenderlo in ogni fase del giudizio l'avv./dott./rag. ......................... conferendogli ogni e più ampio potere, ivi compreso quello di conciliare, di farsi sostituire in udienza, di nominare coadiutori e assistenti in giudizio, di rinunciare al ricorso e agli atti. Elegge altresì domicilio presso lo Studio del difensore, sito in ..................., via .................

Firma del delegante

............................

«È autentica»

Firma del difensore

...........................


ICORSO

Proposto da ......................, con sede legale in ..........................., P.Iva e C.F. .........................., a mezzo del legale rappresentante ................, rappresentata e difesa, anche in via disgiuntiva, da ............ giusta procura apposta a margine del presente atto, con elezione di domicilio presso ..........



CONTRO

L’Agenzia delle Entrate di ............................., in persona del Direttore pro tempore,

per l’annullamento

dell’avviso di accertamento n. ................, prot. n. .............., emesso a valere per l’anno d’imposta .............. ai fini dell’Iva (all. x).

Avverso l’atto amministrativo predescritto, a mezzo dei sottoscritti procuratori alla lite, la società XY

ELEVA GRAVAME

per i motivi di seguito addotti.



IN FATTO

(...)


IN DIRITTO

(...)


Errore sulla norma tributaria ex artt. 8, D.Lgs. 546/1992, 6, co. 2, D.Lgs. 472/1997 e 10, co. 3, L. 212/2000.

In via del tutto marginale ed accessoria a quanto già eccepito, si richiede l’annullamento delle sanzioni per le ragioni che seguono.

L’Amministrazione finanziaria accertante, infatti, non ha affatto considerato che nel caso di specie ricorrono gli estremi per la non applicazione delle sanzioni. A testimonianza di ciò, oltre articolate osservazioni formulate da entrambe le parti, depone il complessivo quadro giurisprudenziale e di prassi ministeriale già citato.

In tal senso, è sufficiente rilevare che l’Ufficio, tutt’altro che certo del propria istruttoria procedimentale, ha inequivocabilmente integrato la motivazione dell’avviso di accertamento disponendo una postuma fase istruttoria, il che dimostra come la fattispecie sia lungi dall’esser pacifica ovvero scontata.

Sebbene l’astratta fattispecie in cui l’Amministrazione finanziaria ritiene, erroneamente, debba essere sussunta la questione – vale a dire la cessione di terreno edificabile da imprenditore agricolo che lo utilizza a fini aziendali – non è argomento che trova incerta disciplina legislativa o interpretazione giurisprudenziale, è vero che il caso di specie non è affatto chiaro e cristallino, in ragione delle eccezioni sollevate dal contribuente circa l’edificabilità stessa del terreno e/o la strumentalità dello stesso alla sua attività agricola.

Non da ultimo, inoltre, rilevasi che il contribuente ha certificato l’esistenza di documenti di prassi atti a confermare la correttezza dell’inquadramento tributario operato, sicché non si comprende come i Giudici di prime cure non abbiano proceduto all’invocata applicazione delle norme innanzi citate (artt. 8, D.Lgs. 546/1992 e 6, co. 2, D.Lgs. 472/1997) nonché dell’art. 10, co. 3, dello Statuto dei diritti del contribuente.

In argomento, si richiama l’orientamento giurisprudenziale per cui trova applicazione il citato art. 8, D.Lgs. 546/1992 «quando la disciplina normativa si articoli in una pluralità di prescrizioni, il cui coordinamento appaia concretamente difficoltoso per l’equivocità del loro contenuto derivante da elementi positivi di confusione» (Cass. n. 11233/2001 ed, inter alios, Cass. n. 22890/2006).

Nel caso in esame, a livello positivo, sono dunque molteplici sono gli elementi che testimoniano l’incertezza normativa, o meglio, la possibile incertezza dell’interprete nella concreta declinazione del disposto normativo, essendo sufficiente rilevare l’esistenza di un contrasto tra la documentazione versata da parte del contribuente e quella – illegittimamente – acquista a posteriori dall’Amministrazione finanziaria.

Sul punto, del resto, hanno argomentato anche gli stessi giudici di prime cure, laddove (cfr. xx) hanno constatato l’esistenza di documenti tra loro contrastanti.

Soggiungasi, non per meri fini di tuziorismo, che la buona fede del contribuente è incontestabile, giacché, cedendo il terreno senza addebito di Iva, egli non ne ha tratto vantaggio alcuno in termini concorrenziali e/o in altri termini, trattandosi la cessione di un atto di esproprio per pubblica utilità.

Il «comportamento fiscale» adottato, quindi, non è stato dettato da scelte di comodo. Ciò, alla luce degli orientamenti giurisprudenziali innanzi precisati, dell’esistenza di documenti di prassi atti ad avallare il comportamento concretamente adottato dall’appellante, documenta le condizioni di applicazione delle norme esimenti l’applicazione delle sanzioni. In ultima istanza, non certo per importanza, rilevasi che la stessa Amministrazione finanziaria, in sede di registrazione dell’atto di esproprio, avvenuta in data ................, ha correttamente applicato l’imposta di Registro, direttamente confermando la correttezza dell’operato del contribuente, per poi «rivedere» siffatta decisione emanando l’avviso di accertamento impugnato.

Con plurime omologhe statuizioni, la Suprema Corte di Cassazione (sentt. nn. 4765/2009 12951/2008, 22890/2006 e 11233/2001) ha precisato che ricorrono le condizioni per la disapplicazione delle sanzioni non penali «quando la disciplina normativa si articoli in una pluralità di prescrizioni, il cui coordinamento appaia concretamente difficoltoso per l’equivocità del loro contenuto derivante da elementi positivi di confusione».

Peraltro, all’epoca dei fatti, la giurisprudenza della Suprema Corte non aveva mai chiarito con apprezzabile chiarezza manichea il concetto di area edificabile, così come illustrato, invece, con la sentenza 11 maggio 2009, n. 10713, già citata. La stessa normativa Iva, in particolare l’art. 2, co. 3, lett. c), non spende verbo per circoscrivere, positivamente, il concetto di area suscettibile di utilizzazione edificatoria.

Dal quadro così complessivamente elaborato, sembra del tutto possibile, comprensibile e legittimo che il Contribuente venga a trovarsi in situazione di evidente disorientamento comportamentale ed applicativo nei confronti di una normativa di ardua gestione, prova ne sia il diverso comportamento adottato dall’Amministrazione finanziaria reso noto con le risoluzioni e circolari già richiamate e con la registrazione dell’atto sottoposto ad imposta di registro; donde la ricorrenza di tutti i presupposti per la concessione del provvedimento di disapplicazione delle sanzioni non penali, reso possibile dai provvedimenti legislativi indicati in rubrica.

Tanto premesso, i sottoscritti procuratori alla lite

CHIEDONO

a Codesta On.le Commissione che voglia, contrariis reiectis, accogliere le seguenti conclusioni:



in via principale, annullare l’opposto atto amministrativo per i motivi tutti indicati nei motivi di opposizione del presente atto difensivo;

in via subordinata, annullare la richiesta sanzionatoria per quanto affermato al punto XXX;

condannare, l’Amministrazione finanziaria procedente alle spese di lite nella misura risultante dalla producenda nota spese.

(Luogo) ............, (data) ..........



Firma dei difensori

(...............)

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