Incontro 23 febbraio



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12.11.2018
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Incontro 23 febbraio


L’incontro vede la presenza di 39 utenti e 7 uditori (accompagnatori e un uditore sociologo) Inizia alle 10.15 dopo le iscrizioni la consegna agli utenti di una cartella per scrivere .
Apre CHIARA (PRATO)

Quali sono le ragioni di questo incontro, secondo me conoscersi scambiarsi delle opinioni e cercare di superarle assieme e se non proprio superarle , almeno parlarne e discuterne.

Le ragioni sono quelle di vederci senza professionisti, o tecnici o genitori.

Per la prima volta un’autonomia nell’esprimersi con persone con le quali abbiamo problemi comuni.

Noi partiamo dal sapere dell’esperienza.

Tutti noi abbiamo il sapere dell’esperienza l’importante e’ che sia condivisa, elaborata e rivista da SOLO noi utenti.

Per questo pongo degli interrogativi

(rapporti con amici, genitori, lavoro, società, diciamo la propria rete sia affettiva che pratica

Quando ci siamo accorti che non stavamo bene, come abbiamo agito?

Verso il negare il disagio

O volendosi curare

L’abbiamo detto a qualcuno?

Che sintomi avevamo

Abbiamo voluto fare la nostra guerra?

Parlerò semai in cerchio della mia esperienza personale.

Secondo me il senso di questo coordinamento e’ anche di poter dire le proprie patologie/disagi

A chi ha provato le stesse cose, a chi ci può capire, senza timori o vergogna.

Nel futuro come possiamo proiettarci, cosa vogliamo fare per noi e per questo gruppo?

Per esempio confrontarsi con la stesura di un NOSTRO documento con genitori, professionisti, infermieri ecc. per un servizio più utile e adeguato a noi

Oppure fare una battaglia personale che secondo me non porta a molto appunto

il don chisciotte contro i mulini a vento.

Il mio fine e’ LA SOLIDARIETA’

Almeno tra di noi

Adesso dedico due parole a chi non conosce l’auto aiuto.

Il primo punto e’ confronto tra le persone sul proprio disagio/malessere

Il secondo è ’parita’ e circolarita’, all’interno del gruppo non esiste un leader, ma siamo tutti uguali/protagonisti.

Il terzo è aiutare gli altri per aiutare se stessi

Ascoltare gli altri

Avere la possibilita’ di parlare, di avere un’opinione personale, di essere d’accordo o dissentire

LA FORZA che il nostro gruppo ci da’ come ho gia’ detto è una rete sia affettiva che sociale che si e’ consolidata con gli altri e ha prodotto un’associazione ( PRATO) che dà anche residenzialità, abitare, vi pare poco?

NON SIAMO SOLI  RENDIAMOCENE CONTO.
ANDREA (PRATO) 

 Cosa significa per noi essere malati?

Trauma personale e familiare durante la fase acuta

Ma che cosa ha? Non sta bene? Cosa possiamo fare?

Dove lo portiamo?

Il vissuto della nostra prima fase della malattia, cosa succede?

TRAUMA

Primo impatto con il mondo, a noi sconosciuto, della psichiatria (dottori, reparto, comunita’)



Ne segue paura,delirio,violenza

Terapie imposte e confusione

Ma perche’ e ‘capitato proprio a me

Vergogna e ribellione

Un po’ di tempo dopo, dimissioni, contatti sporadici con il CIM per terapie e colloqui.

Nuove crisi, ricoveri,porta girevole.

Inizio di una conoscenza derivata dall’esperienza e della maggior consapevolezza del proprio disagio malattia.

Conoscenza significa anche iniziare un percorso controcorrente per se’ e quelli che ti stanno intorno :

tecnici, dottori, familiari,utenti.

Impatto sociale quasi sempre duro e deleterio

Discriminazione, stigma.

Difficolta’ a riprendere un lavoro o qualsiasi tipo di attivita’.

Spesso in questi frangenti ci si sente schiacciati dalle  responsabilita’ , percorsi diversi per arrivare a un punto sufficientemente buono (stare abbastanza bene e iniziare una rivalutazione personale, quindi aumento di idee e di stima).

Capacita’ e accettazione della malattia, primo punto di partenza per cercare di guarire,, esperienze di ricoveri nelle diverse strutture psichiatriche: SPDC, COMUNITA’,CENTRI DI IGIENE MENTALE ECC………….

Da che parte si arrivi, diversi percorsi e diversi problemi esempio : traumi familiari, o assunzione indotta di sostanze ecc.

Ora che siamo qua abbiamo la possibilita’ di parlare e di confrontarci in merito ai temi che per noi sono importanti es. gestione dello stare  bene o cosa fare quando si sta proprio male

CONOSCENZA DALL’ESPERIENZA

 CAPACITA’-CRITICA-VALUTAZIONE

Personale reinserimento sociale ricerca della stabilità mentale, attraverso le proprie risorse.

Aumento delle abilità, lavoro e percorsi terapeutici diversi.

Utilita’ delle esperienze.

Si intraprende un percorso fatto anche di consigli adeguati alla situazione,

MEGLIO RAGIONARE CHE ESSERE IMPULSIVI.

Sapendo di avere anche dei propri diritti.

Essere soli autonomi o no, quale sia la risposta c’e’ anche l’auto-aiuto.

Cio’ detto dobbiamo sforzarci e impegnarci alla costruzione di una rete affettiva e paritaria

Che se seminata bene si potra’ considerare nel tempo che puo’ fornire puntelli, stimoli, obiettivi da raggiungere.

Siamo qui oggi appunto per parlarne per dare voce alla nostra esperienza.

Siamo qui anche solo per parlare di noi

Siamo qui e non siamo in SPDC.

Sulla lavagna a fogli mobili e su quella luminosa viene proiettato questo schema

CONVEGNO 23 FEBBRAIO 2008

OBBIETTIVI


CHIARA


  1. CONOSCERSI



  1. SCAMBIARSI OPINIONI E CERCARE DI SUPERARE LE DIFFICOLTA’ ASSIEME



  1. VEDERCI SENZA PROFESSIONISTI, TECNICI, GENITORI



  1. ESPRIMERE COL SAPERE DELL’ ESPERIENZA ATTRAVERSO PROBLEMI COMUNI



  1. SOLIDARIETA’


ANDREA


  1. CORAGGIO E CURIOSITA’ DI VOI CHE SIETE QUA




  1. CERCARE DI IMPARARE

CERCARE DI INSEGNARE


  1. CONOSCENZA DELL’ AUTO AIUTO : TECNICHE ED ESPERIENZA DEI DIVERSI GRUPPI DI AUTO AIUTO, CONFRONTI




  1. CRESCERE PONENDO SE STESSI MA ANCHE CONSIDERANDO LE ESPERIENZE ALTRUI




OBBIETTIVO FINALE

SARA’ LA VOGLIA DI RIFARE UN INCONTRO E QUESTA SERA CHE OGNUNO RITORNI CON QUALCOSA IN PIU’ NEL CUORE E NELLA MENTE

 

 



Nicola (il mondo di Holden). Legge parte di questo documento ‘non mollare’ che riportiamo comunque intero

Premessa e spiegazione del titolo

Prima di tutto vorrei richiamare la vostra attenzione sul titolo del mio intervento: “non mollare”.

“Non mollare” non è qui inteso come il semplice incitamento che spesso sentiamo anche quotidianamente, magari ci dicono coraggio, forza o via dicendo, il mio “non mollare” fa riferimento a fatti storici e ad alcuni personaggi protagonisti di quei fatti da cui io prendo spunto per trarre alcune considerazioni sul presente che viviamo e sull’immediato futuro che ci prepariamo a vivere.

Non mollare è il nome del primo foglio antifascista clandestino, ai tempi in cui il fascismo asceso al potere, parlo del biennio 25-27, proibì con una serie di leggi liberticide la libera stampa, così come aveva chiuso tutti i partiti avversari che divennero clandestini.

Immaginate la situazione: il fascismo impera, da una parte opera con la violenza e l’intimidazione, dall’altra seduce promettendo prestigio, sicurezza sociale e tranquillità, i potenti di allora, le classi dominanti. Immaginate di essere indignati da tutto ciò, i vostri stessi amici o conoscenti vi voltano le spalle, o vi dicono di arrendervi, di non fare i matti, di mettere la testa a posto che nella nuova Italia di Mussolini c’è posto anche per voi. La maggior parte della gente china la testa, magari senza troppa convinzione, magari per debolezza, perché ha paura, oppure perché crede veramente negli ideali del fascismo.

In quel clima pochi uomini osarono ribellarsi, furono presi per matti, alcuni scelsero l’esilio, altri la lotta clandestina e il carcere. Fra questi uomini c’erano Ernesto Rossi, Carlo e Nello Rosselli, Antonio Gramsci e altri.

Ernesto Rossi e i fratelli Rosselli fondarono il Non Mollare, un foglio clandestino e continuarono a lottare per libertà di tutti, anche degli avversari. Ernesto Rossi non piegò mai la testa e nel 1930 entrò in carcere come prigioniero politico, nel 1943 al confino sull’isola di Ventotene scrisse con Altiero Spinelli un manifesto famoso che enuncia l’idea dell’Europa Unita. Di fronte allo sfacelo fratricida che avveniva in quegli anni, in cui l’Europa era ridotta a mattatoio quegli uomini ebbero l’intuizione di immaginare una soluzione perché ciò non avvenisse mai più.

Veniamo al presente.

Nelle ultime settimane ho letto e ascoltato delle cose che mi hanno profondamente indignato, che mi hanno spesso amareggiato, che mi hanno dato un senso di impotenza, e che mi hanno portato a pensare più di una volta: ma chi te l’ha fatto fare? A cosa serve lavorare, lottare, pensare, quando in due secondi possono distruggere un lavoro di anni? O possono con un tratto di penna cancellare cose che si sono ottenute a caro prezzo, conquiste che sono costate molto a chi ha combattuto determinate battaglie.

Due giorni fa leggo della petizione del medico greco appoggiata subito da Cassano sulla tec. Su alcuni giornali benpensanti leggo cose che non stanno né in cielo né in terra sull’abbandono delle famiglie dei “poveri pazzi” dovuto alla legge Basaglia nella parte che ha determinato la chiusura dei manicomi. Vedo riproposta la logica manicomiale negli SPDC, nelle strutture private, nella società nel suo complesso.

Leggo ancora della pericolosità sociale dei malati mentali, leggo giustificazioni dell’uso della contenzione, della chiusura dei reparti.

E ieri ho letto un titolo su un giornale: che follia chiudere i manicomi.

Mi chiedo se ha senso andare avanti di fronte a un panorama così sconfortante.

E’ a quel punto che mi vengono in mente quegli uomini, Ernesto Rossi, i fratelli Rosselli, e quel motto: “non mollare”. Spesso viene usato in contesti in cui suona quasi ridicolo. Le parole assumono solennità e importanza quando vengono dette in un contesto adeguato o quando vengono da oratori che in qualche modo le elevano al di sopra del chiacchiericcio.

Se io penso al non mollare di questi eroi, di questi personaggi a cui dobbiamo molto, che per la libertà di tutti hanno dato la vita e sacrificato la giovinezza all’interno di una galera, allora io sento che mi infondono coraggio, mi danno forza, mi emozionano e mi restituiscono la fiducia e l’energia che ci vuole per sostenerla.

Vi dico tutto questo perché si prepara una stagione durissima, c’è chi vuole ridurci di nuovo al silenzio, c’è chi vuole ricacciare coloro che considera dei “matti” in un angolo, ai margini.

Ed ha alleati potenti e interessati, dal punto di vista economico e ideologico.

Prepariamoci a lottare amici, prepariamoci ad opporci senza mai prescindere dalle nostre proposte, senza dimenticare mai che abbiamo il diritto di partecipare alla vita sociale e politica, che abbiamo il diritto e il dovere anche di lottare per le nostre ragioni, perché noi lottiamo per tutti, anche per i nostri avversari, che l’indomani non abbiano mai a vestire i nostri panni, di chi tra noi ha sofferto per il disagio psichico ma ha sofferto dieci volte tanto per l’esclusione sociale, per la dignità vilipesa, per i diritti più elementari calpestati nel nome di una tutela che assomiglia molto alla custodia.

Dalla relazione del professor Folgheraiter:


I servizi psichiatrici sono i più complessi, io credo, dentro l’intero sistema sociosanitario nazionale. Per loro natura essi debbono offrire contemporanee prestazioni di curing e di caring, cioè devono insieme guarire (quando possono) e migliorare il vivere. Questa complessità non è sempre ben compresa, né risulta ben codificata, dall’ingegneria astratta dei sistemi sociosanitari moderni, i quali per semplificare le cose fanno prevalere la logica più intuitiva e poderosa, quella della sanità. Nonostante il vivere sia il valore prioritario della psichiatria, come detto, la sua incardinazione istituzionale è per intero nel comparto sanitario. La sua logica prevalente, se non la sua retorica, è ancora per gran parte sanitaria.
Per le persone che si rivolgono ai servizi di cura psichiatrica sarebbe prioritario trovare nuovi equilibri del loro vivere, essendo loro anzitutto colpiti da quel vivere disagiato che pure evidenzia l’eventuale patologia sottostante. Per il sistema psichiatrico, così com’è organizzato attualmente, sembra invece risulti più importante capire scientificamente il loro male e combatterlo altrettanto scientificamente. I progressi della neurobiologia e della farmacologia psicotropa incoraggiano gli psichiatri ad andare verso un rinnovato biologismo. Il problema è che in questa deriva tecnica, peraltro legittima secondo i canoni sanitari, la partecipazione – a noi interessa questo tema tipico del "sociale" – si stempera o viene meno, diviene un concetto incomprensibile o persino intollerabile.
Le persone che sono dentro la malattia mentale e stanno lottando per convivere con essa e forse anche per venirne fuori, possono essere considerate coterapeuti in quanto conoscono la malattia mentale nel suo versante sociale/esistenziale. Esattamente sanno che cosa sia una vita con la malattia e sanno come vivere, bene o male, nonostante la malattia, e a volte nonostante le cure ufficiali. Quando sono sfortunate e incontrano il servizio sbagliato, esse debbono loro malgrado imparare a sopravvivere alle confische di decisionalità che una supponente cultura terapeuticistica impone loro senza interrogarsi sul senso di tutto ciò.
Il sapere dal di dentro che cosa è l’esperienza di vivere nella sofferenza psichiatrica conclamata è detta competenza esperienziale. L’esperienza della malattia mentale insegna la psichiatria, una psichiatria soggettiva, così come lo studio dei manuali insegna la psichiatria oggettiva a medici che non sono mai stati malati di mente nella loro vita. La combinazione equilibrata di queste due competenze – esperienziali ed esperte – fa emergere una psichiatria intera (comprehensive). Il combinarsi di queste due esperienze, nelle concrete relazioni medico-paziente, arricchisce entrambe le parti, rende gli interessati, immersi nel proprio problema, più capaci di vedere le cose oggettivamente (razionalmente), e rende più capace di vedere le cose soggettivamente il medico esterno, il quale per preciso dovere tecnico-deontologico deve rimanere distaccato (ma non distante o assente). La relazione di cura è una relazione formativa per entrambe le parti interagenti, dove lo specifico di ciascuna si enfatizza nello scambio.
I movimenti degli interessati possono costituire forze attive e competenti per la costruzione delle politiche sociali dal basso. Vorrei qui far notare la differenza tra un fare pressione politica o fare rimostranze individualmente o in piccoli gruppi spontanei (che pure è iniziativa sociale) rispetto a una azione organizzata e ragionata assieme, dove gli interessati a una conquista culturale o politica non si scagliano contro una istanza istituzionale distante e distaccata per rivendicare o pretendere che faccia essa – per così dire – ma si mobilitano per un bene comune costruito dal loro fare assieme. Le reti di azione comunitaria assistite dai servizi nel loro fronteggiare diventano palestre dove le persone – pazienti, familiari, volontari, esperti – si allenano a un reciproco apprendimento. Essi fanno esperienza del relazionarsi e della sua efficacia sia funzionale che psicologica che civica, insomma stanno in una palestra dove esercitano l’umanità pura, senza secondi fini da parte di nessuno (nemmeno secondi fini tecnici da parte dei terapeuti, i quali possono stare tranquilli sapendo che proprio l’esercizio dell’umanità pura fa bene alla salute, per così dire).

Vi ho letto questi estratti dalla relazione di Folgheraiter per introdurre concettualmente un progetto a cui stiamo lavorando da tempo e che finalmente darà i suoi frutti.

A breve presenteremo un progetto di formazione professionale che il Dipartimento di SM di Spezia e altre istituzioni della nostra provincia hanno sottoscritto. E’ un corso che dovrebbe partire a Giugno e a cui possono partecipare anche gli utenti o gli ex-utenti delle altre province liguri.

E’ il corso di formazione di Facilitatore Sociale, un corso per utenti o ex-utenti della SM che da esperti del disagio psichico e soprattutto di quello sociale vogliono mettere la loro esperienza a disposizione di quegli utenti che fanno fatica a tornare ad una vita “normale”.


In Toscana, in cinque province, Massa, Pisa, Livorno, Prato ed Empoli, questa figura è nata nel 2001, negli anni il corso è stato ripetuto altre due volte. Gli utenti formati in questi corsi lavorano nel campo della salute mentale, si sono organizzati in cooperative e hanno stipulato convenzioni con l’asl. Le risposte sono molto positive e questo spiega perché il corso viene reiterato e avrà ancora altre edizioni. Sul modello toscano anche in Lombardia hanno svolto dei corsi per questa figura, a Saronno e Busto Arsizio. Crediamo che questa nuova figura professionale e sociale possa dare un contributo decisivo ad una svolta nella psichiatria e il consenso di molti operatori è la riprova che se l’utente viene coinvolto, ascoltato e formato, può essere il più valido alleato dei medici e degli operatori nella lotta al disagio psichico e sociale
Questo è il profilo professionale del Facilitatore sociale che intendiamo far approvare dalla Regione Liguria in modo che in futuro altre provincie possano poi attivare questi corsi.
Soggetto con pregressa esperienza soggettiva di sofferenza psichica che ha richiesto un trattamento psicomedico complesso ad alta integrazione sociale con programma multidisciplinare da parte degli operatori del DSM, con esito di ripristino del suo funzionamento socio lavorativo.

La sua esperienza diventa strumento utile e risorsa adatta per “facilitare” ad altri soggetti con disabilità psichica l’individuazione e il raggiungimento di obiettivi emancipanti in campo sociale attraverso la ridefinizione dei ruoli e delle relazioni intersoggettive.

L’apprendimento degli strumenti tecnici utili alla gestione della relazione e all’identificazione dei processi dinamici della convivenza intersoggettiva; la conoscenza delle tecniche di individuazione delle aree psichiche non compromesse dalla malattia; la conoscenza del funzionamento sociale delle istituzioni di assistenza e del mondo del lavoro; l’utilizzazione dei valori della solidarietà e del mutuo auto aiuto, gli consente di determinare i confini operativi dell’area professionale sociale di aiuto alla persona con marcato disagio psichico in cui agire in connessione alle attività di cura e riabilitazione del DSM.

Tale aiuto si sviluppa sull’area di solidarietà e di auto mutuo aiuto di gruppo concorrendo al miglioramento dei programmi di trattamento attraverso la ricerca del consenso del paziente e al suo sostegno relazionale, emotivo ed affettivo per facilitarne i percorsi ed i processi emancipativi per un affrancamento sociale.

Gli spazi attivi dell’espletamento di tali funzioni sono identificabili nelle case alloggio, nei centri diurni, nei centri di riabilitazione psicosociale, in altre strutture autonome gestite da associazioni (interconnesse con i serzivi), negli ambienti di vita quotidiana e nei contesti socio lavorativi.


Finalità del corso:
acquisizione delle competenze idonee per facilitare i percorsi emancipanti dei soggetti con problematiche mentali rispetto a:

  1. Reinserimento nella vita quotidiana del contesto sociale di appartenenza.

  2. Ricerca attiva del lavoro attraverso azioni di tutoring e accompagnamento presso i servizi pubblici dell’impiego.

  3. Aiuto alla programmazione e gestione del tempo libero.

  4. Aiuto alla corretta utilizzazione della rete sociale dei servizi.

  5. Cooperare alla rilevazione dei bisogni degli utenti con disagio mentale e concorrere all’elaborazione strategica delle soluzioni con i Dipartimenti di Salute Mentale della Liguria.

  6. Garantire l’inserimento occupazionale di ex-utenti dei Dipartimenti della Salute Mentale in condizione di precarietà occupazionale.

  7. Concorrere operativamente alla riduzione dei costi economici e del numero di casi in carico dai Dipartimenti della Salute Mentale favorendo l’uscita dell’utente dal circuito assistenziale.

Documenti di riferimento:


Relazione Folgheraiter

Progetto Facilitatore Sociale


Li troverete sui seguenti siti:

www.mondodiholden.org

www.retedegliutenti.blogspot.com
Altri documenti di interesse li trovate su:
www.forumsalutementale.it
Di cui io sono il referente ligure, quindi se avete del materiale interessante da pubblicare o notizie di cose che accadono in Liguria e che meritano attenzione nazionale potete contattarmi all’indirizzo e-mail:

mondodiholden@virgilio.it
Ovviamente se andate sul blog che abbiamo aperto io ed Alice potete contattarmi facilmente.
Grazie a tutti,
Nicola Pasa, Associazione Mondo di Holden

Intervengono Salvatore (ARCOBALENO) per chiedere di aprire il dibattito e non leggere ancora documenti. Viene concordato che il dibattito inizierà immediatamente , alle 11,20 dopo gli interventi prenotati all’iscrizione e programmati dagli organizzatori.

ALICE (forum salute mentale)

Vorrei fare una premessa al documento che leggerò e vi proporrò di seguito, per motivare al meglio la nostra posizione.

Siamo in un momento di grave emergenza.

Le leggi per somministrare psicofarmaci ai bambini sono state approvate, l’elettrochoc viene pubblicizzato su tutti i giornali e sui telegiornali come fosse le nuova cura miracolosa e nessuno prende parola per smentire la validità di questa terapia, che noi consideriamo una delle tante torture. Nei prossimi giorni un enorme numero di psichiatri firmeranno una petizione per far avere una macchina per l’elettrochok in ogni regione, una ogni mille abitanti, questa petizione verrà poi portata all’attenzione del prossimo governo così che la proposta venga approvata.

I politici in gara per le elezioni attaccano la legge 194 sull’aborto e al di là di ogni nostra singola posizione a riguardo, questo dato è allarmante, perché se tale legge viene difesa con forza non si può dire lo stesso per la legge 180, che permise la riapertura dei manicomi.

Non ci preoccupa che la legge 180 venga rivista e modificata, piuttosto che venga sostituita con la legge Burani-Procaccini.

La Burani-Procaccini è una legge che prevede la riapertura dei manicomi, e che si basa sulla convinzione che le persone con disagio mentale sono pericolose, quindi da rinchiudere.

Questa legge viene riproposta praticamente ogni anno, ma ora con la caduta del governo e visti gli attacchi ad una legge ritenuta intoccabile come la 194 sull’aborto, le possibilità che la Burani-Procaccini venga accolta crescono pericolosamente. Già ieri è uscito un articolo su un giornale in cui si proponeva la riapertura dei manicomi. E’ pensiero comune che chi soffre di un disagio possa commettere crimini e che chi comette crimini sia per forza di cose una persona malata.

Sui giornali si legge “pazzo omicida”, anche se il più delle volte l’omicida non è affatto pazzo. La società non accetta che certi crimini facciano parte della natura dell’uomo e preferisce addossare la colpa alla malattia mentale. Chi è normale non commette omicidi, i matti, i pazzi… insomma noi commettiamo questi crimini o possiamo commetterli data la nostra malattia.

Il nostro parere su queste situazioni non viene richiesto, ma noi intendiamo imporlo e far sentire la nostra voce, perché è un nostro diritto ed anche un nostro dovere tutelare noi stessi e tutte le persone che soffrono di un disagio mentale


Maitè (il mondo di Holden) legge

PROGETTO di Costituzione di una rete ligure degli utenti

(Bozza di lavoro)




Descrizione:
Questo documento illustra il progetto di costituzione di una rete ligure degli utenti, è un documento aperto che va integrato e discusso.

Nasce dall’evidenza ormai accecante che se non siamo noi utenti o ex-utenti il motore del cambiamento nella psichiatria, tutto cambierà sempre per non cambiare mai.

Noi utenti abbiamo sperimentato i metodi di cura, in particolare le terapie farmacologiche, abbiamo subito le mancanze e gli abusi, sappiamo quello che ci ha fatto bene e quello che ci ha fatto male, lo sappiamo perché lo abbiamo vissuto sulla nostra pelle , siamo esperti per esperienza. Vogliamo essere noi a dire come vanno e come dovrebbero andare le cose, senza delegare più ai nostri famigliari o agli operatori, a cui chiediamo non di farsi da parte ma di lavorare insieme a noi alla pari, per costruire qualcosa di nuovo, perché la psichiatria di comunità sia sempre più la prassi e non l’eccezione, e perché la comunità civile si accorga di quanto sia folle mettere al bando la follia.

La follia è una condizione umana, la follia esiste così come esiste la ragione, bisogna solo riconoscere che la follia ha origine nella vita.




Obiettivi:
a) Confrontarsi e scambiarsi idee e progetti.
b) Individuare progetti comuni da realizzare a livello regionale.
c) Far sentire la voce degli utenti liguri a livello nazionale, cercando anche la collaborazione con le eventuali altre reti regionali, rete degli utenti toscani in primis.
Organizzazione e struttura:
La rete deve radicarsi nel territorio ligure aggregando associazioni, gruppi, utenti od ex-utenti non organizzati. In ogni provincia deve essere eletto un referente che tiene i contatti con gli altri referenti provinciali e coordina la rete del territorio di riferimento.

Il presidente della rete rimane in carica per un anno e viene scelto a turno fra i referenti provinciali.


Regole:
La rete organizza un convegno regionale annuale in una delle province coinvolte. L’organizzazione del convegno è affidata alla rete del territorio provinciale, ma deve coinvolgere tutte le risorse a disposizione della rete regionale.

La sede dell’incontro annuale sarà ogni anno, a rotazione, una provincia diversa, affinché la rete divenga una struttura regionale visibile e riconosciuta che sappia valorizzare i contributi dell’intero territorio ligure.

Quest’anno il rappresentante della rete a livello nazionale è il referente provinciale che ospita il convegno.

I referenti provinciali organizzano riunioni di coordinamento mensili all’interno della loro provincia e s’incontrano almeno ogni tre mesi per coordinarsi a livello regionale.


Statuto:
La rete degli utenti liguri è una libera associazione democratica senza scopo di lucro il cui direttivo è costituito dai referenti provinciali che saranno eletti democraticamente all’interno dell’assemblea costitutiva che si terrà a Genova (data e luogo da stabilire)

La rete degli utenti liguri si pone nei confronti dei dipartimenti di salute mentale in una dialettica franca e corretta in modo paritario e indipendente, senza mai rinunciare, per qualsiasi motivo d’opportunità, a denunciare abusi o inadempienze anche in forme eclatanti, sempre ispirati ai principi della non violenza.


Documenti di riferimento:
-Il programma dell’Unasam.

-Lo statuto programmatico del Forum Salute Mentale.

-La relazione Folgheraiter.

-Gli scritti di Basaglia e Antonucci.


Interviene Roberto (centro diurno di Quarto) e presenta l’esperienza del suo gruppo di auto-aiuto parco dell’amicizia.

Interviene Sandro (meglio insieme) e presenta la sua associazione.

Apertura della discussione
Gianni (carcare, appartamento protetto) denuncia l’ abuso dei ricoveri coatti , la sua esperienza di sequestro di persona, l’ illegalità degli stessi, la necessità di una presenza legale di tutela (avvocato) per t.s.o., farmaci e cure. Rimarca la non competenza dello psichiatra, piuttosto un cultore dell’anima, un letterato, uno psichiatra è formato alle scienze. All’organizzazione politica va affiancata una organizzazione legale, per i propri diritti. Espone il secondo problema, quello economico: sia le borse lavoro sono sotto pagate sia la pensione è insufficiente. E non si trova un lavoro normale.

Antonio (centro diurno Sestri p.) mai ricoverato ma con tanti problemi che elenca lavoro, difficoltà a trovarlo, solitudine, non sapere cosa fare, mancanza delle cose normali, amore, soldi, lavoro che soddisfi, difficoltà ad un’autonomia, difficoltà a vivere da solo, problema che va affrontato ancor prima del lavoro, capacità di autogestirsi, lavarsi vestirsi, cambiarsi cucinare accudirsi senza aiuto.

Nicola ed Alice spiegano che il T,S,O. si presta ad abusi, uso ed abuso del T.S.O.

Ritengono che sia necessario in alcuni casi mai ne denunciano la possibilità di abuso.

Roberto (Redancia 2 Mioglia savona) ripete il trauma coercitivo del T.S.O., è in comunità, descrive le difficoltà a volte cogli operatori di comunità. Presenza in comunità di riunioni per discutere le cose negative e riunioni per programmare la settimana.

Federico (prato) storia della sua malattia descrizione della sua attuale vita nella casa dell’auto-aiuto della Prato scelta per l’impossibilità a vivere ancora coi suoi e minaccia di una regressione in situazione di comunità. Riunione di oggi: molto importante ognuno ha idee politiche e problematiche differenti, l’obiettivo è migliorare la nostra vita quotidiana, ognuno colle risorse che ha a disposizione, migliorare la propria vita.

Armando (circolo laura lugli) ex- utente parla della sua esperienza in manicomio, abbandono in manicomio, ricorda a tutti la facilità e la drammaticità di una legge che autorizzava l’abbandono in manicomio di persone, legge che la 180 ha cambiato. La 180 l’ha salvato e va difesa. Importanza della cura ma soprattutto dell’ascolto. In manicomio nessuno ti ascoltava.

Tiziano (noi per voi Altare C.D.) esperienza di un gruppo di auto aiuto inizialmente poi la conoscenza di persone poi simpatie discussioni ed attività che mi hanno fatto credere a me stesso, aumento della mia autostima . Da qui è nato il desiderio di creare un’associazione che ha come obiettivo conoscersi, auto-aiuto, attività. La malattia mentale è una malattia come le altre.

Thomas ( presidente noi per voi) descrive la sua situazione conseguente ad intossicazione da rame, riesce a descrivere malgrado le difficoltà espressive, la sua partecipazione attiva al convegno, continua nella giornata a riprendere la riunione.

Daniele (Sampierdarena vive in casa) richiesta di un’associazione che risponda ai suoi bisogni, quello che gli viene proposto non è per lui adatto come il calcio. Le attività come il calcio, maschiliste, non rispondono ai suoi bisogni, ha difficoltà con gli operatori. Denuncia di subire ingiustizie ed incomprensioni.

Massimo (Sestri P.) denuncia la mancanza di un lavoro.

Fernanda (prato) esperienza personale di carcere, contributo di lotta contro la malattia attraverso se stessa, personale, poi attraverso un rapporto paritario alla prato, necessità di salvaguardare l’autodeterminazione dell’utente (non attività che sostengano il paziente e scelte per il paziente ma scelte dallo stesso) La politica va lasciata ai politici noi dobbiamo avere forza e coraggio per conquistare un’autodeterminazione. Nel gruppo di auto-aiuto non vede la figura di un facilitatore ma solo di un regolatore.

Silvia (prato) necessità che uno sia forte che riconosca : oggi lotto per le mie idee, sono contenta di essere quella che sono. Necessità di crescere : la sua crescita passa attraverso l’auto-aiuto, vivere da sola ed organizzarsi, la ceramica la danza il teatro cose che ha scelto lei. Ribadisce una posizione attiva, non passiva guidata dai dottori.

Milena (arcobaleno La Spezia)storia della sua malattia importanza del parlare con gli altri, avere amici e soprattutto l’auto-aiuto. Ha aiutato gli altri è stata aiutata.

Carmine (sampierdarena) auguri a tutti al suono di una fisarmonica a bocca. Ognuno deve aiutarsi da solo. Ha vissuto molto il problema dell’abbandono e della solitudine fin dall’infanzia. Il problema per andare avanti è sempre finanziario, la società è difficile, l’importante è unirsi per superare i problemi, si cade malati quando mancano i diritti sociali.

Laura (redancia 1) storia della sua malattia, lutti famigliari, figlia morta , l’incapacità a ridere, Ha avuto dalla comunità molto sostegno ed anche da Andrea nel gruppo di auto-aiuto all’interno della comunità.

Emilia (meglio insieme) la solitudine marca più dello stigma. Dobbiamo essere anche attenti a non perdere di vista per la nostra esistenza sia le risorse economiche, che vengono tagliate, sia gli spazi, che sono già pochi. Necessità di essere in rete per affrontare insieme anche il problema politico (risorse, spazi, voce ecc.)

Chiara (prato) appare finora una dicotomia tra il problema personale ed il problema sociale politico. Da una parte il mondo che abbiamo dentro di noi- malattia- in cui è importante la rete affettiva ma anche la rete sociale e politica. E’ necessario trovare il modo di unire la dicotomia, da una parte percorrere una via personale dall’altra combattere per avere diritto di cittadinanza, avere un governo che sia verso e non contro

Alice: importanza di trovare una politica personale, necessità su una politica dei diritti da rivendicare. Necessità di dare la nostra voce (all’interno di un cappello) (cioè il coordinamento) per ottenere e rivendicare i nostri diritti. Occupiamoci dei nostri diritti

Andrea (prato) contento della giornata . E’ necessario saper gestire il benessere, necessità di fare delle scelte che possono essere utili e che successivamente diventano nuove abilità (capacità di uscire, prendere l’autobus ecc.) La malattia lascia delle difficoltà con cui bisogna fare i conti: quello che uno fa lo fa per se stesso e deve riconoscere i suoi limiti, quelli che ha.

Deborah (arcobaleno) per fare le cose non ci vuole un grande organizzazione, parlo della mia esperienza di lavoro in una scuola, lavoro con coscienza, se sto male mi aiutano i colleghi e torno ad abitare coi genitori, l’associazione è amicizia, supporto, sostegno, costituisce una rete di affetto, si sta insieme e ci si organizza.

Milena (arcobaleno) è necessario aiutarci

Nicola (mondo di holden) spiega la funzione del facilitatore ex-utente, parla del corso e della figura del facilitatore (vedi il suo intervento.)
Alle 13 pausa dei lavori e ripresa alle 13.45
Giovanna (volontaria Prato) insieme ad Alice e con l’aiuto dell’assemblea, scrive sui fogli della lavagna i punti emersi ed emergenti perché vengano poi riassunti in un cartello finale.

Intanto continua la discussione che si polarizza su

Problema finanziario. Esiguità della pensione borse lavoro che sembrano una presa in giro durano anni senza sfociare in una autonomia economica.

T.S.O. : Gianni esprime ripetutamente la sua contrarietà ad un provvedimento che sancisce la sua pericolosità eventuale, se fa dei danni ne risponderà legalmente non attraverso la coercizione di un T.S.O.. o l’O.P.G.

Diverso parere di Nicola ed Emilia che ritengono comunque difficile semplificare il problema. Contrari all’abuso e a modalità pesanti di T.S.O. ma comunque riconoscere che esistono momenti di sofferenza acuti che richiedono interventi e non lasciare alla giustizia la soluzione , difficile non interrogarsi difronte a violento autolesionismo a pericolosità, impossibile semplificare un problema che si estende anche fuori dalla psichiatria, diritto a suicidarsi ecc.

Richiesta di poter avere un’assistenza legale contro gli abusi e possibilità di ricorrere al giudice nei primi 10 giorni e non quando è scaduto il provvedimento di T.S.O.

Problema dell’assistenza infermieristica : vengono più volte raccontati episodi di mala assistenza, di quanto ci si sostituisce a volte ai curanti. Vengono riferite anche realtà di buona cura di buon supporto dai propri psichiatri di riferimento. ci si interroga sulla mancata possibilità di intervenire, controllare chi ci cura, entrare negli ospedali, scegliersi i curanti.

Nicola sottolinea come la preparazione degli psichiatri sia ora prevalentemente biologica, con trattamento psicofarmacologico privilegiato.

Più voci sulla necessità di essere coinvolti nelle scelte di cura. Confrontarsi in riunioni coi dipartimenti di salute mentale.

In molti hanno detto che siamo noi stessi a doverci aiutare rimboccandoci le maniche e non lasciarci andare, non approfittare della condizione di invalidi.

Si è accennato anche al fatto che i dipartimenti non segnalano agli utenti le associazioni, c’era chi non conosceva nessuna associazione di utenti.

Il tema della solitudine e della noia (il non sapere come riempire la giornata) era espresso e condiviso dalla maggioranza. È emerso anche il tema dello stigma, prima collegato al lavoro, “non troviamo lavoro, quando ci presentiamo come disabili per i lavori protetti e vedono che non abbiamo disabilità fisiche ma psichiche, non ci viene dato il lavoro”.

Si è parlato di affrontare lo stigma anche personalmente, sensibilizzando chi ci sta attorno, il vicino di casa, ecc.

Sono state portate esperienze positive in questo senso.

Sia Chiara che Alice riferiscono che dopo un certo periodo di rifiuto i nostri concittadini ci hanno accettato.

L’idea è che ognuno debba fare la lotta allo stigma prima di tutto attorno a se, poi per altri canali.

Alcuni hanno associato lo stigma con la difficoltà di avere relazioni, rimandando ancora al tema della solitudine.

Esperienza del padre di Federico che fa un auto-aiuto per famigliari a S.Martino. Ci vuole molta pazienza e costanza per poter entrare , bisogna trovare modalità per essere riconosciuti. Figura del faciltatore sociale richiamata per questa funzione.

Si concorda una riunione nel mese di aprile , si propone il 12 aprile nella stessa sede (starhotel) dalle 10 alle 16.
Di seguito il documento di sintesi: cartello finale

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Coordinamento 23 febbraio 2008
Politica sociale (oggettivo)

Diritti da rivendicare


  • Competenza di chi ci assiste

  • TSO uso/abuso

  • Rete per difendere i propri diritti

  • Tutela legale

  • Possibilità di intervento sulle scelte di cura (paziente soggetto)

  • Pregiudizio

  • Stigma

  • Problema economico (lavoro”vero”,casa, sussidi, pensione

  • Manicomio / legge 180


Politica personale

Gestione del benessere


  1. Autodeterminazione

  2. Rete affettiva sociale

  3. Associazione che risponde ai propri bisogni (no assistenzialismo)

  4. Auto mutuo aiuto

  5. Da gestire :tempo libero, divertimenti, interessi

  6. Solitudine

  7. Gestire la quotidianità



Coordinamento 23 febbraio 2008
obbiettivi



Politica sociale

Politica personale

Monitoraggio delle strutture :

CT, SPDC, ALTRO

solidarietà

Paziente soggetto :

Come avere voce in capitolo sulle scelte di cura

Ricerca di associazione che risponda ai propri bisogni

Difesa legale

Gestire il tempo libero

Problema economico

Incontri, gruppi di lavoro su temi specifici



Proposta di costituzione rete ligure degli utenti
obbiettivi



  1. Scambiarsi, confrontarsi idee e progetti

  2. Individuare progetti comuni da realizzare a livello regionale

  3. Far sentire la voce degli utenti liguri a livello nazionale

  4. Collaborazione con altre reti regionali

  5. Siti internet

  6. www.retedegliutenti.blogspot.com

  7. www.Forumsalutementale.it

  8. Www.mondodiholden.org



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